Bonus ristrutturazioni e comodato d'uso

Bonus ristrutturazioni: ecco come funziona in caso di comodato

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Fisco: la detrazione spetta anche al comodatario se c’è un contratto registrato ed il consenso del proprietario in forma scritta, anche dopo l’inizio dei lavori

In tema di detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia in caso di contratto di comodato è intervenuta l’Agenzia delle Entrate (tramite la posta di FiscoOggi).

Il comodatario, ricordiamo, è titolare di un diritto personale di godimento di un immobile, ma non detiene il diritto di proprietà.

Nel caso in questione l’istante, comodatario di un immobile ad uso abitativo, intende realizzare interventi di ristrutturazione edilizia che danno diritto alla relativa detrazione. A tal riguardo ha chiesto:

In qualità di comodatario di un immobile ad uso abitativo vorrei ristrutturare lo stesso, effettuando interventi edilizi che danno diritto a richiedere la detrazione del 50%. Vi chiedo se il consenso del proprietario ad eseguire i lavori deve risultare da un atto scritto in data antecedente l’inizio dei lavori.

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Risposta del Fisco: detrazione ristrutturazione e contratto di comodato, cosa bisogna sapere

Alla domanda risponde l’Agenzia delle Entrate ricordando, innanzitutto, che possono fruire della detrazione per gli interventi di ristrutturazione edilizia tutti i soggetti passivi dell’Irpef che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, l’immobile sul quale sono stati effettuati gli interventi.

Di conseguenza la detrazione fiscale, oltre che al proprietario dell’immobile, spetta anche a chi lo detiene sulla base di un contratto di locazione o di comodato, a condizione che abbia il consenso all’esecuzione dei lavori da parte del proprietario. 

Quando acquisire il consenso del proprietario?

Il consenso relativo all’esecuzione dei lavori da parte del proprietario può essere acquisito in forma scritta anche dopo l’inizio dei lavori, come chiarito nella risposta, a condizione che sia formalizzato entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi in cui si intende richiedere la detrazione.

Al contrario, prosegue il Fisco, presupposto fondamentale per poter accedere all’agevolazione è che l’atto attestante la detenzione dell’immobile (nel caso in esame parliamo del contratto di comodato) risulti regolarmente registrato al momento di avvio dei lavori di ristrutturazione o al momento del pagamento delle spese ammesse in detrazione, se precedente.

Infatti, nella circolare 13/E del 31 maggio 2019, l’Agenzia delle Entrate ribadisce che NON è possibile usufruire della detrazione se il contratto di comodato NON risulta registrato nel momento in cui hanno avuto inizio i lavori di ristrutturazione; se si regolarizza successivamente la registrazione dell’atto, si perde il diritto all’agevolazione.

In conclusione, alla luce di quanto espresso si ha che la detrazione del 50% spetta, non solo ai proprietari o ai titolari di diritti reali sugli immobili per i quali si effettuano i lavori e che ne sostengono le spese, ma anche all’inquilino o al comodatario.

Detrazione al 50%: a chi spetta?

Infine, un riepilogo dei soggetti aventi diritto alla detrazione:

  • il proprietario o il nudo proprietario;
  • il titolare di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie);
  • l’inquilino o il comodatario dell’immobile;
  • i soci di cooperative a proprietà divisa (in qualità di possessori), assegnatari di alloggi e, previo consenso scritto della cooperativa che possiede l’immobile, soci di cooperative a proprietà indivisa (in qualità di detentori);
  • gli imprenditori individuali, solo per gli immobili che non rientrano fra quelli strumentali o merce;
  • i soci delle società semplici, in nome collettivo, in accomandita semplice e soggetti a questi equiparati, imprese familiari (alle stesse condizioni previste per gli imprenditori individuali).

Inoltre, hanno diritto alla detrazione i seguenti soggetti a condizione che sostengano le spese e siano intestatari di bonifici e fatture:

  • il familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile oggetto dell’intervento (il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado) e il componente dell’unione civile;
  • il coniuge separato assegnatario dell’immobile intestato all’altro coniuge;
  • il componente dell’unione civile (la legge n. 76/2016, per garantire la tutela dei diritti derivanti dalle unioni civili tra persone dello stesso sesso, equipara al vincolo giuridico derivante dal matrimonio quello prodotto dalle unioni civili);
  • il convivente more uxorio, non proprietario dell’immobile oggetto degli interventi né titolare di un contratto di comodato, per le spese sostenute a partire dal 1° gennaio 2016.

Per ulteriori approfondimenti, in allegato la guida aggiornata ad ottobre dell’Agenzia delle Entrate alla luce dei recenti aggiornamenti normativi previsti dalla legge di Bilancio 2022, che ha prorogato il bonus fiscale di cui all’art. 16-bis del dpr n. 917/1986 fino al 31 dicembre 2024 con l’aliquota del 50% e importo massimo di spesa ammissibile pari a 96.000 euro.

 

 

praticus-ta
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