Home » Notizie » Bonus edilizi » Piano nazionale di ristrutturazione Case green: la nota del CNI

Piano nazionale di ristrutturazione

Piano nazionale di ristrutturazione Case green: la nota del CNI

Tempo di lettura stimato: 6 minuti

La direttiva EPBD chiede per il 2025 una mappatura del patrimonio immobiliare, un piano finanziario e una precisa tabella di marcia. Le proposte del CNI

La recente approvazione della Direttiva EPBD da parte del Parlamento Europeo ha delineato chiaramente principi e strategie per migliorare l’efficienza energetica degli edifici residenziali e commerciali.

Nella versione finale è stata data agli Stati membri la facoltà di scegliere gli strumenti con cui conseguire il necessario miglioramento del parco immobiliare residenziale.

Ogni Paese dovrà definire un proprio piano nazionale di ristrutturazione degli edifici in vista della completa conversione green del parco immobiliare e del raggiungimento dell’obiettivo della decarbonizzazione entro il 2050.

Le traiettorie nazionali dovrebbero rispettare i traguardi intermedi a 5 anni per il calo dell’uso energetico medio primario del parco immobiliare residenziale, a partire dal 2030, in modo da garantire sforzi analoghi in tutti gli Stati membri.

Gli Stati membri dovranno trasmettere alla Commissione la prima proposta di piano di ristrutturazione degli edifici entro il 31 dicembre 2025.

Vediamo più nel dettaglio in cosa consiste il piano nazionale di ristrutturazione richiesto dalla Direttiva EPBD.

Hai gli strumenti per progettare edifici ad alte prestazioni energetiche secondo i requisiti previsti dalla direttiva Case green? Ti consiglio di prepararti con un software termotecnico innovativo e potente che ti offra la sicurezza di essere sempre aggiornato e di ottenere verifiche affidabili e professionali.

Piano nazionale di ristrutturazione Case green: i contenuti

L’articolo 3 della Direttiva Case green prevede che ogni Stato si dia una “Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici” con l’obiettivo di rendere il parco immobiliare (edifici di nuova  costruzione o esistenti, residenziali e non residenziali, pubblici e privati) a bassa emissione di carbonio e ad alta efficienza energetica entro il 2050.

Ogni Piano Nazionale di Ristrutturazione degli edifici deve prevedere:

  • una rassegna dettagliata del parco immobiliare;
  • una tabella di marcia con obiettivi nazionali e indicatori di progresso;
  • una valutazione delle politiche e delle misure di supporto;
  • un’analisi del fabbisogno di investimenti,
  • un’indicazione delle fonti di finanziamento;
  • soglie specifiche per le emissioni di gas serra e il consumo energetico degli edifici;
  • una traiettoria nazionale per la ristrutturazione del parco immobiliare residenziale;
  • una stima affidabile del risparmio energetico atteso.

 

Tabella di Marcia del Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici
ComponenteDescrizione
Rassegna del parco immobiliare nazionaleInclusione di una valutazione dettagliata del parco immobiliare nazionale, con informazioni sui tipi di edifici, la loro quota nel parco immobiliare nazionale, epoche di costruzione, zone climatiche diverse e la quota di famiglie vulnerabili. Basata su campionamenti statistici e dati dagli attestati di prestazione energetica. Include anche una rassegna delle barriere di mercato e dei fallimenti del mercato, nonché delle capacità dei settori dell’edilizia, dell’efficienza energetica e dell’energia rinnovabile.
Tabella di marcia con obiettivi e indicatori di progressoDefinizione di obiettivi nazionali e indicatori di progresso misurabili, con l’obiettivo di ridurre il numero di persone in condizioni di povertà energetica. Scopo ultimo è raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, garantendo un parco immobiliare nazionale ad alta efficienza energetica e decarbonizzato, con trasformazione degli edifici esistenti in edifici a emissioni zero.
Rassegna delle politiche e delle misureValutazione delle politiche e delle misure attuate e previste per sostenere l’attuazione della tabella di marcia con obiettivi e indicatori di progresso.
Panoramica del fabbisogno d’investimentiAnalisi del fabbisogno d’investimenti per l’attuazione del piano di ristrutturazione, inclusione di fonti e misure di finanziamento, e delle risorse amministrative necessarie per la ristrutturazione degli edifici.
Soglie per emissioni operative di gas serra e consumo energeticoDefinizione delle soglie per le emissioni operative di gas serra e per il consumo annuo di energia primaria di un edificio a emissioni zero, nuovo o ristrutturato, in conformità con le disposizioni normative.
Norme minime di prestazione energeticaStipulazione delle norme minime di prestazione energetica per gli edifici non residenziali, basate sulle soglie massime di prestazione energetica.
Traiettoria nazionale per la ristrutturazione del parco immobiliare residenzialeDefinizione della traiettoria nazionale per la ristrutturazione del parco immobiliare residenziale, con traguardi intermedi per il 2030 e il 2035 per il consumo medio di energia primaria, in conformità con le disposizioni normative.
Stima del risparmio energetico atteso e dei beneficiInclusione di una stima affidabile del risparmio energetico atteso e dei benefici complessivi, inclusi quelli legati alla qualità degli ambienti interni.

La tabella di marcia comprende obiettivi nazionali per il 2030, il 2040 e il 2050 per quanto riguarda il tasso annuo di ristrutturazione energetica, il consumo di energia primaria e finale del parco immobiliare nazionale con le relative riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra operative, scadenze specifiche entro le quali gli edifici non residenziali dovranno rispettare soglie massime di prestazione energetica inferiori e una stima affidabile del risparmio energetico atteso e dei benefici in senso lato, compresi quelli connessi alla qualità degli ambienti interni.

Inoltre, il Piano deve stabilire una traiettoria nazionale per la ristrutturazione del parco immobiliare residenziale, includendo obiettivi intermedi per il 2030 e il 2035, nonché stime del risparmio energetico atteso e dei benefici complessivi.

Gli Stati membri devono elaborare e trasmettere alla Commissione la propria proposta di piano ogni 5 anni, coinvolgendo le autorità locali, regionali e altri attori socioeconomici attraverso una consultazione pubblica.

La Commissione valuta le proposte di piani nazionali di ristrutturazione, verificando se sono sufficientemente ambiziose, se le politiche e le misure sono adeguate, se le risorse sono adeguate e se i piani sono conformi alle disposizioni normative.

Piano nazionale di ristrutturazione Case green: le proposte del CNI

Il Centro Studi degli Ingegneri CNI pone l’accento sulla necessità di avviare senza indugi il processo di definizione del Piano Nazionale di Ristrutturazione per le Case Green, in risposta alla nuova direttiva della EPBD.

Si legge nel comunicato del 19 marzo 2024:

Nelle ristrutturazioni richieste dalla Direttiva EPBD saranno coinvolti milioni di famiglie: vanno definite presto le modalità di intervento e le risorse finanziarie con una compartecipazione tra soggetti pubblici e privati. Le sfide sono molte ed il carico che si pone su ciascun Paese e direttamente sulle famiglie proprietarie di immobili sono molto consistenti.

Il Centro Studi stima che la prima parte di interventi ritenuti più urgenti, relativa, secondo le indicazioni della Direttiva, al 43% degli edifici più energivori coinvolgerebbe 11,8 milioni di alloggi utilizzati da residenti (sono quindi escluse le seconde case) e quindi altrettante famiglie. I risvolti sociali di tale operazione non possono essere sottovalutati.

Secondo gli ingegneri occorre:

  • individuare con esattezza il campo di azione e poi definire un mix di interventi di ristrutturazione profonda e di efficientamento energetico a seconda dello stato degli edifici.
    Serve un quadro chiaro del patrimonio edilizio esistente e per quanto si disponga di alcune informazioni di dettaglio queste non sono assolutamente sufficienti per mettere in piedi un piano così complesso come l’Europa chiede. Da tempo, infatti, il Centro Studi CNI ha messo in evidenza la carenza di dati di dettaglio sullo stato effettivo del patrimonio edilizio e la mancanza di diagnosi energetiche degli edifici (l’APE non è una diagnosi energetica) che consentano sia di stabilire una scala di priorità che un insieme di interventi differenziati a seconda delle condizioni dei singoli edifici su cui si intende intervenire.
    Dato il pochissimo tempo a disposizione, esse dovrebbero sin da ora iniziare a raccogliere i dati per definire con più esattezza lo stato del patrimonio edilizio, dovrebbero individuare il perimetro di intervento, dovrebbero definire una strategia per “cerchi concentrici” individuando con esattezza il primo cerchio più energivoro e via via i cerchi meno energivori.
    Se si comprendono le caratteristiche e lo stato degli edifici di ciascun “cerchio ideale”, si è in grado di definire il mix di interventi da apportare per raggiungere (o auspicabilmente superare) quelle soglie di risparmio oggi definite in sede europea;
  • procedere a interventi di efficientamento energetico congiuntamente a quelli strutturali e antisismici.
    Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri considera questa una condizione imprescindibile per poter realizzare interventi impegnativi come quelli richiesti dall’Unione Europea, tenendo conto che alcuni interventi di coibentazione spesso portano inavvertitamente a nascondere, se non individuati tramite apposita diagnostica, danni strutturali che sarà poi impossibile monitorare e riparare;
  • predisporre un piano finanziario che renda fattibile uno sforzo così consistente, attraverso la compartecipazione tra risorse pubblico e private, per realizzare interventi di ristrutturazione nel lungo periodo.
    Realizzare piani simili a totale carico dello Stato è impossibile, così come è impensabile però immaginare che quote consistenti di un intervento che rientra comunque nell’alveo delle politiche sociali e per la tutela dell’ambiente, possano essere pagate dai singoli proprietari di immobili. Occorre trovare una via di mezzo e mettere in campo strumenti che siano molto più evoluti di una semplice detrazione fiscale.
  • definire una strategia per il rinnovo progressivo degli impianti termici dato che saranno ammessi solo quelli ibridi e poi vietati quelli alimentati da fonti fossili (nel 2040).
    Anche se si tratta di un processo di medio-lungo termine occorre chiarire molti aspetti, comprendere cosa sia possibile e conveniente fare, nel breve e medio periodo, nel caso di urgente sostituzione degli impianti, Non è possibile lasciare alle singole famiglie la scelta ottimale su aspetti tecnici che avranno peraltro costi considerevoli.

Leggi anche:

Direttiva case green: ok definitivo del Parlamento Ue, ecco cosa prevede

Direttiva EPBD: come cambiano i calcoli energetici

Case green: quanto costerà mettere a norma gli edifici

 

 

TerMus

 

TerMus

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *