Superbonus

Errore trasmissione CILAS: quando la data del primo invio è irrecuperabile?

Per il Tar Friuli la data d’invio di una CILAS non acquisita dal Comune per errore di trasmissione del tecnico non può essere recuperata da un secondo invio corretto

Sarà successo a tutti, o quasi, di commettere un errore nella digitazione del corretto indirizzo di posta elettronica con la conseguenza di un inconsapevole e mancato recapito di un messaggio o di qualsiasi altro contenuto e magari di averlo scoperto in seguito con i successivi ritardi scaturiti e/o occasioni perdute.

Il Tar Friuli Venezia Giulia con la sentenza n. 68/2024 affronta proprio il caso di un’occasione mancata e della perdita dell’incentivo fiscale del Superbonus a causa di un indirizzo di posta elettronica errato.

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Invio CILAS tramite PEC. Tra il primo tentativo errato e il secondo tentativo corretto, quale data fa testo?

Un tecnico, su commissione di un condominio, inviava tramite PEC una CILAS al Comune, peccato, però, che l’indirizzo di posta elettronica certificata del Comune utilizzata dal tecnico non fosse quella corretta! Le conseguenze si possono immaginare: la documentazione per accedere agli incentivi fiscali arrivava in ritardo attraverso un secondo tentativo d’invio (non proprio esemplare per tempismo) del tecnico (questa volta all’indirizzo PEC corretto) con il rischio di perdere la possibilità di accedere all’agevolazione del Superbonus.

Il tecnico cercava di correre ai ripari, appellandosi alla sua buona fede nell’errore commesso e perché fosse accettata la pratica inviata al secondo tentativo per mezzo dell’indirizzo PEC corretto, ma facendo valere la data del primo invio non andato a buon fine.

Il Comune in risposta comunicava l’impossibilità di recepire la documentazione allegata alla CILAS con registrazioni in date diverse da quelle in cui la stessa era effettivamente pervenuta alla PEC del Comune e così protocollata.

Il condominio committente, quindi, decideva di fare ricorso al Tar, poiché il Comune avrebbe dovuto attivare un formale soccorso istruttorio.

La decisione del Tar Friuli anche in merito ad un errore effettivo del professionista incaricato e del suo mancato tempismo di reazione a correzione dell’errore

I giudici premettono, prima di tutto, che la “retrodatazione” della presentazione della CILA-S, contrasta con l’art. 18 bis della l. n. 241/1990 secondo il quale:

La data di protocollazione dell’istanza, segnalazione o comunicazione non può comunque essere diversa da quella di effettiva presentazione

e già questo basterebbe per l’agire corretto dell’amministrazione comunale.

Perché l’impossibilità di un soccorso istruttorio?

In ogni caso, chiariscono i giudici, il Comune non avrebbe dovuto attivare un formale soccorso istruttorio perché l’istituto presuppone in realtà il corretto avvio del procedimento con l’effettiva presentazione di una istanza, che nel caso di specie non è stata invece previamente trasmessa:

L’istituto del soccorso istruttorio, infatti, deve essere messo in campo solo dopo che il procedimento abbia avuto avvio e dunque esso non può trovare spazio per quei procedimenti nei quali l’interessato non abbia tempestivamente ed adeguatamente presentato l’istanza (Cons. di Stato n. 5008/2021).

In poche parole, nel caso in esame, non essendo pervenuta in Comune la prima istanza della CILAS, di conseguenza non avrebbe potuto attivarsi il soccorso istruttorio ad essa collegato.

Quando l’errore del professionista non è trascurabile

I giudici fanno notare che l’errore del professionista, in questo caso, non è esente da colpa, poiché essendo l’indirizzo di destinazione del primo invio inesistente, il sistema non ha generato la ricevuta di avvenuta consegna (che infatti non è stata depositata in giudizio); ciò avrebbe dovuto indurre il professionista (diligente) ad attivarsi immediatamente per effettuare i necessari controlli e verificare la corretta trasmissione dell’istanza, cosa che invece non è avvenuta.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

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Pubblicato da Redazione Tecnica

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