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Principio del risultato nuovo codice appalti

Il principio del risultato secondo il nuovo codice appalti

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Il principio del risultato apre il nuovo codice appalti. Di cosa si tratta e qual è l’intento? Cosa cambia rispetto a prima?

Il principio del risultato, contenuto nel primo articolo, apre il nuovo codice appalti (D.Lgs. 36/2023). Il principio del risultato cambia la prospettiva del D.Lgs. 50/2016, in cui era l’applicazione puntuale della norma ad essere valutata principalmente. Con il nuovo codice l’attenzione si sposta sul raggiungimento concreto di un risultato. Analizziamo attentamente l’art. 1 D.Lgs. 36/2023, scoprendo la differenza con la vecchia norma. Più che vecchia, però, dovremmo definirla “di passaggio”, in quanto alcune disposizioni del D.Lgs. 50/2016 coesisteranno con il nuovo codice fino al 31 dicembre 2023. Questa sovrapposizione di procedure, regole e norme potrà generare dubbi e confusione. Per questo ti consiglio di affidarti ad un software specifico sempre aggiornato da tecnici e professionisti del mestiere con il quale stare tranquillo di non incappare in errori critici.

Che cos’è il principio del risultato?

Il principio del risultato, secondo il comma 3 dell’art. 1 del D.Lgs. 36/2023,

costituisce attuazione, nel settore dei contratti pubblici, del principio del buon andamento e dei correlati principi di efficienza, efficacia ed economicità. Esso è perseguito nell’interesse della comunità e per il raggiungimento degli obiettivi dell’Unione europea.

Di matrice costituzionale, il principio del risultato richiama il principio del buon andamento di cui all’art. 97 della Costituzione. Secondo l’art. 97 i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.

Il principio del risultato vive in funzione di altri principi: concorrenza, trasparenza, verificabilità, tracciabilità, efficacia, efficienza, economicità.

Le stazioni appaltanti perseguono il risultato dell’affidamento del contratto e della sua esecuzione con la massima tempestività e il migliore rapporto possibile tra qualità e prezzo. Se la velocità, però, sottintende cattiva esecuzione/gestione, perde di valore e automaticamente decade.

In buona sostanza, l’obiettivo è quello di investire correttamente i fondi pubblici, raggiungendo gli obiettivi predeterminati, senza sperpero di risorse.

La concorrenza tra gli operatori economici, sempre largamente consigliata, ha lo scopo di raggiungere il migliore risultato possibile nell’affidare prima ed eseguire poi i contratti. Altro principio cardine su cui basare il procedimento è la trasparenza che assicura anche la piena verificabilità di ogni passaggio.

I 12 principi generali del nuovo codice appalti

Il principio del risultato apre il nuovo codice e insieme dà inizio ad una serie di principi generali, in totale 12 (sembra quasi un richiamo alla prima parte della Costituzione), che rappresentano una delle novità del nuovo testo rispetto al precedente. I primi 12 articoli, infatti, sono dedicati a 12 principi generali:

  1. del risultato;
  2. della fiducia;
  3. dell’accesso al mercato;
  4. criterio interpretativo e applicativo;
  5. di buona fede e di tutela dell’affidamento;
  6. di solidarietà e di sussidiarietà orizzontale;
  7. di auto-organizzazione amministrativa;
  8. di autonomia contrattuale;
  9. di conservazione dell’equilibrio contrattuale;
  10. di tassatività delle cause di esclusione e di massima partecipazione;
  11. di applicazione dei contratti collettivi nazionali di settore;
  12. rinvio esterno.
Principi generali nuovo codice appalti

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Applicare la norma può essere complesso, affidati a software specifici utilizzati da tutti: tecnici, stazioni appaltanti, enti. In questo modo sei certo di essere in linea con la normativa vigente:

 

 

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