Piano territoriale paesistico: il MiBACT deve essere sempre consultato dalle Regioni

?Stampa l'articolo o salvalo in formato PDF (selezionando la stampante PDF del tuo sistema operativo)
Stampa articolo PDF

La Corte Costituzionale chiarisce che un piano territoriale paesistico deve essere sempre redatto in collaborazione tra Regione e MiBACT

La Corte Costituzionale con la sentenza n. 240/2020 ha chiarito che l’approvazione di un piano territoriale paesistico regionale, senza una pianificazione congiunta con il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (MiBACT), viola il principio di leale collaborazione tra Istituzioni.

Il caso

La questione nasce dall’approvazione del Piano territoriale paesistico regionale (PTPR) della Regione Lazio (approvato con delibera n. 5/2019).

Il Ministero ricorre davanti la Consulta/Corte Costituzionale contro tale provvedimento/piano regionale.

I motivi del ricorso sarebbero da ricercare nell’approvazione unilaterale della Regione del Piano territoriale paesistico, il quale sarebbe, secondo il Ministero, “improntato a un generale abbassamento del livello della tutela dei valori paesaggistici” che si evincerebbe dal confronto tra il piano concordato nel 2015 ed il testo finale del PTPR approvato con la deliberazione n. 5/2019.

Ciò sarebbe in contrasto con gli impegni assunti dalla Regione nei confronti del MiBACT e violerebbe il Codice dei Beni culturali (dlgs n. 42/2004) per quanto riguarda la suddivisione delle competenze di Regione/Ministero.

Prima dell’approvazione finale del piano era stata avviata l’attività di co-pianificazione con il Ministero al fine di arrivare ad un’intesa che si sarebbe concretizzata con l’approvazione di una delibera consiliare avente ad oggetto un protocollo già sottoscritto tra Regione e Ministero con le modifiche/integrazioni da apportare al testo finale del PTPR.

Tale delibera non era stata, però, mai approvata dal Consiglio regionale, ponendo così fine al percorso comune tra Ente e Ministero.

Le motivazioni della Regione

Secondo la Regione, l’art. 156 “Verifica e adeguamento dei piani paesaggistici”  del Codice dei beni culturali, ai commi 3 e 4, non impone alcun obbligo di co-pianificazione, limitandosi a prevedere la possibilità di un’azione condivisa e contemplando altresì espressamente l’eventualità della totale assenza di un’intesa.

In propria difesa, la Regione sostiene, infatti, che già prima dell’entrata in vigore del Codice dei beni culturali, si era dotata di ben 29 piani paesaggistici provinciali.

Pertanto, il PTPR oggetto della deliberazione impugnata, non costituirebbe un nuovo piano ma rappresenterebbe piuttosto l’unificazione e l’adeguamento dei piani paesaggistici provinciali già esistenti precedentemente all’entrata in vigore del dlgs n. 42/2004.

Cosa prevede il Codice

Sarà utile qui riportare quanto recitato dal comma 3 dell’art. 156 del Codice:

Le regioni e il Ministero possono stipulare accordi per disciplinare lo svolgimento d’intesa delle attivita’ volte alla verifica e all’adeguamento dei piani paesaggistici, sulla base dello schema generale di convenzione di cui al comma 2. Nell’accordo e’ stabilito il termine entro il quale sono completate le attivita’, nonche’ il termine entro il quale la regione approva il piano adeguato. Qualora al completamento delle attivita’ non consegua il provvedimento regionale il piano e’ approvato in via sostitutiva con decreto del Ministro.

La sentenza della Corte Costituzionale

I giudici, richiamando la violazione delle competenze amministrative dello Stato e la violazione del principio di leale collaborazione mosse dal Governo, precisano che:

la necessità di assicurare il pieno coinvolgimento degli organi statali deriva proprio dalla commistione di competenze diverse di cui sono titolari lo Stato e le regioni e dall’esistenza di un interesse unitario alla tutela del paesaggio

Per i giudici, la violazione dell’obbligo di leale collaborazione si concretizzerebbe proprio nel momento in cui la Regione non ha tenuto conto delle conclusioni raggiunte in accordo con il Ministero.

I giudici costituzionali, alla domanda se si tratti di un’operazione di verifica ed adeguamento dei PTP preesistenti o si debba considerare un nuovo piano, sono del parere che in entrambi i casi si sarebbe dovuto operare secondo un accordo tra Ministero e Regione.

In conclusione a parere della Corte, il PTPR, approvato con delibera finale n. 5/2019, costituisce un nuovo piano, e quindi il Ministero doveva essere attivamente coinvolto.

Per tali motivi, il ricorso è accolto ed il PTPR annullato.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza della Corte Costituzionale

 

praticus-aps
praticus-aps

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *