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Richiesta di autorizzazione paesaggistica dal locatario

Il locatario può richiedere l’autorizzazione paesaggistica?

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Il locatario può richiedere l’autorizzazione paesaggistica, ma non senza il consenso del proprietario dell’immobile. Lo afferma il Tar Basilicata

Il locatario di un immobile può chiedere l’autorizzazione paesaggistica? In merito al rilascio della medesima autorizzazione, come va interpretata l’espressione “proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili ed aree di interesse paesaggistico” (art. 146, co. 1, del D.Lgs. 42/2004)? Le risposte ci giungono dal Tar Basilicata attraverso la sentenza n. 56/2024.

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  • l’autorizzazione paesaggistica ordinaria ai sensi dell’art. 146 del D.Lgs. 42/04 (norma nazionale) e quella per le regioni Lazio, Friuli, Lombardia, Piemonte ed Umbria;
  • l’autorizzazione paesaggistica semplificata per gli interventi ricadenti nell’allegato B di cui al D.P.R. 31/2017.

Chi può richiedere l’autorizzazione paesaggistica?

Una società, locataria di una struttura alberghiera, richiedeva l’autorizzazione paesaggistica per la realizzazione di una struttura temporanea stagionale a servizio della stessa struttura alberghiera.

L’istanza veniva respinta dalla Regione, poiché mancava l’assenso alla realizzazione del manufatto da parte della società proprietaria dell’albergo.

La società locataria sosteneva di vantare rispetto al bene in gestione una posizione giuridica qualificata, quale diritto personale di godimento, alla presentazione dell’autorizzazione paesaggistica  (art. 146 D.Lgs. 42/2004) e alla presentazione del permesso a costruire (art. 11 del D.P.R. 380/01).

Di conseguenza, decideva di far ricorso al Tar.

Tar Basilicata: chi fa domanda di autorizzazione deve avere un legame particolare con il bene, anche se non è il proprietario e tale legame deve essere evidente nel contratto di locazione

I giudici, operando un parallelismo tra il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica ordinaria e il permesso di costruire, premettono che in questo caso va applicata la disciplina ordinaria di cui dall’art. 146 del D.Lgs. 42/2004, che in merito al rilascio dell’autorizzazione del caso, fa riferimento ai “proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili ed aree di interesse paesaggistico” così come il permesso di costruire può essere rilasciato non solo al proprietario dell’immobile, ma a chiunque abbia titolo per richiederlo (art. 11, co. 1, D.P.R. 380/2001).

Tale ultima espressione, specificano i giudici:

va intesa nel senso più ampio di una legittima disponibilità dell’area, in base ad una relazione qualificata con il bene, sia essa di natura reale, o anche solo obbligatoria, purché, in questo caso, con il consenso del proprietario.

Si è precisato, inoltre, che, il Comune, prima di rilasciare il titolo, ha sempre l’onere di verificare la legittimazione del richiedente, accertando che questi sia il proprietario dell’immobile oggetto dell’intervento costruttivo o che, comunque, ne abbia un titolo di disponibilità sufficiente per eseguire l’attività edificatoria.

Ciò vale anche nel caso in cui sia domandato il rilascio di autorizzazione paesaggistica ai sensi dell’art. 146, comma 2, D.Lgs. n. 42 del 2004.

Entrambe le disposizioni, quindi, non limitano la legittimazione alla domanda di rilascio del titolo al solo proprietario, ma la riferiscono anche a coloro che abbiano un altro titolo. Ora, sebbene la formulazione normativa sia differente, l’insieme dei destinatari risulta sostanzialmente coincidente. Invero, con riguardo al permesso di costruire, la giurisprudenza ha avuto modo di chiarire come l’espressione «a chiunque abbia titolo per richiederlo» vada intesa “nel senso più ampio di una legittima disponibilità dell’area, in base ad una relazione qualificata con il bene, sia essa di natura reale, o anche solo obbligatoria” (Cons. Stato, sez. sez. IV, 15 marzo 2022, n. 1827). D’altro canto, anche il comma 1 dell’art. 146 valorizza letteralmente la previa esistenza di un titolo, escludendo la legittimazione a richiedere il rilascio dell’autorizzazione in capo a coloro che ne siano sprovvisti.

In entrambi i casi, quindi:

è necessaria la relazione qualificata col bene, così come in entrambi i casi il dato testuale non contempla alcun riferimento alla relazione tra soggetto istante e titolare del corrispondente diritto dominicale.

In altre parole, in tutti e due i casi è importante avere una connessione speciale con il bene, così come in entrami i testi non viene menzionato alcun legame tra chi chiede l’autorizzazione e chi possiede il diritto su quello stesso bene.

Ma, allora, in quale caso il locatario può richiedere l’autorizzazione paesaggistica?

In particolare, l’amministrazione deve accertare se nel contratto di locazione sia contemplato il consenso del proprietario, con la conseguenza che, laddove questo difetti, non potrà procedere al rilascio del titolo edificatorio.

In sintesi, spiegano i giudici, per un verso, la società (ricorrente) richiedente non è titolare di alcun diritto reale, ma semplice affittuaria dell’immobile, il che già rende necessario un consenso espresso, inequivoco del proprietario, che invece ha manifestato la propria contrarietà all’intervento. Per altro verso, laddove anche fosse possibile superare il dissenso espresso del proprietario, la stessa sussistenza di una “discordanza interpretativa” in ordine a quanto disposto dal contratto di affitto, rende evidente come la legittimazione della ricorrente a presentare l’istanza non fondi su basi chiare e certe, essendo invece necessarie interpretazioni del contenuto del contratto estranee alla competenza della pubblica amministrazione in sede di rilascio dell’autorizzazione.

E certamente, il Comune, a detta del Tar, non è tenuto ad interpretare il contratto di affitto, se poco chiaro, in sede di rilascio dell’autorizzazione.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

 

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