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Pergolato, se finalizzato al solo ombreggiamento non può essere vietato

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Per il Tar Sardegna la normativa urbanistica e paesaggistica non può  impedire a priori la realizzazione di pergolati utilizzati per il solo ombreggiamento su aree vincolate

Un struttura leggera non coperta (come un pergolato), adatta a fare da sostegno ad un rampicante per l’ombreggiamento, con il conseguente miglioramento delle condizioni di vivibilità dell’immobile, non può essere vietata a priori né dai regolamenti urbanistici né da quelli di tutela del paesaggio.

Il Tar Cagliari con la sentenza n. 355/2021 fornisce utili chiarimenti in merito ai pergolati installati in aree paesaggisticamente vincolate.

Il caso

Un privato otteneva tutti i permessi dagli enti territoriali competenti per il restauro di un rudere in area sottoposta a vincolo paesaggistico, ottenendone anche l’agibilità abitativa.

Successivamente, lo stesso proprietario dell’immobile presentava al Comune il progetto per la realizzazione di una “pergola” con struttura ad “L”, aderente al fabbricato restaurato, di circa 38 m², realizzata con 6 paletti in ferro e graticcio per l’ombreggio.

La necessità di realizzare la pergola era emersa durante l’utilizzo della residenza; in particolare l’assenza di ombra rendeva difficilmente fruibile l’immobile restaurato per il gran caldo estivo.

La pergola, nel rispetto delle tradizioni del luogo, era stata progettata a cielo aperto, non “coperta” da strutture piene, ma dotata solo di un’intelaiatura idonea per lo sviluppo di un rampicante “a tendone”.

L’autorizzazione veniva negata dal Comune con la seguente motivazione: la localizzazione della pergola ricadeva in un’area più che sensibile dal punto di vista paesaggistico e naturalistico, e il riutilizzo del rudere non poteva andare a compromettere ulteriori spazi dell’area naturale esistente.

Il privato decideva, quindi, di far ricorso al Tar.

La sentenza del Tar Sardegna

I giudici riconoscono che il fabbricato legittimamente restaurato si trova in un’area dotata di particolare pregio naturalistico, ma è anche vero che non può applicarsi, in questo specifico caso, il principio del “dissenso non superabile” fondato sull’ “assoluta incompatibilità dell’intervento”.

I togati osservano che la particolare tipologia dell’opera pertinenziale, di oggettivo minimo impatto paesaggistico, è posta al servizio di un piccolo fabbricato che la normativa ha ritenuto essere legittimato ad essere restaurato, con conseguente utilizzo residenziale, e per questo chiariscono che:

La valutazione che è stata espressa dal Comune, negativa (ritenuta necessitata), sia per il profilo edilizio che paesaggistico, si configura illegittima in considerazione della modalità costruttiva dell’opera pertinenziale.

La normativa urbanistica e paesaggistica non è impeditiva alla realizzazione della struttura per l’ombreggio.

Il Tar spiega che, come affermato anche dalla giurisprudenza, il “pergolato” è una struttura:

  • realizzata al fine di adornare e ombreggiare giardini o terrazzi;
  • consistente in un’impalcatura, generalmente di sostegno di piante rampicanti, costituita da due o più file di montanti verticali riuniti superiormente da elementi orizzontali, tale da consentire il passaggio delle persone;
  • aperta su almeno tre lati e nella parte superiore.

Solo quando il pergolato è coperto, nella parte superiore, anche per una sola porzione, con una struttura non facilmente amovibile, realizzata con qualsiasi materiale, risulta, invece, assoggettato alle regole dettate per la realizzazione delle “tettoie”.

I giudici concludono che non può essere considerata impeditiva la decisione che è stata assunta in sede di autorizzazione al restauro dell’immobile, in riferimento alla irrealizzabilità del pergolato.

La nuova richiesta di autorizzazione alla realizzazione della pertinenza, aderente all’immobile recuperato, è maturata a seguito delle esigenze affiorate dopo che la struttura residenziale è stata, in concreto, utilizzata.

Inoltre (a parere dei giudici) il posizionamento della pergola, “in aderenza” all’immobile, per le sue intrinseche caratteristiche costruttive, non comporta l’alterazione dello stato naturale del contesto ambientale.

In definitiva, non può essere condivisa la tesi espressa dall’amministrazione che sostiene l’irrealizzabilità della pergola, pertinenza del fabbricato che è stato restaurato in forza di idoneo titolo.

Il ricorso è, quindi, accolto.

 

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Clicca qui per scaricare la sentenza del Tar Sardegna

 

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