La sopraelevazione deve rispettare il decoro del fabbricato!

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La sopraelevazione di un fabbricato deve rispettarne lo stile e non essere in rilevante disarmonia. Lo chiarisce la Cassazione

Con l’ordinanza n. 29584/2021 la Corte di Cassazione fornisce dei riferimenti precisi su come si debba inquadrare il rispetto del decoro architettonico di un fabbricato anche nel caso di una sopraelevazione.

Il caso

Una condomina decideva di realizzare una sopraelevazione sul lastrico solare di suo uso esclusivo, gli altri condomini si opponevano in tribunale poiché la sopraelevazione era ritenuta in contrasto con il decoro generale del fabbricato.

La condomina difendeva il suo operato, approvato con parere favorevole espresso dalla Commissione per la Qualità Architettonica ed il Paesaggio che aveva ritenuto la sopraelevazione compatibile con l’architettura dell’edificio preesistente, subordinando tale parere favorevole alla condizione che il colore utilizzato per la nuova opera fosse nettamente diverso da quello dell’edificio sul quale si innestava.

Inoltre, la donna sosteneva che l’opposizione degli altri condomini fosse ingiustificata anche per il fatto che l’edificio di per sé già privo di pregio architettonico, era già stato manomesso da precedenti opere apportate da altri.

Il giudizio della Corte d’appello

La questione passava successivamente presso la Corte d’appello che confermava il giudizio di primo grado, riaffermando il carattere pregiudizievole della sopraelevazione per l’aspetto architettonico complessivo sulle facciate.

Infatti risultava sulla scorta di una perizia CTU:

  • sul fronte Nord alterato “il gioco chiaroscurale del prospetto”, trattandosi di volume uniforme in contrasto con le rientranze dei balconi, con finiture a loro volte diverse per colore e trama metrica;
  • sul fronte Ovest, una modifica dei rapporti volumetrici dell’ultimo piano, mediante ampliamento eseguito con materiali difformi da quelli del prospetto sottostante e munito di finestre non allineate alle sottostanti.

La condomina ricorreva, quindi, in Cassazione.

Il giudizio della Corte di Cassazione

Gli ermellini ricordano che l’art. 1127 cod. civ. sottopone il diritto di sopraelevazione del proprietario dell’ultimo piano dell’edificio ai limiti dettati dalle condizioni statiche e dall’aspetto architettonico dell’edificio, oppure dalla conseguente notevole diminuzione di aria e luce per i piani sottostanti.

Fatta questa premessa, i giudici spiegano che l’aspetto architettonico cui si riferisce il comma 3 dell’art. 1127 c.c. quale limite alle sopraelevazioni, sottende il rispetto dello stile del fabbricato al fine che l’intervento edificatorio non rappresenti una rilevante disarmonia in rapporto al preesistente complesso, tale da pregiudicarne l’originaria fisionomia ed alterare le linee impresse dal progettista, in modo percepibile da qualunque osservatore.

Perché rilevi la tutela dell’aspetto architettonico di un fabbricato, non occorre neppure che l’edificio abbia un particolare pregio artistico, ma soltanto che questo sia dotato di una propria fisionomia, sicché la sopraelevazione realizzata induca in chi guardi una chiara sensazione di disarmonia; né vale la giustifica che l’edificio da tutelare sia già stato manomesso da precedenti interventi.

A parere dei giudici ai fini della valutazione della legittimità delle opere sotto il profilo del pregiudizio all’aspetto architettonico, non ha rilievo nemmeno il rilascio del parere positivo della Commissione per la Qualità Architettonica ed il Paesaggio. Si tratta, infatti, di atto che attiene all’ambito del rapporto pubblicistico tra Pubblica amministrazione e privato, e cioè all’aspetto formale dell’attività edificatoria, e che non è invece di per sé risolutivo del conflitto tra i proprietari privati interessati in senso opposto alla costruzione.

Il concetto di “aspetto architettonico” per la Cassazione

La Cassazione, in conclusione, spiega che il concetto di “aspetto architettonico”:

come tutti quelli elaborati dalle scienze idiografiche (qual è appunto l’architettura), che non poggiano su leggi generalizzabili, ma studiano oggetti singoli, non è connotato dall’assolutezza dell’inferenza induttiva tipica delle scienze che, al contrario, elaborano frequenze statistiche direttamente rilevanti per l’accertamento del fatto litigioso.

In parole povere, la valutazione dell’aspetto architettonico costituisce ogni volta un caso unico che sfugge a regole generali tipiche delle altre scienze e direttamente utili a risolvere i contenziosi.

Il ricorso NON è, quindi, accolto.

 

Per maggiore approfondimento leggi anche questo articolo di BibLus-net: ” Il Comune può entrare nel merito del decoro della facciata?

 

Clicca qui per scaricare l’ordinanza della Corte di Cassazione

 

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