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Muro di recinzione abusivo: non conta il materiale ma la consistenza e l’ingombro

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Cassazione: un muro di recinzione in cemento armato deve essere valutato per la consistenza e l’ingombro, il materiale non incide sul permesso di costruire

Secondo la sentenza penale n. 13217/2021 della Corte di Cassazione, un’opera abusiva, come nel caso di un muro di recinzione in cemento armato che non abbia funzione strutturale di contenimento del terreno, deve essere valutata per la consistenza e l’ingombro.

Il materiale di cui è fatto non rileva né sul permesso di costruire rilasciato né sull’eventuale accertamento di compatibilità paesaggistica intervenuto successivamente.

Il caso

Un privato sostituiva un muro di recinzione in muratura, ricadente in area paesaggisticamente vincolata, con uno nuovo in cemento armato attraverso la presentazione di una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività).

Successivamente, il Comune riteneva che quel muro andasse legittimato con un permesso di costruire, per cui il proprietario procedeva con una richiesta di sanatoria edilizia ed un accertamento di compatibilità paesaggistica.

Dopo il rilascio del permesso di costruire in sanatoria e l’accertamento di compatibilità paesaggistica andato a buon fine, il Comune contestava al privato il fatto che il muro fosse stato realizzato in cemento armato, per cui l’Ente amministrativo emetteva un’ordinanza di demolizione.

Il privato impugnava l’ordinanza di demolizione, sostenendo l’irrilevanza del materiale utilizzato sulla validità del permesso di costruire e sull’accertamento di compatibilità paesaggistica intervenuto successivamente.

Così, dopo vari gradi di giudizio che lo vedevano condannato, il privato faceva ricorso in Cassazione.

Il giudizio della Corte di Cassazione

Gli ermellini sono d’accordo con quanto lamentato dall’imputato e cioè:

  • la mancata valutazione da parte dei giudici di merito che il muro di recinzione fosse stato ripristinato nella stessa area di pertinenza con un altro nuovo e con dimensioni sostanzialmente analoghe a quelle del precedente manufatto, oggetto sia di sanatoria edilizia che di accertamento di compatibilità paesaggistica;
  • la mancanza di motivazione circa la capacità dell’opera di incidere sul territorio tanto da modificarlo;
  • la valutazione dei giudici in base alla natura del materiale utilizzato per realizzare l’intervento, cemento armato, senza invece valutarlo in termini di consistenza, di ingombro, operando un confronto tra lo spazio visivo occupato dal muro in pietra già esistente (simile in dimensioni) e quello realizzato successivamente dal ricorrente.

In conclusione, la Cassazione chiarisce che il materiale utilizzato, come correttamente sostiene il ricorrente, non ha alcuna rilevanza né sulla validità del permesso di costruire rilasciato né sull’accertamento di compatibilità paesaggistica successivamente intervenuto.

Il ricorso è, quindi, accolto.

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Clicca qui per scaricare la sentenza della Corte di Cassazione

 

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