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Permesso di costruire: no alla proroga automatica

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Il Tar Lazio ribadisce che la proroga del permesso di costruire deve essere sempre richiesta attraverso apposita istanza

La proroga del permesso di costruire non può avvenire attraverso automatismi, ma va richiesta con una formale istanza, il cui accoglimento o rigetto deve essere espressamente motivato dall’Ente competente.

Il Tar Lazio lo ribadisce nella sentenza n. 260/2021.

(ndr. La sentenza oggetto dell’articolo si riferisce ad una situazione “ordinaria” antecedente all’emergenza Covid. Infatti, per i titoli abilitativi attualmente in corso, vige una proroga al 29 ottobre 2021 prevista dal dl 125/2020. Al riguardo si rimanda il lettore ad un articolo dedicato di BibLus-net).

Il caso

Il Comune attraverso un sopralluogo dichiarava decaduto un permesso di costruire rilasciato ad una società per la realizzazione di un edificio industriale.

Il motivo? La mancata realizzazione dell’opera.

In risposta al Comune, la società sottolineava che aveva precedentemente presentato all’amministrazione una nota con richiesta di:

  • sospensione dei lavori,
  • proroga del permesso di costruire in questione,
  • voltura del titolo abilitativo (a causa della fusione della società con altra società).

La società, quindi, faceva notare che essendo stata accolta la voltura con apposito provvedimento, riteneva accolta sia la domanda di concessione della proroga del permesso sia la sospensione dei termini di validità dello stesso titolo edilizio.

A conferma di ciò la società sosteneva che in merito al rifiuto della domanda di proroga non era stata emessa alcuna comunicazione ufficiale da parte del Comune.

La questione giungeva al Tar con il ricorso della Società.

La sentenza del Tar Lazio

I giudici ricordano che l’art. 15 del dpr 380/2001 stabilisce che:

nel permesso di costruire sono indicati i termini di inizio e di ultimazione dei lavori.

Il termine per l’inizio dei lavori non può essere superiore ad un anno dal rilascio del titolo; quello di ultimazione, entro il quale l’opera deve essere completata, non può superare tre anni dall’inizio dei lavori.

Decorsi tali termini il permesso decade di diritto per la parte non eseguita, tranne che, anteriormente alla scadenza, venga richiesta una proroga.

La proroga può essere accordata, con provvedimento motivato, per fatti sopravvenuti, estranei alla volontà del titolare del permesso, oppure in considerazione della mole dell’opera da realizzare, delle sue particolari caratteristiche tecnico-costruttive, o di difficoltà tecnico-esecutive emerse successivamente all’inizio dei lavori, ovvero quando si tratti di opere pubbliche il cui finanziamento sia previsto in più esercizi finanziari.

Il Tar chiarisce che la tesi della società ricorrente, secondo cui il provvedimento di accoglimento della voltura avrebbe incluso anche la concessione della proroga richiesta nella medesima nota, non è valida, poiché nel sistema descritto dal sopra richiamato art. 15 del dpr 380/2001 non è prevista la possibilità della proroga tacita del termine di durata del permesso di costruire.

I togati spiegano che sul punto la giurisprudenza è costante nell’affermare che l’art. 15 comma 2 del dpr 380/2001, che si riferisce ad una decadenza “di diritto”, esclude qualsiasi sospensione automatica del termine di durata del permesso edilizio, e, quindi, a maggior ragione una sua automatica proroga.

Occorre invece (sottolinea il Tar) che sia presentata un’istanza di proroga, sulla quale l’amministrazione deve pronunciarsi con un provvedimento espresso, nel quale accerti che i presupposti per accogliere l’istanza effettivamente sussistono.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

 

Per maggiore approfondimento leggi anche questi articoli di BibLus-net:

 

Clicca qui per scaricare la sentenza del Tar Lazio

 

praticus-ta
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