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Home » Approfondimenti » Impiantistica e Antincendio » Idranti e naspi antincendio: quali le differenze?

Idranti e naspi antincendio: quali le differenze?

Idranti e naspi antincendio sono grandi alleati nella lotta contro l'emergenza. Ma quali sono le differenze tra i due?

Tempo di lettura stimato: 9 minutidi Redazione BibLus / 29 Luglio 2024/0 Commenti/in Impiantistica e Antincendio /di
Idranti e naspi antincendio

La sicurezza antincendio è una priorità assoluta in qualsiasi ambiente, sia esso industriale, commerciale o residenziale. Tra i dispositivi più efficaci per la lotta contro gli incendi ci sono gli idranti e i naspi antincendio. Questi strumenti sono progettati per fornire un accesso immediato all’acqua, uno degli agenti estinguenti più comuni, e permettono di controllare e spegnere incendi prima che possano causare danni significativi o mettere a rischio vite umane.

Indice

  • Idranti e naspi
  • Differenza tra naspo e idrante
  • Naspo e idrante: l’utilizzo
  • Quali sono le differenze tra naspi e idranti?
  • Manutenzione idranti e naspi

Idranti e naspi

Gli idranti antincendio sono dispositivi di erogazione d’acqua collegati ad una rete idrica che consente di prelevare e utilizzare grandi quantità di acqua per combattere gli incendi. Esistono diverse tipologie di idranti, tra cui:

  • idranti soprasuolo: installati al di sopra del livello del suolo e sono facilmente accessibili. Sono comunemente utilizzati in aree urbane e industriali e sono progettati per essere visibili e prontamente utilizzabili dai vigili del fuoco;
  • idranti sottosuolo: installati sotto il livello del suolo e sono coperti da un tappo o una valvola. Vengono utilizzati principalmente in aree dove la visibilità estetica è importante o dove c’è un rischio maggiore di danneggiamento;
  • idranti a muro: sono collegati a una rete idrica antincendio interna ed esterna che consente di erogare acqua ad alta pressione. Quando si verifica un incendio, l’operatore può collegare rapidamente una manichetta all’idrante, aprire la valvola di intercettazione e dirigere il flusso d’acqua verso le fiamme. Questo rende gli idranti a muro particolarmente efficaci per la gestione di incendi di grandi dimensioni.

I naspi antincendio sono dispositivi di erogazione d’acqua che combinano una bobina avvolgibile con una manichetta semirigida. Sono generalmente installati all’interno degli edifici e sono progettati per essere utilizzati da personale non specializzato, come dipendenti o residenti, in caso di piccoli incendi. Si tratta di un’apparecchiatura collegata ad una rete di alimentazione idrica formata da una bobina mobile su cui è avvolta una tubazione semirigida collegata ad un’estremità con una lancia erogatrice. La tubazione semirigida conserva intatta la sua forma anche quando non è in pressione e la sua lunghezza massima è di 30 metri.

Progettare un sistema antincendio con l’inclusione di naspi e idranti è di fondamentale importanza per garantire la sicurezza degli ambienti e delle persone in caso di incendio, grazie al software di progettazione impianti antincendio puoi ideare gli impianti antincendio che ti occorrono disegnandoli direttamente in pianta o in 3D e dimensionandoli nel rispetto delle norme UNI 10779 e UNI EN 12845.

Differenza tra naspo e idrante

Come abbiamo visto gli idranti e i naspi antincendio sono componenti fondamentali per qualsiasi sistema di sicurezza antincendio. La loro corretta installazione e manutenzione possono fare la differenza tra un piccolo incidente e una catastrofe. La consapevolezza dell’importanza di questi dispositivi e la loro gestione adeguata sono fondamentali per garantire la sicurezza di persone e beni in qualsiasi ambiente. Ma quali sono le differenze tra i due dispositivi?

Naspi e idranti: le componenti principali

Esaminiamo più in dettaglio i principali componenti degli idranti antincendio, sia soprasuolo che sottosuolo, per comprendere meglio il loro funzionamento e la loro importanza. Gli idranti sono formati da:

  • colonna idrante: è la struttura principale che ospita la valvola di controllo e gli attacchi per le manichette. Nei modelli soprasuolo, questa colonna è visibile e facilmente accessibile, mentre nei modelli sottosuolo è installata sotto il livello del terreno. Tipicamente realizzata in ghisa o acciaio inossidabile, materiali scelti per la loro resistenza alla corrosione e durata nel tempo e progettata per resistere a impatti e condizioni ambientali avverse. Nei modelli soprasuolo, la colonna deve essere facilmente visibile e accessibile. Nei modelli sottosuolo, è protetta da un chiusino che ne consente l’accesso rapido in caso di necessità;
  • valvola di chiusura: è il componente che controlla il flusso dell’acqua nell’idrante. Può essere aperta o chiusa per consentire o interrompere l’erogazione dell’acqua. Generalmente costruita in ottone o acciaio inossidabile per resistere alla corrosione e garantire una lunga durata operativa. Può essere una valvola a sfera, a farfalla o a saracinesca, a seconda del design specifico dell’idrante. Azionabile manualmente mediante una chiave speciale o un manico a leva, progettato per essere robusto e resistente e dotata di guarnizioni che assicurano una chiusura ermetica per evitare perdite;
  • attacchi per manichette: sono punti di connessione sull’idrante dove i vigili del fuoco possono collegare rapidamente le manichette per distribuire l’acqua sull’incendio, realizzati in ottone o acciaio inossidabile, con rivestimenti anti-corrosione per garantire durabilità. Le dimensioni variano, ma generalmente sono di 2,5 pollici (65 mm) o 4 pollici (100 mm) di diametro;
  • corpo dell’idrante: è la struttura esterna che racchiude e protegge i componenti interni, come la valvola e gli attacchi per manichette. Generalmente in ghisa o acciaio rivestito con vernici resistenti alla corrosione e agli agenti atmosferici. Viene progettato per resistere a pressioni interne elevate e a sollecitazioni meccaniche esterne: alcuni modelli di idranti soprasuolo sono dotati di isolamento termico per prevenire il congelamento dell’acqua al loro interno;
  • chiusino (per gli idranti sottosuolo): è il coperchio che protegge l’idrante sottosuolo quando non è in uso. Permette di accedere rapidamente all’idrante in caso di emergenza. Deve essere in grado di sopportare il peso del traffico veicolare, se installato in strade o parcheggi e deve essere dotato di maniglie o punti di presa per facilitarne l’apertura rapida da parte dei vigili del fuoco;
  • sistema di drenaggio (per gli idranti soprasuolo): è un meccanismo che permette di svuotare l’acqua residua dall’idrante dopo l’uso per prevenire il congelamento e la corrosione interna.
Naspi antincendio

Naspi antincendio Impiantus-FUOCO

Ogni componente è progettato per garantire la massima efficienza, affidabilità e facilità d’uso, anche da parte di personale non specializzato. La comprensione dettagliata di questi componenti e delle loro caratteristiche tecniche è essenziale per l’installazione, la manutenzione e l’uso corretto dei naspi antincendio, assicurando così la protezione efficace di persone e beni in caso di emergenza. I componenti principali dei naspi sono:

  • bobina avvolgibile: è il meccanismo che contiene la manichetta semirigida e permette di srotolarla facilmente quando necessario. È progettata per garantire uno srotolamento senza intoppi, riducendo il tempo di risposta in caso di incendio. Solitamente realizzata in acciaio o materiali compositi resistenti alla corrosione, per garantire durabilità anche in condizioni ambientali avverse. Il diametro deve essere sufficiente a contenere tutta la lunghezza della manichetta senza piegature eccessive; il sistema di rotazione spesso è dotato di cuscinetti a sfera per facilitare la rotazione e ridurre l’attrito. La bobina può essere montata su un supporto fisso o mobile, in base alle esigenze specifiche dell’edificio;
  • manichetta semirigida: è il tubo flessibile attraverso cui scorre l’acqua. È progettata per essere facilmente manovrabile, anche da personale non specializzato, durante le operazioni di spegnimento di un incendio. Generalmente realizzata in poliuretano, gomma rinforzata o materiali sintetici che combinano resistenza alla pressione, flessibilità e resistenza al calore. Il diametro interno è solitamente da 19 mm o 25 mm, sufficientemente largo per fornire un flusso d’acqua adeguato ma abbastanza piccolo da essere maneggevole; la lunghezza varia in base all’installazione, ma generalmente tra 20 e 30 metri per coprire una vasta area. La manichetta è progettata per resistere a pressioni elevate, tipicamente fino a 12-15 bar, con una pressione di scoppio molto superiore;
  • lancia di erogazione: è il componente che permette di controllare il flusso e la direzione dell’acqua. È essenziale per mirare con precisione il getto d’acqua e modulare la forma del getto in base alla situazione. Realizzata in materiali metallici come ottone o alluminio, spesso con rivestimenti antiscivolo per una presa sicura. L’ugello regolabile permette di passare da un getto pieno a uno nebulizzato, offrendo versatilità durante le operazioni di spegnimento. Alcune lance sono dotate di una valvola per interrompere immediatamente il flusso d’acqua, fornendo maggiore controllo all’operatore. La lancia deve essere in grado di gestire la portata d’acqua fornita dalla manichetta, generalmente tra 20 e 50 litri al minuto;
  • valvola di apertura/chiusura: controlla l’erogazione dell’acqua dalla rete idrica al naspo. Deve essere facilmente accessibile e operabile in caso di emergenza. Può essere una valvola a sfera o a farfalla, che permette un’apertura/chiusura rapida. La pressione nominale deve poter gestire la pressione dell’acqua nella rete antincendio, solitamente tra 10 e 16 bar. Alcune valvole sono dotate di meccanismi di blocco per prevenire aperture accidentali;
  • supporto e cassa protettiva: tiene in posizione la bobina e facilita l’accesso alla manichetta. La cassa protettiva, se presente, protegge il naspo da danni e contaminazioni, mantenendolo pronto all’uso. È solitamente in acciaio o alluminio, mentre la cassa può essere in acciaio verniciato o plastica resistente. Può essere montato a parete o su pavimento, a seconda delle specifiche esigenze dell’edificio. Le casse protettive sono spesso dotate di porte trasparenti o rosse per facilitare l’individuazione del naspo e progettate per essere facilmente aperte in caso di emergenza, con meccanismi che ne impediscono l’apertura accidentale.

Naspo e idrante: l’utilizzo

Sebbene sia il naspo che l’idrante servano a fornire acqua per spegnere le fiamme, il loro utilizzo, design e applicazioni pratiche differiscono notevolmente. Esaminiamo in dettaglio come ciascuno di questi dispositivi viene utilizzato, sottolineando le loro peculiarità e differenze.

Gli idranti sono progettati per incendi di grandi dimensioni

Gli idranti antincendio sono strumenti fondamentali che garantiscono un accesso immediato e abbondante all’acqua direttamente dalla rete idrica cittadina. Sono progettati per affrontare incendi di grandi dimensioni e sono indispensabili per i vigili del fuoco. Quelli soprasuolo sono visibili e facilmente accessibili, generalmente dipinti di rosso per una facile individuazione; quelli sottosuolo sono installati sotto il livello del terreno e coperti da un chiusino, per accedervi, i vigili del fuoco devono rimuovere il coperchio.

Una volta individuato l’idrante, i vigili del fuoco preparano le manichette e le connessioni necessarie. Collegheranno una o più manichette agli attacchi dell’idrante, che spesso utilizzano standard di raccordo comuni come gli attacchi Storz in Europa. Utilizzando una chiave specifica chiamata chiave idrante, i vigili del fuoco aprono la valvola dell’idrante per permettere all’acqua di fluire nelle manichette. È importante regolare la pressione per assicurare un flusso d’acqua costante e adeguato. L’acqua scorre attraverso le manichette fino alla zona dell’incendio. Utilizzando lance antincendio, i vigili del fuoco possono dirigere e controllare il flusso d’acqua in base alle necessità specifiche del tipo di incendio.

I naspi antincendio sono progettati per un utilizzo immediato e piccoli incendi

I naspi antincendio sono progettati per un utilizzo immediato e semplice da parte di personale non specializzato, come i residenti o il personale di un edificio. Sono ideali per affrontare piccoli incendi o contenere le fiamme fino all’arrivo dei vigili del fuoco. Vengono posizionati in punti strategici all’interno degli edifici, come corridoi e aree comuni, spesso all’interno di cassette protettive contrassegnate da segnaletica visibile. Per attivare un naspo, è necessario aprire la valvola di erogazione dell’acqua presente sulla cassetta. Successivamente, si srotola la manichetta semirigida dalla bobina avvolgibile. Queste manichette, che solitamente hanno una lunghezza di 20-30 metri, permettono di coprire un’ampia area.

La lancia viene diretta verso la base delle fiamme. L’ugello della lancia può essere regolato per ottenere il tipo di getto desiderato, che può essere pieno per incendi localizzati o nebulizzato per raffreddare e proteggere le superfici circostanti. L’acqua viene applicata sull’incendio fino alla sua completa estinzione.

Quali sono le differenze tra naspi e idranti?

Le differenze si riscontrano in diversi aspetti:

  • capacità e portata: gli idranti sono progettati per fornire grandi volumi d’acqua ad alta pressione, ideali per affrontare incendi di grandi dimensioni. Invece, i naspi offrono una portata limitata, adeguata per piccoli incendi e per contenere focolai iniziali;
  • utilizzatori: gli idranti richiedono l’intervento di personale addestrato, come i vigili del fuoco, mentre i naspi possono essere utilizzati da chiunque abbia una formazione minima, come il personale di un edificio o i residenti;
  • istallazione e accessibilità: gli idranti possono essere installati sia all’esterno (soprasuolo) che all’interno (sottosuolo) degli edifici, richiedendo un’infrastruttura idrica robusta. I naspi, invece, sono installati all’interno degli edifici e sono facilmente accessibili in posizioni strategiche per interventi rapidi;
  • manutenzione: gli idranti necessitano di ispezioni e manutenzioni regolari da parte di personale specializzato per assicurare il corretto funzionamento. I naspi richiedono meno manutenzione rispetto agli idranti, ma devono comunque essere ispezionati periodicamente per verificarne l’efficienza.

Manutenzione idranti e naspi

La manutenzione dei naspi antincendio e degli idranti è fondamentale per garantire sicurezza in caso di emergenza. Entrambi i dispositivi devono essere manutenuti in condizioni ottimali per garantire un funzionamento efficiente e immediato in caso di emergenza.

La norma UNI EN 671-3 è la terza parte della normativa europea e riguarda la manutenzione dei naspi antincendio con tubazioni semirigide e degli idranti a muro con tubazioni flessibili. Questa normativa stabilisce i requisiti per il controllo iniziale, la sorveglianza, il controllo periodico, la revisione programmata e il collaudo di questi dispositivi. Lo scopo è garantire che siano sempre pronti per un intervento immediato contro gli incendi, in attesa dell’arrivo di mezzi più potenti.

La manutenzione dei naspi antincendio e degli idranti a muro può essere suddivisa in diverse fasi:

  • sorveglianza quotidiana: ogni giorno, il personale addetto deve assicurarsi che i naspi e gli idranti siano accessibili senza ostacoli e che non presentino segni di danneggiamento. Questa verifica quotidiana è fondamentale per garantire che l’attrezzatura sia sempre pronta all’uso;
  • controllo periodico visivo (ogni 6 mesi): ogni 6 mesi viene effettuato un esame approfondito della struttura. Durante questo controllo, le manichette vengono pulite, e tutte le componenti terminali e le reti d’acqua vengono ispezionate visivamente per individuare eventuali segni di usura o danni. Questo aiuta a prevenire problemi futuri e garantisce che l’attrezzatura sia in buone condizioni operative;
  • controllo della pressione dell’acqua (ogni anno): annualmente viene verificata la pressione dell’acqua. Questo test prevede l’apertura completa dell’idrante per misurare il flusso d’alimentazione e la pressione dell’acqua. Qualsiasi anomalia deve essere identificata e corretta per assicurare che il dispositivo possa fornire un flusso d’acqua adeguato durante un’emergenza;
  • collaudo alla pressione di esercizio (ogni 5 anni): ogni cinque anni, l’intera struttura viene sottoposta a un test di tenuta e efficacia alla massima pressione di esercizio, che è di 12 bar secondo le normative EN 671-1 e/o EN 671-2. Questo collaudo garantisce che tutti i componenti, incluse le tubazioni flessibili e semirigide, siano in grado di resistere alle pressioni operative durante un incendio.

È fondamentale registrare tutti i controlli e le manutenzioni effettuate sul registro dei controlli che è un documento obbligatorio per tutte le attività e che puoi elaborare grazie al software registro antincendio. Le registrazioni devono includere la data, i risultati del controllo, l’elenco delle parti di ricambio installate, eventuali azioni necessarie e la data del prossimo controllo. Dopo ogni controllo, si consiglia di applicare un sigillo di sicurezza su ogni naspo antincendio e idrante a muro, marcandoli come “Revisionati” dalla persona competente.

Leggi l’approfondimento su “Prevenzione incendi attività commerciali“

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Indirizzo articolo: https://biblus.acca.it/idranti-e-naspi-antincendio-quali-le-differenze/
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