Legge Bilancio 2021 #2 – indennità straordinaria per i lavoratori autonomi

?Stampa l'articolo o salvalo in formato PDF (selezionando la stampante PDF del tuo sistema operativo)
Stampa articolo PDF

Nasce l’indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa (ISCRO) per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata INPS

La legge di Bilancio 2021 (legge 178/2020) prevede all’art. 1, commi da 386 a 400, l’introduzione dell’ indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa (ISCRO) per i lavoratori autonomi.

Si tratterebbe di una vera e propria cassa integrazione per i lavoratori autonomi.

Cosa è l’ISCRO

In attesa della riforma degli ammortizzatori sociali, la legge di Bilancio 2021 istituisce in via sperimentale per il triennio 2021-2023 l’ISCRO, una indennità erogata dall’INPS.

L’indennità è riconosciuta, previa domanda, ai soggetti iscritti alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge n. 335/1995, che esercitano per professione abituale attività di lavoro autonomo di cui al comma 1 dell’articolo 53 del testo unico delle imposte sui redditi.

L’indennità è riconosciuta ai soggetti che presentano i seguenti requisiti:

  1. non essere titolari di trattamento pensionistico diretto e non essere assicurati presso altre forme previdenziali obbligatorie;
  2. non essere beneficiari di reddito di cittadinanza di cui al dl n. 4/2019, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 26/2019;
  3.  avere prodotto un reddito di lavoro autonomo, nell’anno precedente alla presentazione della domanda, inferiore al 50 % della media dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nei tre anni precedenti all’anno precedente alla presentazione della domanda;
  4. aver dichiarato, nell’anno precedente alla presentazione della domanda, un reddito non superiore a 8.145 euro, annualmente rivalutato sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati rispetto all’anno precedente;
  5. essere in regola con la contribuzione previdenziale obbligatoria;
  6. essere titolari di partita IVA attiva da almeno quattro anni, alla data di presentazione della domanda, per l’attività che ha dato titolo all’iscrizione alla gestione previdenziale in corso.

Presentazione delle domande

La domanda è presentata dal lavoratore all’INPS in via telematica entro il 31 ottobre di ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023.

Nella domanda sono autocertificati i redditi prodotti per gli anni di interesse.

L’INPS comunica all’Agenzia delle Entrate i dati identificativi dei soggetti che hanno presentato domanda per la verifica dei requisiti. L’Agenzia delle Entrate comunica all’INPS l’esito dei riscontri effettuati sulla verifica dei requisiti reddituali con le modalità e nei termini definiti mediante accordi di cooperazione tra le parti.

I requisiti di cui al comma 388, lettere a) e b), devono essere mantenuti anche durante la percezione dell’indennità.

 

Ammontare dell’indennità

L’indennità, pari al 25 %, su base semestrale, dell’ultimo reddito certificato dall’Agenzia delle entrate, spetta a decorrere dal primo giorno successivo alla data di presentazione della domanda ed è erogata per sei mensilità e non comporta accredito di contribuzione figurativa.

L’importo di cui al comma 391 non può in ogni caso superare il limite di 800 euro mensili e non può essere inferiore a 250 euro mensili.

I limiti di importo sono annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati rispetto all’anno precedente.

La prestazione può essere richiesta una sola volta nel triennio.

La cessazione della partita IVA nel corso dell’erogazione dell’indennità determina l’immediata cessazione della stessa, con recupero delle mensilità eventualmente erogate dopo la data in cui è cessata l’attività.

L’indennità non concorre alla formazione del reddito ai sensi del TUIR.

Limiti di spesa e monitoraggio

L’indennità è riconosciuta nel limite di spesa di:

  • 70,4 milioni per l’anno 2021;
  • 35,1 milioni di euro per l’anno 2022;
  • 19,3 milioni di euro per l’anno 2023;
  • 3,9 milioni di euro per l’anno 2024.

L’INPS provvede al monitoraggio del rispetto del predetto limite di spesa comunicando i risultati di tale attività al Ministero del lavoro.

Per far fronte agli oneri derivanti dalla suddetta misura è disposto un aumento dell’aliquota di cui all’articolo 59, comma 16, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, per i soggetti di cui al comma 387 del presente articolo pari a:

  • 0,26 punti percentuali nel 2021;
  • 0,51 punti percentuali per ciascuno degli anni 2022 e 2023.

Il contributo è applicato sul reddito da lavoro autonomo di cui all’articolo 53, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, con gli stessi criteri stabiliti ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, quale risulta dalla relativa dichiarazione annuale dei redditi e dagli accertamenti definitivi.

Aggiornamento professionale

L’erogazione dell’indennità è accompagnata dalla partecipazione a percorsi di aggiornamento professionale.

Con decreto del Ministro del lavoro, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le Regioni, da adottare entro sessanta giorni (inizio marzo 2021) dalla data di entrata in vigore della legge, sono individuati i criteri e le modalità di definizione dei percorsi di aggiornamento professionale e del loro finanziamento.

L’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro monitora la partecipazione ai percorsi di aggiornamento professionale dei beneficiari dell’indennità.

Articoli di BibLus sulla legge di Bilancio 2021

Scopri tutti i dettagli della legge di Bilancio 2021 nei seguenti articoli di approfondimento di BibLus-net:

 

Clicca qui per scaricare la legge di Bilancio 2021

 

compensus
compensus

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *