INAIL: i DPI per il rischio agenti chimici nell’edilizia

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Da INAIL una scheda informativa sui dispositivi di protezione individuale per il rischio agenti chimici nell’edilizia

La nuova fact sheet (ossia una scheda informativa) pubblicata dall’INAIL si propone quale documento di indirizzo tecnico-scientifico per la gestione da rischio agenti chimici nell’edilizia, in particolare per la scelta dei dispositivi per la protezione della cute e i dispositivi per la protezione delle vie respiratorie.

Infatti la grande varietà di sostanze chimiche pericolose, cui possono essere esposti i lavoratori del comparto edile, richiede una scelta attenta e consapevole degli opportuni DPI, che dipende da un insieme di considerazioni.

Il rischio agenti chimici nell’edilizia

Il comparto dell’edilizia può rappresentare una fonte rilevante di esposizione occupazionale al rischio chimico, a causa dell’impiego di agenti chimici notoriamente riconosciuti come pericolosi per la salute e, più recentemente, di nuovi inquinanti collegati alla cosiddetta ‘edilizia verde’, da più parti identificati quali rischi emergenti.

Nel cantiere edile l’esposizione al rischio chimico può manifestarsi non solo attraverso l’utilizzo e la manipolazione di sostanze e/o preparati pericolosi quali:

  • solventi,
  • pigmenti,
  • additivi,
  • disarmanti,
  • collanti e similari,

ma anche a seguito di specifiche lavorazioni che prevedono, ad esempio, l’utilizzo di bitume o asfalti a caldo, soprattutto durante la spruzzatura manuale di emulsione bituminosa e la stesa di asfalto in particolari condizioni (gallerie, sottopassi, ecc.).

Inoltre crescente attenzione in ambito protezionistico è posta alla potenziale esposizione a inquinanti emergenti connessi alla cosiddetta ‘edilizia verde’, quali:

  1. gli isocianati, agenti fortemente sensibilizzanti per le vie respiratorie, irritanti per le membrane mucose e la cute, che nel settore delle costruzioni trovano ampio impiego nell’utilizzo di schiume, fibre, elastomeri, materiali isolanti, pitture e vernici;
  2. le resine epossidiche, una delle principali cause di dermatite da contatto allergica professionale nonché di irritazione degli occhi e dell’apparato respiratorio, sempre più utilizzate in edilizia per la produzione di adesivi, vernici, rivestimenti e strutture polimeriche composite;
  3. le fibre minerali artificiali (FMA) e fibre artificiali vetrose (FAV), utilizzate in edilizia come materiali isolanti, dalle potenziali proprietà infiammatorie, citotossiche e cancerogene.

La scelta dei DPI

Quando non è possibile evitare, ridurre o fronteggiare adeguatamente i rischi con misure tecniche di prevenzione, con sistemi di protezione collettiva o con una differente organizzazione del lavoro, è necessario l’impiego dei dispositivi di protezione individuale (DPI), ovvero qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale fine (d.lgs. 81/2008, Titolo III Capo II artt. 74-75).

Sono sostanzialmente due le tipologie di DPI per la protezione da rischio chimico nel comparto edile, in particolare:

  1. i dispositivi per la protezione della cute, nel caso di agenti chimici che, per contatto cutaneo, possono determinare un pericolo per la cute dell’utilizzatore o essere assorbiti tramite essa. Si parla, in questo caso, di guanti e di dispositivi di protezione del corpo che garantiscono una copertura, la più ampia possibile, della superficie cutanea potenzialmente esposta, compresa quella del viso e degli occhi.
  2. i dispositivi per la protezione delle vie respiratorie, definiti anche APVR (apparecchi di protezione delle vie respiratorie), destinati a proteggere il lavoratore da sostanze pericolose allo stato aeriforme (particelle, vapori, gas).

 

Clicca qui per scaricare la fact sheet INAIL sul rischio agenti chimici nell’edilizia

 

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