Opere edili

Materiale da demolizione e riutilizzo sostenibile e legale: come?

La Cassazione distingue tra attività di demolizione e processo di produzione. Ecco le differenze tra rifiuto e sottoprodotto

I materiali da demolizione sono una risorsa importante per la costruzione, poiché possono essere utilizzati come sottoprodotti in altri processi di produzione. Tuttavia, è necessario garantire che questi materiali siano gestiti in modo sostenibile e legale.

La gestione dei rifiuti e dei sottoprodotti, ricordiamolo, è regolata dalle norme vigenti, come:

  • il D.Lgs. 152/2006 (T.U. ambiente), che stabilisce le condizioni per la qualificazione di un materiale come rifiuto o sottoprodotto;
  • il D.M. 152/2022 (End Of Waste), recante “disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione e di altri rifiuti inerti di origine minerale, ai sensi dell’articolo 184-ter, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152

Su questo tema è intervenuta recentemente la Corte di Cassazione con una interessante sentenza: la n. 18020/2024.

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Quando l’attività di demolizione può divenire processo di produzione? Il caso

Un’impresa di costruzioni veniva condannata dal tribunale per aver realizzato una stradina di cantiere utilizzando materiali da demolizione, scarti vegetali, scarti di carta e cartone.

Nello specifico, all’interno del cantiere attivo, venivano ritrovati circa 100 metri cubi di rifiuti misti da demolizioni e costruzione con carta, cartone e terre da scavo e rocce da scavo.

L’impresa sosteneva in sua difesa:

  • che i rifiuti consistevano in materiale di costruzione prodotto in loco (e precisamente da un cantiere limitrofo gestito dalla stessa e finalizzato alla demolizione per ricostruire nuovi fabbricati) non suddiviso, ma buttato a fianco per formare una strada per rendere accessibile il nuovo cantiere;
  • l’erronea applicazione dell’art. 256 (Attività di gestione di rifiuti non autorizzata) del D.Lgs. n. 152 del 2006.

Il tribunale riteneva che i rifiuti non provenissero dal cantiere limitrofo, né fossero destinati alla realizzazione della strada, considerando la loro notevole quantità e il fatto che fossero rifiuti miscelati e non adeguatamente separati.

La questione giungeva infine sul tavolo della Cassazione.

La differenza tra rifiuto e sottoprodotto in base alle condizioni previste dalla legge va provata dall’interessato

Gli ermellini hanno ribadito il principio secondo cui:

l’onere della prova relativa alla sussistenza delle condizioni di liceità dell’utilizzo del rifiuto o che escludono la natura di rifiuto ricade su colui che ne invoca l’applicazione.

Inoltre, la Corte ha chiarito che l’attività di demolizione di un edificio non può essere definita un “processo di produzione” ai sensi della normativa, con la conseguenza che i materiali che ne derivano vanno qualificati come rifiuti e non come sottoprodotti.

Condizioni per il riutilizzo dei materiali da demolizione

La Cassazione ha sottolineato che per poter qualificare un materiale come sottoprodotto anziché rifiuto (art. 184-bis, D.Lgs. 205/2010 in modifica del D.Lgs. 152/2006), devono essere soddisfatte tutte le condizioni previste dalla legge, tra cui:

  • il materiale deve trarre origine da un processo di produzione di cui costituisce parte integrante e il cui scopo primario non è la loro produzione;
  • deve essere certo che il materiale sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione;
  • il materiale può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
  • l’ulteriore utilizzo del materiale deve essere legale e non comportare impatti negativi sull’ambiente o sulla salute.

Nel caso specifico, il ricorrente non ha dimostrato che i materiali abbandonati soddisfacessero tutte le condizioni previste dalla legge per essere qualificati come sottoprodotti anziché rifiuti.

Infine, la Suprema Corte chiarisce che la demolizione di un edificio, che può avvenire per motivi diversi, non è finalizzata alla produzione di alcunché, bensì all’eliminazione dell’edificio medesimo né può assumere rilevanza il fatto che la demolizione sia finalizzata alla realizzazione di un nuovo edificio, che non può essere considerato il prodotto finale della demolizione, in quanto tale attività non costituisce la premessa di una costruzione, che può essere effettuata anche indipendentemente da precedenti demolizioni.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

La sentenza della Cassazione risulta in contrasto con quanto espresso dal D.M. 152/2022 “End Of Waste”?

Il D.M. 152/2022 (End Of Waste) non è menzionato nella sentenza, in quanto quest’ultima si riferisce al D.Lgs. 152/2006 e successive modifiche. Tuttavia, il principio affermato dalla Cassazione, secondo cui i materiali da demolizione devono soddisfare determinate condizioni per essere qualificati come sottoprodotti anziché rifiuti, è coerente con la normativa vigente in materia di End Of Waste.

Possiamo affermare che entrambi gli atti normativi, D.Lgs. n. 152 del 2006 e D.M. 152/2022, convergono nell’affermare la necessità di dimostrare il soddisfacimento di specifiche condizioni per poter considerare un materiale come sottoprodotto anziché rifiuto.

Per maggiore approfondimento, leggi anche questo articolo di BibLus: “Rifiuti inerti da costruzione e demolizione: le regole per il riutilizzo

 

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Pubblicato da Redazione Tecnica

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