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Lo studio Enea per trasformare gli scarti dell’industria in prodotti per l’edilizia

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La ricerca Enea permetterebbe di utilizzare gli scarti dell’industria siderurgica e del cemento per produrre materiali edili e immagazzinare CO2

L’Enea sta sviluppando un’interessante ricerca per utilizzare gli scarti dell’industria siderurgica e del cemento al fine di immagazzinare anidride carbonica e, contemporaneamente, produrre materiali da impiegare in edilizia e nella cantieristica stradale.

Il riutilizzo ed il confinamento dell’anidrite carbonica

La ricerca è all’avanguardia nel campo della separazione, riutilizzo e confinamento della CO2 (CCUS – carbon capture, utilization and storage).

Secondo i dati dell’International Energy Agency (IEA), oggi le infrastrutture CCUS catturano in tutto il mondo oltre 35 milioni di tonnellate CO2 l’anno, equivalenti alle emissioni annuali dell’Irlanda.

Nel prossimo decennio, la IEA ritiene necessario aumentare di 20 volte i tassi annuali di cattura di CO2 dalle centrali elettriche e dalle industrie.

L’impianto Enea di Roma

Lo studio sarà testato nell’impianto ZECOMIX (Zero Emission of Carbon with MIXed technologies) presso il centro ENEA Casaccia (Roma); che è stato inserito come infrastruttura di ricerca in un progetto europeo, finanziato con circa 3,5 milioni dall’Unione Europea.

Uno dei ricercatore ENEA del Laboratorio di Ingegneria dei processi e dei sistemi per l’energia, spiega:

L’obiettivo è di rendere il processo di decarbonizzazione di industrie come acciaierie e cementifici economicamente vantaggioso e circolare. I loro scarti non andranno più a finire in discarica ma serviranno a catturare la CO2 prodotta.

E una volta esaurita la loro capacità di stoccare anidride carbonica, questi ‘nuovi’ materiali saranno reimmessi nei processi industriali stessi per la produzione di cemento e di acciaio, o utilizzati come inerti per fondi stradali.

Tra i settori di interesse c’è l’industria siderurgica che potrebbe trasformare le sue scorie in materie prime riutilizzabili per la produzione di cemento, calcestruzzo e malte oppure per manufatti, sottofondi e manti stradali.

Con notevoli vantaggi sia a livello ambientale che economico, perché vengono utilizzati scarti di produzione, ma anche per la qualità dei nuovi materiali che mostrano caratteristiche chimiche e fisiche migliorate fatti reagire con la CO2.

Il riutilizzo degli scarti industriali di acciaierie e cementifici

L’Enea inoltre ricorda come la sola produzione di acciaio da ciclo integrale, escludendo la fase iniziale di produzione di ghisa, genera ogni anno, a livello mondiale, circa 126 milioni di tonnellate di scorie che, con questa nuova tecnologia, potrebbe stoccare da 6 a 9 milioni di tonnellate di CO2 e produrre nuova materia prima.

Ma gli ambiti di applicazione non finiscono qui. La cattura e il sequestro della CO2 tramite carbonatazione potrebbero infatti essere impiegate anche nel trattamento di altri tipi di scarti come le ceneri e le scorie prodotte dalla combustione di carbone e dalla termovalorizzazione di rifiuti urbani e i residui di costruzioni e demolizioni.

Scarti industriali a parte, nell’infrastruttura ZECOMIX si studieranno anche altre possibilità di riuso dell’anidride carbonica come ad esempio è la produzione di combustibili come metanolo e kerosene.

Inizialmente le emissioni provenienti dalle centrali elettriche a combustibili fossili, gli scarichi di cementifici e di altre fabbriche potrebbero essere la principale sorgente di CO2. In prospettiva, potrebbe essere impiegata anche la CO2 catturata dall’atmosfera stessa o quella naturale per produrre combustibili da carbonio non-fossile, come già sperimentato in Islanda.

 

solarius-pv

 

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