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Home » Approfondimenti » Rinnovabili ed edilizia sostenibile » Aree protette e interventi edilizi: cosa si può fare e quali autorizzazioni servono

Aree protette e interventi edilizi: cosa si può fare e quali autorizzazioni servono

Aree protette e interventi edilizi: in attesa dell'elenco 2026, scopri cosa si può realizzare, quali autorizzazioni servono e come incidono su fotovoltaico e aree idonee

Tempo di lettura stimato: 10 minutidi Redazione BibLus / 1 Settembre 2026/4 Commenti/in Rinnovabili ed edilizia sostenibile, Titoli edilizi e urbanistica /di
Dl asset semplificazioni impianti fotovoltaici

Costruire o eseguire lavori nelle aree protette non è vietato in assoluto, ma il normale titolo edilizio può non essere sufficiente. In parchi, riserve, aree paesaggisticamente tutelate e siti Natura 2000 occorre verificare la sovrapposizione tra disciplina edilizia, nulla osta dell’Ente Parco, autorizzazione paesaggistica e valutazioni ambientali.

Per gli impianti da fonti rinnovabili si aggiunge il D.Lgs. 190/2024: qui la presenza di aree protette incide anche sull’individuazione delle aree idonee, ma secondo regole diverse a seconda della tutela e della modalità con cui l’area è qualificata come idonea.

Ecco cosa sapere, tenendo conto che a luglio 2026 è stato approvato il settimo aggiornamento dell’elenco ufficiale delle aree protette.

Indice

  • Cosa sono le aree protette e perché non coincidono con tutte le aree vincolate?
  • Si può costruire nelle aree protette?
  • Quali autorizzazioni servono per un intervento edilizio in un parco?
  • Il titolo edilizio assorbe il nulla osta e l’autorizzazione paesaggistica?
  • Ogni lavoro in un’area protetta richiede l’autorizzazione paesaggistica?
  • Cosa cambia tra manutenzione, ristrutturazione e nuova costruzione nelle aree protette?
  • Cosa succede se l’area è anche un sito Natura 2000?
  • Come cambiano le regole per il fotovoltaico e gli altri impianti FER nelle aree protette?
  • Quali aree protette o vincolate non possono diventare ulteriori aree idonee regionali?
  • Quali verifiche fare prima di progettare in un’area protetta?
  • FAQ

Cosa sono le aree protette e perché non coincidono con tutte le aree vincolate?

Aree protette iscritte all’Elenco Ufficiale Aree Protette (EUAP)

Istituito in base alla legge 394/91 “Legge quadro sulle aree protette” , l’elenco ufficiale attualmente in vigore è quello relativo al 6° Aggiornamento approvato con D.M. 27/04/2010 e pubblicato nel Supplemento Ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 125 del 31/05/2010.

A luglio 2026 il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha aggiornato per la settima volta l’elenco ufficiale delle aree protette, arrivate a 1.048 nel nostro Paese rispetto alle 871 censite nel 2010.

A livello cumulato si tratta di 3.356.239 ettari a terra e 2.868.914 ettari a mare, con 3.457 km di costa interessati.

In base alla legge 394/91 le aree protette vengono distinte in Parchi Nazionali, Aree Naturali Marine Protette, Riserve Naturali Marine, Riserve Naturali Statali, Parchi e Riserve Naturali Regionali.

Accesso alla cartografia delle principali aree naturali protette

Rete Natura 2000

A questo sistema si affianca la Rete Natura 2000. Il MASE considera infatti il sistema nazionale di tutela come risultato dell’integrazione fra aree protette nazionali e regionali e siti Natura 2000.

Istituita ai sensi della Direttiva 92/43/CEE “Habitat”  per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e seminaturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario, è costituita dai Siti di Importanza Comunitari (SIC) e dalle Zone di Protezione Speciale (ZPS) previste dalla Direttiva 79/409/CEE “Uccelli” , successivamente abrogata e sostituita integralmente dalla versione codificata della  Direttiva 2009/147/CE  del Parlamento Europeo e del Consiglio del 30 novembre 2009.

La Rete Natura 2000 copre oggi circa il 19,4% del territorio terrestre italiano.

Le aree che compongono la rete Natura 2000 non sono riserve rigidamente protette dove le attività umane sono escluse; l’art.6, comma 3, della direttiva Habitat introduce la valutazione di incidenza, procedimento di carattere preventivo, introdotto con lo scopo di salvaguardare l’integrità dei siti, e al quale è necessario sottoporre qualsiasi piano o progetto che possa avere incidenze significative su un sito o proposto sito della rete Natura 2000, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti e tenuto conto degli obiettivi di conservazione del sito stesso.

Regime in base all’area protetta

Le aree protette sono territori sottoposti a specifiche forme di tutela naturalistica, ma non coincidono con l’intero insieme delle aree soggette a vincoli ambientali o paesaggistici. Prima di valutare un intervento edilizio è quindi necessario identificare esattamente quale regime di tutela interessa l’immobile o il terreno.

La distinzione ha una rilevanza pratica. Un’area può:

SituazioneRegime principale
trovarsi in un parco nazionale o regionalelegge 394/1991 + piano e regolamento del parco
appartenere a una riservalegge 394/1991 o normativa regionale
ricadere in Natura 2000direttive Habitat/Uccelli + D.P.R. 357/1997
essere soggetta a vincolo paesaggisticoD.Lgs. 42/2004
presentare più tutele contemporaneamenteapplicazione coordinata dei diversi regimi

La sovrapposizione è tutt’altro che marginale. L’art. 142, comma 1, lettera f), del D.Lgs. 42/2004 considera infatti beni paesaggistici tutelati per legge i parchi e le riserve nazionali o regionali e i territori di protezione esterna dei parchi.

Di conseguenza, essere all’interno di un parco può comportare contemporaneamente tutela naturalistica e tutela paesaggistica.

Si può costruire nelle aree protette?

Sì, determinati interventi edilizi possono essere realizzati nelle aree protette, ma la loro ammissibilità dipende dal tipo di area, dalla zonizzazione del parco, dalla disciplina urbanistica e paesaggistica e dalle caratteristiche dell’opera. Non esiste quindi una regola generale secondo cui “area protetta = divieto di costruire”.

La prima verifica resta quella ordinaria prevista dalla disciplina urbanistico-edilizia: bisogna stabilire se l’intervento rientra nell’attività edilizia libera oppure richiede CILA, SCIA, SCIA alternativa o permesso di costruire.

La presenza di un’area protetta introduce tuttavia un secondo livello di controllo.

Il fatto che un intervento sia eseguibile senza permesso di costruire non significa automaticamente che sia libero rispetto alle altre discipline di tutela. Lo stesso art. 6 del D.P.R. 380/2001 subordina l’attività edilizia libera al rispetto delle altre normative di settore, incluse quelle relative ai beni culturali e al paesaggio.

La logica può quindi essere sintetizzata così:

Titolo edilizio ≠ autorizzazione ambientale o paesaggistica.

Il progettista deve verificare entrambe le dimensioni.

Quali autorizzazioni servono per un intervento edilizio in un parco?

Per interventi, impianti e opere all’interno di un parco può essere necessario il preventivo nulla osta dell’Ente Parco, oltre al titolo edilizio richiesto dal D.P.R. 380/2001. Il nulla osta serve a verificare la conformità dell’intervento al piano e al regolamento del parco.

L’art. 13 della legge 394/1991 stabilisce il principio, più volte richiamato anche dalla giurisprudenza amministrativa. secondo cui “Il rilascio di concessioni o autorizzazioni relative ad interventi, impianti ed opere all’interno del parco è sottoposto al preventivo nulla osta”.

La verifica dell’Ente Parco riguarda quindi un piano diverso rispetto a quello prettamente edilizio.

Per esempio, una ristrutturazione può essere urbanisticamente compatibile e possedere il corretto titolo edilizio ma non risultare conforme alle prescrizioni del piano o del regolamento dell’area protetta.

Occorre inoltre controllare la disciplina specifica dell’area. Le zone di un parco possono avere differenti livelli di protezione e differenti possibilità di trasformazione; alle regole nazionali si aggiungono inoltre le leggi regionali e gli strumenti di gestione dello specifico ente.

Il titolo edilizio assorbe il nulla osta e l’autorizzazione paesaggistica?

No. In via generale il titolo edilizio non elimina gli atti di assenso richiesti dalle discipline di tutela. Un intervento può quindi richiedere contemporaneamente titolo edilizio, nulla osta dell’Ente Parco e autorizzazione paesaggistica.

Il rapporto con la tutela paesaggistica è particolarmente importante perché parchi e riserve sono ricompresi fra le aree tutelate per legge dall’art. 142 del D.Lgs. 42/2004.

L’art. 146 del Codice del paesaggio stabilisce inoltre che l’autorizzazione paesaggistica costituisce atto autonomo e presupposto rispetto al permesso di costruire e agli altri titoli urbanistico-edilizi.

In termini operativi:

VerificaDomanda
urbanistico-ediliziaquale titolo richiede l’intervento?
parcoil piano/regolamento consente l’opera? Serve nulla osta?
paesaggistical’opera modifica un bene o un’area tutelata?
naturalisticapuò incidere su habitat o specie Natura 2000?
ambientalericorrono VIA o verifica di assoggettabilità?

È proprio questa sovrapposizione di discipline a rendere fuorviante la domanda generica “posso costruire in un’area protetta?”. La domanda tecnicamente corretta è: quali tutele insistono sulla specifica area e quali effetti producono sullo specifico intervento?

Ogni lavoro in un’area protetta richiede l’autorizzazione paesaggistica?

No. La presenza del vincolo paesaggistico non implica che qualsiasi opera debba seguire la procedura ordinaria di autorizzazione. Esistono interventi esclusi dall’autorizzazione e interventi di lieve entità assoggettati a procedimento semplificato.

L’art. 149 del D.Lgs. 42/2004 esclude, a determinate condizioni, alcuni interventi come manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, consolidamento statico e restauro conservativo quando non alterano lo stato dei luoghi e l’aspetto esteriore degli edifici.

Il D.P.R. 31/2017 completa il quadro distinguendo:

  • Allegato A: opere e interventi non soggetti ad autorizzazione paesaggistica;
  • Allegato B: opere di lieve entità assoggettate ad autorizzazione paesaggistica semplificata.

Questo passaggio è importante anche per l’AEO: un intervento in area protetta non richiede automaticamente autorizzazione paesaggistica ordinaria. Bisogna classificare puntualmente l’opera.

Resta separata la verifica dell’eventuale nulla osta dell’Ente Parco: l’esenzione dall’autorizzazione paesaggistica non equivale necessariamente all’esenzione dagli altri controlli previsti dalla normativa dell’area protetta.

Cosa cambia tra manutenzione, ristrutturazione e nuova costruzione nelle aree protette?

Aumentando l’incidenza dell’opera sul territorio cresce normalmente il numero delle verifiche necessarie, ma il regime non può essere determinato soltanto dal nome dell’intervento. Occorre combinare categoria edilizia, caratteristiche concrete dell’opera e tutela territoriale.

Una matrice preliminare può essere questa:

Tipo di interventoVerifiche prioritarie
opere internetitolo edilizio + eventuali prescrizioni specifiche del parco
manutenzione esternatitolo edilizio + verifica art. 149/D.P.R. 31/2017
restauro e risanamentotitolo edilizio + compatibilità con tutela
modifica prospetti/coperturetitolo edilizio + disciplina paesaggistica
ristrutturazione ediliziatitolo + nulla osta/parere/autorizzazioni secondo il caso
demolizione e ricostruzionetitolo edilizio + controllo paesaggistico-naturalistico completo
ampliamentoverifica urbanistica, piano del parco e paesaggio
nuova costruzioneverifica completa di tutte le discipline territoriali
infrastrutture/impiantinormativa edilizia + eventuale normativa speciale

La tabella è necessariamente orientativa: la disciplina regionale e lo specifico piano del parco possono introdurre condizioni più dettagliate.

Cosa succede se l’area è anche un sito Natura 2000?

Quando l’intervento può determinare incidenze significative su un sito Natura 2000, può essere necessaria la Valutazione di Incidenza, anche se l’opera non ricade materialmente all’interno del sito. Il criterio rilevante è l’effetto potenziale sugli obiettivi di conservazione.

La VIncA trova la propria disciplina nazionale nell’art. 5 del D.P.R. 357/1997 e deve analizzare gli effetti del progetto sugli habitat e sulle specie tutelate.

Questo significa che la verifica non può essere fatta soltanto chiedendosi se la particella catastale sia “dentro o fuori” dal confine del sito: devono essere valutate anche le possibili interferenze funzionali con il sito protetto.

Per un intervento edilizio possono rilevare, ad esempio, consumo o trasformazione di habitat, disturbo a specie tutelate, illuminazione, rumore, modifiche del regime delle acque, viabilità di cantiere ed effetti cumulativi.

Come cambiano le regole per il fotovoltaico e gli altri impianti FER nelle aree protette?

Per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili alle norme edilizie, paesaggistiche e naturalistiche si sovrappone il D.Lgs. 190/2024, che prevede specifici regimi autorizzativi oggi attività libera, PAS e autorizzazione unica e richiede una successiva verifica delle tutele ambientali, naturalistiche, culturali e paesaggistiche presenti.

In merito a questo secondo punto, il riferimento centrale è l’art. 11-bis del D.Lgs. 190/2024, introdotto dal D.L. 175/2025.

La norma opera su due livelli distinti:

  1. Aree idonee individuate direttamente dalla legge statale.
    Il comma 1 elenca una serie di aree considerate idonee ex lege, fra cui, a determinate condizioni, siti con impianti esistenti, siti di bonifica, cave e miniere cessate, discariche, aree industriali e, specificamente per il fotovoltaico, ulteriori fattispecie.
  2. Ulteriori aree idonee individuate dalle Regioni.
    Il comma 3 attribuisce alle Regioni il compito di individuare ulteriori aree idonee, ma il comma 4 stabilisce criteri vincolanti che incidono direttamente sulle aree protette.

Le aree idonee sono aree nelle quali la disciplina nazionale delle rinnovabili riconosce specifiche condizioni favorevoli alla localizzazione e semplificazioni procedurali. Non sono però “aree senza vincoli”.

La presenza di un’area protetta incide fortemente sulla pianificazione delle ulteriori aree idonee regionali, anche se non consente di applicare la formula automatica “area protetta = area non idonea”.

Distinguendo tra catalogo statale delle aree idonee e ulteriori aree individuate dalle Regioni, l’art. 11-bis, comma 4, lettera b), stabilisce che le Regioni devono ““salvaguardare le specificità delle aree incluse nella Rete Natura 2000 e delle aree naturali protette”. La stessa disposizione riguarda anche zone Ramsar e zone di protezione dei siti UNESCO.

Il verbo utilizzato è importante: salvaguardare, non semplicemente “escludere tutte”.

Nello stesso comma compare infatti anche il principio dell’impossibilità di introdurre divieti generali e astratti all’installazione di impianti FER, fatte salve le specifiche eccezioni previste dalla legge.

Il rapporto può essere riassunto così:

CasoEffetto della tutela
area idonea ex lege, art. 11-bis c.1la tutela non viene automaticamente cancellata; va verificato il coordinamento con i vincoli applicabili
ulteriore area idonea individuata dalla Regionela Regione deve rispettare i criteri del comma 4
Natura 2000le specificità del sito devono essere salvaguardate
area naturale protettale specificità dell’area devono essere salvaguardate
bene tutelato dal D.Lgs. 42/2004operano ulteriori e più precisi limiti alla qualificazione regionale

Sul piano letterale, infatti, i criteri del comma 4 sono dettati “ai fini dell’adozione delle leggi” regionali previste dal comma 3. Ne consegue che il loro oggetto immediato sono le ulteriori aree idonee individuate dalle Regioni, non una riscrittura automatica delle fattispecie idonee individuate direttamente dal comma 1.

Quali aree protette o vincolate non possono diventare ulteriori aree idonee regionali?

Per i beni tutelati dal Codice dei beni culturali e del paesaggio la disciplina è più restrittiva: le Regioni non possono qualificare come ulteriori aree idonee determinate aree vincolate né le fasce di rispetto previste dall’art. 11-bis.

La lettera m) dell’art. 11-bis, comma 4, impedisce alle Regioni di qualificare come idonee:

  • le aree comprese nel perimetro dei beni tutelati ai sensi del D.Lgs. 42/2004;
  • le aree comprese entro 3 km dal perimetro di tali beni per gli impianti eolici;
  • le aree comprese entro 500 metri per gli impianti fotovoltaici;
  • le aree nelle quali le caratteristiche dell’impianto siano incompatibili con le norme di attuazione dei piani paesaggistici.

Qui emerge un collegamento diretto con le aree protette.

Poiché l’art. 142, comma 1, lettera f), del D.Lgs. 42/2004 tutela per legge parchi, riserve nazionali o regionali e territori di protezione esterna dei parchi, la dimensione “area protetta” può contemporaneamente assumere rilevanza anche come bene paesaggistico.

Occorre però mantenere distinti i due ragionamenti:

area naturale protetta → criterio di salvaguardia dell’art. 11-bis, comma 4, lett. b);

bene paesaggistico ex D.Lgs. 42/2004 → limiti specifici della lett. m), incluse le fasce 500 m/3 km.

La fascia di 500 metri rende vietato il fotovoltaico?

No. La fascia di 500 metri prevista dall’art. 11-bis non equivale, da sola, a un divieto generalizzato di realizzare un impianto fotovoltaico. La disposizione limita la possibilità delle Regioni di classificare quelle superfici come ulteriori aree idonee, nell’ambito dell’art. 11-bis, commi 3 e 4.

La differenza è sostanziale: “non qualificabile come ulteriore area idonea” non significa automaticamente “impianto vietato”.

La disciplina vigente tende infatti a separare il giudizio sull’idoneità, che produce effetti di localizzazione e semplificazione, dal giudizio autorizzativo sul singolo progetto.

La Corte costituzionale ha ricordato nel 2026 che la nuova disciplina introdotta dall’art. 11-bis ha ridefinito profondamente il precedente modello delle aree idonee/non idonee.

Per il progettista, quindi, la domanda non deve essere soltanto “sono dentro i 500 metri?”, ma:

  1. l’area è idonea ex lege o dovrebbe essere qualificata dalla Regione?
  2. quale bene tutelato genera la fascia?
  3. quali vincoli autonomi insistono sul sito?
  4. quale regime amministrativo richiede l’impianto?
  5. quali valutazioni ambientali restano necessarie?

Cosa comporta concretamente essere in un’area idonea?

La qualifica di area idonea produce semplificazioni procedurali per gli impianti FER, ma non trasforma il territorio in una zona priva di tutela ambientale.

L’art. 11-quater del D.Lgs. 190/2024 disciplina le semplificazioni applicabili agli interventi localizzati in aree idonee. Per attività libera e PAS sono previste specifiche semplificazioni del procedimento paesaggistico; per l’autorizzazione unica il parere dell’autorità paesaggistica è obbligatorio ma non vincolante e i termini procedimentali sono ridotti di un terzo.

Area idonea non significa area priva di vincoli: significa area alla quale la legge FER collega specifici effetti procedurali.

Nulla osta di parco, VIncA, valutazioni ambientali e altre discipline specialistiche vanno quindi verificati secondo il relativo quadro normativo.

Il regime semplificato opera inoltre, secondo la disciplina vigente, quando l’impianto ricade interamente all’interno dell’area idonea

Cosa succede se un nuovo vincolo arriva dopo l’autorizzazione di un impianto FER?

Il D.Lgs. 190/2024 tutela, a determinate condizioni, gli impianti FER già abilitati, autorizzati o muniti di valutazione ambientale favorevole prima dell’avvio del procedimento che introduce un nuovo vincolo culturale o paesaggistico.

Il principio è contenuto nell’art. 14, comma 7, del D.Lgs. 190/2024. Eventuali nuove dichiarazioni o verifiche ai sensi degli artt. 12, 13 e 140 del D.Lgs. 42/2004 non producono gli effetti previsti sui progetti FER che, prima dell’avvio del procedimento di vincolo, risultino già abilitati/autorizzati oppure abbiano ottenuto un provvedimento favorevole di valutazione ambientale.

La regola riguarda gli effetti di specifici vincoli sopravvenuti nelle condizioni stabilite dalla legge, non una generale esclusione delle competenze di tutela.

Quali verifiche fare prima di progettare in un’area protetta?

Prima di presentare una pratica edilizia in un’area protetta bisogna ricostruire l’intera stratificazione delle tutele che interessa il sito, non limitarsi alla verifica del titolo edilizio.

Una sequenza operativa efficace è:

  1. individuare urbanisticamente e catastalmente l’area;
  2. verificare se ricade in un parco o riserva;
  3. consultare piano e regolamento dell’Ente Parco;
  4. verificare i beni paesaggistici ex artt. 136 e 142 D.Lgs. 42/2004;
  5. individuare il corretto titolo edilizio;
  6. verificare art. 149 D.Lgs. 42/2004 e D.P.R. 31/2017;
  7. controllare eventuali siti Natura 2000 e necessità di VIncA;
  8. verificare VIA o screening ambientale, ove applicabili;
  9. se l’opera è FER, applicare il D.Lgs. 190/2024;
  10. per le FER, verificare anche area idonea, area idonea regionale e relativa disciplina;
  11. controllare la normativa regionale;
  12. acquisire gli atti di assenso prima dell’inizio delle opere nei casi richiesti.

FAQ

Si può costruire una casa in un’area protetta?

Non esiste una risposta unica. La costruzione deve essere ammessa dagli strumenti urbanistici e dal piano/regolamento dell’area protetta e può richiedere, oltre al permesso di costruire, nulla osta dell’Ente Parco e autorizzazione paesaggistica.

Serve il nulla osta del Parco anche per una SCIA?

Il fatto che l’intervento sia soggetto a SCIA non esclude automaticamente il nulla osta dell’Ente Parco. L’art. 13 della legge 394/1991 disciplina autonomamente gli interventi, impianti e opere all’interno del parco. (Doctrine)

Un parco è automaticamente soggetto a vincolo paesaggistico?

I parchi e le riserve nazionali o regionali, insieme ai territori di protezione esterna dei parchi, rientrano tra le aree tutelate per legge dall’art. 142, comma 1, lettera f), del D.Lgs. 42/2004. (Normattiva)

La manutenzione straordinaria in un’area protetta richiede sempre autorizzazione paesaggistica?

No. L’art. 149 del D.Lgs. 42/2004 esclude determinate manutenzioni che non alterano lo stato dei luoghi e l’aspetto esteriore; ulteriori esclusioni e procedure semplificate sono disciplinate dal D.P.R. 31/2017. (Normattiva)

Area protetta e sito Natura 2000 sono la stessa cosa?

No. Sono categorie differenti, anche se possono sovrapporsi. La Rete Natura 2000 deriva dalle direttive Habitat e Uccelli, mentre parchi e riserve sono disciplinati dalla legge 394/1991 e dalle normative regionali. (MIT)

Un’area protetta può essere un’area idonea per le rinnovabili?

Non vale una regola automatica “area protetta = non idonea”. Per le ulteriori aree idonee regionali l’art. 11-bis impone però di salvaguardare le specificità di Natura 2000 e delle aree naturali protette. Per i beni tutelati dal D.Lgs. 42/2004 operano limiti ulteriori. (Giustizia Tributaria)

Cosa significa la fascia di 500 metri per il fotovoltaico?

Nell’individuazione delle ulteriori aree idonee regionali, le Regioni non possono qualificare come idonee le superfici comprese entro 500 metri dal perimetro dei beni tutelati dal D.Lgs. 42/2004. La fascia non equivale, da sola, a un divieto generale di installare fotovoltaico. (Assemblea Legislativa Emilia-Romagna)

Un’area non qualificata come idonea è automaticamente vietata alle FER?

No. Idoneità e autorizzabilità non sono concetti perfettamente coincidenti. Il nuovo art. 11-bis impone tra l’altro alle Regioni di evitare divieti generali e astratti, salve le specifiche eccezioni stabilite dalla legge. (Giustizia Tributaria)


Indirizzo articolo: https://biblus.acca.it/impianti-fotovoltaici-semplificazioni-in-arrivo-decreto-asset/
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La redazione di BibLus non fornisce risposte a chiarimenti su casi specifici né offre consulenza di carattere tecnico o legale sugli argomenti trattati negli articoli.
4 commenti
  1. Franco Balello
    Franco Balello dice:
    20 Ottobre 2023 en 9:39

    Bon vedo differenze nell’art. 12 comma 3 bis in bleu e l’art. 12-ter in rosso

    Rispondi
    • Redazione di BibLus
      Redazione di BibLus dice:
      20 Ottobre 2023 en 10:45

      Ciao Franco Balello,
      Ti segnalo che le parti aggiunte nonché le novità rispetto alle versione presente sono di colore rosso e in blu le parte invariate.

      Rispondi
  2. Raffaella
    Raffaella dice:
    20 Ottobre 2023 en 17:23

    Ho scaricato il Dl 104/2023… nel mio comune ho un terreno che nel PRG ricade in un’area sottoposta a vincoli paesaggistico … quindi sulla base di questo DL potrei realizzare un impianto fotovoltaico a terra (non agrivoltaico) senza problemi?

    mi potete dare lumi a riguardo?

    Rispondi
    • Redazione di BibLus
      Redazione di BibLus dice:
      10 Novembre 2023 en 10:38

      Ciao Raffaella,

      come riportato all’interno dell’articolo, i progetti di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili e le relative opere connesse, che ricevono l’autorizzazione in base a questa nuova legislazione, sono considerati di pubblica utilità, e di conseguenza, indifferibili ed urgenti.
      Grazie per averci scritto, continua a seguirci per ulteriori approfondimenti.

      Rispondi
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