Il documento di indirizzo alla progettazione nel nuovo codice appalti
Cos'è e a cosa serve il documento di indirizzo alla progettazione. Tutto quello che devi sapere sul DIP secondo il nuovo codice appalti
Il nuovo codice dei contratti fa un taglio sui livelli di progettazione: da 3 diventano 2, scompare il definitivo, restano lo studio di fattibilità tecnico-economica (PFTE) ed il progetto esecutivo (art. 41 D.Lgs. 36/2023).
A valle del quadro esigenziale e all’origine della progettazione si inserisce il documento di indirizzo alla progettazione (DIP). Cosa contiene e perché è così importante?
Indice
- Cos’è il documento di indirizzo alla progettazione 2023
- Quando si deve fare il documento di indirizzo alla progettazione
- Il DIP è obbligatorio anche per la progettazione interna?
- I contenuti del documento di indirizzo alla progettazione
- Documento di indirizzo alla progettazione e capitolato informativo
- FAQ Documento di Indirizzo alla Progettazione (DIP)
Cos’è il documento di indirizzo alla progettazione 2023
Il documento di indirizzo alla progettazione (DIP) è un documento da redigere in coerenza con il quadro esigenziale e con la soluzione individuata nel documento di fattibilità delle alternative progettuali (DOCFAP).
Il DIP è un documento strategico in cui vengono individuati le caratteristiche, i requisiti e gli elaborati progettuali necessari per la definizione di ogni livello della progettazione, in rapporto alla dimensione, alla specifica tipologia e alla categoria dell’intervento da realizzare.
È disciplinato dall’allegato I.7 del nuovo codice appalti.
Quando si deve fare il documento di indirizzo alla progettazione
Il DIP deve essere redatto e approvato prima dell’affidamento del progetto di fattibilità tecnica ed economica, sia in caso di progettazione interna, che di progettazione esterna alla stazione appaltante. Nel caso in cui la progettazione sia esterna il DIP entra a far parte della documentazione di gara per l’affidamento del contratto pubblico di servizi, in quanto è incluso nel “capitolato del servizio di progettazione”. Nel caso in cui la progettazione sia interna alla stazione appaltante il DIP deve essere allegato alla lettera d’incarico.
Parere MIT 4073/2026: il DIP è obbligatorio per i servizi e le forniture?
Il MIT (parere 4073/2026) chiarisce che il Documento di Indirizzo alla Progettazione (DIP) non è obbligatorio negli appalti di servizi e forniture. Ciò deriva dalla struttura del D.Lgs. 36/2023, che prevede per tali affidamenti un unico livello di progettazione (art. 41, co. 12). Il DIP è infatti strumento tipico dei lavori pubblici e risulta inconferente per servizi e forniture. Resta però l’obbligo per la stazione appaltante di definire fabbisogni e specifiche tecniche secondo l’Allegato I.7, garantendo qualità e concorrenza. Leggi l’approfondimento.
Parere MIT 3934/2025: la redazione del DIP (atto propedeutico alla progettazione) rientra tra le attività incentivabili?
La normativa sugli incentivi alle funzioni tecniche non menziona esplicitamente il Documento di Indirizzo alla Progettazione (DIP) tra le attività incentivabili. Il MIT, nel parere 3934/2025, riconosce però che il DIP è un atto propedeutico essenziale alla progettazione e può essere valorizzato ai fini degli incentivi. La redazione del DIP compete al RUP, redazione approvata prima dell’affidamento della progettazione. Gli incentivi sono riconosciuti al RUP per le attività non delegabili e possono essere estesi ad altri tecnici per le attività di supporto. Il parere conferma quindi la legittimità di inserire il DIP nel regolamento comunale sugli incentivi. Leggi l’approfondimento.
Il DIP è obbligatorio anche per la progettazione interna?
Nel caso di progettazione interna, la tentazione potrebbe essere quella di ritenere superflua la redazione del documento di indirizzo alla progettazione (DIP), assumendo che la compenetrazione tra committente e progettista (essendo entrambi organi della medesima amministrazione) renda pleonastica tale formalità. Questa impostazione sarebbe, però, in contrasto con i principi di separazione funzionale e tracciabilità delle responsabilità sanciti dal Codice, in particolare:
- Art. 15, in materia di programmazione, che impone la tracciabilità dell’intero processo decisionale;
- Art. 41, comma 3, che prevede che il DIP contenga gli “obiettivi specifici da conseguire” e le “prestazioni richieste”;
- Art. 2, che introduce il principio del risultato, richiedendo che l’attività amministrativa sia orientata all’efficacia, efficienza ed economicità, senza pregiudicare la trasparenza e la qualità.
Laddove il progettista operi all’interno della medesima stazione appaltante, la redazione del DIP assume la funzione di formalizzare il mandato progettuale, configurandosi come atto di governance e di delimitazione degli ambiti decisionali. In assenza di tale documento, risulterebbe indebitamente accentuata la commistione tra funzione decisionale e funzione tecnica, in contrasto con i principi di corretta amministrazione.
Questa conclusione si ricava da una lettura coordinata dell’articolo 3 dell’allegato I.7 e dell’articolo 48 del D.Lgs. 36/2023. In particolare, l’articolo 3.1 dell’allegato I.7 stabilisce, senza distinguere tra soglie di importo, l’obbligo di predisporre il DIP anche quando la progettazione è effettuata con risorse interne.
Inoltre, l’articolo 48, comma 4, chiarisce che per i contratti di valore inferiore alle soglie comunitarie si applicano, salvo esplicite deroghe, le norme del Codice. Tra le deroghe non rientrano le disposizioni in materia di progettazione, che rimangono regolate dall’articolo 41 e dal relativo allegato I.7.
L’allegato I.7, all’articolo 1.6, contempla in maniera espressa alcuni casi in cui è possibile non redigere determinati documenti progettuali, come il Documento di fattibilità delle alternative progettuali (Docfap), che risulta obbligatorio solo oltre una certa soglia. Per il DIP, invece, non è prevista alcuna eccezione analoga, il che rafforza l’interpretazione secondo cui la sua predisposizione è sempre necessaria, anche per lavori sotto soglia e progettazione interna.
In sintesi, allo stato attuale, la redazione del Documento di indirizzo alla progettazione è obbligatoria anche per gli appalti di lavori sotto soglia, indipendentemente dal fatto che la progettazione sia svolta internamente dalla stazione appaltante.
Il DIP può essere affidato a un progettista esterno?
TAR Umbria 378/2026
Il TAR Umbria, con la sentenza 378/2026, chiarisce che il DIP appartiene alla fase programmatoria e deve essere redatto dal RUP prima dell’affidamento del PFTE. Il documento non può essere trattato come un normale elaborato progettuale da esternalizzare al professionista incaricato della progettazione. Affidare allo stesso soggetto DIP e PFTE altera la sequenza funzionale tra indirizzo e progettazione e può generare un conflitto di interessi. Il principio di continuità progettuale non supera tale criticità, poiché DIP e PFTE appartengono a fasi diverse del procedimento. Il TAR conferma l’autotutela del Comune, ma riconosce al professionista il risarcimento dell’interesse negativo per l’affidamento illegittimo inizialmente generato. Leggi l’approfondimento dedicato alla sentenza.
I contenuti del documento di indirizzo alla progettazione
Il DIP riporta almeno le seguenti indicazioni:
- lo stato dei luoghi con le relative indicazioni di tipo catastale, eventualmente strutturate in modelli informativi o GIS;
- gli obiettivi da perseguire attraverso la realizzazione dell’intervento, le funzioni da svolgere, i fabbisogni e le esigenze da soddisfare e, ove pertinenti, i livelli di servizio da conseguire e i requisiti prestazionali di progetto da raggiungere;
- i requisiti tecnici che l’intervento deve soddisfare in relazione alla legislazione tecnica vigente e al soddisfacimento delle esigenze da soddisfare;
- livelli della progettazione da sviluppare e i relativi tempi di svolgimento, in rapporto alla specifica tipologia e alla dimensione dell’intervento. Quando la progettazione è sviluppata tramite l’adozione dei metodi e strumenti di gestione informativa digitale delle costruzioni di cui all’articolo 43 del codice, i livelli di fabbisogno informativo sono funzionali agli obiettivi del relativo livello di progettazione e agli obiettivi ed usi dei modelli informativi identificati dalla stazione appaltante nel capitolato informativo;
- gli elaborati grafici e descrittivi da redigere;
- le eventuali raccomandazioni per la progettazione, anche in relazione alla pianificazione urbanistica, territoriale e paesaggistica vigente e alle valutazioni ambientali strategiche (VAS), ove pertinenti, procedure tecniche integrative o specifici standard tecnici che si intendano porre a base della progettazione dell’intervento;
- i limiti economici da rispettare e l’eventuale indicazione delle coperture finanziarie dell’opera;
- le indicazioni in ordine al sistema di realizzazione dell’intervento;
- l’indicazione della procedura di scelta del contraente;
- l’indicazione del criterio di aggiudicazione;
- la tipologia di contratto individuata per la realizzazione dell’intervento, e in particolare se il contratto sarà stipulato a corpo o a misura, o parte a corpo e parte a misura;
- le specifiche tecniche contenute nei criteri ambientali minimi (CAM), adottati con decreto del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, per quanto materialmente applicabili; qualora la progettazione sia supportata dall’adozione dei metodi e strumenti di gestione informativa digitale, quando possibile, i requisiti previsti dai CAM sono integrati nella gestione informativa digitale;
- l’individuazione di lotti funzionali e/o di lotti prestazionali, articolati in strutture analitiche di progetto (ove necessario);
- gli indirizzi generali per la progettazione del monitoraggio ambientale, geotecnico e strutturale delle opere, ove ritenuto necessario;
- le specifiche tecniche per l’utilizzo di materiali, elementi e componenti ai fini:
- 1) del perseguimento dei requisiti di resistenza, durabilità, robustezza e resilienza delle opere;
- 2) della efficienza energetica e della sicurezza e funzionalità degli impianti;
- l’indicazione di massima dei tempi necessari per le varie fasi dell’intervento;
- in caso di affidamenti agli operatori economici di cui all’articolo 66, comma 1, del codice, l’importo di massima stimato da porre a base di gara, calcolato nel rispetto del decreto di cui all’articolo 41, comma 13, del codice, per la prestazione da affidare;
- la possibilità di utilizzare le economie derivanti dai ribassi d’asta anche per motivate varianti in corso d’opera;
- nelle ipotesi in cui non sia prevista la redazione del piano di sicurezza e coordinamento ai sensi del Titolo IV, Capo I, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, la previsione dell’elaborato progettuale della sicurezza contenente l’analisi del contesto ambientale con l’individuazione delle potenziali interferenze, la descrizione dei rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori connessi all’area di cantiere, ad esclusione di quelli specifici propri dell’attività dell’impresa, nonché la stima dei costi della sicurezza per tutta la durata delle lavorazioni;
- per le forniture, i criteri di approvvigionamento di materiali idonei a garantire il rispetto dei criteri ambientali minimi e i diritti dei lavoratori, secondo indirizzi finalizzati a promuovere le forniture di materiali certificati da organismi verificatori accreditati di cui al regolamento di esecuzione (UE) 2018/2067 della Commissione, del 19 dicembre 2018.

Documento di indirizzo alla progettazione
Documento di indirizzo alla progettazione e capitolato informativo
Nei casi previsi dalla legge o per scelta del committente, della stazione appaltate o dell’ente concedente il DIP include il capitolato informativo in riferimento a quanto previsto dall’articolo 43 del codice e secondo le specifiche del relativo allegato I.9. Il DIP, oltre ai contenuti stabiliti, può contenere, in materia di digitalizzazione dei processi e di modellazione informativa, ulteriori riferimenti alla fase esecutiva, anche con riferimento alla pianificazione e gestione della realizzazione prevista dalla norma UNI ISO 21502:2021 e dalla norma UNI ISO 31000.
Il capitolato informativo è il documento redatto dal BIM Manager della Stazione Appaltante che permette agli affidatari della gara d’appalto di redigere l’offerta di gestione informativa, prima generico e poi dettagliato in seguito all’annuncio dell’aggiudicatario nel piano di gestione informativa. Ti consiglio di allinearti quanto prima ai nuovi obblighi BIM che riguardano la stazione appaltante, vista l’obbligatorietà dal 1 gennaio 2025. Le disposizioni da seguire sono diverse, chiedi una consulenza gratuita di uno specialista BIM per la Pubblica Amministrazione.
Il nuovo codice segna un passo in avanti per il BIM: si registra una spinta per le stazioni appaltanti e per gli enti concedenti al raggiungimento di un’adeguata maturità digitale con riferimento al rafforzamento delle capacità di gestione del singolo investimento pubblico e del relativo procedimento tecnico – amministrativo, considerato all’interno della logica complessiva di funzionalizzazione dell’organizzazione, nonché dell’eventuale ruolo di gestione patrimoniale dei cespiti nel corso del ciclo di vita degli stessi.
L’adozione del BIM è un’attività necessaria, finalizzata a razionalizzare le attività di progettazione e di verifica, oltre che di realizzazione delle opere.
È necessario per la stazione appaltante dotarsi di:
- un ambiente di condivisione dati (o Common Data Environment secondo la UNI EN ISO 19650) che consenta la gestione di formati aperti non proprietari;
- un piano di formazione;
- un piano di acquisizione e manutenzione degli strumenti hardware e software;
- un atto organizzativo.

FAQ Documento di Indirizzo alla Progettazione (DIP)
Cos’è il Documento di Indirizzo alla Progettazione (DIP)?
Il DIP è un documento strategico che definisce caratteristiche, requisiti e elaborati necessari per la progettazione di un intervento, in coerenza con il quadro esigenziale e la fattibilità tecnica ed economica. È obbligatorio e disciplinato dal nuovo codice appalti (allegato I.7).
Quando deve essere redatto il Documento di Indirizzo alla Progettazione?
Il DIP deve essere redatto e approvato prima dell’affidamento del progetto di fattibilità tecnica ed economica, sia per progettazione interna che esterna alla stazione appaltante, e fa parte della documentazione di gara o della lettera d’incarico.
Il Documento di Indirizzo alla Progettazione è obbligatorio anche per la progettazione interna?
Sì, il DIP è obbligatorio anche quando la progettazione è svolta internamente alla stazione appaltante, per garantire separazione funzionale, tracciabilità delle responsabilità e formalizzare il mandato progettuale.
Quali sono i contenuti principali del Documento di Indirizzo alla Progettazione?
Il DIP contiene indicazioni sullo stato dei luoghi, obiettivi dell’intervento, requisiti tecnici, livelli e tempi della progettazione, elaborati richiesti, limiti economici, procedure di scelta del contraente, criteri ambientali minimi, e altri elementi fondamentali per l’esecuzione del progetto.
Che rapporto ha il Documento di Indirizzo alla Progettazione con il BIM e la digitalizzazione?
Il DIP può includere il capitolato informativo per la gestione digitale del progetto (BIM), con riferimento a norme specifiche, per favorire la maturità digitale delle stazioni appaltanti e ottimizzare la progettazione, verifica e realizzazione dell’opera secondo i nuovi obblighi dal 2025.
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Indirizzo articolo: https://biblus.acca.it/il-documento-di-indirizzo-alla-progettazione-nel-nuovo-codice-appalti/


