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Pannelli fotovoltaici e vincolo paesaggistico no all'automatica incompatibilità!

Pannelli fotovoltaici e vincolo paesaggistico: no all’automatica incompatibilità!

Tempo di lettura stimato: 5 minuti

Occorre una valutazione ragionevole tra fotovoltaico e vincolo paesaggistico: i pannelli rientrano nell’interesse pubblico e nell’evoluzione dello stile costruttivo. Lo afferma il Tar Abruzzo

La bellezza e l’integrità del paesaggio sono valori da preservare e se il mondo ha fame di energia, solo un’energia pulita contribuirà a preservare il paesaggio e l’ambiente in cui viviamo. Ed allora ne deriva che la tecnologia che può salvare il paesaggio può e deve coesistere con esso stesso!

Ma se la tecnologia che produce l’energia pulita non può essere “nascosta” il più delle volte per puro preconcetto verso il nuovo messo a confronto con il tradizionale, allora quella stessa tecnologia deve e può necessariamente assumere anche un valore estetico che va integrato, ad esempio, a quelli classici del paesaggio. Il messaggio è chiaro ed è quanto i giudici del Tar Abruzzo, nella sentenza n. 214/2023, hanno espresso in una sentenza che vede nuovamente e ingiustamente contrapposti i pannelli fotovoltaici alla tradizionale bellezza di un paesaggio. E ricordando che la legge punisce severamente e penalmente chi deturpa i nostri beni paesaggistici ed artistici attraverso opere e manufatti non autorizzati, per la redazione dell’istanza di autorizzazione paesaggistica ordinaria o semplificata posso consigliarti il software per la relazione paesaggistica che ti consentirà di ottenere, con risparmio di tempo ed in maniera guidata, la documentazione per:

  • l’autorizzazione paesaggistica ordinaria ai sensi dell’art. 146 del D.Lgs. 42/04 (norma nazionale) e quella per le regioni Lazio, Friuli, Lombardia, Piemonte ed Umbria;
  • l’autorizzazione paesaggistica semplificata per gli interventi ricadenti nell’allegato B di cui al D.P.R. 31/2017.

I pannelli fotovoltaici possono integrarsi nel paesaggio? Un nuovo caso

Alcuni privati  presentavano un progetto per la manutenzione straordinaria degli immobili di loro proprietà ricadenti in area paesaggisticamente vincolata all’interno di un parco. L’intervento proposto, per cui si intendeva beneficiare del Superbonus, aveva ad oggetto la realizzazione di 3 impianti fotovoltaici, ciascuno a servizio di ognuna delle unità abitative, tramite l’installazione sulla falda di 60 pannelli fotovoltaici.

I pannelli, secondo il progetto:

  • sarebbero stati inseriti a livello delle tegole,
  • avrebbero avuto lo stesso colore delle stesse,
  • avrebbero presentato la caratteristica non riflettente.

Ma il sogno di energia pulita e di una bolletta più leggera naufragava sugli scogli del parere negativo della Soprintendenza: i pannelli fotovoltaici non apparivano compatibili con l’immagine tradizionale dei coppi di laterizio e di conseguenza con i valori del contesto naturale e rurale del paesaggistico circostante.

I nostri eroi non demordevano, lamentando:

  • la violazione del principio generale della ragionevolezza e la mancanza di un’adeguata valutazione dell’esigenza di realizzare un risparmio energetico attraverso l’utilizzazione di impianti di produzione tramite energie rinnovabili e non inquinanti favoriti dalla legislazione vigente;
  • un mancato bilanciamento da parte della Soprintendenza dell’interesse alla tutela paesaggistica con l’esigenza perseguita con l’installazione di apparecchiatura destinata alla produzione di energia rinnovabile;
  • la mancanza di una un’analitica e ben approfondita motivazione a supporto del diniego stesso.

E pertanto decidevano di far ricorso al Tar.

Tar Abruzzo: necessità e urgenza di un incontro tra tecnologia del fotovoltaico e la salvaguardia del paesaggio

I giudici del Tar in premessa ribadiscono che il giudizio della Soprintendenza costituisce espressione dell’ampia discrezionalità tecnica di cui l’amministrazione dispone in materia sindacabile solo nei ristretti limiti costituiti dalla manifesta illogicità ed evidente travisamento dei fatti come nel caso in esame.

Infatti, per costante giurisprudenza, il diniego – anche parziale – dell’autorizzazione paesaggistica deve contenere una sufficiente esternazione delle peculiari ragioni per le quali si ritiene che un’opera non sia idonea a inserirsi nell’ambiente, attraverso l’esame delle sue caratteristiche concrete e l’analitica individuazione degli elementi di contrasto con il vincolo da tutelare, oltre una valutazione meramente estetica. A maggior ragione, puntuali e analitiche debbono essere le ragioni del diniego qualora l’autorizzazione richiesta riguardi la realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, nei cui confronti l’ordinamento legislativo esprime un chiaro favore potendo essi concorrere, indirettamente, alla salvaguardia degli stessi valori paesaggistici.

È stato altresì rimarcato in giurisprudenza che il favore legislativo per le fonti energetiche rinnovabili richiede di concentrare l’impedimento assoluto all’installazione di impianti fotovoltaici in zone sottoposte a vincolo paesaggistico unicamente nelle “aree non idonee” espressamente individuate dalla Regione, mentre, negli altri casi, la compatibilità dell’impianto fotovoltaico con il suddetto vincolo deve essere esaminata tenendo conto della circostanza che queste tecnologie sono ormai considerate elementi normali del paesaggio in quanto la presenza di impianti fotovoltaici sulla sommità degli edifici non è più percepita come fattore di disturbo visivo, bensì come un’evoluzione dello stile costruttivo accettata dall’ordinamento e dalla sensibilità collettiva.

Secondo i giudici, occorre un rigoroso ed analitico bilanciamento tra gli interessi pubblici legati al paesaggio e quelli concernenti le la promozione delle fonti energetiche rinnovabili, poiché:

il passaggio alla produzione di energia da fonti rinnovabili costituisce un obiettivo di interesse nazionale conforme al diritto eurounitario (art. 11 del d.lgs. 3 marzo 2011 n. 28), non è più possibile applicare ai pannelli fotovoltaici categorie estetiche tradizionali, le quali condurrebbero inevitabilmente alla qualificazione di questi elementi come intrusioni. Essendo cambiato il quadro normativo, e anche la sensibilità collettiva verso l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili, risulta inevitabilmente diverso anche il modo in cui sono valutate le modifiche all’aspetto tradizionale dei luoghi. Occorre quindi focalizzare l’attenzione sulle modalità con cui i pannelli fotovoltaici sono inseriti negli edifici che li ospitano e nel paesaggio circostante.

Nel caso di specie la Soprintendenza si è limitata a contestare, in via automatica senza spiegazioni consistenti, l’alterazione dell’equilibrio paesaggistico del territorio a causa della mera circostanza della prevista installazione di pannelli fotovoltaici, senza farsi carico del dovuto bilanciamento fra tutela paesaggistica ed esigenze di sostenibilità energetica.

No a insensati divieti, ok a costruttivi suggerimenti per migliorare il progetto d’inserimento dei pannelli fotovoltaici

La Soprintendenza, anziché suggerire soluzioni alternative al posizionamento dei pannelli fotovoltaici sulla falda di copertura (in modo che non interferiscano con le visuali panoramiche), ha espresso una valutazione radicalmente ostativa alla realizzazione dell’intervento progettuale ritenendo preclusa in assoluto l’installazione dei pannelli fotovoltaici ed invitando di fatto i ricorrenti ad optare per tecnologie e modalità di sfruttamento di fonti energetiche rinnovabili diverse da quella solare che possano risultare meno impattanti dal punto di vista paesaggistico.

Peraltro, i pareri qui contestati appaiono carenti di una valutazione in concreto della compatibilità paesaggistica dell’intervento, dal momento che l’affermata non conformità dei pannelli fotovoltaici alla tutela paesaggistica sembra rinvenirsi prevalentemente nell’aspetto cromatico e nella “tradizionalità” delle coperture impiegate nella zona, di modo che l’introduzione di elementi “tecnologici” (quali gli impianti fotovoltaici) sarebbe inevitabilmente e, comunque, preclusa. Per l’effetto, viene prescritto non già l’impiego di un colore o di una forma maggiormente consoni al contesto, bensì di non utilizzare affatto i pannelli, in tal modo pervenendosi ad una conclusione basata su presupposti generali, avulsi da una valutazione in concreto riferita allo specifico contesto paesaggistico.

In definitiva, deve affermarsi che la soluzione progettuale proposta dai ricorrenti, come risulta chiaramente dalla relazione tecnica, va invece nella direzione di contemperare l’interesse generale alla tutela del paesaggio con l’interesse, altrettanto generale, allo sviluppo dell’uso di fonti energetiche rinnovabili attraverso l’adozione di specifiche cautele tese a minimizzare l’impatto della installazione dei pannelli fotovoltaici del caso.

Il ricorso è, quindi, accolto.

A questo punto, è bene ribadire che produrre energia a sostentamento delle nostre attività e nel rispetto dell’ambiente è prassi auspicabile ed obiettivo che si fa strada sempre con più urgenza nell’attuale legiferazione al livello nazionale ed europeo. Tenersi pronti, quindi, ai cambiamenti di rotta in materia di sostentamento energetico, già attuali, vuol dire non farsi trovare impreparati e utilizzare i supporti e gli strumenti migliori che aiutino il tuo lavoro ad andare nella direzione giusta. È per questo che desidero consigliarti il software per la progettazione degli impianti fotovoltaici che possa soddisfare le attuali esigenze verso un mondo più sostenibile e pulito.

 

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