Fibre artificiali vetrose (FAV): classificazione e rischi
Le fibre artificiali vetrose (FAV) rappresentano una delle soluzioni più diffuse per l’isolamento termo-acustico degli edifici. Scopri impieghi, classificazione e rischi
Le fibre artificiali vetrose (FAV) rappresentano uno dei materiali maggiormente impiegati dopo l’introduzione del divieto di utilizzo dell’amianto, grazie alle loro peculiari caratteristiche tecnologiche. In particolare, la loro capacità di garantire un efficace isolamento termico e acustico, unita alla proprietà di essere ininfiammabili, le rende estremamente versatili e adatte all’uso in diversi settori, tra cui l’edilizia, l’industria della plastica e la produzione tessile.
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Indice
- Cosa sono le fibre artificiali vetrose
- Fibre artificiali vetrose: criteri di classificazione
- I valori limite delle fibre artificiali vetrose
- Fibre artificiali vetrose: quali sono gli effetti sulla salute?
- Esposizione alle fibre artificiali vetrose: obblighi del datore di lavoro
- Chi è esposto alle FAV?
- Gestione dei rifiuti costituiti da fibre artificiali vetrose
- Fibre artificiali vetrose: le FAQ
Cosa sono le fibre artificiali vetrose
Le fibre artificiali vetrose, conosciute anche come man-made vitreous fiber (MMVF) o synthetic vitreous fibers (SVF), fanno parte del grande gruppo delle man-made mineral fiber (MMMF). Le FAV sono costituite da silicio e quote variabili di ossidi alcalino terrosi, alcali, alluminio, boro, ferro e zirconio.
Appartengono alle FAV:
- lana di vetro;
- lana di roccia;
- lana di scoria;
- fibre di vetro a filamento continuo;
- fibre ceramiche refrattarie (FCR);
- lane di nuova generazione (alkaline earth silicate e high alumina, low silica wools).

Suddivisione delle FAV – Linee Guida FAV
Fibre artificiali vetrose: criteri di classificazione
I criteri utilizzati per la classificazione delle Fibre Artificiali Vetrose (FAV) come agenti cancerogeni si basano su diversi fattori, tra cui il contenuto di ossidi alcalini e alcalino-terrosi, il diametro medio geometrico ponderato sulla lunghezza e la biopersistenza della fibra stessa.
Conformemente alle disposizioni dell’Allegato VI del Regolamento (CE) n. 1272/2008, le FAV vengono suddivise nelle seguenti categorie:
- lane minerali: comprendono le FAV con un contenuto di ossidi alcalini e alcalino-terrosi superiore al 18% in peso;
- fibre ceramiche refrattarie: includono le FAV con un contenuto di ossidi alcalini e alcalino-terrosi inferiore al 18% in peso.
Le fibre sono esentate dalla classificazione come cancerogene qualora il diametro geometrico medio ponderato sulla lunghezza, ridotto di due errori geometrici standard (DLG-2ES), risulti superiore a 6 μm (come indicato dalla Nota R).
Inoltre, la classificazione come cancerogeno non viene applicata alle fibre per le quali è possibile dimostrare una bassa biopersistenza, come previsto dalla Nota Q.
I valori limite delle fibre artificiali vetrose
La legislazione italiana non prevede valori limite di esposizione per le FAV nei luoghi di lavoro, né valori guida per concentrazioni medie giornaliere negli ambienti indoor e tantomeno outdoor.
Come suggerito dalla circ. n. 4 del Ministero della sanità del 15/03/2000, nel caso di esposizione lavorativa a FAV si utilizzano i valori limite soglia (TLV-TWA) di esposizione dell’American Conference of Governmental Industrial Hygienist (ACGIH) pari a:
- 0,2 f/cm3 per le FCR;
- 1 f/cm3 per lana di roccia, lana di vetro, lana di scoria e fibre di vetro a filamento continuo.
La dir. (UE) 2017/2398 del Parlamento europeo e del Consiglio, apportando modifiche alla dir. 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori esposti ad agenti cancerogeni e mutageni, definisce il nuovo valore limite per le FCR pari a 0,3 f/ cm3.
Fibre artificiali vetrose: quali sono gli effetti sulla salute?
La potenziale tossicità delle FAV in seguito ad inalazione è determinata da diversi parametri tra cui la dimensione delle fibre che ne determina l’inalabilità nei diversi distretti dell’apparato respiratorio, composizione chimica e biopersistenza, cioè la capacità di una fibra di riuscire a permanere nell’apparato respiratorio sfuggendo ai meccanismi fisiologici di clearance polmonare dell’ospite esplicando i suoi effetti tossici.
In associazione ad esposizione a FAV si riscontrano effetti irritativi sulla pelle per azioni di tipo meccanico quali sfregamento, irritazioni oculari e di mucose ed effetti infiammatori a carico delle strutture polmonari. Diversamente dagli altri tipi di FAV, per le FCR si riscontra infiammazione persistente dell’apparato respiratorio con evoluzione in placche pleuriche e fibrosi polmonare.
L’infiammazione cronica è ritenuta un fattore predisponente l’insorgenza di neoplasie.
Nel 2002 l’International Agency for Research on Cancer (IARC) ha classificato la lana di vetro, la lana di roccia, la lana di scoria e le fibre di vetro a filamento continuo come non cancerogeni per l’uomo a causa dell’inadeguata evidenza di cancerogenicità e per la bassa biopersistenza mostrata da questi materiali, inserendoli pertanto nel Gruppo 3.
Le FCR vengono mantenute nel Gruppo 2B e classificate come ‘possibili cancerogeni per l’uomo’ a causa della relativamente alta biopersistenza mostrata e dei dati in letteratura.
Per le fibre di nuova generazione la IARC non ha dato una valutazione a causa dell’insufficiente disponibilità di dati in letteratura, sebbene tali fibre sembrino avere basso potere cancerogeno.
Esposizione alle fibre artificiali vetrose: obblighi del datore di lavoro
Al fine di ridurre i livelli di esposizione a FAV il datore di lavoro deve fornire ai lavoratori gli adeguati dispositivi di protezione individuali (DPI) fornendo loro tutte le informazioni necessarie al fine di limitarne gli effetti come riportato nel Titolo IX (Sostanze pericolose) del D.lgs. 81/08.
Nel caso di esposizione a lane minerali, che ricadono nel Capo I Protezione da agenti chimici, il datore di lavoro dovrà effettuare la valutazione del rischio adottando tutte le misure generali a fini preventivi.
Per le FCR che ricadono nel Capo II Protezione da agenti cancerogeni e mutageni, il datore di lavoro oltre ad effettuare la valutazione del rischio, dovrà mettere in atto tutte le procedure preventive e protettive che riducano al minimo o eliminino completamente l’esposizione dei lavoratori a tale materiale (sostituzione del materiale se tecnicamente possibile o utilizzo di un sistema chiuso al fine di ridurre il livello di esposizione).
Per quanto riguarda le operazioni di coibentazione/rimozione di materiali contenenti FCR, con particolare riferimento a quelli in matrice friabile, le indicazioni tecniche da seguire per garantire un’adeguata prevenzione e protezione della salute devono risultare analoghe a quelle previste dal D.M. 06/09/1994, relative alla bonifica di materiali contenenti amianto.
Per i lavoratori esposti a FCR è sempre obbligatoria l’attivazione della sorveglianza sanitaria.
Chi è esposto alle FAV?
L’esposizione a FAV può avvenire per contatto diretto con gli occhi e con la pelle o tramite inalazione delle fibre aerodisperse. L’esposizione lavorativa a FAV riguarda principalmente i lavoratori coinvolti nei seguenti settori:
- costruzione e manutenzione di edifici;
- installazione e rimozione di isolamenti;
- produzione industriale di FAV.
L’esposizione a FAV negli ambienti indoor dipende dalla probabilità con la quale si verifichi un rilascio di fibre nell’ambiente circostante. L’entità del rilascio di fibre da un materiale contenente FAV dipende dalla:
- consistenza del materiale (friabile o compatto);
- stato di conservazione (integro o danneggiato);
- presenza o meno di vernici o strati protettivi.
Gestione dei rifiuti costituiti da fibre artificiali vetrose
Per rifiuti costituiti da FAV, significa analizzare la concentrazione di ossidi alcalini ed alcalino/terrosi, il diametro delle fibre (Nota R) e verificare documentalmente il superamento del test di biosolubilità (Nota Q).
A seguito di queste indagini, il rifiuto costituito da FAV verrà dichiarato pericoloso solo se privo della dichiarazione di conformità alla Nota Q ed avente piccolo diametro. In tal caso, al rifiuto verrà assegnato codice CER 17.06.03*. In tutti gli altri casi, verrà assegnato codice CER 17.06.04 (tipico dei materiali isolanti non contenenti sostanze pericolose).
Secondo quanto stabilito dal D.Lgs. 152/2006, gli oneri relativi alla corretta gestione e smaltimento dei rifiuti sono a carico del produttore (la persona la cui attività ha prodotto rifiuti). Il produttore deve procedere alla classificazione del rifiuto (ovvero attribuire un codice CER) sulla base della concentrazione delle eventuali sostanze pericolose in esso contenute.
Fibre artificiali vetrose: le FAQ
Quali sono le principali caratteristiche delle fibre artificiali vetrose?
Le FAV si distinguono per le loro proprietà di isolamento termico e acustico, oltre che per la loro resistenza al fuoco. Queste caratteristiche le rendono particolarmente adatte per applicazioni in edilizia, industria plastica e tessile.
Quali materiali rientrano nella categoria delle fibre artificiali vetrose?
Tra le FAV si annoverano diversi tipi di materiali, tra cui lana di vetro, lana di roccia, lana di scoria, fibre di vetro a filamento continuo, fibre ceramiche refrattarie (FCR) e lane di nuova generazione come i silicati alcalino-terrosi e le lane ad alto contenuto di allumina e basso contenuto di silice.
Come vengono classificate le fibre artificiali vetrose?
La classificazione delle FAV avviene in base al contenuto di ossidi alcalini e alcalino-terrosi. In particolare, le lane minerali contengono più del 18% in peso di questi ossidi, mentre le fibre ceramiche refrattarie ne contengono meno. Ulteriori criteri riguardano il diametro medio geometrico ponderato e la biopersistenza delle fibre.
Quali rischi per la salute sono associati alle FAV?
Le FAV possono provocare irritazioni della pelle, degli occhi e delle vie respiratorie. Alcuni tipi di fibre, come le FCR, possono causare infiammazioni croniche e, in casi estremi, fibrosi polmonare o placche pleuriche. Tuttavia, la maggior parte delle FAV moderne presenta una bassa biopersistenza, riducendo il rischio di effetti cancerogeni.
Quali sono le responsabilità del datore di lavoro in caso di esposizione a FAV?
Il datore di lavoro è tenuto a valutare i rischi e adottare misure preventive per ridurre l’esposizione dei lavoratori. Devono essere forniti adeguati dispositivi di protezione individuale (DPI) e garantita la sorveglianza sanitaria, soprattutto per chi è esposto a fibre ceramiche refrattarie (FCR).
Come devono essere smaltiti i rifiuti contenenti fibre artificiali vetrose?
I rifiuti costituiti da FAV devono essere classificati e gestiti correttamente secondo la normativa vigente (D.Lgs. 152/2006). In particolare, è necessario verificare il contenuto di ossidi alcalini e alcalino-terrosi, il diametro delle fibre e la biopersistenza. A seconda dei risultati, il rifiuto può essere classificato come pericoloso o non pericoloso, con il relativo codice CER.
Chi può essere esposto alle fibre artificiali vetrose e in quali contesti?
I lavoratori maggiormente esposti sono quelli impiegati nella costruzione e manutenzione di edifici, nell’installazione e rimozione di materiali isolanti e nella produzione industriale di FAV. Anche negli ambienti indoor, l’esposizione può avvenire se i materiali contenenti FAV sono friabili o danneggiati.

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