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Regime forfetario e fine del rapporto di lavoro dipendente

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Dalle Entrate no al regime forfetario se si tratta dello stesso anno di cessazione del rapporto di lavoro dipendente, con reddito superiore a 30.000 euro

Con l’istanza di interpello n. 368/2021 arriva un nuovo chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate in merito all’applicazione del regime forfetario.

Il quesito posto alle Entrate

Il quesito avanzato dal contribuente riguarda l’ambito applicativo della causa ostativa all’accesso al regime forfetario (art. 1, comma 57, lettera d-ter, della legge n. 190/2014) che prevede che NON possono avvalersi del regime forfetario i soggetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e assimilati superiori a 30.000 euro.

L’istante, infatti, dichiara di aver rassegnato le dimissioni per la cessazione del rapporto di lavoro dipendente in data 2020 e di aver proseguito l’attività lavorativa sino al 2021, periodo di preavviso e, inoltre, di aver percepito nell’anno di imposta 2020 un reddito di lavoro dipendente superiore a 30.000 euro.

Tuttavia, il contribuente intende richiedere l’attribuzione della partita IVA per esercitare un’attività di lavoro autonomo con codice ATECO e chiede, quindi, di sapere se può accedere al regime forfetario nel 2021, considerando che la verifica di tale soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato.

Il parere dell’Agenzia

L’Agenzia delle Entrate ribadisce, innanzitutto, la disciplina normativa alla base del regime forfetario:

  • la legge n. 190/2014, all’articolo 1, commi da 54 a 89, ha introdotto un regime fiscale agevolato, c.d. regime forfetario, rivolto ai contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni in possesso di determinati requisiti;
  • l’articolo 1, commi da 9 a 11, della legge n. 145/2018 (legge di bilancio 2019) ha modificato, con portata estensiva, l’ambito di applicazione del regime forfetario (rif. Circolare n. 9/E del 10 aprile 2019);
  • l’articolo 1, comma 692, della legge n. 160/2019 (legge di bilancio 2020) ha modificato ulteriormente l’ambito di applicazione del regime forfetario.

In riferimento al quesito avanzato, assume rilievo la causa di esclusione prevista dalla lettera d-ter del comma 57 dell’art. 1 della legge n. 190/2014, ai sensi della quale non possono avvalersi del regime forfetario:

i soggetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, di cui rispettivamente agli articoli 49 e 50 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, eccedenti l’importo di 30.000 euro;

la verifica di tale soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato.

A tal proposito, la circolare n. 10/E del 2016, al paragrafo 2.3, ha specificato che è possibile non considerare tale clausola di esclusione solo se la cessazione del rapporto di lavoro è intervenuta nell’anno precedente a quello di applicazione del regime forfetario.

Nel caso in esame, invece, l’istante riferisce di aver rassegnato le dimissioni da dipendente a tempo indeterminato nel 2020 e di aver proseguito il rapporto di lavoro fino al 2021 (periodo di preavviso).

Inoltre, sulla base di un consolidato orientamento interpretativo della normativa civilistica, il rapporto di lavoro è in atto anche durante il periodo di preavviso, nell’ambito del quale, quindi, trovano applicazione tutti gli istituti connessi al rapporto di lavoro.

Alla luce di quanto espresso, il Fisco ritiene quindi che all’istante sia precluso l’accesso al regime forfetario nel 2021, in quanto si tratta del medesimo anno di cessazione del rapporto di lavoro dipendente, nell’ambito del quale afferma di aver percepito redditi superiori a 30.000 euro nell’anno precedente (2020).

L’istante, che intende aprire la partita IVA ed esercitare attività professionale dal 2021, potrà applicare il regime forfetario solo a partire dal 2022, nel presupposto del rispetto di tutti gli altri requisiti di legge.

 

Clicca qui per scaricare l’interpello n. 368/2021

 

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