Istanza di sanatoria: sospensione o annullamento dell'ordine di demolizione

Ordine di demolizione e sanatoria: sospensione o annullamento?

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L’istanza di sanatoria sospende ma non annulla l’ordine di demolizione, in caso di diniego il provvedimento riacquista efficacia. Lo afferma il CdS

Cosa succede al provvedimento di demolizione emesso contro un abuso edilizio quando si presenta istanza di sanatoria (art. 36 “Accertamento di conformitàdpr 380/2001)?

Al riguardo il Consiglio di Stato si esprime chiaramente con la sentenza n. 7542/2022.

Per il Tar l’ordine di demolizione è annullato dall’istanza di sanatoria anche se respinta. Ma sarà proprio così? Il Caso

Il Comune ingiungeva la demolizione di alcune opere abusive, ma i proprietari correvano ai ripari presentando istanza di accertamento di conformità che veniva respinta dal Comune.

A questo punto i proprietari decidevano di demolire le opere in questione, ma l’ente territoriale accertandone solo una demolizione parziale, adottava il provvedimento di acquisizione gratuita dei beni e dell’area di sedime.

Successivamente, la questione sfociava in un ricorso al Tar sostenuto, tra l’altro, dalla motivazione della sopravvenuta inefficacia dell’ordinanza di demolizione per effetto della presentazione della domanda di sanatoria.

Per il Comune si trattava, invece, di una sospensione sino alla decisione della domanda di sanatoria e che in caso di rigetto della stessa domanda, l’ordinanza di demolizione avrebbe riacquistato la sua efficacia.

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Il parere del Tar su sospensione o annullamento della demolizione

A parere del Tar l’amministrazione comunale ha omesso di attuare la rinnovazione del provvedimento demolitorio, la quale si sarebbe resa necessaria a seguito della presentazione da parte dei ricorrenti della richiesta di accertamento di conformità:

la presentazione dell’istanza di sanatoria successivamente all’impugnazione dell’ordinanza di demolizione produce l’effetto di rendere inefficace tale ultimo provvedimento e, quindi, improcedibile l’impugnazione stessa per sopravvenuta carenza di interesse; ed infatti il riesame dell’abusività dell’opera provocato dall’istanza di sanatoria, sia pure al fine di verificare l’eventuale sanabilità di quanto costruito, comporta la necessaria formazione di un nuovo provvedimento (di accoglimento o di rigetto) che vale comunque a superare il provvedimento sanzionatorio oggetto dell’impugnativa, dal momento che, in caso di diniego del richiesto accertamento di conformità, l’Amministrazione dovrebbe emettere una nuova ordinanza di demolizione, con fissazione di nuovi termini per ottemperarvi

Il Comune non si arrendeva, appellandosi al CdS.

Consiglio di Stato: si tratta di sospensione momentanea che non dà origine ad un nuovo provvedimento di demolizione

I giudici di Palazzo Spada la pensano diversamente, infatti nell’ipotesi di rigetto, esplicito o implicito, dell’istanza di accertamento di conformità, l’amministrazione non deve riadottare l’ordinanza di demolizione, perché equivarrebbe al riconoscimento in capo a un soggetto privato, destinatario di un provvedimento sanzionatorio, il potere di paralizzare, attraverso un sostanziale annullamento, quel medesimo provvedimento.

Al riguardo viene, infatti, precisato che:

Sostenere che la sola presentazione della domanda di accertamento di conformità determina il superamento del provvedimento sanzionatorio innescherebbe un procedimento ricorsivo senza fine perché il soggetto sanzionato potrebbe rinnovare (senza limitazioni di alcun genere) la domanda a seguito della riadozione di quel provvedimento. E ciò in contrasto con i principi dell’ordinamento che impongono l’accertamento delle situazioni giuridiche in via definitiva

La giurisprudenza ha chiarito che la domanda di accertamento di conformità determina un arresto dell’efficacia dell’ordine di demolizione, ma tale inefficacia opera in termini di mera sospensione. In caso di rigetto dell’istanza di sanatoria, l’ordine di demolizione riacquista la sua efficacia.

Il ricorso è, quindi, accolto.

 

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