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Gazebo: quando deve rispettare le distanze tra edifici?

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Per il Tar Molise bisogna considerare l’uso e le dimensioni del gazebo per comprendere se esso debba rispettare anche le distanze legali tra gli edifici

Le dimensioni e l’uso non occasionale rappresentano le variabili fondamentali che possono fare di un gazebo un manufatto per cui è necessario il rilascio del permesso di costruire ed essere tenuto al rispetto delle distanze tra costruzioni.

La recente sentenza n. 109/2021 del Tar Molise contribuisce a chiarire la natura di questi manufatti.

Il caso

Un privato chiedeva un permesso di costruire per la realizzazione di un gazebo al servizio di un’attività commerciale (bar-caffè) posto su area pubblica affidatagli in concessione dal Comune.

Il permesso veniva rilasciato dall’Ente locale.

Il manufatto, assentito dal permesso di costruire, era costituito da una struttura metallica che ricopriva una superficie complessiva di 18 m² ed aveva un’altezza di 2,45 m.

Successivamente, una vicina chiedeva l’annullamento di tale permesso di costruire, poiché riteneva il manufatto troppo vicino alla sua abitazione ed al proprio garage (in pratica la vicina lamentava la violazione del dm n. 1444/68 sui limiti di altezza e sulle distanze tra gli edifici).

La questione sfociava in un ricorso al Tar.

La sentenza del Tar Molise

Il giudici ricordano che la giurisprudenza in merito ai gazebo opera una differenza a seconda che tali manufatti siano destinati:

  • ad un uso temporaneamente limitato, in questo caso è esclusa l’idoneità del manufatto ad alterare lo stato dei luoghi, non necessitante del permesso di costruire;
  • ad un uso permanente, in tal caso il gazebo rientrerebbe nel caso di un “intervento di nuova costruzione” ai sensi dell’art. 3 (Definizioni degli interventi edilizi), comma 1, lett. e) del dpr 380/2001 e, quindi, necessitante del permesso di costruire.

Fatta questa premessa, i togati spiegano che:

i manufatti funzionali a soddisfare esigenze permanenti, devono essere considerati come idonei ad alterare lo stato dei luoghi, con un sicuro incremento del carico urbanistico, non rilevando la precarietà strutturale del manufatto, la rimovibilità della struttura e l’assenza di opere murarie; ciò in quanto il manufatto non precario (es.: gazebo o chiosco) non è utilizzato per fini contingenti, ma è destinato ad un utilizzo reiterato nel tempo, in quanto opere realizzate per attività stagionali.

Deve pertanto rilevarsi come, ai fini dell’esonero dall’obbligo del possesso del permesso di costruire, l’opera precaria deve essere destinata ad un uso temporalmente limitato del bene, mentre la stagionalità dell’uso non esclude la destinazione del manufatto al soddisfacimento di esigenze permanenti nel tempo.

Detto ciò, il Tar chiarisce che nel caso in esame, il gazebo presenta delle dimensioni importanti e, quindi, non può essere qualificato come meramente accessorio al manufatto principale, di cui modifica la sagoma e i prospetti né può essere ritenuto “precario”, in quanto è destinato a garantire un’utilità stabile nel tempo.

Pertanto l’opera va valutata e qualificata rispetto l’intero quadro normativo di riferimento, compresa l’osservanza delle norme sulle distanze legali tra edifici.

Sta di fatto (concludono i giudici) che il Comune, pur avendo apparentemente ritenuto che l’intervento andasse considerato come nuova costruzione, non ha in alcun modo provveduto a verificarne l’effettiva compatibilità con la normativa urbanistico-edilizia, con particolare riguardo alle regole relative alle distanze.

Il ricorso è, quindi, accolto.

 

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Clicca qui per scaricare la sentenza del Tar Molise

 

praticus-ta
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