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Idrante antincendio

Idrante antincendio: come usarlo nella progettazione di impianti e reti

Tempo di lettura stimato: 8 minuti

Scopri l’importanza degli idranti nella progettazione antincendio. Normative, funzionamento, dimensionamento e manutenzione

L’idrante antincendio è tra le attrezzature più utilizzate nella lotta antincendio. In questo articolo focalizziamo la nostra attenzione sull’importanza dell’idrante antincendio, analizzando le diverse tipologie e relative caratteristiche.

Idranti antincendio, cosa sono

L’idrante antincendio è un’apparecchiatura progettata per fornire rapidamente e in modo efficiente una grande quantità di acqua durante situazioni di emergenza causate da incendi. Questi dispositivi sono distribuiti strategicamente in luoghi pubblici, industriali e residenziali per garantire un accesso rapido all’acqua in caso di incendio. Bisogna far attenzione nell’utilizzo dell’idrante in quanto il getto di acqua è molto violento e potrebbe sortire l’effetto contrario o causare danni.

Grazie al software progettazione impianti antincendio puoi progettare gli impianti antincendio di tipo idranti nel rispetto dalla UNI 10779: sfrutti l’importazione di file dxf/dwg esistenti, per disegnare con oggetti parametrici l’impianto, esporti gli elaborati di progetto in formato dxf/dwg secondo le tue esigenze.

Schema impianto idranti

Schema impianto idranti Impiantus-FUOCO

Che differenza c’è tra naspo e idrante?

Spesso si utilizza il termine idrante per far riferimento ad un naspo antincendio, ma idranti e naspi antincendio non sono la stessa cosa. La differenza tra un naspo e un idrante antincendio riguarda principalmente la loro struttura, modalità di utilizzo e applicazioni specifiche in caso di incendi.

Gli idranti sono costituiti da una tubazione flessibile, una lancia e una cassetta, mentre i naspi sono dotati di una tubazione semirigida avvolta su una bobina e si trovano all’interno di una cassetta antincendio. I naspi, più pratici e semplici da utilizzare, sono ideali per situazioni a minor rischio, ma presentano una portata idrica inferiore rispetto agli idranti tradizionali.

Gli idranti sono dispositivi di primo intervento utilizzati per spegnere incendi e vanno utilizzati solo su incendi di materiali solidi (fuochi di classe A) dopo aver staccato la tensione all’area interessata, ma risultano inadatti per fuochi di classe B (liquidi), C (gassosi), D (metalli, tranne nitriti, nitrati, clorati e permanganati) e E (apparecchiature elettriche). L’uso dell’acqua su questi tipi di fuoco può provocare situazioni pericolose.

Come è fatto un idrante antincendio?

Gli idranti antincendio sono collegati ad una rete idrica e sono dotati di valvole e raccordi per collegare le manichette dei vigili del fuoco. Solitamente, sono caratterizzati da una colonna soprasuolo con una bocca d’uscita, un rubinetto e un dispositivo di chiusura. Questi dispositivi permettono agli operatori di connettere le manichette e di erogare rapidamente grandi quantità d’acqua per spegnere o contenere l’incendio.

Le cassette antincendio o idranti sono generalmente installate a protezione di attività produttive. Essi sono generalmente installate a muro, ma possono essere anche installate in opportuni piedistalli quando a protezione di luoghi all’aperto (ad esempio nei campeggi). Sono costituite da:

  • cassetta in acciaio;
  • rubinetto idrante;
  • lancia;
  • tubazione antincendio flessibile.

Nella posizione di riposo la manichetta deve essere collegata al rubinetto idrante da una estremità, mentre l’altra estremità deve essere collegata alla lancia.

Come si usa un idrante antincendio?

La manovra di allaccio di una condotta e stendimento della tubazione della cassetta idrante è indicata nella UNI 45. L’operatore:

  1. apre il portello metallico della cassetta (oppure lo rompe se è in policarbonato);
  2. prende la tubazione già avvolta e avvitata all’idrante e la appoggia a terra orizzontalmente;
  3. impugna la lancia in prossimità della leva di chiusura verificando che sia in posizione di chiuso, con l’altra mano poco più in avanti dirigendosi verso l’incendio mantenendo la tubazione sul lato destro (la tubazione seguirà automaticamente l’operatore);
  4. ad estensione completa della tubazione, girandosi, si accerta che la condotta non abbia spire tali da determinarne strozzature (se del caso ruota la tubazione) e tornando verso la cassetta idranti, aziona la valvola per mettere in pressione la tubazione;
  5. dopo aver verificato che la condotta risulti “piena” ed in pressione, torna verso la lancia e aziona la leva di apertura modulando in getto pieno o getto frazionato.

Idranti antincendio: normativa di riferimento

La normativa di riferimento per gli idranti antincendio è la UNI 10779. La norma evidenzia i requisiti costruttivi e prestazionali minimi da soddisfare nella progettazione, installazione ed esercizio delle reti di idranti destinate all’alimentazione di apparecchi di erogazione antincendio. Si applica agli impianti da installare o da modificare, a seguito della valutazione del rischio di incendio, nelle attività sia civili che industriali. Non si applica nei casi in cui sia consentita la derivazione degli apparecchi di erogazione (naspi) dalla rete idrico-sanitaria a servizio dell’attività, senza separazione, dopo l’alimentazione, delle rispettive reti idriche.

Analizziamo di seguito le tipologie di idranti antincendio stabilite nella UNI.

Quanti tipi di idrante ci sono?

Gli idranti possono essere di tipi:

  • a colonna soprasuolo;
  • sottosuolo;
  • a muro (cassetta).

Idranti a colonna soprasuolo

Gli idranti a colonna soprasuolo devono essere conformi alla UNI EN 14384. Per ogni idrante deve essere prevista, secondo le necessità di utilizzo, una o più tubazioni flessibili di DN 70 conformi alla UNI 9487 complete di:

  • raccordi (UNI 804);
  • lancia erogatrice conforme alla (UNI 11423);
  • chiavi di manovra, indispensabili all’uso dell’idrante stesso, conformi a quanto indicato nella UNI EN 14384.

Tali dotazioni devono essere collocate in prossimità degli idranti, in apposite cassette di contenimento dotate di sella di sostegno, o conservate in una o più postazioni accessibili in sicurezza, anche in caso d’incendio ed adeguatamente individuate da apposita segnaletica.

Gli idranti soprasuolo devono essere installati ad una distanza tra loro massima di 60 m e, dove possibile, in corrispondenza degli ingressi al fabbricato in modo che risultino in posizione sicura anche durante un incendio. Per permettere un utilizzo veloce e sicuro, bisogna garantire uno spazio libero privo di ingombri (questo vale specialmente per il parcheggio di automezzi e per il deposito di materiali anche temporaneo). In relazione all’altezza del fabbricato da proteggere gli idranti devono essere distanziati dalle pareti perimetrali dei fabbricati stessi; in linea di principio è raccomandata una distanza tra 5 m e 10 m.

Idrante soprasuolo

Idrante soprasuolo

Idranti sottosuolo

Gli idranti sottosuolo devono essere conformi alla UNI EN 14339. La posizione degli idranti sottosuolo deve essere adeguatamente indicata, devono porsi in atto misure per evitare che ne sia ostacolato l’utilizzo.

Anche per gli idranti sottosuolo devono essere previste una o più tubazioni flessibili DN 70 conformi alla UNI 9487 che devono essere complete di:

  • raccordi UNI 804;
  • sella di sostegno e lancia erogatrice conforme alla UNI 11423;
  • dispositivi di attacco e manovra, indispensabili all’uso dell’idrante stesso, conformi a quanto indicato nella UNI EN 14339.

Idranti a muro (cassetta)

Gli idranti a muro devono essere conformi alla UNI EN 671-2 e le relative attrezzature devono essere permanentemente collegate alla valvola di intercettazione. Gli idranti all’interno dei fabbricati devono essere ubicati in modo che siano soddisfatti diversi requisiti:

  • ogni punto dell’area protetta disti al massimo 20 m (distanza geometrica) dall’idrante a muro o naspo più vicino;
  • nei fabbricati a più piani, ove occorra l’impianto di idranti, devono essere installati idranti a muro/naspi a tutti i piani.

Il posizionamento degli idranti a muro nei fabbricati deve essere eseguito considerando ogni compartimento in modo indipendente: devono essere installati in posizione ben visibile e facilmente
raggiungibile. Devono essere posizionati soprattutto in prossimità di uscite di emergenza o vie di esodo, in modo tale da non ostacolare, anche in fase operativa, l’esodo dai locali.

Idrante a muro

Idrante a muro

Cosa sono le reti di idranti?

Le reti idranti sono sistemi capaci di fornire acqua in quantità adeguata per combattere, tramite gli apparecchi erogatori ad esse collegati (idranti, naspi), l’incendio di maggiore entità ragionevolmente prevedibile nell’area protetta. Le reti idranti si distinguon0 in due tipologie in base alle caratteristiche delle attività da proteggere:

  • reti di idranti ordinarie;
  • reti di idranti all’aperto.

Reti di idranti ordinarie

Questa tipologia è destinata alla protezione di attività site all’interno di edifici, con apparecchi erogatori ubicati sia all’interno sia all’esterno degli stessi edifici. Le reti di idranti ordinarie sono permanentemente in pressione d’acqua al fine di consentire la massima rapidità d’intervento antincendio. Un edificio al chiuso per il quale è richiesta protezione contro l’incendio, è protetto se la rete idranti ordinaria è estesa per l’intero fabbricato e se ogni parte dell’edificio stesso è raggiungibile con il getto d’acqua di almeno un apparecchio erogatore.

Reti di idranti all’aperto

Le reti di idranti all’aperto, come suggerisce il nome stesso, sono destinate alla protezione di attività ubicate all’esterno. In relazione alle condizioni ambientali locali, esse possono essere costruite con reti di tubazioni permanentemente in pressione d’acqua oppure con reti di tubazioni a secco per le quali si applicano anche i requisiti aggiuntivi della UNI/TS 11559. Un’area all’aperto è protetta quando la rete è estesa all’intera area ove è presente il pericolo d’incendio che si vuole controllare e se ogni parte dell’area protetta è raggiungibile con il getto d’acqua di almeno un apparecchio erogatore.

Composizione delle reti idranti

Le reti di idranti sono composte da:

  • alimentazione idrica;
  • rete di tubazioni fisse, preferibilmente chiuse ad anello, ad uso esclusivo antincendio;
  • attacco/attacchi di mandata per autopompa;
  • valvole;
  • apparecchi erogatori.

Dimensionamento impianto: i livelli di pericolosità

Sono stati individuati 3 livelli di pericolosità in base al loro contenuto ed alla probabilità di sviluppo di un incendio. Per ogni livello di pericolosità vengono indicate le portate, le pressioni, le
contemporaneità e le durate di erogazione minime della rete di idranti antincendio considerate adeguate. Per poter definire un livello di pericolosità non ci si può basare su parametri prestabiliti, ma deve esser fatto in base all’esperienza e alla valutazione di condizioni specifiche dell’attività interessata.

I criteri utilizzati per la determinazione devono essere esplicitati nella relazione di progetto affinché siano noti nel tempo anche al gestore dell’impianto. Si identificano, per le aree da proteggere, i seguenti livelli:

  • livello di pericolosità 1: aree che presentano una bassa presenza e/o scarsa combustibilità dei materiali e che presentano basso pericolo di incendio in termini di probabilità d’innesco, velocità di propagazione delle fiamme e possibilità di controllo dell’incendio da parte delle squadre di emergenza. Rientrano in questa categoria tutte le attività di lavorazione di materiali prevalentemente incombustibili ed alcune delle attività di tipo residenziale, di ufficio, ecc., a basso carico d’incendio;
  • livello di pericolosità 2: in queste aree si individua una presenza non trascurabile di materiali combustibili e perciò un moderato pericolo di incendio come probabilità d’innesco, velocità di propagazione di un incendio e possibilità di controllo dell’incendio stesso da parte delle squadre di emergenza. Di questa categoria fanno parte tutte le attività di lavorazione che non presentano accumuli particolari di merci combustibili e nelle quali sia trascurabile la presenza di sostanze infiammabili;
  • livello di pericolosità 3: in queste aree è notevole la presenza di materiali combustibili e presentano un alto pericolo di incendio in termini di probabilità d’innesco, velocità di propagazione delle fiamme e possibilità di controllo dell’incendio da parte delle squadre di emergenza. Possiamo inserire in questa categoria le aree adibite a magazzinaggio intensivo (UNI EN 12845) le aree dove sono presenti materie plastiche espanse, liquidi infiammabili, aree in cui si lavorano o depositano merci ad alto pericolo d’incendio quali cascami, prodotti vernicianti, prodotti elastomerici, ecc.

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Manutenzione idranti antincendio

La manutenzione della rete idranti deve essere eseguita da personale competente e qualificato. La manutenzione degli idranti a muro deve essere svolta almeno 2 volte all’anno, in conformità alla UNI EN 671-3. Tutte le tubazioni flessibili e semirigide relative agli idranti e/o a corredo di idranti soprasuolo e sottosuolo, devono essere verificate annualmente sottoponendole alla pressione di rete per verificarne l’integrità. Quelle che risultano non perfettamente integre devono essere sostituite o almeno collaudate alla pressione di 1,2 MPa. Ogni 5 anni deve essere eseguita la prova idraulica delle tubazioni flessibili e semirigide come previsto dalla UNI EN 671-3.

Per gli idranti soprasuolo e sottosuolo le operazioni di manutenzione devono includere almeno la verifica:

  • della manovrabilità della valvola principale mediante completa apertura e chiusura;
  • della facilità di apertura dei tappi;
  • del sistema di drenaggio antigelo, ove previsto;
  • della segnalazione degli idranti sottosuolo (ed eventuale ripristino );
  • del corredo di ciascun idrante.

La manutenzione delle reti di idranti all’aperto deve includere, le seguenti operazioni aggiuntive:

  • verifica ogni 6 mesi degli apparecchi erogatori, per evidenziare eventuali danni da corrosione;
  • verifica dell’accessibilità degli apparecchi erogatori.

Il tecnico deve effettuare la verifica dell’impianto ogni qualvolta modifiche all’attività, all’impianto o eventi straordinari la rendano necessaria.

 

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