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Home » Approfondimenti » Sicurezza Cantieri e Luoghi di Lavoro » Come valutare il rischio microclima nei luoghi di lavoro

Come valutare il rischio microclima nei luoghi di lavoro

Cos’è il microclima negli ambienti di lavoro, quali parametri valutare, norme UNI/ISO di riferimento, indici PMV, PPD, WBGT, PHS e IREQ e misure di prevenzione

Tempo di lettura stimato: 10 minutidi Redazione BibLus / 8 Luglio 2026/0 Commenti/in Sicurezza Cantieri e Luoghi di Lavoro /di
Microclima ambiente di lavoro

Ta i fattori di rischio di tipo fisico riscontrabili negli ambienti di lavoro troviamo il microclima. Questo rischio viene definito come un complesso di parametri climatici di un ambiente locale (non necessariamente confinato) che determinano o influenzano lo scambio termico tra l’ambiente e gli individui che vi lavorano.

L’analisi e la gestione del rischio microclimatico per i lavoratori sono temi particolarmente sensibili, anche se spesso sottovalutati. Il microclima influisce in modo determinante al raggiungimento della condizione di comfort termico che permette di controllare lo stato di benessere dell’individuo nell’ambiente in cui lavora.

Scopriamo cos’è il microclima, quali sono i parametri che lo determinano e le azioni da mettere in atto per evitare situazioni di stress termico dei lavoratori.

Il D.Lgs. 81/08 impone al datore di lavoro la valutazione dei rischi nei luoghi di lavoro, inclusi quelli correlati alle condizioni microclimatiche, al fine di individuare e mettere in pratica le misure preventive e protettive più adeguate per ridurre tale rischio. Per gestirli prova un software specializzato in sicurezza sul lavoro.

Indice

  • Cosa si intende per microclima in ambiente di lavoro?
  • Tipologia di ambienti: moderati, caldi severi e freddi severi
  • Ambienti moderabili e ambienti vincolati
  • Microclima ambiente di lavoro: normativa
  • Come si effettua la valutazione del rischio microclima?
  • Ambienti ad obiettivo comfort, o moderabili (metodo PMV)
  • Ambienti vincolati caldi (metodo PHS)
  • Ambienti vincolati freddi (metodo IREQ)
  • Quali sono gli strumenti di misura dei parametri microclimatci?
  • Microclima ambiente di lavoro: misure di prevenzione e protezione
  • Valutazione del microclima: le linee guida INAIL 2018
  • Indicazioni INAIL sull’utilizzo degli apparecchi per la climatizzazione di piccoli ambienti di lavoro (2024)
  • Microclima nei luoghi di lavoro: cosa bisogna sapere

Cosa si intende per microclima in ambiente di lavoro?

Il microclima può essere definito come l’insieme dei parametri fisici e individuali che caratterizzano il comfort termico dei lavoratori dando vita ai cosiddetti scambi termici tra individuo e ambiente di lavoro.

L’art. 180 del D.Lgs. 81/08 include il microclima tra gli agenti fisici da valutare come rischio per la sicurezza. La gestione del microclima nei luoghi di lavoro rappresenta un elemento fondamentale per garantire condizioni adeguate di salute e sicurezza ai lavoratori.

La sua valutazione si fonda sul principio del bilancio termico dell’organismo umano. Il corpo, infatti, genera energia termica attraverso i processi metabolici e la trasferisce all’ambiente mediante diversi meccanismi, tra cui convezione, irraggiamento, evaporazione, conduzione e respirazione.

Il bilancio energetico complessivo, espresso come quantità di energia nell’unità di tempo, può essere sintetizzato dalla seguente relazione:

S = M – W ± CRES ± ERES ± K ± C ± R – E

dove:

  • S = accumulo di calore nel corpo umano;
  • M = metabolismo energetico;
  • W = lavoro meccanico esterno;
  • E = perdita di calore per evaporazione cutanea;
  • R = scambio termico per irraggiamento;
  • C = scambio termico per convezione;
  • K = scambio termico per conduzione;
  • Cres = scambio convettivo respiratorio;
  • Eres = perdita evaporativa respiratoria.

Quando il corpo si trova in equilibrio termico, il bilancio energetico risulta pari a zero (S = 0). Se invece il valore di S è maggiore di zero, l’organismo accumula calore e possono manifestarsi condizioni di stress termico da caldo.

Lo stress termico si verifica quando le condizioni microclimatiche attivano i meccanismi di termoregolazione del corpo umano. Diversamente, il benessere termico corrisponde a una situazione di equilibrio, nella quale non si avverte né caldo né freddo.

Quali parametri influenzano il microclima?

Tra i fattori che influenzano la sensibilità del lavoratore al microclima vi sono quelli fisici e quelli individuali.

I principali parametri fisici termo-igrometrici sono:

  • temperatura dell’aria;
  • temperatura radiante;
  • velocità dell’aria;
  • umidità relativa.

Più in dettaglio, l’allegato IV fornisce indicazioni generali sull’idoneità dell’aerazione, della temperatura e dell’umidità negli ambienti di lavoro. Non specifica, però, i valori quantitativi per i parametri microclimatici da rispettare, ma suggerisce di valutare la situazione in base alle attività svolte dai lavoratori.

I più importanti parametri individuali, invece, sono:

  • attività metabolica dell’individuo;
  • tipologia di abbigliamento;
  • tipologia di mansione svolta.

Tutti questi parametri devono essere valutati attentamente per evitare che le condizioni microclimatiche influenzino negativamente la salute e il benessere dei lavoratori.

Aerazione

I luoghi di lavoro chiusi devono essere dotati di un sistema di aerazione efficiente, sottoposto a controlli periodici e manutenzione regolare per garantire condizioni ottimali nel tempo.

In base alle attività e agli sforzi fisici, i lavoratori devono avere accesso a quantità sufficienti di aria fresca e qualsiasi guasto deve essere tempestivamente segnalato per preservare la salute dei dipendenti.

Nei locali chiusi è necessario assicurare la presenza di aria salubre in quantità sufficiente, tenendo conto delle attività svolte e dello sforzo fisico richiesto. Tale obiettivo deve essere raggiunto preferibilmente mediante aerazione naturale e, quando ciò non risulta possibile, attraverso specifici impianti di ventilazione o aerazione. Gli impianti devono essere mantenuti costantemente in funzione ed essere dotati, ove necessario, di sistemi di controllo in grado di segnalare eventuali guasti che potrebbero compromettere la sicurezza degli ambienti di lavoro.

Inoltre, gli impianti di climatizzazione e ventilazione meccanica devono operare evitando correnti d’aria fastidiose per i lavoratori e devono essere sottoposti periodicamente a controlli, manutenzione, pulizia e sanificazione, così da prevenire rischi derivanti dalla contaminazione dell’aria. Eventuali accumuli di polvere, sporco o sedimenti potenzialmente dannosi per la salute devono essere rimossi tempestivamente.

Umidità

Il grado di umidità deve essere costantemente monitorato e mantenuto a livelli appropriati in base alle esigenze tecniche del lavoro.

Nei contesti industriali in cui i processi lavorativi determinano un significativo aumento dell’umidità dell’aria, è necessario adottare misure idonee a limitare la formazione di nebbie e condense, mantenendo temperatura e umidità entro valori compatibili sia con le esigenze tecniche della produzione sia con il benessere dei lavoratori.

Temperatura dei locali

Anche la temperatura degli ambienti di lavoro deve essere adeguata alle esigenze fisiologiche dei lavoratori, considerando sia le modalità operative sia l’intensità dello sforzo fisico richiesto e nella valutazione del comfort termico occorre inoltre tenere conto dell’umidità e della movimentazione dell’aria, fattori che incidono direttamente sulla percezione del caldo e del freddo. Particolare attenzione deve essere riservata ai locali destinati al riposo, ai servizi igienici, alle mense, ai locali di sorveglianza e agli spazi di pronto soccorso, nei quali la temperatura deve risultare coerente con la specifica funzione svolta.

Le superfici vetrate, come finestre e lucernari, devono essere progettate o schermate in modo da limitare l’eccessivo irraggiamento solare nei luoghi di lavoro e qualora non sia possibile intervenire sulla temperatura generale dell’ambiente, il datore di lavoro deve adottare misure tecniche localizzate o fornire dispositivi di protezione individuale per tutelare i lavoratori dall’esposizione a temperature troppo elevate o troppo basse. Nei locali chiusi, inoltre, gli apparecchi di riscaldamento a fuoco diretto devono essere dotati di adeguati sistemi di evacuazione dei fumi, così da evitare contaminazioni dell’aria dovute ai prodotti della combustione.

La regolazione adeguata della temperatura richiede la considerazione:

  • dei metodi di lavoro;
  • degli sforzi fisici;
  • del grado di umidità;
  • del movimento dell’aria.

Quando non è possibile modificare la temperatura dell’intero ambiente, è fondamentale proteggere i lavoratori da esposizioni eccessive al caldo o al freddo mediante misure correttive localizzate o dispositivi personali di protezione. La temperatura in locali di riposo, servizi igienici, mense e locali di pronto soccorso deve rispettare la destinazione specifica di ciascun ambiente, garantendo protezione contro eccessive esposizioni solari tramite finestre, lucernari e pareti vetrate.

Tipologia di ambienti: moderati, caldi severi e freddi severi

In base alle caratteristiche ambientali e alle condizioni microclimatiche si possono avere 2 tipologie di ambienti:

  • ambienti moderati in cui gli scambi termici tra individuo e ambiente consentono di raggiungere condizioni prossime al comfort del benessere termico;
  • ambienti severi, a loro volta distinti in caldi e freddi, in cui le condizioni microclimatiche ottimali non possono essere garantite e l’eccessivo caldo o freddo rappresentano un grave rischio per salute e sicurezza dei lavoratori.

Rientrano tra gli ambienti severi quelli caratterizzati da condizioni climatiche particolarmente gravose, tipiche delle attività svolte all’aperto, come i cantieri edili o i lavori di manutenzione stradale.

Gli ambienti moderati, invece, sono quelli con parametri climatici controllati, come uffici, centri commerciali e altri spazi confinati climatizzati.

Questa distinzione è tuttavia relativa alle condizioni che si realizzano in un ambiente (ex-post) e non alle condizioni che è possibile realizzare, e di conseguenza devono essere realizzate in un ambiente (ex-ante).

Essa pertanto non coglie la distinzione fra ambienti nei quali non esistono ostacoli allo stabilirsi di condizioni di comfort ed ambienti nei quali, al contrario tali ostacoli esistono, distinzione che rappresenta l’unico vero elemento discriminante pertinente,

Ambienti moderabili e ambienti vincolati

Un’ulteriore, fondamentale distinzione riguarda:

  • gli ambienti termicamente moderabili: nei quali non esistono vincoli che possono impedire il raggiungimento di condizioni di confort;
  • gli ambienti termicamente vincolati: nei quali l’attività lavorativa svolta al loro interno è vincolata alle condizioni termiche. Il vincolo può essere sia di natura ambientale (lavorazioni all’aperto oppure in celle frigorifere) sia legato all’attività che viene eseguita.

L’ambiente termico  “moderabile” deve essere valutato in un’ottica di perseguimento del comfort ai sensi del punto 1.9.2 dell’Allegato IV del d.lgs. 81/2008.

L’ambiente termico definito “vincolato” deve essere valutato in un’ottica di tutela della salute secondo le disposizioni contenute nel Titolo VIII del d.lgs. 81/2008, e precisamente dal capo I, articoli 180 – 186.

Microclima ambiente di lavoro: normativa

La normativa di riferimento per effettuare una corretta valutazione del rischio microclima (caldo severo) è il D.Lgs. 81/2008 con riferimento alle seguenti disposizioni:

  • l’articolo 28: obbliga il datore di lavoro a valutare tutti i rischi per salute e sicurezza, inclusi quelli da microclima e radiazione solare.
  • il titolo VIII capo I del D.Lgs. 81/08: il microclima è riconosciuto come uno degli agenti di rischio fisico.
  • l’allegato IV del D.Lgs.. 81/08: contiene requisiti relativi agli ambienti di lavoro, tra cui temperatura e umidità.
  • gli articoli 181-186: si applicano in assenza di un capo specifico dedicato a microclima e radiazione solare.
  • l’articolo 184: impone informazione e formazione dei lavoratori esposti ad agenti fisici.
  • l’articolo 185: disciplina la sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti ad agenti fisici.
  • l’articolo 41: richiamato per la sorveglianza sanitaria, anche su richiesta motivata del lavoratore.
  • l’articolo 45: rilevante per la predisposizione delle misure di primo soccorso.

Bisogna poi considerare le norme UNI e i relativi metodi da adottare a seconda degli ambienti.

  • freddo severo: UNI EN ISO 11079 – metodo IREQ;
  • caldo severo: UNI EN ISO 7933- metodo PHS;
  • ambienti moderati: UNI EN ISO 7730 – metodo PMV/PPD;
  • stima dell’isolamento termico dell’abbigliamento: UNI EN ISO 9920;
  • ambienti termici moderati e indici PMV/PPD: UNI EN ISO 7730;
  • strumenti e metodi di misura delle grandezze fisiche: UNI EN ISO 7726.

Come si effettua la valutazione del rischio microclima?

La valutazione del rischio microclima deve essere eseguita da personale qualificato, con riferimento alle norme tecniche applicabili e alle condizioni reali di lavoro e tale valutazione comprende:

  • analisi dell’ambiente di lavoro;
  • individuazione delle mansioni esposte;
  • rilevazione dei parametri microclimatici;
  • stima del metabolismo energetico;
  • valutazione dell’abbigliamento;
  • calcolo degli indici microclimatici;
  • individuazione delle misure di prevenzione e protezione;
  • inserimento dei risultati nel DVR.

Tali misurazioni devono essere rappresentative delle reali condizioni di esposizione e negli ambienti moderati è opportuno eseguire rilievi sia nella stagione estiva sia in quella invernale, soprattutto in presenza di impianti di climatizzazione o riscaldamento.

Come detto, la valutazione del rischio microclima negli ambienti di lavoro richiede il rispetto di diverse norme tecniche, a seconda che si tratti di ambienti severamente caldi o ambienti moderati.

Tuttavia, il principio comune a tutte è quello di effettuare misurazioni accurate per determinare i valori esatti dei parametri microclimatici. Questo si realizza mediante l’utilizzo di appositi strumenti di misurazione.

Aggiornamento della valutazione e DVR

Come avviene per quasi tutte le valutazioni, anche per quella relativa al microclima deve essere eseguita con una periodicità quadriennale. In ogni caso, la valutazione dei rischi deve essere aggiornata ogni qual volta si verifichino mutamenti che potrebbero renderla obsoleta, oppure quando i processi lavorativi hanno subito modifiche sostanziali che potrebbero aver comportato la mutazione dei parametri termo-igrometrici o i parametri individuali degli esposti.

Nello specifico, per gli ambienti moderati, sarebbe opportuno effettuare almeno due campagne di rilievi ogni quattro anni, durante la stagione invernale e quella estiva, per controllare il buon funzionamento degli impianti di riscaldamento e raffreddamento degli ambienti di lavoro.

A seguito della valutazione, verrà determinata la presenza di un eventuale rischio per i lavoratori e, dunque, individuate le misure da adottare per eliminare tale rischio.

I dati ottenuti dalla valutazione, misurazione e calcolo dei livelli di esposizione costituiscono parte integrante del documento di valutazione del rischio (DVR).

Ambienti ad obiettivo comfort, o moderabili (metodo PMV)

Negli ambienti ove non esistono vincoli tecnici, produttivi o organizzativi tali da impedire il raggiungimento del comfort termico. In questi casi l’obiettivo non è valutare un rischio per la salute, ma verificare e ridurre l’eventuale discomfort termo-igrometrico.

Il riferimento principale è il metodo PMV – Predicted Mean Vote, disciplinato dalla UNI EN ISO 7730. Il PMV esprime il “voto medio previsto” di un gruppo di persone rispetto alla sensazione termica, su una scala da freddo a caldo. È collegato al bilancio energetico del corpo umano: quando il corpo è in equilibrio termico si ha neutralità, quindi comfort; quando accumula o perde calore si ha sensazione di caldo o freddo. Al PMV è associato il PPD – Predicted Percentage of Dissatisfied, cioè la percentuale prevista di persone insoddisfatte: da ricordare che, anche nella condizione ideale,  una quota minima di insoddisfatti resta fisiologicamente presente.

Per applicare il metodo servono sei parametri: quattro ambientali, cioè temperatura dell’aria, temperatura media radiante, umidità/pressione parziale del vapore e velocità dell’aria, e due individuali, cioè metabolismo e isolamento dell’abbigliamento. Il PMV è applicabile solo entro determinati intervalli e quando l’ambiente è effettivamente “moderato”; se le condizioni sono troppo lontane dal comfort, il metodo perde significato.

Nella valutazione va distinto il comfort globale dal discomfort locale. Quest’ultimo può derivare da correnti d’aria, differenze verticali di temperatura, pavimenti troppo caldi o freddi, oppure asimmetrie radianti, ad esempio superfici vetrate, pareti fredde, soffitti caldi o sorgenti radianti non uniformi. La valutazione corretta richiede quindi non solo il calcolo PMV/PPD, ma anche l’analisi di questi fattori locali.

Sul piano operativo, la valutazione prevede:

  • identificare l’ambiente come moderabile;
  • scegliere postazioni e tempi di misura rappresentativi;
  • misurare i parametri ambientali;
  • stimare metabolismo e abbigliamento;
  • calcolare PMV/PPD;
  • verificare eventuali discomfort locali;
  • confrontare i risultati con i limiti applicabili;
  • infine individuare eventuali azioni correttive.

Negli ambienti moderabili ma non moderati, quelli dove il comfort sarebbe raggiungibile ma non viene garantito per carenze gestionali o impiantistiche, possono essere usati indici semplificati come Heat Index e Humidex, utili soprattutto per valutare situazioni calde con elevata umidità. Infine, il controllo del microclima passa da interventi su temperatura, umidità relativa, velocità dell’aria e temperatura radiante.

Per approfondire, leggi anche “Benessere termoigrometrico e comfort termico: UNI EN ISO 7730, CAM e requisiti minimi”

L’indice PMV nei CAM edilizi

Il D.M. 24/11/2025 “criteri ambientali minimi per l’affidamento del servizio di progettazione di interventi edilizi, per l’affidamento dei lavori per interventi edilizi e per l’affidamento congiunto di progettazione e lavori per interventi edilizi” stabilisce che il benessere termico e di qualità dell’aria interna prevedendo condizioni conformi almeno alla classe B secondo la norma UNI EN ISO 7730 in termini di PMV (Voto Medio Previsto) e di PPD (Percentuale Prevista di Insoddisfatti) oltre che di verifica di assenza di discomfort locale.

Il PMV deve essere valutato in abbinamento all’indice PPD (Predicted Percentage of Dissatisfied).

Per rispettare i Criteri Ambientali Minimi, il progettista deve elaborare una relazione tecnica di calcolo (spesso tramite software di simulazione dinamica oraria) che dimostri il rispetto dei parametri.

DVR, DUVRI E PEE

Valutazione dei rischi a partire dal disegno dei luoghi di lavoro

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Ambienti vincolati caldi (metodo PHS)

Per gli ambienti in cui esistono vincoli che impediscono il comfort e generano un possibile stress termico da caldo non si valuta più un semplice discomfort, ma un rischio per la salute, con riferimento al Titolo VIII del d.lgs. 81/2008 e alle norme tecniche.

Il metodo centrale è il PHS – Predicted Heat Strain, previsto dalla UNI EN ISO 7933. Questo metodo stima la sollecitazione termica dell’organismo in ambienti caldi, considerando il bilancio tra calore prodotto, calore ricevuto dall’ambiente e capacità di dissipazione, soprattutto tramite sudorazione ed evaporazione.

Anche per il PHS servono parametri ambientali e individuali: temperatura dell’aria, temperatura radiante, umidità, velocità dell’aria, metabolismo, abbigliamento e caratteristiche del vestiario. Rispetto agli ambienti moderabili, qui assumono un peso decisivo la sudorazione, la disidratazione, l’accumulo di calore corporeo e la durata dell’esposizione.

Il metodo produce descrittori di rischio e consente di calcolare i tempi massimi di esposizione. Di qui l’importanza delle pause e delle esposizioni multifase: quando il lavoratore alterna fasi calde, fasi meno calde e pause, la valutazione deve considerare l’andamento complessivo e non solo un singolo momento.

La misura dei parametri fisici deve essere rappresentativa delle condizioni peggiori realisticamente ricorrenti. Occorre misurare nelle postazioni effettive di lavoro, nei momenti in cui il carico termico è più significativo, e tenere conto della variabilità delle sorgenti di calore, dell’irraggiamento, della ventilazione e dell’organizzazione del lavoro.

Per ridurre il rischio negli ambienti caldi, il metodo richiama varie misure: riduzione del carico termico alla fonte, schermature radianti, aspirazione di aria calda vicino alle sorgenti, cabine climatizzate, organizzazione dei turni, pause adeguate, acclimatazione progressiva, disponibilità di liquidi e reintegro di sali minerali. L’informazione, la formazione e l’idoneità sanitaria sono elementi essenziali.

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Ambienti vincolati freddi (metodo IREQ)

Per gli ambienti nei quali i vincoli produttivi o ambientali espongono i lavoratori a stress termico da freddo l’obiettivo non è il comfort, ma la tutela della salute, perché il rischio è legato alla perdita eccessiva di calore corporeo e alla possibile ipotermia.

Il metodo di riferimento è l’IREQ – Insulation Required, previsto dalla UNI EN ISO 11079. L’idea centrale è determinare quale isolamento termico dell’abbigliamento sia necessario per mantenere condizioni corporee accettabili durante l’esposizione. Il vestiario diventa quindi il parametro centrale: negli ambienti freddi, l’organismo ha capacità limitate di ridurre la dispersione termica, perciò l’isolamento fornito dagli indumenti è decisivo.

I parametri richiesti sono analoghi a quelli degli altri metodi: temperatura dell’aria, temperatura media radiante, pressione del vapore/umidità, velocità dell’aria, metabolismo e isolamento dell’abbigliamento. Tuttavia, negli ambienti freddi ha particolare importanza la velocità dell’aria, perché aumenta la dispersione di calore e può aggravare rapidamente il rischio.

Il metodo IREQ permette di valutare l’adeguatezza dell’abbigliamento disponibile e, se necessario, di stabilire il DLE, cioè la durata limite di esposizione. Quando l’abbigliamento non è sufficiente a garantire l’equilibrio termico, occorre ridurre il tempo di permanenza e introdurre pause in ambienti più caldi.

La valutazione richiede misure nelle postazioni realmente occupate e nei periodi rappresentativi delle condizioni peggiori. Devono essere considerati anche i percorsi tra ambienti esterni, spogliatoi, celle o locali freddi, perché bruschi sbalzi termici possono aumentare il disagio e il rischio.

Il controllo del rischio negli ambienti freddi si basa soprattutto su abbigliamento adeguato, riduzione della velocità dell’aria, limitazione dei tempi di esposizione, pause programmate, ambienti di recupero, percorsi di acclimatazione e progettazione degli impianti in modo da evitare flussi d’aria diretti sulle persone. Esempi tipici sono le celle frigorifere e gli ambienti dove si mantengono prodotti a temperature molto basse.

Quali sono gli strumenti di misura dei parametri microclimatci?

Il capitolo descrive gli strumenti necessari per misurare correttamente i parametri microclimatici. I parametri principali sono: temperatura dell’aria, umidità relativa o pressione del vapore acqueo, velocità dell’aria e temperatura media radiante. Per il discomfort locale possono servire anche la temperatura del pavimento e la temperatura piana radiante.

La temperatura dell’aria si misura con termometri, termocoppie o termistori. È importante evitare che la sonda sia influenzata da sorgenti radianti vicine, perché in quel caso misurerebbe un valore alterato, intermedio tra temperatura dell’aria e radiazione termica.

L’umidità viene trattata distinguendo tra umidità assoluta o pressione del vapore acqueo e umidità relativa. La misura è necessaria perché l’umidità influisce sia sul comfort sia sulla capacità del corpo di disperdere calore attraverso l’evaporazione del sudore.

La temperatura media radiante si misura spesso tramite globotermometro, che consente di stimare l’effetto combinato delle superfici radianti circostanti. La risposta dello strumento richiede attenzione ai tempi di stabilizzazione.

La velocità dell’aria si misura con anemometri, ad esempio a sfera calda, filo caldo o ventolina. La scelta dello strumento dipende dal tipo di flusso, dalla direzionalità e dalla rapidità di risposta richiesta.

La temperatura del pavimento serve per valutare uno specifico discomfort locale, mentre la temperatura piana radiante si usa per verificare asimmetrie radianti tra superfici contrapposte, ad esempio parete calda/parete fredda o soffitto/pavimento.

Particolare attenzione va posta sulla taratura: gli strumenti devono essere verificati periodicamente secondo le indicazioni del costruttore, e comunque dopo urti, eventi traumatici o riparazioni. La taratura deve essere documentata nella relazione di misura.

Microclima ambiente di lavoro: misure di prevenzione e protezione

Per limitare, o addirittura eliminare, i rischi causati da un ambiente di lavoro sfavorevole dal punto di vista climatico, le principali misure di prevenzione e protezione da adottare sono:

  • dotarsi di impianto di condizionamento estivo e di impianto di ventilazione estivo in modo da regolare i parametri temperature ed umidità ambientali conformemente alle normative tecniche;
  • aumentare in generale l’umidità ambientale in inverno e diminuire l’umidità ambientale in estate;
  • ridurre od aumentare la ventilazione dei locali a secondo del disagio termico dei lavoratori;
  • evitare di affollare troppe macchine o personale in pochi locali, ciò aumenterebbe le fonti di calore;
  • schermare le superfici calde radianti interne ad esempio le superfici di macchine che riscaldano eccessivamente;
  • potenziare l’impianto di riscaldamento e condizionamento;
  • adozioni di sistemi di apertura e chiusura dei portoni che riducano al minimo gli scambi termici tra l’esterno e l’interno (porte a barriera/lamina d’aria ecc..), compatibilmente con le esigenze di sicurezza per l’evacuazione in caso di emergenza;
  • posizionamento delle postazioni fisse di lavoro a distanza dalle porte che si affacciano su ambienti esterni troppo freddi o troppo caldi ecc.;
  • dotazione, nei diversi ambienti, di termostati o regolatori della velocità dei ventilatori, permettendo ai lavoratori di regolare i parametri microclimatici più vicini alle proprie esigenze;
  • garantire corretto approvvigionamento di acqua mediante dispenser messi a disposizione dei lavoratori, soprattutto in ambienti esposti a caldo severo;
  • fornire ai lavoratori idoneo abbigliamento, talvolta costituenti veri e propri DPI come ad esempio tute ignifughe e termoisolanti da prevedere per lavori in prossimità di altoforni;
  • prevedere adeguata formazione ed informazione del personale, incentivando una corretta idratazione nei periodi più caldi e di indossare gli idonei indumenti forniti nei periodi più freddi;
  • prevedere corretti programmi di pausa atte a garantire un riequilibro termico dei soggetti esposti.

Valutazione del microclima: le linee guida INAIL 2018

Un importante punto di riferimento per la valutazione del rischio è la pubblicazione INAIL 2018 sulla valutazione del microclima che riporta:

  • l’inquadramento normativo della valutazione del rischio microclima;
  • le definizioni di ambienti con rischio termico e ambienti con discomfort termico;
  • la descrizione del Metodo PMV (Predicted Mean Vote) per gli ambienti ad obiettivo comfort (moderabili);
  • la descrizione del Metodo PHS (Predicted Heat Strain) per gli ambienti vincolati caldi;
  • la descrizione del Metodo IREQ (Insulation REQired) per gli ambienti vincolati freddi;
  • la rassegna dei principali strumenti di misura.
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Download Gratuito Opuscolo INAIL "La Valutazione del microclima" (2018)

Indicazioni INAIL sull’utilizzo degli apparecchi per la climatizzazione di piccoli ambienti di lavoro (2024)

In un fact-sheet pubblicato nel 2024 l’INAIL richiama l’attenzione dei datori di lavoro, dei progettisti, dei consulenti e degli stessi lavoratori sul corretto utilizzo di apparecchi per la climatizzazione di piccoli luoghi di lavoro per evitare che gli stessi si trasformino in fonti rischio per i lavoratori.

Il documento descrive l’uso corretto degli apparecchi di climatizzazione nei piccoli ambienti di lavoro, come uffici e negozi. Questi dispositivi, che includono climatizzatori, condizionatori e pompe di calore, regolano la temperatura e l’umidità dell’aria interna senza scambiare aria con l’esterno, spesso utilizzando fonti energetiche rinnovabili come i pannelli fotovoltaici.

Per evitare che questo tipo di impianti possano diventare una fonte di discomfort per i lavoratori, è necessario che siano correttamente installati e costantemente manutenuti. L’installazione deve essere eseguita da professionisti certificati secondo il D.M. 37/2008, prestando attenzione al posizionamento per evitare discomfort ai lavoratori.

Al fine di determinare se le condizioni ambientali sono confortevoli è necessario utilizzare lo standard tecnico UNI EN ISO 7730. Questo standard valuta non solo la temperatura dell’aria, ma anche l’umidità relativa, la velocità dell’aria e l’effetto radiante di corpi caldi quali le superfici vetrate esposte direttamente alla radiazione solare. Inoltre, tiene conto dell’attività metabolica associata all’attività svolta e del tipo di abbigliamento indossato.

Per effettuare questa valutazione, è necessario misurare tutti i parametri ambientali e valutare l’attività metabolica e l’isolamento termico fornito dall’abbigliamento. Durante l’estate, se la temperatura interna viene mantenuta non più di 7 °C inferiore a quella esterna, le condizioni ambientali dovrebbero risultare confortevoli, evitando sbalzi termici eccessivi che potrebbero essere pericolosi per i soggetti più sensibili.

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Download Gratuito Fact sheet INAIL sulla climatizzazione di piccoli ambienti di lavoro

Microclima nei luoghi di lavoro: cosa bisogna sapere

Che cos’è il microclima negli ambienti di lavoro?

Il microclima è l’insieme dei parametri fisici e individuali che influenzano gli scambi termici tra lavoratore e ambiente, incidendo sul comfort e sul benessere durante l’attività lavorativa.

Quali effetti può avere il microclima sulla salute e sulla sicurezza?

Il caldo e il freddo possono compromettere la capacità dell’organismo di mantenere stabile la temperatura corporea. In ambienti caldi il rischio può manifestarsi con disidratazione, crampi, sincope, esaurimento da calore e colpo di calore; in ambienti freddi con raffreddamento localizzato, ipotermia, perdita di sensibilità e riduzione della capacità manuale. Il microclima incide anche sulla sicurezza: caldo e freddo possono ridurre attenzione, prontezza, coordinazione e aumentare la probabilità di infortuni.

Quali sono i principali parametri da valutare?

I parametri principali sono temperatura dell’aria, umidità relativa, velocità dell’aria, temperatura media radiante, metabolismo energetico e isolamento termico dell’abbigliamento.

Quando il microclima diventa un rischio per i lavoratori?

Il rischio si presenta quando le condizioni ambientali provocano discomfort termico o stress da caldo o da freddo, con possibili effetti sulla salute, sulla sicurezza e sulla produttività.

Quali norme regolano la valutazione del rischio microclima?

Il riferimento principale è il D.Lgs. 81/2008. A seconda del tipo di ambiente si applicano anche norme tecniche come UNI EN ISO 7730, UNI EN ISO 7933, UNI EN ISO 11079 e UNI EN ISO 7726.

Quali metodi si usano per valutare il microclima?

Per gli ambienti moderati si utilizza il metodo PMV/PPD; per gli ambienti caldi severi il metodo PHS; per gli ambienti freddi severi il metodo IREQ.

Quali misure di prevenzione si possono adottare?

Tra le principali misure rientrano regolazione di climatizzazione e ventilazione, schermatura delle fonti radianti, corretta organizzazione dei turni, pause adeguate, disponibilità di acqua, abbigliamento idoneo, formazione dei lavoratori e manutenzione degli impianti.

Cosa si intende per ambiente termico moderato?

Un ambiente termico moderato è un luogo in cui si può raggiungere o mantenere una condizione di comfort, cioè una situazione nella quale il corpo non è sottoposto a stress termico significativo. È il caso tipico di uffici, scuole, negozi e ambienti climatizzabili, dove l’obiettivo della valutazione è garantire benessere e prevenire discomfort.

Cosa si intende per ambiente termico severo?

Un ambiente termico severo è un ambiente in cui le condizioni di caldo o freddo possono provocare uno stress termico rilevante. Rientrano in questa categoria, ad esempio, lavorazioni all’aperto durante ondate di calore, celle frigorifere, ambienti industriali con forni, sorgenti radianti o processi che impongono condizioni non modificabili.

Qual è la differenza tra ambienti moderati e ambienti severi?

Gli ambienti moderati sono quelli in cui è possibile raggiungere condizioni di comfort termico. Gli ambienti severi, invece, presentano condizioni tali da esporre i lavoratori a stress termico da caldo o da freddo.

Chi sono i soggetti più sensibili al rischio microclima?

Sono da considerare con particolare attenzione lavoratrici in gravidanza, minori, lavoratori anziani, persone con patologie cardiovascolari, respiratorie, metaboliche, renali, neurologiche o psichiche, lavoratori che assumono determinati farmaci, soggetti obesi, disidratati o reduci da malattia, ferie o lunghi periodi di assenza. Anche chi rientra al lavoro dopo un’interruzione dell’esposizione al caldo può essere più vulnerabile.

Quando è necessaria la sorveglianza sanitaria?

La sorveglianza sanitaria va valutata in base agli esiti della valutazione del rischio, soprattutto in presenza di ambienti vincolati, condizioni severe, lavoratori particolarmente sensibili o mansioni che espongono a stress termico. Il medico competente deve essere coinvolto nella definizione delle misure per i soggetti vulnerabili e nella gestione delle eventuali limitazioni o prescrizioni.

Misure e strumenti: come si valuta il microclima

Quali strumenti servono per misurare il microclima?

La valutazione richiede strumenti idonei a misurare temperatura dell’aria, temperatura media radiante, umidità, velocità dell’aria e, nei casi di stress da caldo, parametri specifici per il calcolo del WBGT. Possono essere necessari psicrometri, termoigrometri, anemometri, globotermometri, sonde per temperatura di bulbo umido naturale e strumenti per la temperatura superficiale. La strumentazione deve rispettare le indicazioni tecniche applicabili, in particolare quelle relative alla misura delle grandezze fisiche negli ambienti termici.

Gli strumenti devono essere tarati?

Sì. Gli strumenti devono essere sottoposti a taratura iniziale e periodica, con intervalli coerenti con l’uso, le condizioni di impiego e le indicazioni del fabbricante. La taratura è essenziale perché l’incertezza di misura può incidere direttamente sulla classificazione del rischio.

Come si stima l’attività metabolica?

L’attività metabolica rappresenta il dispendio energetico legato al lavoro svolto. Si stima analizzando mansione, posture, movimenti, ritmo di lavoro e carico fisico. La norma tecnica di riferimento è la UNI EN ISO 8996, che consente diversi livelli di approfondimento, dalle tabelle di stima fino a metodi più accurati.

Come si valuta l’abbigliamento?

L’abbigliamento incide sugli scambi termici tra corpo e ambiente. Occorre considerare isolamento termico, traspirabilità, permeabilità all’aria e presenza di DPI. Indumenti impermeabili, tute protettive o abbigliamento pesante possono aumentare il rischio da caldo; indumenti insufficienti, troppo aderenti o non traspiranti possono aggravare il rischio da freddo.

Come si imposta una corretta campagna di misura?

Le misure devono essere pianificate in modo rappresentativo: periodo dell’anno, orario, postazioni, durata, numero di punti, altezza delle sonde e condizioni operative devono essere scelti in funzione del rischio da valutare. In generale, bisogna misurare nelle condizioni più critiche realisticamente ricorrenti, non in condizioni casuali o favorevoli.

Quando bisogna effettuare le misure?

Per il caldo, le misure vanno effettuate nelle condizioni più gravose ricorrenti, ad esempio nelle ore e nei periodi più caldi. Per il freddo, occorre scegliere le condizioni più rappresentative dell’esposizione critica. L’obiettivo non è fotografare un giorno qualunque, ma valutare lo scenario che può mettere realmente a rischio comfort, salute e sicurezza.

Quanti punti di misura servono?

Il numero di punti dipende dall’omogeneità dell’ambiente. Se gli ambienti e le postazioni sono simili, può essere sufficiente un numero limitato di punti rappresentativi. Se ci sono vetrate, sorgenti radianti, correnti d’aria, celle, forni, zone fredde o calde localizzate, occorre aumentare i punti per descrivere correttamente l’esposizione.

A quale altezza vanno posizionate le sonde?

Le sonde devono rappresentare il corpo del lavoratore. In ambienti omogenei può essere sufficiente la misura all’altezza dell’addome; in ambienti non omogenei è opportuno misurare a più altezze, tipicamente testa, addome e caviglie, distinguendo tra lavoratore seduto e in piedi.

Quante misure servono per una postazione?

In condizioni stabili e rappresentative, una misura per postazione può essere sufficiente. Se l’ambiente varia nel tempo o nello spazio, se cambiano attività, turni, impianti o condizioni esterne, occorre ripetere o estendere le misure.

Quanto deve durare una misura?

La misura deve iniziare dopo la stabilizzazione degli strumenti. In molti casi sono sufficienti pochi minuti, ma ambienti non stazionari, esposizioni all’aperto o strumenti con tempi di risposta più lunghi possono richiedere durate maggiori.

Quanto tempo deve passare tra misure consecutive?

Tra una misura e l’altra bisogna attendere che le sonde si adattino al nuovo ambiente. Il tempo dipende soprattutto dal tipo di sensore e dalle differenze tra i punti di misura; il globotermometro, ad esempio, può richiedere tempi di stabilizzazione più lunghi.

Quando un ambiente si considera stazionario?

Un ambiente è stazionario quando i parametri microclimatici non variano in modo significativo nel tempo. Se temperatura, radiazione, umidità o velocità dell’aria cambiano rapidamente, la valutazione deve tenerne conto e gli indici standard possono non essere sempre applicabili in modo diretto.

Come si valutano ambienti non stazionari?

Negli ambienti non stazionari la valutazione deve essere impostata caso per caso. Alcuni indici, come PMV per il comfort, possono non essere adatti se le condizioni cambiano rapidamente; per caldo e freddo occorre scegliere il metodo più cautelativo e rappresentativo dell’esposizione effettiva.

Quando un ambiente è omogeneo?

Un ambiente può essere considerato omogeneo quando le grandezze microclimatiche non cambiano in modo rilevante tra punti diversi della postazione. Se ci sono stratificazione verticale, pareti radianti, correnti d’aria o sorgenti calde/fredde localizzate, l’ambiente non è omogeneo e la misura deve descrivere tali differenze.

Come si considera l’incertezza di misura?

L’incertezza deve essere sempre valutata, perché può influenzare il confronto con valori di riferimento o limiti di accettabilità. Se il risultato è vicino al valore limite e l’incertezza è elevata, non è prudente concludere automaticamente che la situazione sia conforme.

Valutazione del rischio: criteri e indici da usare

Quando è sempre necessaria una valutazione dettagliata?

La valutazione dettagliata è necessaria quando non è possibile garantire condizioni di comfort, quando l’ambiente è outdoor o non climatizzato, quando il processo impone caldo o freddo, quando si usano DPI pesanti o impermeabili, quando l’attività fisica è intensa o quando sono presenti lavoratori particolarmente sensibili.
Quale strategia seguire per valutare il rischio?

La strategia più efficace parte da una valutazione preliminare: ambiente moderabile o vincolato, mansioni, carico fisico, abbigliamento, presenza di sorgenti radianti, condizioni esterne e lavoratori sensibili. Se emergono criticità, si passa a misure strumentali e indici specifici.

Quando si può concludere con una “giustificazione”?

La giustificazione è possibile solo se il rischio è assente o trascurabile e se tale condizione è ragionevolmente stabile nel tempo. Non può essere usata quando esistono condizioni critiche, lavorazioni outdoor, esposizioni severe, lavoratori sensibili o necessità di misure specifiche di controllo.

Le misure strumentali sono sempre obbligatorie?

No. In alcuni casi può bastare una valutazione preliminare documentata, basata su caratteristiche dell’ambiente, dati disponibili, procedure aziendali e assenza di criticità. Tuttavia, quando il rischio non è giustificabile, quando serve dimostrare il comfort o quando si devono definire misure tecniche, la misura diventa spesso necessaria.

Quali indici si usano per comfort e discomfort?

Per il comfort globale si utilizzano gli indici PMV e PPD, che stimano rispettivamente il voto medio previsto di sensazione termica e la percentuale prevista di insoddisfatti. Per il discomfort locale si considerano correnti d’aria, differenza verticale di temperatura, pavimenti troppo caldi o freddi e asimmetrie radianti.

Cosa si intende per discomfort locale?

Il discomfort locale è il disagio percepito in una parte del corpo anche quando il comfort globale sembra accettabile. Le cause principali sono correnti d’aria, differenze di temperatura tra testa e caviglie, temperatura del pavimento e superfici radianti calde o fredde, come vetrate, pareti, soffitti o forni.

Quali indici si usano per lo stress da caldo?

Per il caldo si può usare il WBGT come indice di primo screening. Se il WBGT evidenzia una possibile criticità, occorre ridurre lo stress termico o procedere con una valutazione più approfondita mediante il modello PHS, che tiene conto dell’evoluzione nel tempo dello strain termico.

Quali indici si usano per lo stress da freddo?

Per il freddo si valuta sia il raffreddamento globale del corpo sia quello locale di mani, piedi e testa. L’indice principale è l’IREQ, che stima l’isolamento termico richiesto dall’abbigliamento; per il raffreddamento locale si considera anche l’effetto del vento attraverso la Wind Chill Temperature.

Quali parametri servono per stimare gli indici?

Servono grandezze ambientali e parametri personali: temperatura dell’aria, temperatura media radiante, umidità, velocità dell’aria, attività metabolica, isolamento dell’abbigliamento e, in alcuni casi, permeabilità all’aria, postura, accesso ai liquidi e acclimatamento.

Si possono fare medie su giorni, settimane o mesi?

Per la tutela dei lavoratori non è corretto basarsi su medie di lungo periodo se queste nascondono picchi critici. Il comfort e lo stress termico si manifestano in tempi brevi: la valutazione deve quindi considerare le condizioni critiche rappresentative delle attività svolte, non la media che “diluisce” il rischio.

Quali co-fattori vanno considerati?

Vanno considerati suscettibilità individuale, patologie, farmaci, disidratazione, abbigliamento, DPI, lavoro fisico intenso, acclimatamento insufficiente, rientro dopo assenze e condizioni esterne. La valutazione deve essere più cautelativa quando più fattori si sommano.

Come si valuta il rischio nei lavori outdoor?

Il lavoro all’aperto è un caso particolare di ambiente vincolato: le condizioni fisiche non sono modificabili in modo sostanziale, quindi occorre predisporre procedure organizzative. Per il caldo si possono usare previsioni meteo, WBGT, strumenti previsionali come Worklimate e piani di prevenzione; per il freddo si ricorre a indici come IREQ e a misure di protezione, pause e ripari.

Come si valuta il microclima nei mezzi di trasporto?

Il microclima nei mezzi di trasporto va sempre considerato con attenzione, perché il discomfort del conducente può ridurre attenzione e sicurezza. Per autobus, autocarri, autovetture e treni si possono applicare criteri di comfort adattati all’ambiente veicolo e norme specifiche, come la serie UNI EN ISO 14505 per i veicoli.

Come si gestiscono i lavoratori con suscettibilità individuale?

Per i soggetti sensibili non basta applicare valori standard pensati per lavoratori sani e “tipici”. Occorre una valutazione individuale, con il coinvolgimento del medico competente e, se necessario, del medico curante, definendo misure ad personam e garantendo la riservatezza delle informazioni sanitarie.

Gestione del rischio: cosa fare dopo la valutazione

Cosa fare all’esito della valutazione?

Dopo la valutazione occorre definire misure tecniche, organizzative e procedurali: eliminazione o schermatura di sorgenti calde/fredde, controllo di umidità e correnti d’aria, manutenzione degli impianti, pause, rotazioni, idratazione, aree di recupero, DPI, formazione e sorveglianza sanitaria. Le misure devono essere programmate, attuate e verificate nel tempo.

Cosa deve contenere il DVR microclima?

Il DVR o la sezione dedicata al microclima deve indicare data della valutazione, soggetti coinvolti, mansioni, ambienti, impianti, eventuali misure strumentali, strumenti usati, postazioni, condizioni meteo, parametri personali, indici calcolati, classificazione del rischio, lavoratori esposti, misure per soggetti sensibili, procedure di emergenza e programma di miglioramento.

Ogni quanto va aggiornata la valutazione del rischio microclima?

La valutazione deve essere aggiornata periodicamente e comunque ogni volta che cambiano le condizioni di lavoro, gli impianti, l’organizzazione delle attività o i parametri ambientali che possono incidere sull’esposizione dei lavoratori.

Esistono DPI o dispositivi indossabili per caldo e freddo?

Sì. Per il freddo esistono indumenti e guanti antifreddo; per il caldo esistono DPI contro calore e fiamma, indumenti refrigeranti e sistemi ausiliari di raffrescamento ad aria, acqua, gel o materiali a cambiamento di fase. Questi sistemi devono essere scelti valutando efficacia, ergonomia, compatibilità con il lavoro e accettabilità per il lavoratore.

Quando servono informazione e formazione?

Informazione e formazione devono essere attivate quando è presente il rischio microclimatico, senza attendere il superamento di un valore limite specifico. I lavoratori devono conoscere esiti della valutazione, misure adottate, procedure sicure, uso dei DPI, sintomi di caldo e freddo, segnali di allarme, condizioni di suscettibilità individuale e procedure di emergenza.

Come si gestisce il rischio per i lavoratori outdoor?

Per i lavori outdoor occorre individuare un responsabile sul posto, monitorare le condizioni meteo, rendere disponibili termometro e igrometro, garantire acqua fresca, programmare lavori pesanti negli orari meno critici, prevedere pause in zone ombreggiate o confortevoli, rotazioni, acclimatamento e procedure in caso di allerta. Per il freddo servono pause in ambienti confortevoli, ripari da vento e pioggia, DPI idonei, bevande calde e divieto di alcol come falsa “protezione” dal freddo.

Come gestire chi pratica auto-restrizione idrica?

La restrizione idrica per motivi religiosi o personali deve essere considerata nella valutazione dei rischi, perché può aumentare il rischio di disidratazione e stress da caldo. Servono protocolli specifici, coinvolgimento di medico competente e RSPP, formazione mirata, pause più frequenti al fresco e organizzazione del lavoro nelle fasce meno calde.

Come gestire l’acclimatamento?

L’acclimatamento è fondamentale per chi inizia a lavorare al caldo o rientra dopo ferie, malattia o interruzioni superiori a una settimana. Deve essere graduale, specifico per la mansione e accompagnato da pause, raffrescamento e idratazione. Un percorso efficace può richiedere 7-14 giorni e non va mai forzato fino all’esaurimento da calore.

Cosa fare se compaiono malattie da calore?

Il lavoratore deve interrompere subito l’attività, spostarsi in luogo fresco, raffreddarsi e bere acqua se cosciente. Confusione, alterazione mentale, perdita di coscienza o temperatura corporea molto elevata sono segnali di possibile colpo di calore: occorre chiamare immediatamente il 112 o 118, raffreddare il lavoratore e non lasciarlo solo fino all’arrivo dei soccorsi.

Obblighi normativi, cantieri e interferenze

In base a quali riferimenti del D.Lgs. 81/2008 si valuta il microclima?

La valutazione del microclima rientra nella valutazione di tutti i rischi e, quando non è giustificabile, deve essere documentata nel DVR. Il D.Lgs. 81/2008 richiama sia gli obblighi generali di valutazione e prevenzione, sia i requisiti dei luoghi di lavoro: temperatura adeguata, umidità, movimento dell’aria, irraggiamento e impianti che non generino correnti fastidiose.

Quando si applica il Titolo II e quando il Titolo VIII?

Negli ambienti moderabili, dove il comfort è realisticamente perseguibile, la valutazione si collega ai requisiti dei luoghi di lavoro del Titolo II e dell’Allegato IV. Negli ambienti vincolati, dove il comfort non è realisticamente raggiungibile per ragioni produttive, climatiche o organizzative, si applica l’approccio del Titolo VIII sugli agenti fisici, con misure di prevenzione e protezione più specifiche.

Esistono ambienti con limiti fissati da norme specifiche?

Sì. Per gli ambienti moderabili possono valere riferimenti specifici legati a efficienza energetica, qualità dell’ambiente interno, scuole, strutture sanitarie e CAM. Il D.P.R. 74/2013, ad esempio, prevede valori di riferimento per la climatizzazione invernale ed estiva degli edifici; i CAM richiamano condizioni conformi almeno alla categoria B della UNI EN ISO 7730.

Esistono limiti per il passaggio da caldo a freddo o viceversa?

Non esiste un unico limite valido per tutte le situazioni, ma gli sbalzi termici devono essere valutati con attenzione. In ambienti moderabili è raccomandabile contenere il differenziale interno-esterno e considerare la vulnerabilità dei lavoratori; in ambienti vincolati, come celle frigorifere o forni, possono essere necessarie zone di transizione, percorsi di adattamento termico e procedure specifiche.

Come gestire il microclima in POS, PSC e DUVRI?

Nei lavori in appalto il rischio microclima deve essere considerato nel DUVRI quando può generare interferenze tra più datori di lavoro. Nei cantieri, invece, deve essere valutato nel PSC e nei POS: vanno considerate ondate di calore, freddo intenso, disponibilità di ombra o luoghi di ristoro, pause, orari di lavoro, DPI stagionali, acqua e misure di emergenza.

Fonti: INAIL, portale Agenti Fisici

DVR, DUVRI E PEE

Valutazione dei rischi a partire dal disegno dei luoghi di lavoro

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Indirizzo articolo: https://biblus.acca.it/microclima-ambiente-di-lavoro-cos-e-parametri-valutazione/
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