Lavori pubblici

Obbligo BIM negli appalti pubblici: pochi mesi per mettersi in regola

Dal 2025 BIM obbligatorio negli appalti sopra un milione di euro. Perché conviene adeguarsi subito al nuovo Codice appalti

Con il 2025, l’obbligo del BIM entra pienamente in vigore per una vasta gamma di progetti pubblici superiore a un milione di euro: è quanto previsto dal nuovo codice appalti (D.lgs. 36/2023) che conferma l’impostazione già data dal vecchio codice e il D.M. 312/2021.

Le pubbliche amministrazioni sono chiamate a fare un salto in avanti e devono farlo in tempi brevi e nella maniera più appropriata possibile. In questo articolo, trovi le informazioni essenziali sul BIM e il suo crescente utilizzo negli appalti pubblici.

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I vantaggi dell’uso del BIM negli appalti pubblici

La transizione al BIM rappresenta uno dei capisaldi del processo di digitalizzazione dei contratti pubblici e figura come requisito per la qualificazione della stazione appaltante.

Digitalizzare i contratti pubblici significa superare definitivamente l’idea della procedura di gara come mera predisposizione di documenti cartacei e sequenza di adempimenti burocratici, per condurre le amministrazioni e le imprese in una dimensione totalmente immateriale, nella quale diviene possibile gestire tutte le fasi del procedimento di acquisto in modalità telematica e in regime di interoperabilità fra piattaforme certificate.

Allo stesso modo, il passaggio al BIM è fondamentale, non solo per rendere la progettazione più completa e coerente e per evitare dispendiose varianti in corso d’opera, ma anche per garantire una gestione più efficiente delle opere lungo il loro intero ciclo di vita.

Grazie alla sua capacità di integrare dati e informazioni provenienti da diverse discipline, il BIM favorisce la collaborazione tra i vari attori coinvolti nel processo edilizio, riducendo i rischi di errori e conflitti progettuali.

Inoltre, il BIM permette di simulare e ottimizzare le fasi di progettazione, costruzione e manutenzione, consentendo di identificare e risolvere potenziali problematiche in anticipo. Scopriamo insieme le principali novità.

Digitalizzazione appalti pubblici: i dati aggiornati a maggio 2024

Secondi i dati ANAC aggiornati a maggio 2024, sono:

  • 4.353 le stazioni appaltanti qualificate (di cui 545 centrali di committenza);
  • 8630 le amministrazioni convenzionate a centrali di committenza.

Di queste ben 675 raggiungono il livello massimo di punteggio, ossia possono disporre gare per servizi e forniture senza limiti di importo e 60 sono le piattaforme digitali certificate, interoperabili con la Piattaforma dei contratti pubblici di ANAC, attraverso cui le amministrazioni pubbliche svolgono le gare, secondo quanto prescritto dal nuovo Codice Appalti.

Ricordiamo che la qualificazione delle stazioni appaltanti, obbligatoria per le procedure di gara con importi superiori a 500.000 € per i lavori e 140.000 € per servizi e forniture, richiede tra i requisiti l’utilizzo di metodi e strumenti di gestione informativa BIM delle costruzioni.

Obbligo BIM appalti: l’obbligo previsto nel nuovo Codice dei contratti pubblici

L’art. 43 del nuovo Codice appalti prevede l’utilizzo obbligatorio del BIM dal primo gennaio 2025 per gli appalti superiori al milione:

a decorrere dal 1° gennaio 2025, le stazioni appaltanti e gli enti concedenti adottano metodi e strumenti di gestione informativa digitale delle costruzioni per la progettazione e la realizzazione di opere di nuova costruzione e per gli interventi su costruzioni esistenti per importo a base di gara superiore a 1 milione di euro.

Il termine “metodi e strumenti di gestione informativa digitale delle costruzioni” fa evidentemente riferimento alla metodologia BIM: anzi, rispetto all’impianto del vecchio codice, ove si parlava di “metodi e strumenti elettronici specifici”, il nuovo codice parla di “gestione informativa“, più in linea alle norme internazionali sul BIM.

Come descritto dalla UNI EN ISO 19650, la norma internazionale che descrive i concetti e i principi del “Building Information Modelling” (BIM), la gestione informativa include lo scambio, la registrazione, l’aggiornamento e l’organizzazione delle informazioni sulla costruzione per tutti gli attori, durante l’intero ciclo di vita di un cespite immobile, compresa la pianificazione strategica, la progettazione iniziale, l’ingegnerizzazione, lo sviluppo, la predisposizione della documentazione per gli affidamenti e la costruzione, il funzionamento operativo quotidiano, la manutenzione, la ristrutturazione, la riparazione e la fine del ciclo di vita.

 

In buona sostanza, si avrà l’obbligo di adozione del BIM dal 2025 per:

  • importi > 1 milione €;
  • progettazione e realizzazione opere nuova costruzione;
  • interventi su costruzioni esistenti.

Non sarà necessario in caso di:

  • importi < 1 milione €;
  • interventi di manutenzione ordinaria;
  • interventi di manutenzione straordinaria;

a meno che gli interventi non riguardino opere precedentemente eseguite con l’uso di metodi e strumenti di gestione informativa digitale. Ovviamente è data continuità all’utilizzo del BIM ed all’aggiornamento dei modelli e degli asset informativi nei casi in cui sia già stato operato in BIM.

L’esclusione generale degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria è in linea con quanto già previsto dal decreto BIM “Baratono” (D.M. 560/2017 come modificato dal D.M. 312/2021), che prevedeva appunto l’uso del BIM “per le opere di nuova costruzione, ed interventi su costruzioni esistenti, fatta eccezione per le opere di ordinaria e straordinaria manutenzione di importo a base di gara pari o superiore a 1 milione di euro, a decorrere dal 1° gennaio 2025”.

Da notare che la nuova norma di rango legislativo sembra derogare alla previgente previsione di obbligo graduale di adozione del BIM, che prevedeva già dal 2023 l’adozione di tale metodo per contratti sopra soglia e dal 2025 per quelli superiori a un milione di euro.

Quindi, l’obbligo sarà solo quello del primo gennaio 2025. Di seguito la tabella sinottica aggiornata delle “scadenze BIM”.

Tabella con scaglioni obbligo adozione BIM prevista dal vecchio D.M. 312/2021

Incentivi premiali all’uso facoltativo del BIM facoltativo

Lo stesso articolo 43 conferma la volontà del legislatore di voler incentivare l’uso del BIM anche al di fuori dei casi previsti, con la previsione di punteggi premiali e anche in questo caso la finalità dovrebbe essere tutelare la spesa pubblica. Il comma 2 specifica in maniera esplicita che la stazione appaltante, anche se non obbligata, può adottare la metodologia BIM a sua discrezione e prevedere addirittura punteggi premiali.

Art, 43, comma 2:

Anche al di fuori dei casi di cui al comma 1 e in conformità con i principi di cui all’articolo 19, le stazioni appaltanti e gli enti concedenti possono adottare metodi e strumenti di gestione informativa digitale delle costruzioni, eventualmente prevedendo nella documentazione di gara un punteggio premiale relativo alle modalità d’uso di tali metodi e strumenti. Tale facoltà è subordinata all’adozione delle misure stabilite nell’allegato I.9, di cui al comma 4.

Possono essere valorizzati con punteggi premiali:

    • proposte metodologiche per integrare gli aspetti di gestione del progetto con la gestione della modellazione informativa;
    • proposte metodologiche per l’implementazione dell’offerta di gestione informativa e del piano di gestione informativa in relazione alle esigenze di cantierizzazione, anche con strumenti innovativi di realtà aumentata e di interconnessione tra le entità presenti in cantiere;
    • proposte metodologiche volte a consentire un’analisi efficace dello studio, tra l’altro, di varianti migliorative e di mitigazione del rischio;
    • proposte che consentano alla stazione appaltante e all’ente concedente di disporre di dati e informazioni utili per l’esercizio delle proprie funzioni ovvero per il mantenimento delle caratteristiche di interoperabilità dei modelli informativi;
    • previsione di modalità digitali per la tracciabilità dei materiali e delle forniture e per la tracciabilità dei processi di produzione e montaggio, anche ai fini del controllo dei costi del ciclo di vita dell’opera;
    • proposte volte ad utilizzare i metodi e gli strumenti elettronici per raggiungere obiettivi di sostenibilità ambientali anche attraverso i principi del green public procurement;
  • previsione di strumenti digitali per aumentare il presidio di controllo sulla sicurezza dei lavori e del personale coinvolto nell’esecuzione;
  • previsione di modelli digitali che consentano di verificare l’andamento della progettazione e dei lavori e/o che consentano di mantenere sotto controllo costante le prestazioni del bene, compresi i sistemi di monitoraggio e sensoristica;
  • impiego di metodi e strumenti digitali che consentano alla stazione appaltante e all’ente concedente di monitorare, in tempo reale, l’avanzamento del cronoprogramma e dei costi dell’opera.

Ambiente di condivisione dati e formati aperti: IFC e OpenBIM

L’art. 43, comma 3 esplicita il concetto di interoperabilità delle piattaforme e sottolinea l’importanza dei formati aperti.

Gli strumenti indicati ai commi 1 e 2 utilizzano piattaforme interoperabili a mezzo di formati aperti non proprietari al fine di non limitare la concorrenza tra i fornitori di tecnologie e il coinvolgimento di specifiche progettualità tra i progettisti, nonché di consentire il trasferimento dei dati tra pubbliche amministrazioni e operatori economici partecipanti alla procedura aggiudicatari o incaricati dell’esecuzione del contratto.

Risulta necessario per la stazione appaltante dotarsi di un ambiente di condivisione dati che consenta la gestione di formati aperti non proprietari. È evidente il rimando ai formati IFC ISO (16739:2013) e all’OpenBIM.

L’ecosistema di digitalizzazione dovrà consentire la gestione del file in formato IFC in ottica OpenBIM al fine di garantire la corretta collaborazione tra le varie figure coinvolte nel processo di progettazione, costruzione e gestione, consentendo di scambiare informazioni attraverso un formato standard. Ciò comporta maggiore controllo e qualità, riduzione degli errori, abbattimento dei costi, risparmio dei tempi, con dati e informazioni coerenti in fase di progetto, esecuzione, gestione e manutenzione.

Secondo quanto riportato sul sito buildingSMART International, il termine openBIM fa riferimento a “un approccio universale alla collaborazione per la progettazione e la costruzione degli edifici basati su standard e flussi di lavoro aperti”. Obiettivo fondamentale dell’openBIM è agevolare lo scambio dei dati tra tutti gli attori coinvolti nella creazione di un modello BIM che copra tutti i possibili campi di applicazione: dalla progettazione alla costruzione, dal funzionamento dell’edificio fino alla sua demolizione e al riciclo di componenti e materiali, al termine del ciclo di vita dell’edificio.

Requisito essenziale per l’openBIM è l’uso di formati di dati aperti e neutrali e il formato IFC (ISO 16739) costituisce la base per l’openBIM.

Obbligo appalti BIM: cosa devono fare le stazioni appaltanti

Da un’attenta analisi dell’allegato I.9 (Metodi e strumenti di gestione informativa digitale delle costruzioni) si deducono gli adempimenti necessari a carico delle stazioni appaltanti.

Le stazioni appaltanti, prima di intraprendere qualsiasi processo BIM per i singoli appalti, indipendentemente dalla fase progettuale e dal relativo valore delle opere, devono necessariamente:

  • definire e attuare un piano di formazione specifica del personale;
  • definire e attuare un piano di acquisizione e di manutenzione degli strumenti hardware e software BIM;
  • adottare un atto di organizzazione per la le procedure di controllo e gestione BIM;
  • nominare:
    • un gestore dell’ambiente di condivisione dei dati (CDE manager);
    • un gestore dei processi digitali supportati da modelli informativi (BIM manager);
    • un coordinatore dei flussi informativi per ogni intervento all’interno della struttura di supporto al RUP (BIM coordinator);
  • adottare un proprio ambiente di condivisione dati;
  • rendere interoperabili i dati (se non soggetti a esigenze di riservatezza ovvero di sicurezza) con le banche dati della pubblica amministrazione;
  • predisporre DOCFAP (documenti di fattibilità delle alternative progettuali) e DIP (documenti di indirizzo preliminare) con i requisiti informativi previsti;
  • utilizzare modelli informativi orientati a oggetti (modelli OpenBIM IFC) condivisi tra i partecipanti al progetto, alla costruzione e alla gestione;
  • far riferimento alle norme internazionali UNI EN ISO 19650 e alle UNI 11337;
  • predisporre opportuni capitolati informativi.

Obbligo appalti BIM: le faq, la guida e la consulenza dell’esperto

Quali sono gli adempimenti preliminari per poter bandire Appalti BIM? Cos’è un atto organizzativo BIM della pubblica amministrazione?

Leggi le risposte a queste ed altre domande sull’obbligo di appalti BIM

Obbligo appalti BIM: l’infografica

Appalti-BIM-cosa-devono-fare-le-stazioni-appaltanti-2025

 

 

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Pubblicato da Redazione Tecnica

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