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Obbligo di rimozione amianto per privati: quando vige?

Tempo di lettura stimato: 7 minuti

Scopri tutto sull’obbligo di rimozione amianto per privati: regolamentazioni, procedure, sanzioni e bonus disponibili per la bonifica amianto di edifici privati

L’amianto è stato in passato un materiale comune nelle costruzioni pubbliche e private, apprezzato per le sue proprietà di resistenza al fuoco e isolamento. Tuttavia, con il tempo si è scoperto che l’amianto è estremamente pericoloso per la salute umana. La sua messa al bando è avvenuta quasi trent’anni fa, ma ancora oggi ci sono regolamentazioni e obblighi specifici riguardo alla sua rimozione e bonifica, specialmente per i privati.

È essenziale seguire scrupolosamente tutte le precauzioni e rispettare la normativa vigente, elaborando un piano di lavoro prima di iniziare le operazioni in modo da non esporre i lavoratori a seri pericoli ed evitare le severe sanzioni previste.

A tal proposito ti consiglio un software per i piani sicurezza, che dotato di uno specifico modulo per l’amianto, ti consente la corretta elaborazione del piano da sottoporre agli organi di vigilanza e di rispondere con semplicità ai contenuti minimi previsti dalla normativa.

Ecco in dettaglio tutto ciò che riguarda l’obbligo di rimozione amianto per i privati.

Cos’è l’amianto?

L’amianto, noto anche come asbesto, è un minerale naturale appartenente alla famiglia dei silicati, con una struttura microcristallina e fibrosa. Si trova comunemente nelle serie mineralogiche del serpentino e degli anfiboli.

Grazie alle sue particolari proprietà fibrose, l’amianto possiede caratteristiche uniche. È altamente resistente al fuoco e al calore, oltre che agli agenti chimici e biologici. Dimostra un’elevata resistenza all’abrasione e all’usura, sia termica che meccanica. Questo materiale è anche facilmente lavorabile in fili e tessuti, offrendo eccellenti proprietà fonoassorbenti e termoisolanti. L’amianto può essere facilmente combinato con vari materiali da costruzione, come calce, gesso, cemento, e alcuni polimeri come gomma e PVC.

Qual è la differenza tra amianto compatto e friabile?

L’amianto compatto è maggiormente resistente agli urti e agli agenti atmosferici. Questo tipo di amianto è solido e, se mantenuto in buone condizioni, non rappresenta un pericolo significativo poiché il rilascio di fibre è praticamente nullo.

Al contrario, l’amianto friabile ha una resistenza meccanica ridotta e può facilmente frantumarsi, rilasciando fibre pericolose nell’ambiente. Questo tipo di amianto si trova spesso nei rivestimenti isolanti dei tubi dell’acqua calda e nelle protezioni antincendio. La sua disgregazione aumenta notevolmente il rischio di inalazione delle fibre, rendendo necessario un intervento tempestivo.

Perché l’amianto è pericoloso?

L’amianto è stato largamente utilizzato in passato per le sue proprietà tecnologiche, come:

  • resistenza alla trazione;
  • incombustibilità;
  • bassa conducibilità termica;
  • resistenza agli agenti fisici e chimici;
  • facilità di lavorazione.

Tuttavia, presenta il problema che le fibre si fratturano longitudinalmente nel corso del tempo, originando ulteriori fibre estremamente sottili che possono essere inalate inconsapevolmente attraverso la respirazione, causando processi di cancerogenesi e malattie come il cancro del polmone e il mesotelioma.

Obbligo rimozione amianto privati: normativa di riferimento

A livello normativo nazionale, la gestione dell’amianto è regolata principalmente dalla Legge 257/1992. Questa legge proibisce l’estrazione, l’importazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, oltre a vietare l’uso di materiali che possono rilasciare polvere di asbesto nell’aria.

Successivamente, sono state introdotte ulteriori disposizioni in attuazione della Legge 257/92:

  • D.M. 6 settembre 1994: stabilisce norme e metodologie tecniche per la cessazione dell’uso dell’amianto;
  • D.M. 14 maggio 1996: regola gli interventi di bonifica;
  • D.Lgs. 152/2006: introduce norme ambientali per la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti contaminati;
  • D.Lgs. 81/2008: definisce disposizioni normative su invio notifica (art. 250), misure di prevenzione (art. 251) e lavori di demolizione o rimozione dell’amianto (art. 256);
  • D.Lgs. 121/2020: impone l’attuazione della direttiva UE che modifica la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti.

Anche se la legge non impone direttamente la bonifica dell’amianto, si richiede una valutazione attenta del rischio. Se questa valutazione rivela un alto pericolo di contaminazione cancerogena, diventa obbligatorio intervenire. Gli interventi devono essere eseguiti da imprese specializzate, iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Quando è previsto l’obbligo di rimozione amianto per privati?

Esistono diverse tecniche per la bonifica dell’amianto e la messa in sicurezza di un’area contaminata da amianto o di manufatti che ne contengono.

Le principali sono:

  • incapsulamento;
  • confinamento;
  • rimozione.

La normativa prevede l’obbligo di rimozione dell’amianto solo se il materiale è friabile, danneggiato o deteriorato.

In alternativa alla rimozione, è possibile procedere con l’incapsulamento o il confinamento.

L’incapsulamento prevede l’uso di prodotti che inglobano le fibre, mentre il confinamento consiste nell’installazione di una barriera che separa l’amianto dalle aree frequentate.

Se l’amianto è in buone condizioni, non è necessaria la rimozione immediata, ma è obbligatorio un programma di manutenzione e controllo periodico per assicurarsi che rimanga in uno stato sicuro.

Tipologie bonifica dell'amianto

Tipologie bonifica dell’amianto

Cosa prevede la rimozione amianto per edifici privati?

La rimozione dell’amianto è una procedura che garantisce lo smaltimento sicuro del materiale contenente il pericoloso minerale. Questo processo di bonifica implica l’eliminazione fisica dell’amianto, assicurando la totale eliminazione della sua presenza.

In caso di rimozione, il primo passo consiste in un sopralluogo per valutare la quantità e lo stato dei materiali contenenti amianto. È, dunque, necessario notificare l’organo di vigilanza competente per territorio, come previsto dall’art. 250 del D.Lgs. 81/08.

La notifica deve includere:

  • posizione del sito di lavoro;
  • tipi e quantità di amianto presenti;
  • attività e processi utilizzati;
  • numero di lavoratori coinvolti;
  • data di inizio e durata prevista dei lavori;
  • misure adottate per ridurre l’esposizione all’amianto.

Il datore di lavoro deve garantire che i lavoratori o i loro rappresentanti possano sempre accedere alla documentazione relativa alla notifica. Se le condizioni di lavoro cambiano significativamente, aumentando l’esposizione all’amianto, è necessario inviare una nuova notifica. L’uso di un software per la gestione dei documenti online può essere estremamente utile, in quanto consente di creare un dossier digitale dei documenti e di condividerli in modo sicuro, evitando il rischio di perdita, modifica o cancellazione.

Dopo le formalità burocratiche, si procede con le seguenti fasi:

  • incapsulamento del materiale per rinforzare le fibre e contenere la dispersione durante la rimozione;
  • bonifica delle superfici a contatto con l’amianto;
  • rimozione dei manufatti contenenti amianto;
  • smaltimento dei rifiuti speciali generati dalla rimozione.

Rispetto ad altre tecniche, l’eliminazione totale dell’amianto offre il vantaggio di eliminare la necessità di attività di controllo e manutenzione future. Tuttavia, presenta costi più elevati, rischi di contaminazione e tempi di esecuzione più lunghi. La rimozione è particolarmente consigliata per edifici molto danneggiati o in caso di demolizione.

Rimozione amianto per edifici privati: cosa fare

Rimozione amianto per edifici privati: cosa fare

Quando non vige l’obbligo di rimozione amianto per privati?

La presenza di amianto compatto in edifici in buono stato non comporta alcun obbligo di rimozione o di comunicazione, in quanto non può essere sbriciolato senza l’uso di attrezzi meccanici, rendendo molto meno probabile la diffusione di micro-fibre.

Tuttavia, se l’edificio o il manufatto mostrano segni di degrado, il proprietario è obbligato a far effettuare un’ispezione con relativa valutazione del rischio. Questo deve essere eseguito da un tecnico abilitato o da un’impresa certificata.

Se l’ispezione accerta la necessità di intervenire a causa della pericolosità dei manufatti contenenti amianto, diventa obbligatorio rivolgersi a una ditta specializzata. Questa ditta deve essere iscritta all’Albo Nazionale Gestori Ambientali nella categoria 10, subcategoria 10A o 10B.

Incentivi per la rimozione dell’amianto per privati

Per detrarre le spese relative alla bonifica e smaltimento dell’amianto, sono disponibili diversi bonus e incentivi.

Ecco i principali:

  • bonus ristrutturazione: consente una detrazione fiscale del 50% su una spesa massima di 96.000 euro, fruibile in 10 rate annuali di pari importo;
  • ecobonus: applicabile se la rimozione e sostituzione dell’amianto fanno parte di un intervento più ampio di miglioramento energetico dell’edificio;
  • Superbonus: utilizzabile solo se si dimostra che la rimozione e smaltimento dell’amianto sono strettamente collegati ai lavori incentivati (come indicato nella Risposta 672/2021 dell’Agenzia delle Entrate);
  • Bandi ISI dell’INAIL: offrono finanziamenti per la sicurezza e la bonifica di materiali pericolosi;
  • Decreti FER 2: forniscono ulteriori incentivi per interventi specifici.

Per massimizzare l’accesso e l’utilizzo di questi incentivi, si consiglia l’utilizzo del software per i bonus edilizi, che costantemente aggiornato alle normative vigenti, facilita la corretta compilazione delle pratiche e garantisce il rispetto delle disposizioni.

Per maggiori dettagli leggi Bonus amianto 2024, tutti gli incentivi per rimozione e smaltimento

Sanzioni per la mancata rimozione dell’amianto

Le sanzioni previste per chi non rimuove l’amianto sono le seguenti:

  • per mancata comunicazione della presenza di amianto:
    • per l’amianto friabile: sanzione amministrativa da 2.000 € a 5.000 €;
    • per l’amianto compatto: sanzione amministrativa da 500 € a 3.500 €;
  • per abbandono di amianto sul suolo pubblico: per sanzione amministrativa da 300 € a 3.000 €, con aumento in caso di abbandono di rifiuti pericolosi;
  • per mancata bonifica dell’amianto: sanzione amministrativa da 3.615,20 € a 18.075,99 € per non aver compilato la documentazione idonea, non aver individuato misure di sicurezza adeguate e non aver informato gli occupanti dell’edificio.

Rimozione amianto: sentenze e approfondimenti

Di seguito ti propongo una serie di approfondimenti, anche con sentenze, in relazione alla tematica amianto.

Sostituzione tetto amianto con fotovoltaico: le condizioni per la tariffa incentivante GSE

Il D.M. 5 /05/2011 prevede un incentivo premiale per l’installazione di impianti fotovoltaici in sostituzione di coperture contenenti amianto, stabilendo criteri specifici per l’ottenimento delle tariffe incentivanti. Secondo tali regole, l’intervento deve comportare la rimozione o lo smaltimento della superficie di amianto esistente sulla porzione omogenea della copertura su cui verrà installato l’impianto fotovoltaico.

La sentenza n. 8721/2023 del Tar Lazio riguarda la sostituzione di un tetto in amianto con un impianto fotovoltaico e l’applicazione della tariffa incentivante da parte del GSE.

In questo caso, una società agricola ha rimosso il tetto in amianto di uno degli edifici del proprio complesso immobiliare per installare un impianto fotovoltaico. Inizialmente, il GSE ha riconosciuto la tariffa incentivante prevista dal D.M. 5 maggio 2011. Successivamente, però, ha avviato un procedimento di verifica richiedendo ulteriori chiarimenti sulla rimozione dell’amianto.

Nonostante la società abbia fornito la documentazione attestante la rimozione del tetto in amianto, il GSE ha rideterminato la tariffa, sostenendo che l’intervento non aveva comportato la completa rimozione dell’amianto presente in tutto il complesso immobiliare. La società ha quindi presentato ricorso al Tar, sostenendo che l’impianto fotovoltaico era stato installato su un edificio distinto e separato dagli altri, rientrante nelle “porzioni omogenee” di copertura.

Il Tribunale ha accolto il ricorso, stabilendo che l’area occupata dall’impianto fotovoltaico costituiva una porzione omogenea, conforme alle prescrizioni normative.

Leggi Sostituzione tetto amianto con fotovoltaico: le condizioni per la tariffa incentivante GSE

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