Posture statiche prolungate al lavoro: dall’INL indicazioni sui rischi e sulle misure di prevenzione
Stare seduti a lungo è pericoloso, ma sostituire la sedia con una posizione eretta altrettanto statica non risolve il problema: la prevenzione passa dall’alternanza tra seduta, posizione in piedi e movimento
Il 2 luglio 2026 l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha pubblicato una scheda informativa e una infografica dedicate ai rischi derivanti dal mantenimento prolungato della posizione seduta o in piedi durante l’attività lavorativa.
I materiali sono stati elaborati dal gruppo di lavoro sui rischi emergenti per la salute e la sicurezza sul lavoro (EMEX), costituito nell’ambito del Comitato degli alti responsabili dell’ispettorato del lavoro (SLIC).
L’obiettivo è accrescere le competenze di ispettori, responsabili della sicurezza e datori di lavoro nell’analisi delle valutazioni dei rischi e delle relative misure di prevenzione, con particolare attenzione alle malattie cardiovascolari.
Quando una postura può considerarsi prolungata
La scheda definisce come postura seduta prolungata la permanenza in posizione seduta per almeno due ore consecutive oppure per più di cinque ore complessive al giorno. Il lavoro alla scrivania, l’uso continuativo del computer e la guida di veicoli rappresentano alcuni degli esempi più comuni.
La postura in piedi è invece considerata prolungata quando viene mantenuta per oltre un’ora consecutiva oppure per più di quattro ore complessive nella giornata. La condizione diventa particolarmente critica quando il lavoratore è costretto a rimanere nello stesso punto, senza potersi muovere o sedere per ottenere un sollievo temporaneo.
Non si tratta di un fenomeno marginale. Tra il 2000 e il 2015 la percentuale di persone che utilizzavano computer, laptop o tastiere per tutto o quasi tutto il tempo di lavoro è passata dal 17,6% al 30,3%. L’indagine ESENER 2019 ha inoltre rilevato che la seduta prolungata era il secondo fattore di rischio più frequentemente segnalato dalle imprese dell’Unione europea, interessando il 61% delle aziende.
I rischi della posizione seduta
Il lavoro sedentario è caratterizzato da un ridotto dispendio energetico e da un’attività muscolare prevalentemente statica. Oltre ai disturbi muscolo-scheletrici, come lombalgia e problemi a schiena, collo e spalle, una prolungata permanenza in posizione seduta è associata a:
- malattie cardiovascolari;
- diabete di tipo 2;
- obesità;
- alcuni tipi di tumore, in particolare al seno e al colon;
- problemi di salute mentale;
- aumento del rischio di morte prematura.
La pubblicazione richiama un’analisi condotta su quasi 600.000 adulti, secondo la quale ogni ora giornaliera trascorsa in posizione seduta è stata associata a un incremento del 2% del rischio di mortalità generale. Il rischio crescerebbe in modo più marcato oltre le sette ore al giorno, aumentando del 5% per ogni ora aggiuntiva, fino a risultare più elevato del 34% per chi rimane seduto dieci ore al giorno.
Un’attività fisica moderata o intensa per almeno 60 minuti al giorno può attenuare gli effetti di una vita molto sedentaria, ma non necessariamente compensarli del tutto. Per questo la prevenzione deve intervenire anche sull’organizzazione concreta della giornata lavorativa.
I rischi della posizione eretta statica
Anche rimanere a lungo in piedi, soprattutto senza potersi muovere, comporta conseguenze rilevanti. La postura eretta statica ostacola il ritorno del sangue dalle gambe verso il cuore, perché le contrazioni muscolari necessarie a mantenere la posizione non producono lo stesso effetto di “pompa” generato dal movimento.
Tra i principali effetti segnalati figurano:
- ipertensione arteriosa e riduzione del flusso sanguigno;
- disturbi venosi cronici e vene varicose;
- malattie cardiache;
- affaticamento;
- dolore a schiena, gambe, ginocchia, caviglie e piedi;
- possibili complicazioni durante la gravidanza.
La scheda riporta che le persone impegnate prevalentemente in piedi per almeno cinque ore durante il turno, senza possibilità di sedersi, presentano una probabilità doppia di infarto o insufficienza cardiaca congestizia rispetto a chi lavora prevalentemente da seduto.
Anche periodi più brevi non sono necessariamente privi di effetti: una posizione eretta senza movimenti dinamici mantenuta per circa 30 minuti può già provocare affaticamento, fastidio e dolore.
Le categorie maggiormente esposte
La seduta prolungata riguarda soprattutto impiegati, addetti ai call center e alle sale di controllo, autisti, piloti, gruisti, operatori di macchine da cucire, lavoratori delle catene di montaggio e tecnici di laboratorio. Anche il lavoro da remoto può accentuare il rischio, perché può favorire giornate più lunghe, pause meno frequenti e postazioni ergonomicamente inadeguate.
La permanenza prolungata in piedi è invece frequente, tra gli altri, nei settori della ristorazione, del commercio, della produzione, dell’insegnamento, della sicurezza e dei servizi alla persona. Sono interessati parrucchieri, cassieri, addetti alla reception, camerieri, personale di cucina, farmacisti, baristi, saldatori e operatori delle linee di produzione.
La pubblicazione richiama anche l’esigenza di considerare genere, età e condizioni individuali. Le donne risultano sovrarappresentate in numerose mansioni statiche, spesso caratterizzate da una limitata possibilità di decidere quando cambiare postura o fare una pausa. Le lavoratrici gestanti devono evitare sia la seduta prolungata sia la permanenza eretta statica, il cui rischio aumenta con il progredire della gravidanza.
Particolare attenzione deve essere riservata anche ai lavoratori anziani e alle persone con patologie croniche o disturbi muscolo-scheletrici. Per questi soggetti possono essere necessarie misure prevenzionistiche aggiuntive.
Le indicazioni sui tempi
Sulla base degli orientamenti EU-OSHA, la scheda raccomanda di evitare la permanenza seduta per più del 50% della giornata lavorativa, di alzarsi almeno ogni 20-30 minuti e di effettuare una pausa in piedi o in movimento di almeno dieci minuti dopo due ore trascorse da seduti. Il tempo complessivo di lavoro in posizione seduta non dovrebbe superare le cinque ore giornaliere.
Per la posizione eretta occorre evitare di rimanere fermi nello stesso punto per più di un’ora consecutiva o per oltre quattro ore complessive al giorno.
Si tratta di indicazioni generali per la prevenzione, che devono essere applicate tenendo conto della mansione, delle condizioni individuali e dei risultati della valutazione dei rischi. La pubblicazione propone, come riferimento per una giornata lavorativa dinamica, un’alternanza indicativa composta dal 60% di attività da seduti, dal 30% in piedi e dal 10% camminando, muovendosi o utilizzando una bicicletta.
Il concetto tradizionale di postura “sempre il più eretta possibile” viene pertanto sostituito da quello di “seduta dinamica”, fondato sulla variazione continua della posizione.
Gli obblighi del datore di lavoro
Il lavoro sedentario non è oggetto di una specifica disciplina europea autonoma. Restano tuttavia applicabili gli obblighi generali previsti dalla direttiva quadro 89/391/CEE, a partire dalla valutazione di tutti i rischi e dall’adozione delle conseguenti misure di prevenzione.
Sono inoltre rilevanti la disciplina sulle attrezzature munite di videoterminali, quella relativa alla sicurezza dei luoghi di lavoro e dei cantieri temporanei o mobili e le disposizioni a tutela delle lavoratrici gestanti.
La valutazione dei rischi deve quindi prendere in considerazione tanto la seduta prolungata quanto la posizione eretta statica, senza limitarsi agli aspetti ergonomici immediatamente visibili. Devono essere esaminati anche la durata dell’esposizione, l’organizzazione dei compiti, la possibilità di cambiare postura, l’autonomia del lavoratore nella gestione delle pause e le eventuali condizioni personali di maggiore vulnerabilità.
Una strategia fondata sulla gerarchia della prevenzione
Le misure devono seguire un approccio sistematico. In primo luogo occorre eliminare, per quanto possibile, le posture statiche prolungate o sostituirle con attività che prevedano movimento.
Quando l’eliminazione non è possibile, si può intervenire mediante:
- postazioni ergonomiche e regolabili;
- sedie e sgabelli adeguati;
- piani di lavoro ad altezza corretta;
- tappetini posturali;
- rotazione dei compiti;
- definizione di tempi massimi di permanenza nella stessa posizione;
- pause brevi e frequenti;
- possibilità per i lavoratori di modificare le modalità di esecuzione del lavoro;
- informazione, formazione e coinvolgimento attivo del personale.
Le sole soluzioni tecniche, come le scrivanie regolabili, non sono sufficienti se non sono accompagnate da una diversa organizzazione del lavoro. Allo stesso modo, la formazione rischia di essere inefficace quando i ritmi produttivi o le prassi aziendali impediscono concretamente di fare pause e cambiare postura.
La scheda precisa inoltre che nessun dispositivo di protezione individuale può proteggere il lavoratore dall’inattività fisica. La prevenzione deve essere incorporata nella progettazione della mansione e nell’organizzazione quotidiana dell’attività.
La postura migliore è la prossima
Dai materiali pubblicati dall’INL emerge un’indicazione tanto semplice quanto rilevante: non esiste una singola postura da mantenere per l’intera giornata. Anche una posizione apparentemente corretta può diventare dannosa se mantenuta troppo a lungo.
L’obiettivo deve essere un lavoro attivo e dinamico, nel quale ogni persona possa sedersi quando ne ha bisogno, stare in piedi quando lo desidera e muoversi ogni volta che è possibile. In altri termini, come ricorda efficacemente la pubblicazione, “la postura migliore è sempre la prossima”.
Approfondimenti e indicazioni per i tecnici
Le indicazioni dello SLIC confermano che la gestione delle posture prolungate non può limitarsi a raccomandazioni generiche rivolte ai lavoratori. Il datore di lavoro deve partire dall’analisi delle mansioni e dei luoghi, individuare durata e modalità dell’esposizione, considerare le condizioni dei soggetti più vulnerabili e tradurre i risultati in misure tecniche e organizzative documentate nel DVR.
In questo processo può essere utile un software per la valutazione dei rischi e la redazione guidata e personalizzata di DVR, DUVRI e PEE che consente di collegare luoghi di lavoro, processi produttivi, attività, fattori di rischio e misure di prevenzione, partendo anche dalla rappresentazione grafica degli ambienti.

Indirizzo articolo: https://biblus.acca.it/notizie/posture-statiche-prolungate-al-lavoro-dallinl-indicazioni-sui-rischi-e-sulle-misure-di-prevenzione/



