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Equo compenso professionale

Equo compenso nei lavori pubblici: resta legittimo il ribasso

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Per ANAC, in assenza di norme chiare, una stazione appaltante può prevedere la ribassabilità dei servizi di progettazione

Con la delibera 101/2024, l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) affronta la questione dell’applicazione dell’equo compenso nei contratti pubblici con particolare riferimento alla loro certificazione, al ribasso e all’eterointegrazione dei bandi.

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L’ANAC sull’equo compenso nei lavori pubblici

Nel caso preso in esame, l’istante (che costituisce uno dei concorrenti non aggiudicatari dell’affidamento di servizi di direzione lavoro e coordinamento) chiede all’ANAC di esprimere un parere sulla legittimità dell’esclusione dalla gara di tutte le altre imprese concorrenti per avere formulato un ribasso che, riducendo anche il compenso professionale, si porrebbe in violazione della normativa sull’equo compenso di cui alla Legge 49/2023.

Inoltre, l’istante, sostiene di essere l’unico ad aver offerto una percentuale di ribasso che non intaccava il compenso professionale.

In opposizione, la società (aggiudicataria del contratto) contesta questa ricostruzione, evidenziando che la lex specialis della gara non specificava restrizioni riguardo alla formulazione del ribasso. Inoltre, la società-concorrente argomenta che il finanziamento del contratto attraverso fondi del PNRR giustifica l’applicazione delle normative previste dal D.lgs. 50/2016.

L’ANAC ritiene che la stazione appaltante abbia esercitato legittimamente la sua discrezionalità in coerenza con i principi di cui agli articoli 1 (principio del risultato), 2 (principio della fiducia) e 3 (principio dell’accesso al mercato) del D.lgs. 36/2023, selezionando l’ultima delle possibili opzioni di applicazione dell’equo compenso ai contratti pubblici, come individuate dalla stessa ANAC nel bando tipo 2/2024 e oggi, per quanto finora detto, tutte valide e percorribili, e cioè:

  • Opzione 1: procedure di gara a prezzo fisso, con competizione limitata alla sola parte tecnica;
  • Opzione 2: procedure di gara da aggiudicare secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, in cui l’importo a base d’asta è limitato alle sole spese generali;
  •  Opzione 3: inapplicabilità della disciplina dell’equo compenso alle procedure di evidenza pubblica, con conseguente ribassabilità dell’intero importo posto a base di gara.

Nella delibera è evidenziato che:

L’assenza di chiare indicazioni normative e di orientamenti giurisprudenziali consolidati circa i rapporti tra la normativa sull’equo compenso di cui alla Legge 49/2023 e le procedure di gara dirette all’affidamento di servizi di ingegneria e architettura impedisce che possa operare il meccanismo dell’eterointegrazione del bando di gara e che, per tale via, possa essere disposta l’esclusione di operatori economici che abbiano formulato un ribasso tale da ridurre la quota parte del compenso professionale.

Insomma, il meccanismo dell’etero-integrazione del bando di gara, inteso nel senso che, pur in assenza di qualsivoglia richiamo alle disposizioni di legge, le cause di esclusione, se esistenti, devono trovare applicazione, non potrebbe funzionare, o perlomeno risulterebbe insufficiente, in assenza di dette chiare indicazioni normative in merito.

In pratica, l’ANAC, dopo aver sollecitato più volte il governo a fornire indicazioni chiare sul mercato riguardo all’equo compenso, data l’incertezza normativa che potrebbe causare aumenti significativi nei contratti pubblici e una proliferazione di controversie legali, ha ritenuto legittimo che una stazione appaltante eserciti la propria discrezionalità omettendo l’esclusione dalla gara delle imprese concorrenti che abbiano proposto ribassi suscettibili di ridurre il compenso professionale.

In presenza di un quadro normativo poco chiaro riguardo all’equo compenso, l’azienda banditrice della gara in esame ha legittimamente esercitato la sua discrezionalità in coerenza con quanto stabilito dal nuovo codice appalti non applicando la disciplina dell’equo compenso.

In questo contesto normativo complesso, emerge la necessità di una chiara certificazione dei contratti, che tenga conto degli aspetti legati all’equo compenso.

CNAPPC: applicazione dell’equo compenso nelle gare pubbliche è in corso

Secondo il CNAPPC “la delibera non può essere applicata per analogia a altre situazioni e per i bandi che applicano il nuovo Codice appalti e che ha, quindi, efficacia, temporalmente e esclusivamente, per il caso di specie. E non potrebbe essere diversamente, considerato che non potrebbero essere introdotte interpretazioni che non tengano conto sia del nuovo regime normativo, sia del valore e della complessità del lavoro svolto dai professionisti nella attività di progettazione nelle gare pubbliche, e dei relativi costi che occorre sopportare”.

Si tratta, pertanto, di un un caso specifico, che riguarda un determinato provvedimento di aggiudicazione, che l’operatore economico aveva ritenuto poter essere illegittima; in buona sostanza ANAC ha ritenuto che quello specifico bando potesse ritenersi legittimo, e che la non applicabilità nella specie dell’equo compenso non potesse in ogni caso mutare l’esito della gara, in virtù del punteggio attribuito alle offerte tecniche dei partecipanti.

L’Equo compenso –  dichiara il presidente Massimo Crusi –  rappresenta un principio fondamentale per garantire la qualità e l’innovazione nell’ambito dell’architettura e della progettazione, e la delibera dell’Autorità non compromette affatto questa esigenza. Il nostro impegno – conclude il CNAPPC – è non solo quello di monitorare l’applicazione della Legge sull’Equo compenso, ma anche quello di collaborare con le Istituzioni per trovare soluzioni che rispettino i diritti e la dignità della nostra professione garantendo al contempo la qualità e l’efficienza del settore delle Opere Pubbliche”.

Apprezziamo che le stazioni appaltanti e i RUP – conclude il presidente – stiano applicando l’Equo compenso senza che stia determinando criticità nel settore. La strada è ormai tracciata ed il nostro auspicio è che venga ampliata la platea della sua applicazione per favorire, nell’interesse generale, la qualità delle Opere pubbliche. Auspicio che è rivolto a quelle stazioni appaltanti che ancora non si attengono alla nuova disciplina.”

L’Osservatorio Onsai/Cresme ha condotto un’analisi sulle gare di progettazione – comprensive della fase di fattibilità tecnica ed economica, della progettazione definitiva ed esecutiva, nonché della direzione lavori, del coordinamento per la sicurezza e dei collaudi – bandite tra luglio 2023 e i primi giorni di marzo 2024.

L’analisi, svolta sull’equa remunerazione, ha interessato complessivamente il 34,2% delle gare (94 su 275) e il 21,2% degli importi (pari a 77,56 milioni su 366,3 milioni). Ancora più significativo è l’andamento emerso dall’analisi mensile: l’adozione dell’equo compenso ha mostrato una crescita robusta fino al periodo novembre-gennaio, seguito da un calo successivo.

Nel dettaglio, la percentuale di gare che hanno previsto l’equo compenso è salita progressivamente fino al 58,3% nel gennaio 2024, per poi ridursi al 38,9% a febbraio e al 39,1% a marzo (solo per i primi 12 giorni). In termini di importi, il picco è stato raggiunto a novembre 2023, con il 56,1%, ma è diminuito costantemente raggiungendo il 30,1% a dicembre, il 25,7% a gennaio 2024, il 19,8% a febbraio, per poi risalire solo a marzo con il 21,5% (dati parziali).

Cos’è l’equo compenso e come si calcola nelle gare pubbliche?

L’equo compenso – disciplinato dalla Legge 49/2023 – rappresenta il principio secondo il quale la retribuzione ricevuta da un professionista per il servizio reso deve essere equa e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonché alla natura e alle caratteristiche della prestazione professionale, conformemente ai compensi previsti.

Per ulteriori approfondimenti leggi anche:
Equo compenso: cosa prevede la legge

Lo studio del Consiglio Nazionale Ingegneri ha esaminato l’equo compenso nei servizi di ingegneria e architettura secondo il D.Lgs. 36/2023 ricordando il principio secondo il quale il compenso del professionista non può essere ribassato e l’offerta più vantaggiosa deve basarsi solo su criteri qualitativi e prezzo fisso.

Per ulteriori dettagli leggi anche:
Equo compenso e nuovo Codice appalti: cosa cambia e come si calcola

 

 

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