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Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza

RPCT: ruolo e nomina del Responsabile Anticorruzione

Tempo di lettura stimato: 5 minuti

Vedi aggiornamento (28/03/2024 - Chiarimenti Anac sulla nomina dell'RCPT)

Norme e chiarimenti Anac sulla nomina e sul ruolo del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT)

Il Responsabile Anticorruzione (RPCT) è la figura istituita dalla legge 190/2012 e incaricata dell’attuazione del Piano triennale della Prevenzione della Corruzione che valuta il livello di esposizione degli uffici al rischio e indica gli interventi organizzativi necessari per mitigarlo.

Vuoi saperne di più? Leggi questo articolo.

È importante per tutti i professionisti del settore, le imprese e le pubbliche amministrazioni essere in linea con le ultime novità normative, per cui è opportuno affidarsi ad un software aggiornato alle nuove norme e adatto a rispondere ogni tipo di esigenza specifica; (contabilità lavori, direzione lavori, capitolati, calcolo corrispettivi, sicurezza).

Responsabile della prevenzione della corruzione: come si nomina

Il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT) va individuato dall’amministrazione tra i dirigenti di ruolo in servizio che siano a conoscenza delle dinamiche e dell’organizzazione dell’Ente di cui fanno parte e che pertanto possano svolgere al meglio le funzioni e i compiti previsti dalla normativa vigente.

Importanti chiarimenti in merito sono stati forniti da Anac con Atto del Presidente del 20 marzo 2024, rispondendo a richiesta di Parere di una società di servizi idrici integrati della Provincia di Salerno.

Alla nomina devono seguire eventuali modifiche organizzative necessarie per garantire l’autonomia ed efficacia nell’assolvimento dell’incarico.

Per Anac è importante che il soggetto designato:

  • abbia una conoscenza approfondita dell’organizzazione amministrativa
  • non si trovi in situazioni di conflitto di interessi.
  • non sia assegnato a settori considerati ad alto rischio corruttivo o ad uffici che svolgono attività di gestione e amministrazione attiva.

Nomina esterna dell’RPTC

La nomina di un dirigente esterno quale RPCT deve considerarsi secondo Anac come una eccezione, che necessita di una motivazione puntuale, anche in ordine all’assenza di soggetti aventi i requisiti previsti dalla legge.

Qualora – aggiunge Anac – in ragione delle ridotte dimensioni di tali enti e degli organici estremamente ridotti, le figure che avrebbero le competenze per ricoprire tale incarico sono assenti o si trovano in una posizione di conflitto di interesse, essendo impegnate in settori esposti a rischio corruttivo, l’incarico, a titolo esemplificativo,  può essere affidato a titolari di posizioni organizzative o comunque a profili non dirigenziali che garantiscano comunque le competenze adeguate e la posizione di autonomia e indipendenza richiesta dalla legge.

In tale ipotesi, l’organo di indirizzo è chiamato a svolgere una vigilanza stringente sulle attività del soggetto incaricato. In circostanze eccezionali, si ritiene inoltre possibile attribuire il ruolo di RPCT anche all’Amministratore di una società, ma alla sola condizione che non abbia deleghe gestionali.

Compiti assegnati al RPCT

Il RPCT ha il compito di:

  • elaborare/aggiornare la proposta di PTPC da sottoporre all’approvazione del CdA entro i termini previsti dalla normativa vigente; tale proposta di Piano è elaborata sulla base delle informazioni e notizie rese dai Referenti per l’anticorruzione e per la trasparenza/Focal Points, così come individuati nel PTPC, oltre che in stretto coordinamento con il Modello di organizzazione e gestione ex D.lgs. 231/2001 (di seguito Modello);
  • definire il Piano di formazione previsto nel PTPC, unitamente alla Direzione Risorse Umane, Organizzazione e all’Organismo di Vigilanza nominato ai sensi del D. Lgs. 231/2001 (di seguito OdV) per quanto di interesse, individuando le diverse tipologie di formazione ed il personale interessato;
  • verificare l’efficace attuazione del PTPC sulla base del Piano dei Controlli ex L. 190/12, definito annualmente dal RPCT, e del Piano Integrato dei Controlli;
  • riferire periodicamente al CdA, con cadenza almeno semestrale;
  • redigere e pubblicare la Relazione annuale recante i risultati dell’attività svolta, entro i termini previsti dalla normativa vigente o comunicati da ANAC;
  • ricevere le segnalazioni – ed effettuare la relativa istruttoria – di cui al sistema di whistleblowing;
  • vigilare sul rispetto delle disposizioni di cui al d.lgs. 39/2013 – gestire il procedimento di accertamento e gli atti conseguenti di competenza, in ottemperanza alle Linee guida Anac in materia;
  • promuovere ed effettuare incontri periodici con l’OdV al fine di coordinare le rispettive attività (ad es. in materia di piani formativi, azioni di miglioramento sul sistema dei controlli, attività di verifica e monitoraggio, ecc.);
  • effettuare incontri periodici (almeno annuali) con il Collegio Sindacale;
  • elaborare/aggiornare la sezione del PTPC contenente l’indicazione dei responsabili della trasmissione e della pubblicazione dei documenti, delle informazioni e dei dati, che costituisce parte integrante del PTPC;
  • effettuare attività di controllo sull’adempimento, da parte della Società, degli obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa vigente;
  • segnalare al CdA e/o all’AD e/o all’OdV e/o al Collegio sindacale le disfunzioni inerenti l’attuazione delle misure in materia di prevenzione della corruzione e della trasparenza e di trasparenza;
  • ai sensi dell’art. 43 del d.lgs. 33/13, segnalare, ai fini dell’eventuale attivazione delle azioni più opportune e/o del procedimento disciplinare, i casi di mancato o ritardato adempimento/adempimento parziale degli obblighi di pubblicazione, a seconda della gravità, all’ANAC, al CdA, all’organismo con funzioni analoghe all’OIV, alla Direzione Risorse Umane e Organizzazione, informando, se ritenuto necessario l’ANAC – in particolare, la richiesta di accesso civico comporta, da parte del RPCT, l’obbligo di segnalazione di cui al comma 5 del citato articolo 43;
  • indicare al CdA e/o all’AD e/o alla Direzione Risorse Umane e Organizzazione, per l’eventuale attivazione del procedimento disciplinare, i nominativi dei dipendenti che non hanno attuato correttamente le misure in materia di prevenzione della corruzione e di trasparenza;
  • controllare e garantire la regolare attuazione dell’accesso civico in base di quanto stabilito dalla normativa vigente;
  • gestire le richieste di riesame di cui all’art. 5, comma 7, d.lgs. 33/2013, decidendo con provvedimento motivato;

Le funzioni attribuite al RPCT non sono delegabili se non in caso di straordinarie e motivate necessità, riconducibili a situazioni eccezionali.

Responsabilità del RPTC

Il Responsabile Anticorruzione (RPCT) è soggetto a responsabilità disciplinare, oltre che a potenziali conseguenze in termini di danni al patrimonio pubblico e alla reputazione dell’amministrazione, a meno che non dimostri entrambe le seguenti circostanze:

  • ha predisposto, prima della commissione del fatto, un piano anticorruzione congruo e ha rispettato le prescrizioni relative alla sua elaborazione, oltre ad aver adempiuto ai compiti di verifica della sua idoneità e della sua efficace implementazione;
  • la sanzione disciplinare nei confronti del RPCT non può essere inferiore alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione, che va da un minimo di un mese a un massimo di sei mesi.

In caso di ripetute violazioni delle misure preventive previste dal piano, il RPCT è soggetto alle disposizioni dell’articolo 21 del D.Lgs. 165/2001, intitolato “responsabilità dirigenziale”, e può essere sanzionato disciplinarmente per mancato controllo, salvo non dimostri di aver comunicato agli uffici le misure da adottare e le relative modalità e di aver vigilato sul rispetto del piano.

Revoca dell’incarico RPTC

La revoca dell’incarico al Responsabile Anticorruzione (RPCT) è un momento delicato che richiede particolare attenzione e trasparenza. È fondamentale comprendere le procedure e le responsabilità ad essa associate. È essenziale che il provvedimento di revoca sia basato su motivazioni valide e trasparenti, inoltre è fondamentale evitare che un RPCT venga rimosso a causa di pressioni o per motivi non legati alla sua effettiva performance. La verifica da parte dell’ANAC è cruciale per garantire l’equità e l’integrità del processo di revoca dell’incarico al RPCT.

Segnalazione di misure discriminatorie

È importante notare che qualsiasi azione discriminatoria, diretta o indiretta, nei confronti del RPCT, in relazione alle sue funzioni, deve essere prontamente segnalata all’Autorità Nazionale Anticorruzione, la quale ha il potere di richiedere informazioni all’organo di indirizzo e, se necessario, intervenire chiedendo il riesame del provvedimento considerato discriminatorio.

Revoca dell’incarico al RPCT e comunicazione all’Anac

Per quanto riguarda la revoca dell’incarico al RPCT,  qualsiasi decisione in merito deve essere comunicata all’Anac, indipendentemente dalla motivazione addotta. L’ANAC ha trenta giorni di tempo per valutare se la revoca sia correlata alle attività svolte dal responsabile nella prevenzione della corruzione. Trascorso questo periodo, la revoca diventa efficace.

RPCT: rinuncia dell’incarico

La rinuncia all’incarico di Responsabile Anticorruzione può essere considerata accettabile solo se supportata da motivazioni valide che evidenziano situazioni di incompatibilità o inopportunità. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che tali motivazioni non devono riguardare la mancanza di un compenso aggiuntivo. infatti, secondo quanto stabilito dalla legge, l’assolvimento dell’incarico di RPCT non può in nessun caso comportare un compenso aggiuntivo, ma è consentito solo il riconoscimento di eventuali retribuzioni di risultato, qualora siano chiaramente correlati al raggiungimento di obiettivi di performance specifici e predeterminati.

 

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