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Microclima ambiente di lavoro

Microclima ambiente di lavoro: cos’è, parametri e valutazione

Tempo di lettura stimato: 5 minuti

Il microclima negli ambienti di lavoro è l’insieme dei parametri fisici e individuali che descrivono il contesto in cui un individuo vive o lavora

Tra i fattori di rischio di tipo fisico riscontrabili negli ambienti di lavoro troviamo il microclima. Questo rischio viene definito come un complesso di parametri climatici di un ambiente locale (non necessariamente confinato) che determinano o influenzano lo scambio termico tra l’ambiente e gli individui che vi lavorano.

L’analisi e la gestione del rischio microclimatico per i lavoratori sono temi particolarmente sensibili, anche se spesso sottovalutati. Il microclima influisce in modo determinante al raggiungimento della condizione di comfort termico che permette di controllare lo stato di benessere dell’individuo nell’ambiente in cui lavora.

Il dlgs 81/08 impone al datore di lavoro la valutazione dei rischi nei luoghi di lavoro, inclusi quelli correlati alle condizioni microclimatiche, al fine di individuare e mettere in pratica le misure preventive e protettive più adeguate per ridurre tale rischio. Per gestire la sicurezza sul lavoro e adempiere ad un obbligo del datore di lavoro riguardo ai rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori puoi affidarti al software specializzato in sicurezza sul lavoro.

Scopriamo cos’è il microclima, quali sono i parametri che lo determinano e le azioni da mettere in atto per evitare situazioni di stress termico dei lavoratori.

Cosa si intende per microclima in ambiente di lavoro?

L’art. 180 del dlgs 81/08 definisce il microclima come uno degli agenti di rischio fisico. Esso è definito come l’insieme dei parametri fisici e individuali che caratterizzano il comfort termico dei lavoratori dando vita ai cosiddetti scambi termici tra individuo e ambiente di lavoro.

Nello specifico, l’allegato IV fornisce indicazioni generali sull’idoneità dell’aerazione, della temperatura e dell’umidità negli ambienti di lavoro. Non specifica, però, i valori quantitativi per i parametri microclimatici da rispettare, ma suggerisce di valutare la situazione in base alle attività svolte dai lavoratori.

Durante la valutazione del microclima, è necessario considerare i seguenti parametri:

  • aerazione: i luoghi di lavoro chiusi devono essere dotati di un sistema di aerazione efficiente, sottoposto a controlli periodici e manutenzione regolare per garantire condizioni ottimali nel tempo. In base alle attività e agli sforzi fisici, i lavoratori devono avere accesso a quantità sufficienti di aria fresca e qualsiasi guasto deve essere tempestivamente segnalato per preservare la salute dei dipendenti. L’utilizzo di impianti di condizionamento dell’aria o ventilazione meccanica deve evitare l’esposizione dei lavoratori a fastidiose correnti d’aria;
  • temperatura dei locali: la regolazione adeguata della temperatura richiede la considerazione:
    • dei metodi di lavoro;
    • degli sforzi fisici;
    • del grado di umidità;
    • del movimento dell’aria.

Quando non è possibile modificare la temperatura dell’intero ambiente, è fondamentale proteggere i lavoratori da esposizioni eccessive al caldo o al freddo mediante misure correttive localizzate o dispositivi personali di protezione. La temperatura in locali di riposo, servizi igienici, mense e locali di pronto soccorso deve rispettare la destinazione specifica di ciascun ambiente, garantendo protezione contro eccessive esposizioni solari tramite finestre, lucernari e pareti vetrate;

  • umidità: il grado di umidità deve essere costantemente monitorato e mantenuto a livelli appropriati in base alle esigenze tecniche del lavoro.

Quali parametri influenzano il microclima in un ambiente di lavoro?

Tra i fattori che influenzano la sensibilità del lavoratore al calore vi sono quelli fisici e quelli individuali. 

I principali parametri fisici termo-igrometrici sono:

  • temperatura dell’aria;
  • temperatura radiante 
  • velocità dell’aria;
  • umidità relativa.

I più importanti parametri individuali, invece, sono:

  • attività metabolica dell’individuo;
  • tipologia di abbigliamento;
  • tipologia di mansione svolta.

Tutti questi parametri devono essere valutati attentamente per evitare che le condizioni microclimatiche influenzino negativamente la salute e il benessere dei lavoratori.

Microclima e tipi di ambiente di lavoro

In base alle caratteristiche ambientali e alle condizioni microclimatiche, gli ambienti di lavoro si distinguono in:

  • moderati, nei quali gli scambi termici tra soggetto e ambiente consentono di raggiungere condizioni prossime al comfort del benessere termico e vengono valutati con l’indice PMV (predicted mean vote – voto medio previsto) in associazione con l’indice PPD (predicted mean vote – voto medio previsto);
  • severi, a loro volta distinti in caldi e freddi, in cui le condizioni ambientali sono tali da determinare nel soggetto esposto uno squilibrio termico tale da rappresentare un fattore di rischio per la salute; vengono valutati rispettivamente mediante l’indice WBGT o modello PHS i primi, e indice IREQ i secondi.

Un ulteriore distinzione riguarda:

  • gli ambienti termicamente moderabili: nei quali non esistono vincoli che possono impedire il raggiungimento di condizioni di confort;
  • gli ambienti termicamente vincolati: nei quali l’attività lavorativa svolta al loro interno è vincolata alle condizioni termiche. Il vincolo può essere sia di natura ambientale (lavorazioni all’aperto oppure in celle frigorifere) sia legato all’attività che viene eseguita.

Microclima ambiente di lavoro: normativa

Per poter effettuare la valutazione del rischio le normative di riferimento sono:

  • per gli ambienti moderabili o moderati il riferimento da seguire è l’allegato IV del dlgs 81/08; 
  • per gli ambienti vincolati il riferimento è il titolo VII del dlgs 81/08.

Rispettivamente le indicazioni normative demandano a norme tecniche di settore per la valutazione operativa della valutazione del rischio:

  • freddo severo: UNI EN ISO 11079 – metodo IREQ;
  • caldo severo: UNI EN ISO 7933- metodo PHS;
  • ambienti moderati: UNI EN ISO 7730 – metodo PMV/PPD.

Valutazione del rischio microclima

La valutazione del rischio microclima negli ambienti di lavoro richiede il rispetto di diverse norme tecniche, a seconda che si tratti di ambienti severamente caldi o ambienti moderati.

Tuttavia, il principio comune a tutte è quello di effettuare misurazioni accurate per determinare i valori esatti dei parametri microclimatici. Questo si realizza mediante l’utilizzo di appositi strumenti di misurazione.

Come avviene per quasi tutte le valutazioni, anche per quella relativa al microclima deve essere eseguita con una periodicità quadriennale. In ogni caso, la valutazione dei rischi deve essere aggiornata ogni qual volta si verifichino mutamenti che potrebbero renderla obsoleta, oppure quando i processi lavorativi hanno subito modifiche sostanziali che potrebbero aver comportato la mutazione dei parametri termo-igrometrici o i parametri individuali degli esposti.

 I dati ottenuti dalla valutazione, misurazione e calcolo dei livelli di esposizione costituiscono parte integrante del documento di valutazione del rischio (DVR).

Nello specifico, per gli ambienti moderati, sarebbe opportuno effettuare almeno due campagne di rilievi ogni quattro anni, durante la stagione invernale e quella estiva, per controllare il buon funzionamento degli impianti di riscaldamento e raffreddamento degli ambienti di lavoro.

A seguito della valutazione, verrà determinata la presenza di un eventuale rischio per i lavoratori e, dunque, individuate le misure da adottare per eliminare tale rischio.

Microclima ambiente di lavoro: misure di prevenzione e protezione

Per limitare, o addirittura eliminare, i rischi causati da un ambiente di lavoro sfavorevole dal punto di vista climatico, le principali misure di prevenzione e protezione da adottare sono:

  • dotarsi di impianto di condizionamento estivo e di impianto di ventilazione estivo in modo da regolare i parametri temperature ed umidità ambientali conformemente alle normative tecniche;
  • aumentare in generale l’umidità ambientale in inverno e diminuire l’umidità ambientale in estate;
  • ridurre od aumentare la ventilazione dei locali a secondo del disagio termico dei lavoratori;
  • evitare di affollare troppe macchine o personale in pochi locali, ciò aumenterebbe le fonti di calore;
  • schermare le superfici calde radianti interne ad esempio le superfici di macchine che riscaldano eccessivamente;
  • potenziare l’impianto di riscaldamento e condizionamento;
  • adozioni di sistemi di apertura e chiusura dei portoni che riducano al minimo gli scambi termici tra l’esterno e l’interno (porte a barriera/lamina d’aria ecc..), compatibilmente con le esigenze di sicurezza per l’evacuazione in caso di emergenza;
  • posizionamento delle postazioni fisse di lavoro a distanza dalle porte che si affacciano su ambienti esterni troppo freddi o troppo caldi ecc.;
  • dotazione, nei diversi ambienti, di termostati o regolatori della velocità dei ventilatori, permettendo ai lavoratori di regolare i parametri microclimatici più vicini alle proprie esigenze;
  • garantire corretto approvvigionamento di acqua mediante dispenser messi a disposizione dei lavoratori, soprattutto in ambienti esposti a caldo severo;
  • fornire ai lavoratori idoneo abbigliamento, talvolta costituenti veri e propri DPI come ad esempio tute ignifughe e termoisolanti da prevedere per lavori in prossimità di altoforni;
  • prevedere adeguata formazione ed informazione del personale, incentivando una corretta idratazione nei periodi più caldi e di indossare gli idonei indumenti forniti nei periodi più freddi;
  • prevedere corretti programmi di pausa atte a garantire un riequilibro termico dei soggetti esposti.

 

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