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Energia solare negli edifici: cosa prevede la direttiva “case green”

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Le prime scadenze previste dalla direttiva Epbd riguardano la predisposizione e l’ottimizzazione della capacità degli edifici di produrre energia solare

I due punti-cardine della direttiva “case green” sono la riduzione del consumo energetico e il maggior utilizzo di energia da fonti rinnovabili, in particolare l’energia solare.

Sono le due leve fondamentali per ridurre la dipendenza energetica dell’Unione dai combustibili fossili e promuovere la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, in linea con gli obiettivi stabiliti nel piano REPowerEU.

Nel futuro disegnato dalla direttiva EPBD prevede che il fabbisogno energetico di una “casa green”, ovvero di un edificio a zero emissioni, sia coperto integralmente con energia da rinnovabili generata in loco o nelle vicinanze con impianti solari termici, geotermici o fotovoltaici, pompe di calore, energia idroelettrica e biomassa, rinnovabili fornite dalle comunità dell’energia rinnovabile, teleriscaldamento e teleraffrescamento efficienti ed energia da altre fonti prive di carbonio.

Va in questa direzione anche lo stop, previsto dal 2025, agli incentivi finanziari per l’installazione di caldaie uniche alimentate a combustibili fossili da bilanciare con aiuti per l’installazione di impianti di riscaldamento ibridi con una quota considerevole di energie rinnovabili, come la combinazione di una caldaia con un impianto solare termico o con una pompa di calore.

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La parola d’ordine della direttiva “case green”: edifici “solar-ready”

Nei “considerando” della direttiva “case green” si legge che “vi è l’urgente necessità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili negli edifici e di intensificare gli sforzi al fine di decarbonizzare ed elettrificare il loro consumo energetico“.

Per poter installare tecnologie solari efficienti in termini di costi negli edifici in un momento successivo, tutti i nuovi edifici dovranno essere “solar-ready”, ovvero “predisposti per il solare”, vale a dire progettati per ottimizzare il potenziale di produzione di energia solare sulla base dell’irraggiamento solare del sito, consentendo l’installazione di tecnologie solari senza costosi interventi strutturali.

Al fine di sfruttare in modo efficiente il potenziale degli impianti solari negli edifici, gli Stati membri dovrebbero stabilire i criteri, e le eventuali esenzioni, per la loro installazione in linea con il loro potenziale tecnico ed economico valutato e con le caratteristiche degli edifici cui si applicherebbe questo obbligo, tenendo conto del principio della neutralità tecnologica e della combinazione di impianti solari con altri usi del tetto, come i tetti verdi o altri impianti per servizi edilizi.

Nei propri criteri per l’attuazione pratica degli obblighi di installazione di impianti adeguati per l’energia solare negli edifici, gli Stati membri dovrebbero poter esprimere la soglia pertinente in termini di superficie del piano terra di un edificio anziché di superficie utile, purché tale metodo corrisponda a una capacità installata equivalente di impianti solari adeguati sugli edifici.

Energia solare nelle “case green”: tutte le scadenze

Ogni singolo Stato membro, come detto, deve assicurare che i nuovi edifici siano progettati per massimizzare il loro potenziale di produzione di energia solare, basandosi sull’installazione di pannelli solari efficienti.

L’art. 10 della Direttiva EPBD stabilisce obblighi e tempistiche per l’installazione di impianti solari in edifici pubblici e non residenziali, nonché le linee guida per gli edifici residenziali e i parcheggi coperti.

Tutti i nuovi edifici pubblici e non residenziali con una superficie coperta utile superiore a 250 m2 devono avere impianti solari installati entro il 31 dicembre 2026.

Mentre, gli edifici pubblici esistenti con superficie coperta utile superiore a:

  • 2000 m2 devono avere impianti solari entro il 31 dicembre 2027;
  • 750m2 devono avere impianti solari entro il 31 dicembre 2028;
  • 250m2 devono avere impianti solari entro il 31 dicembre 2030.

Entro il 31 dicembre 2027 gli Stati membri, inoltre, assicurano l’installazione di impianti solari adeguati (laddove tecnicamente appropriato ed economicamente e funzionalmente fattibile) sugli edifici non residenziali esistenti con una superficie coperta utile superiore a 500 m², se l’edificio è sottoposto a una ristrutturazione importante o a un’azione che richiede un’autorizzazione amministrativa per ristrutturazioni edilizie, lavori sul tetto o l’installazione di un sistema tecnico per l’edilizia.

Entro il 2029 tutti i nuovi edifici residenziali e parcheggi coperti dovranno essere dotati di sistemi fotovoltaici.

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Energia solare e case green: sfide e opportunità della direttiva EPBD

Naturalmente, questa transizione verso un futuro più sostenibile nasconde alcune difficoltà.

L’installazione di impianti solari richiede investimenti iniziali e la disponibilità di tecnologie efficienti a costi competitivi e per tale motivo è necessario considerare l’integrazione degli impianti solari nell’architettura degli edifici in modo armonioso e funzionale.

L’art. 17 della direttiva prevede che gli Stati membri predispongano finanziamenti e misure di sostegno per affrontare le barriere di mercato al fine di realizzare gli investimenti individuati nei rispettivi piani nazionali di ristrutturazione degli edifici.

Carta Solare Europea: sostegno al fotovoltaico Made in EU

Intanto, il 15 aprile 2024 è stata firmata dagli Stati membri e dai rappresentanti dell’industria fotovoltaica comunitaria la nuova “European Solar Charter“, la “Carta Solare Europea”.

L’iniziativa ha un obiettivo molto chiaro: continuare a far crescere le installazioni fotovoltaiche nel Vecchio Continente sostenendo la competitività manifatturiera del solare europeo.

La Carta stabilisce azioni immediate che l’Esecutivo Ue, gli Stati membri e i rappresentanti della catena del valore del fotovoltaico devono intraprendere, garantendo il pieno rispetto delle norme sulla concorrenza: promuovere un’offerta resiliente di prodotti solari fotovoltaici sostenibili di alta qualità; espandere l’attuale capacità produttiva; fornire sostegno a nuovi investimenti nella catena di approvvigionamento dell’energia solare.

Leggi l’approfondimento: Fondo nazionale reddito energetico

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