Insufficiente isolamento acustico: può costituire grave difetto d’opera?

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Per la Cassazione il corretto isolamento acustico di un immobile deve corrispondere alla funzionalità ed utilizzabilità previste dal contratto

L’esecuzione dei lavori in edilizia (come in qualsiasi altro ambito):

  • deve avvenire con l’osservanza della perizia che inerisce a ciascun campo di attività che concorre all’esecuzione dell’opera;
  • deve corrispondere nella progettazione e nell’esecuzione alla funzionalità ed utilizzabilità previste dal contratto;

ne consegue che l’appaltatore ha l’obbligo di consegnare l’opera conforme a quanto pattuito ed, in ogni caso, eseguita a regola d’arte.

E’ quanto asserisce la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 7875/2021.

Il caso

Un condominio citava in giudizio l’impresa che aveva realizzato il fabbricato a causa di alcuni problemi riscontrati in merito al cattivo isolamento acustico dell’edificio.

La vicenda giungeva in Corte d’Appello che condannava l’impresa al risarcimento dei danni.

In particolare l’impresa lamentava che:

  1. il CTU aveva accertato i difetti su porzioni di proprietà esclusiva di singoli condomini e non su parti comuni del fabbricato, per tale motivo il Condominio non sarebbe stato legittimato a richiedere i danni in prima persona, richiesta oltretutto arrivata tardivamente;
  2. nella costruzione/progettazione dello stabile (realizzato nel 2002) aveva correttamente applicato le prescrizioni in materia di insonorizzazione degli edifici previste dal DPCM 1 marzo 1991Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell’ambiente esterno“.

La questione giungeva infine presso il giudizio della Cassazione.

La decisione della Corte di Cassazione

I giudici, per quel che riguarda il primo motivo lamentato dall’impresa ricorrente, ritengono che:

anche alla stregua dell’art. 1130, n. 4, c.c., sussiste la legittimazione dell’amministratore a proporre l’azione di natura extracontrattuale ex art. 1669 c.c. intesa a rimuovere i gravi difetti dì costruzione, nel caso in cui questi, col determinare un’alterazione che incida negativamente ed in modo considerevole sul godimento dell’immobile, riguardino l’intero edificio condominiale e i singoli appartamenti

Gli ermellini, infatti, spiegano che (nel caso in esame) l’accertata mancanza di un adeguato isolamento acustico nelle pareti divisorie, solai e facciata configura un danno comune che abilita alternativamente l’amministratore del condominio e i singoli condomini ad agire per il risarcimento, senza che possa farsi distinzione tra parti comuni e singoli appartamenti o parte di essi soltanto.

Per quel che riguarda il secondo motivo, i giudici osservano che per l’esecuzione a regola d’arte dell’immobile, l’impresa avrebbe dovuto applicare all’epoca della costruzione (2002) del fabbricato condominiale le norme sui requisiti acustici dettate dal DPCM 5 dicembre 1997  “Requisiti acustici passivi degli edifici” (come ritenuto anche dal giudizio precedente della Corte d’Appello).

La Cassazione chiarisce che il DPCM 5 dicembre 1997 (che ha integrato l’art. 3, comma 1, lettera e) della legge n. 447/1995Legge quadro sull’inquinamento acustico“) determinava i suddetti requisiti e prescriveva i limiti espressi in decibel che gli edifici costruiti dopo la sua entrata in vigore devono (tuttora) rispettare.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

 

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Clicca qui per scaricare l’ordinanza sull’isolamento acustico della Corte di Cassazione

 

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