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Interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica D.P.R. 31/2017

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L’allegato A del D.P.R. 31/2017 specifica quali sono gli interventi esclusi da autorizzazione paesaggistica. Ecco l’elenco completo

L’autorizzazione paesaggistica è uno dei principali atti nell’ambito edilizio e regolamenta gli interventi di trasformazione del territorio in aree tutelate dal punto di vista paesaggistico.

Il D.P.R. 31/2017 ha disposto 31 interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica e 42 interventi soggetti ad autorizzazione paesaggistica semplificata, in quanto considerati di lieve impatto.

Conoscere tali interventi è di fondamentale importanza: in caso di interventi in aree soggette a tutela paesaggistica, è obbligatorio disporre dell’autorizzazione che certifica la compatibilità paesaggistica delle opere da eseguire, altrimenti si rischia di incorrere in sanzioni amministrative e penali.

Per evitare qualsiasi tipo di sanzione ed essere sicuro di compilare correttamente la documentazione, ti suggerisco di utilizzare il software relazione paesaggistica che ti aiuta nella corretta redazione dell’istanza e relazione di autorizzazione paesaggistica ai sensi del D.P.R. 31/2017.

D.P.R. 31/2017: regolamento interventi esclusi da autorizzazione paesaggistica

Il D.P.R. 31/2017 è il regolamento recante l’individuazione degli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata.

Questo decreto, ufficialmente pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 22 marzo 2017, è entrato in vigore il 6 aprile dello stesso anno, con l’ultimo aggiornamento datato 30 luglio 2021.

Al suo interno, sono state implementate semplificazioni significative, sia per il rinnovo delle autorizzazioni preesistenti che per le nuove procedure, coinvolgendo miglioramenti sia dal punto di vista documentale che procedurale.

La normativa è organizzata in 3 capi, composti da un totale di 20 articoli, e include 4 allegati denominati A, B, C, D.

In particolare, gli allegati A e B del D.P.R. 31/2017 individuano:

  • 31 interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica;
  • 42 interventi sottoposti ad autorizzazione paesaggistica semplificata.

Interventi esclusi da autorizzazione paesaggistica: l’elenco

Secondo la normativa vigente, gli interventi che non necessitano dell’autorizzazione paesaggistica sono 31.

Ecco un elenco riassuntivo ai sensi del D.P.R. 31/2017:

  • opere interne senza alterare l’aspetto esterno, anche con cambio destinazione d’uso (n.d.r. con esclusione del caso di ristrutturazione edilizia);
  • interventi su prospetti e coperture rispettando piani del colore comunali e caratteristiche esistenti, incluse tinteggiature, rifacimento intonaci, e manutenzione balconi;
  • consolidamento statico senza modifiche estetiche o strutturali;
  • eliminazione barriere architettoniche: rampe esterne, ascensori, dispositivi sicurezza anti-caduta;
  • installazione di impianti tecnologici: condizionatori, pannelli solari (pannelli fotovoltaici e termici), generatori eolici senza impatto visibile o su beni vincolati;
  • aumento volumetria minore: cabine impianti tecnologici, reti alta velocità, entro 50 cm in altezza;
  • manutenzione spazi esterni: marciapiedi, banchine, verde, mantenendo caratteristiche;
  • urbanizzazione primaria prevista in piani attuativi o paesaggistici approvati;
  • interventi in aree pertinenti senza modifiche significative planimetriche o vegetazionali;
  • manutenzione cancelli e recinzioni rispettando caratteristiche esistenti e non su beni vincolati;
  • sostituzione o piantumazione alberi: specie autoctone o storiche, su approvazione;
  • interventi nel sottosuolo inclusi cavi per energia elettrica, senza modifiche permanenti;
  • occupazione temporanea del suolo per eventi fino a 120 giorni all’anno;
  • installazioni esterne di attività economiche: tende, pedane, frangivento, senza parti fisse al suolo;
  • installazione di strutture di monitoraggio ambientale escluso ricerca idrocarburi;
  • interventi agricoli e forestali: selvicoltura, manutenzione infrastrutture, viabilità forestale;
  • monumenti, lapidi, cimiteri;
  • tende parasole su terrazze o spazi privati;
  • insegne commerciali senza messaggi luminosi variabili;
  • impianti di comunicazione e radio incluso smantellamento reti elettriche aeree;
  • manutenzione corsi d’acqua senza alterare morfologia permanente;
  • ingegneria naturalistica: interventi di regimazione acque e conservazione suolo;
  • manutenzione strutture ricettive: smontaggio e rimontaggio periodico senza ampliamenti;
  • ricostruzione post-calamità: entro 10 anni, fedele all’originale, con adattamenti sicurezza;
  • demolizioni da ordinanze: ripristino allo stato precedente;
  • varianti progetti autorizzati: entro il 2% delle misure progettuali.

Interventi esclusi da autorizzazione paesaggistica: l’allegato A del D.P.R. 31/2017

Per maggiori dettagli puoi leggere il testo completo dell’allegato A del D.P.R. 31/2017 in cui si specificano gli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica.

A.1. Opere interne che non alterano l’aspetto esteriore degli edifici, comunque denominate ai fini urbanistico-edilizi, anche ove comportanti mutamento della destinazione d’uso;
A.2. interventi sui prospetti o sulle coperture degli edifici, purché eseguiti nel rispetto degli eventuali piani del colore vigenti nel comune e delle caratteristiche architettoniche, morfo- tipologiche, dei materiali e delle finiture esistenti, quali: rifacimento di intonaci, tinteggiature, rivestimenti esterni o manti di copertura; opere di manutenzione di balconi, terrazze o scale esterne; integrazione o sostituzione di vetrine e dispositivi di protezione delle attività economiche, di finiture esterne o manufatti quali infissi, cornici, parapetti, lattonerie, lucernari, comignoli e simili; interventi di coibentazione volti a migliorare l’efficienza energetica degli edifici che non comportino la realizzazione di elementi o manufatti emergenti dalla sagoma, ivi compresi quelli eseguiti sulle falde di copertura. Alle medesime condizioni non è altresì soggetta ad autorizzazione la realizzazione o la modifica di aperture esterne o di finestre a tetto, purché tali interventi non interessino i beni vincolati ai sensi del Codice, art. 136, comma 1, lettere a), b) e c) limitatamente, per quest’ultima, agli immobili di interesse storico-architettonico o storico-testimoniale, ivi compresa l’edilizia rurale tradizionale, isolati o ricompresi nei centri o nuclei storici;
A.3. interventi che abbiano finalità di consolidamento statico degli edifici, ivi compresi gli interventi che si rendano necessari per il miglioramento o l’adeguamento ai fini antisismici, purché non comportanti modifiche alle caratteristiche morfotipologiche, ai materiali di finitura o di rivestimento, o alla volumetria e all’altezza dell’edificio;
A.4. interventi indispensabili per l’eliminazione di barriere architettoniche, quali la realizzazione di rampe esterne per il superamento di dislivelli non superiori a 60 cm, l’installazione di apparecchi servoscala esterni, nonché la realizzazione, negli spazi pertinenziali interni non visibili dallo spazio pubblico, di ascensori esterni o di altri manufatti consimili;
A.5. installazioni di impianti tecnologici esterni a servizio di singoli edifici non soggette ad alcun titolo abilitativo edilizio, quali condizionatori e impianti di climatizzazione dotati di unità esterna, caldaie, parabole, antenne, purché effettuate su prospetti secondari, o in spazi pertinenziali interni, o in posizioni comunque non visibili dallo spazio pubblico, o purché si tratti di impianti integrati nella configurazione esterna degli edifici, ed a condizione che tali installazioni non interessino i beni vincolati ai sensi del Codice, art. 136, comma 1, lettere a), b) e c) limitatamente, per quest’ultima, agli immobili di interesse storico-architettonico o storico-testimoniale, ivi compresa l’edilizia rurale tradizionale, isolati o ricompresi nei centri o nuclei storici;
A.6. installazione di pannelli solari (termici o fotovoltaici) a servizio di singoli edifici, laddove posti su coperture piane e in modo da non essere visibili dagli spazi pubblici esterni; installazione di pannelli solari (termici o fotovoltaici) a servizio di singoli edifici, purché integrati nella configurazione delle coperture, o posti in aderenza ai tetti degli edifici con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda degli edifici, ai sensi dell’art. 7-bis del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, non ricadenti fra quelli di cui all’art. 136, comma 1, lettere b) e c), del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;
A.7. installazione di micro generatori eolici con altezza complessiva non superiore a ml 1,50 e diametro non superiore a ml 1,00, qualora tali interventi non interessino i beni vincolati ai sensi del Codice, art. 136, comma 1, lettere a), b) e c) limitatamente, per quest’ultima, agli immobili di interesse storico-architettonico o storico-testimoniale, ivi compresa l’edilizia rurale tradizionale, isolati o ricompresi nei centri o nuclei storici;
A.8. interventi di adeguamento funzionale di cabine per impianti tecnologici a rete, ivi compresa la sostituzione delle cabine esistenti con manufatti analoghi per tipologia e dimensioni, nonché interventi destinati all’installazione e allo sviluppo della rete di comunicazione elettronica ad alta velocità, ivi compresi gli incrementi di altezza non superiori a cm 50;
A.9. installazione di dispositivi di sicurezza anticaduta sulle coperture degli edifici;
A.10. opere di manutenzione e adeguamento degli spazi esterni, pubblici o privati, relative a manufatti esistenti, quali marciapiedi, banchine stradali, aiuole, componenti di arredo urbano, purché eseguite nel rispetto delle caratteristiche morfo-tipologiche, dei materiali e delle finiture preesistenti, e dei caratteri tipici del contesto locale;
A.11. opere di urbanizzazione primaria previste in piani attuativi già valutati ai fini paesaggistici, ove oggetto di accordi di collaborazione tra il Ministero, le Regioni e gli Enti Locali o di specifica disciplina contenuta nel piano paesaggistico approvato ai sensi dell’art. 143 del codice;
A.12. interventi da eseguirsi nelle aree di pertinenza degli edifici non comportanti significative modifiche degli assetti planimetrici e vegetazionali, quali l’adeguamento di spazi pavimentati, la realizzazione di camminamenti, sistemazioni a verde e opere consimili che non incidano sulla morfologia del terreno, nonché, nelle medesime aree, la demolizione parziale o totale, senza ricostruzione, di volumi tecnici e manufatti accessori privi di valenza architettonica, storica o testimoniale, l’installazione di serre ad uso domestico con superficie non superiore a 20 mq, a condizione che tali interventi non interessino i beni di cui all’art. 136, comma 1, lettera b) del Codice;
A.13. interventi di manutenzione, sostituzione o adeguamento di cancelli, recinzioni, muri di cinta o di contenimento del terreno, inserimento di elementi antintrusione sui cancelli, le recinzioni e sui muri di cinta eseguiti nel rispetto delle caratteristiche morfotipologiche, dei materiali e delle finiture esistenti che non interessino i beni vincolati ai sensi del Codice, art. 136, comma 1, lettere a), b) e c) limitatamente, per quest’ultima, agli immobili di interesse storico-architettonico o storico-testimoniale, ivi compresa l’edilizia rurale tradizionale, isolati o ricompresi nei centri o nuclei storici;
A.14. sostituzione o messa a dimora di alberi e arbusti, singoli o in gruppi, in aree pubbliche o private, eseguita con esemplari adulti della stessa specie o di specie autoctone o comunque storicamente naturalizzate e tipiche dei luoghi, purché tali interventi non interessino i beni di cui all’art. 136, comma 1, lettere a) e b) del Codice, ferma l’autorizzazione degli uffici competenti, ove prevista;
A.15. fatte salve le disposizioni di tutela dei beni archeologici nonché le eventuali specifiche prescrizioni paesaggistiche relative alle aree di interesse archeologico di cui all’art. 142, comma 1, lettera m) del Codice, la realizzazione e manutenzione di interventi nel sottosuolo che non comportino la modifica permanente della morfologia del terreno e che non incidano sugli assetti vegetazionali, quali: volumi completamente interrati senza opere in soprasuolo; condotte forzate e reti irrigue, pozzi ed opere di presa e prelievo da falda senza manufatti emergenti in soprasuolo; impianti geotermici al servizio di singoli edifici; serbatoi, cisterne e manufatti consimili nel sottosuolo; tratti di canalizzazioni, tubazioni o cavi interrati per le reti di distribuzione locale di servizi di pubblico interesse o di fognatura senza realizzazione di nuovi manufatti emergenti in soprasuolo o dal piano di campagna; l’allaccio alle infrastrutture a rete. Nei casi sopraelencati è consentita la realizzazione di pozzetti a raso emergenti dal suolo non oltre i 40 cm;
A.16. occupazione temporanea di suolo privato, pubblico o di uso pubblico mediante installazione di strutture o di manufatti semplicemente ancorati al suolo senza opere murarie o di fondazione, per manifestazioni, spettacoli, eventi o per esposizioni e vendita di merci, per il solo periodo di svolgimento della manifestazione, comunque non superiore a 120 giorni nell’anno solare;
A.17. installazioni esterne poste a corredo di attività economiche quali esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, attività commerciali, turistico-ricettive, sportive o del tempo libero, costituite da elementi facilmente amovibili quali tende, pedane, paratie laterali frangivento, manufatti ornamentali, elementi ombreggianti o altre strutture leggere di copertura, e prive di parti in muratura o strutture stabilmente ancorate al suolo;
A.18. installazione di strutture di supporto al monitoraggio ambientale o a prospezioni geognostiche, con esclusione di quelle destinate ad attività di ricerca di idrocarburi;
A.19. nell’ambito degli interventi di cui all’art. 149, comma 1, lettera b) del Codice: interventi su impianti idraulici agrari privi di valenza storica o testimoniale; installazione di serre mobili stagionali sprovviste di strutture in muratura; palificazioni, pergolati, singoli manufatti amovibili, realizzati in legno per ricovero di attrezzi agricoli, con superficie coperta non superiore a cinque metri quadrati e semplicemente ancorati al suolo senza opere di fondazione o opere murarie; interventi di manutenzione strettamente pertinenti l’esercizio dell’attività ittica; interventi di manutenzione della viabilità vicinale, poderale e forestale che non modifichino la struttura e le pavimentazioni dei tracciati; interventi di manutenzione e realizzazione di muretti a secco ed abbeveratoi funzionali alle attività agro-silvo-pastorali, eseguiti con materiali e tecniche tradizionali; installazione di pannelli amovibili realizzati in legno o altri materiali leggeri per informazione turistica o per attività didattico-ricreative; interventi di ripristino delle attività agricole e pastorali nelle aree rurali invase da formazioni di vegetazione arbustiva o arborea, previo accertamento del preesistente uso agricolo o pastorale, da parte delle autorità competenti e ove tali aree risultino individuate dal piano paesaggistico regionale;
A.20. nell’ambito degli interventi di cui all’art. 149, comma 1, lettera c) del Codice: pratiche selvicolturali autorizzate in base alla normativa di settore; interventi di contenimento della vegetazione spontanea indispensabili per la manutenzione delle infrastrutture pubbliche esistenti pertinenti al bosco, quali elettrodotti, viabilità pubblica, opere idrauliche; interventi di realizzazione o adeguamento della viabilità forestale al servizio delle attività agrosilvopastorali e funzionali alla gestione e tutela del territorio, vietate al transito ordinario, con fondo non asfaltato e a carreggiata unica, previsti da piani o strumenti di gestione forestale approvati dalla Regione previo parere favorevole del Soprintendente per la parte inerente la realizzazione o adeguamento della viabilità forestale;
A.21. realizzazione di monumenti, lapidi, edicole funerarie ed opere di arredo all’interno dei cimiteri;
A.22. installazione di tende parasole su terrazze, prospetti o in spazi pertinenziali ad uso privato;
A.23. installazione di insegne per esercizi commerciali o altre attività economiche, ove effettuata all’interno dello spazio vetrina o in altra collocazione consimile a ciò preordinata; sostituzione di insegne esistenti, già legittimamente installate, con insegne analoghe per dimensioni e collocazione. L’esenzione dall’autorizzazione non riguarda le insegne e i mezzi pubblicitari a messaggio o luminosità variabile;
A.24. installazione o modifica di impianti delle reti di comunicazione elettronica o di impianti radioelettrici, di cui all’art. 6, comma 4, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, nonché smantellamento di reti elettriche aeree;
A.25. interventi di manutenzione degli alvei, delle sponde e degli argini dei corsi d’acqua, compresi gli interventi sulla vegetazione ripariale arborea e arbustiva, finalizzati a garantire il libero deflusso delle acque e che non comportino alterazioni permanenti della visione d’insieme della morfologia del corso d’acqua; interventi di manutenzione e ripristino funzionale dei sistemi di scolo e smaltimento delle acque e delle opere idrauliche in alveo;
A.26. interventi puntuali di ingegneria naturalistica diretti alla regimazione delle acque e/o alla conservazione del suolo che prevedano l’utilizzo di piante autoctone e pioniere, anche in combinazione con materiali inerti di origine locale o con materiali artificiali biodegradabili;
A.27. interventi di manutenzione o sostituzione, senza ampliamenti dimensionali, delle strutture amovibili esistenti situate nell’ambito di strutture ricettive all’aria aperta già munite di autorizzazione paesaggistica, eseguiti nel rispetto delle caratteristiche morfo-tipologiche, dei materiali e delle finiture esistenti;
A.28. smontaggio e rimontaggio periodico di strutture stagionali munite di autorizzazione paesaggistica;
A.29. interventi di fedele ricostruzione di edifici, manufatti e impianti tecnologici che in conseguenza di calamità naturali o catastrofi risultino in tutto o in parte crollati o demoliti, o siano oggetto di ordinanza di demolizione per pericolo di crollo, purché sia possibile accertarne la consistenza e configurazione legittimamente preesistente ed a condizione che l’intervento sia realizzato entro dieci anni dall’evento e sia conforme all’edificio o manufatto originario quanto a collocazione, ingombro planivolumetrico, configurazione degli esterni e finiture, fatte salve esclusivamente le innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica e di sicurezza degli impianti tecnologici;
A.30. demolizioni e rimessioni in pristino dello stato dei luoghi conseguenti a provvedimenti repressivi di abusi;
A.31. opere ed interventi edilizi eseguiti in variante a progetti autorizzati ai fini paesaggistici che non eccedano il due per cento delle misure progettuali quanto ad altezza, distacchi, cubatura, superficie coperta o traslazioni dell’area di sedime.

Autorizzazione paesaggistica semplificata: l’allegato B del D.P.R. 31/2017

Nell’allegato B del D.P.R. 31/2017 è invece delineata una lista di 42 interventi minori per i quali è prevista una procedura semplificata di autorizzazione paesaggistica.

Tra questi rientrano:

  • incrementi di volume entro il 10% della volumetria originale, nel rispetto delle caratteristiche esistenti;
  • realizzazione o modifica di aperture esterne o finestre a tetto su beni vincolati, nel rispetto delle caratteristiche preesistenti;
  • modifiche alle facciate con realizzazione o riconfigurazione di aperture, cornicioni, ringhiere;
  • interventi sulle finiture esterne con rifacimento di intonaci, tinteggiature o rivestimenti;
  • realizzazione, modifica o chiusura di balconi o terrazze;
  • realizzazione o modifica sostanziale di scale esterne;
  • interventi antisismici o per il contenimento energetico con innovazioni morfo-tipologiche o nei materiali preesistenti;
  • interventi per il superamento di barriere architettoniche, come rampe o ascensori esterni visibili dallo spazio pubblico.

L’art. 8 del D.P.R. 31/2017 stabilisce che la richiesta di autorizzazione paesaggistica per gli interventi di modesta entità deve essere compilata, anche attraverso modalità telematiche, utilizzando il modello semplificato illustrato nell’Allegato C. Ad essa va allegata una relazione paesaggistica semplificata, redatta da un professionista qualificato e conforme alle disposizioni dell’Allegato D.

Nella relazione vanno dettagliati:

  • i requisiti imposti dalla normativa paesaggistica vigente nell’area;
  • una descrizione dello stato attuale dell’area coinvolta dall’intervento;
  • la conformità del progetto alle specifiche prescrizioni d’uso dei beni paesaggistici;
  • le possibili misure di inserimento paesaggistico previste.

Per ottenere in maniera facile il veloce il documento richiesto, l’apposito software per la relazione paesaggistica mette a tua disposizione il modello aggiornato, contenuto nell’allegato D (D.P.R. 31/2017). Ti basterà compilare i campi richiesti per avere la relazione in PDF da archiviare e stampare.

Relazione paesaggistica semplificata: software Praticus-APS

Relazione paesaggistica semplificata: software Praticus-APS

Aree soggette a vincolo paesaggistico

L’autorizzazione paesaggistica, disciplinata dall’articolo 146 del D.Lgs. 42/2004, è invece richiesta per interventi in specifiche aree sottoposte a vincolo paesaggistico.

Il vincolo paesaggistico è regolamentato dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 42/2004) e riguarda diverse categorie di beni:

  • beni paesaggistici principali: includono centri storici, ville, giardini, parchi, e bellezze panoramiche;
  • aree tutelate per legge: riguardano fiumi, torrenti, territori costieri, foreste, boschi, e zone archeologiche;
  • altri beni sottoposti a tutela.

L’autorizzazione paesaggistica deve essere richiesta all’ente competente (generalmente i Comuni, delegati dalla Regione), presentando progetti per accertare la compatibilità paesaggistica. Questa autorizzazione è un atto autonomo e requisito essenziale per ottenere il permesso di costruire o altri titoli edilizi.

Le principali aree specificamente sottoposte alle disposizioni del decreto sono: territori costieri e lacustri, fiumi, torrenti e corsi d’acqua, montagne, ghiacciai e circhi glaciali; parchi, riserve nazionali e regionali, foreste e boschi, aree universitarie, zone umide, vulcani e zone di interesse archeologico.

In caso di interventi nelle aree menzionate, ottenere l’autorizzazione paesaggistica è un requisito obbligatorio da rispettare per non essere soggetti a sanzioni amministrative e penali. Per una corretta compilazione dei documenti, può esserti di aiuto il software per l’autorizzazione paesaggistica che ti semplifica la redazione dell’istanza e della relazione di autorizzazione paesaggistica, conformemente al D.P.R. 31/2017.

Autorizzazione paesaggistica e sentenze di riferimento

Di seguito ti propongo una serie di sentenze che specificano dei casi in cui si chiariscono degli aspetti fondamentali sul tema dell’autorizzazione paesaggistica e degli interventi per cui è richiesta.

Cambio destinazione d’uso. Quando ci vuole l’autorizzazione paesaggistica?

La sentenza n. 11390/2023 del Consiglio di Stato rivela un intricato scenario legale riguardo al cambio di destinazione d’uso opere interne e compatibilità paesaggistica nello specifico la trasformazione di un’autorimessa in abitazione in zone vincolate.

Il caso esaminato si concentra su un’istanza di autorizzazione paesaggistica riguardante la trasformazione di un garage-cantina in abitazione civile, che ha sollevato controversie tra vicini, portando alla luce questioni cruciali.

Sebbene il Tar avesse inizialmente respinto le impugnazioni, il CdS ha ribaltato la decisione, affermando che la trasformazione interna, anche senza incremento volumetrico, può influire sulla superficie utile e, di conseguenza, sul paesaggio. La sentenza sottolinea la distinzione tra interventi “minori” e quelli che comportano la “creazione di superfici utili”, escludendo questi ultimi da una possibile compatibilità paesaggistica postuma. La giurisprudenza consolidata indica che le modifiche sostanziali alla destinazione d’uso non possono rientrare nella categoria di manutenzione straordinaria o restauro conservativo, ma piuttosto rientrano nella ristrutturazione edilizia.

Per tale ragione gli interventi edilizi non potevano essere ricondotti a quelli contemplati dall’articolo 167, comma 4 (compatibilità paesaggistica), lettera c) del D.Lgs. n. 42/2004, escludendo in tal modo la possibilità di una compatibilità paesaggistica postuma. Il ricorso è, quindi, accolto.

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