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DNSH: cos’è, obblighi e guida operativa

Tempo di lettura stimato: 10 minuti

Istruzioni per l’applicazione del principio DNSH (Do No Significant Harm) nei progetti PNRR. Obblighi per le amministrazioni e indicazioni su come fare la valutazione DNSH

Il Regolamento (UE) 2021/2411 stabilisce che tutte le misure dei Piani nazionali per la ripresa e resilienza (PNRR) debbano soddisfare il principio di “non arrecare danno significativo agli obiettivi ambientali”.

Tale vincolo si traduce in una valutazione di conformità degli interventi al principio del “Do No Significant Harm” (DNSH), con riferimento al sistema di tassonomia delle attività ecosostenibili indicato all’articolo 17 del Regolamento (UE) 2020/8522.

Gli interventi del PNRR devono dunque rispettare il principio DNSH e, sulla base di quanto previsto dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza, almeno il 37% delle risorse complessive del Piano deve contribuire alla transizione verde e alla mitigazione dei cambiamenti climatici, come definito dal cd. tagging climatico.

La relazione DNSH è obbligatoria per tutti gli investimenti e le riforme finanziati dal PNRR e dal Fondo di Ripresa e Resilienza dell’Unione Europea.

In questo articolo, trovi tutto quello che occorre sapere sul DNSH alla luce del recente aggiornamento della “Guida operativa per il rispetto del principio di non arrecare danno significativo all’ambiente” pubblicato dalla Ragioneria Generale dello Stato con la Circolare n. 22 del 14 maggio 2024.

Per gestire agevolmente le pratiche di verifica e controllo di realizzazione di un’opera pubblica, puoi utilizzare una piattaforma cloud che ti permette di organizzare in un unico fascicolo digitale tutta la documentazione necessaria.

 

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Cos’è il principio DNSH, cosa prevede e come si applica ai progetti PNRR

Il principio del Do No Significant Harm (DNSH) ha lo scopo di valutare se una misura possa o meno arrecare un danno ai sei obiettivi ambientali individuati nell’accordo di Parigi (Green Deal europeo):

  • alla mitigazione dei cambiamenti climatici, se essa comporta significative emissioni di gas serra;
  • all’adattamento ai cambiamenti climatici, se ha un impatto negativo significativo sul clima attuale e futuro, influenzando direttamente o indirettamente le persone, la natura o le risorse;
  • all’uso sostenibile o alla protezione delle risorse idriche e marine, se danneggia il buono stato ecologico dei corpi idrici, compresi fiumi e laghi oppure il buono stato ecologico delle acque marine;
  • all’economia circolare, compresi la prevenzione, il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti, se porta a inefficienze significative nell’uso di materiali e risorse naturali oppure se aumenta in modo significativo la produzione, l’incenerimento o lo smaltimento dei rifiuti;
  • alla prevenzione e riduzione dell’inquinamento, se causa un notevole aumento delle emissioni di sostanze inquinanti nell’aria, nell’acqua o nel suolo rispetto alle condizioni preesistenti;
  • alla protezione e al ripristino della biodiversità e degli ecosistemi, se provoca danni significativi alla salute e alla resistenza degli ecosistemi o allo stato di conservazione degli habitat e delle specie, inclusi quelli rilevanti per l’Unione Europea.

Il Regolamento (UE) 2020/852 e il Regolamento Delegato 2021/21394 descrivono i criteri generali affinché ogni singola attività economica non determini un “danno significativo”, contribuendo quindi agli obiettivi di mitigazione, adattamento e riduzione degli impatti e dei rischi ambientali; ovvero per ogni attività economica sono stati raccolti i criteri cosiddetti DNSH.

In base a queste disposizioni gli investimenti e le riforme del PNRR non devono, per esempio:

  • produrre significative emissioni di gas ad effetto serra, tali da non permettere il contenimento dell’innalzamento delle temperature di 1,5 C° fino al 2030. Sono pertanto escluse iniziative
    connesse con l’utilizzo di fonti fossili;
  • essere esposte agli eventuali rischi indotti dal cambiamento del clima, quali ad es. innalzamento dei mari, siccità, alluvioni, esondazioni dei fiumi, nevicate abnormi;
  • compromettere lo stato qualitativo delle risorse idriche con una indebita pressione sulla risorsa;
  • utilizzare in maniera inefficiente materiali e risorse naturali e produrre rifiuti pericolosi per i quali non è possibile il recupero;
  • introdurre sostanze pericolose, quali ad es. quelle elencate nella cosiddetta Authorization List del Regolamento UE REACH;
  • compromettere i siti ricadenti nella rete Natura 2000.

Le misure che contribuiscono agli obiettivi ambientali sono individuate sulla base di una classificazione dei campi di intervento definita nell’ambito del Dispositivo per la ripresa e resilienza.

La conformità con il principio del DNSH viene verificata ex-ante per ogni singola misura tramite schede di auto-valutazione standardizzate, che condizionano il disegno degli investimenti e delle riforme e/o qualificano le loro caratteristiche con specifiche indicazioni tese a contenerne il potenziale effetto sugli obiettivi ambientali ad un livello sostenibile.

I criteri tecnici riportati nelle autovalutazioni DNSH costituiscono elementi guida lungo tutto il percorso di realizzazione delle misure del PNRR, incluse quelle del capitolo
REPowerEU.

Le Amministrazioni sono chiamate a garantire concretamente che ogni misura non arrechi un danno significativo agli obiettivi ambientali, adottando specifici requisiti in tal senso nei principali atti programmatici e attuativi. In particolare, nella fase attuativa occorre dimostrare che le misure sono state effettivamente realizzate senza arrecare un danno significativo agli obiettivi ambientali, sia in sede di monitoraggio e rendicontazione dei risultati degli interventi, sia in sede di verifica e controllo della spesa e delle relative procedure a monte.

Principio DNSH: obblighi delle amministrazioni

Per assicurare il rispetto dei vincoli DSNH in fase di attuazione, le Amministrazioni titolari di misure e i soggetti attuatori sono tenute a:

  • indirizzare, a monte del processo, gli interventi in maniera che essi siano conformi inserendo gli opportuni richiami e indicazioni specifiche nell’ambito degli atti programmatici di propria competenza, tramite per esempio l’adozione di liste di esclusione e/o criteri di selezione utili negli avvisi per il finanziamento di progetti;
  • adottare criteri conformi nelle gare di appalto (o procedure di affidamento) per assicurare una progettazione e realizzazione adeguata degli interventi;
  • raccogliere le informazioni necessarie per la rendicontazione di ogni singola milestone e target nel rispetto delle condizioni collegate al principio del DSNH e definiscano la documentazione necessaria per eventuali controlli.

A ciascuna fase dell’intervento (selezione dei progetti, procedure di affidamento, rendicontazione di progetto) corrisponde uno strumento di controllo a comprova del rispetto del principio DNSH.

Cos’è la valutazione DNSH e come si svolge

La valutazione di conformità al principio DNSH si basa su sei obiettivi ambientali precedentemente indicati e le misure devono essere valutate in relazione al loro impatto su ciascuno di essi. La valutazione del rispetto del principio DNSH coinvolge diverse fasi e procedure, che sono descritte dettagliatamente nella “Guida operativa per il rispetto del principio di non arrecare danno significativo all’ambiente”.

In sintesi, la valutazione DNSH comporta i seguenti passaggi:

  1. identificazione delle misure: è necessario individuare le misure, gli investimenti o le riforme che devono essere valutati in relazione al principio DNSH;
  2. valutazione degli effetti: occorre valutare gli effetti diretti e indiretti primari di ciascuna misura su ciascuno degli obiettivi ambientali definiti dal DNSH;
  3. valutazione semplificata o sostanziale: se la misura è considerata a impatto nullo, trascurabile o in grado di contribuire in modo completo o sostanziale alla realizzazione di un obiettivo ambientale, la valutazione DNSH può assumere una forma semplificata. Altrimenti, se la misura richiede una valutazione sostanziale del rispetto del principio DNSH per almeno uno degli obiettivi, si procede alla fase successiva;
  4. liste di controllo (checklist): per ciascuno degli obiettivi ambientali, vengono considerate le domande corrispondenti ai requisiti legali della valutazione DNSH. Le risposte a queste domande devono concludersi con una valutazione negativa (“no”), indicando che non viene arrecato un danno significativo all’obiettivo ambientale specifico;
  5. Documentazione: è obbligatorio fornire una valutazione sostanziale del rispetto del principio DNSH, identificando il tipo di evidenza a supporto dell’analisi.

Guida operativa per il rispetto del principio del DNSH nel PNRR

La Guida – disponibile in calce all’articolo per il download gratuito – nasce con l’obiettivo di supportare gli enti governativi nelle fasi di pianificazione, raccolta dati e controllo, offrendo indicazioni su criteri tassonomici, normative pertinenti e fattori chiave per dimostrare la conformità ai criteri DNSH.

Offre un importante supporto alle Amministrazioni preposte alla gestione degli investimenti, fornendo indicazioni sui requisiti tassonomici, sulla normativa corrispondente e sugli elementi utili per documentare il rispetto di tali requisiti nei singoli settori di intervento del PNRR. La guida inoltre riorganizza e rende più fruibili le indicazioni che derivano dalle diverse fonti giuridiche italiane ed europee e dalla prassi allo stato.

La guida include:

  • una mappatura delle iniziative previste nel PNRR, con lo scopo di collegare ogni iniziativa alle corrispondenti attività economiche necessarie per l’attuazione dei progetti;
  • schede descrittive per ogni area di intervento (ad esempio, costruzione di edifici, impianti fotovoltaici, piste ciclabili), che hanno lo scopo di offrire agli enti responsabili delle iniziative PNRR e agli esecutori un compendio delle informazioni operative e normative necessarie per identificare i criteri tassonomici, ovvero i requisiti DNSH, includendo riferimenti legislativi, requisiti DNSH e criteri di verifica;
  • liste di controllo per la verifica in ogni area di intervento, che sintetizzano gli aspetti chiave di verifica menzionati nelle relative schede.

La guida e il materiale collegato sono messi a disposizione e man mano aggiornati sulla pagina dedicata del sito https://www.italiadomani.gov.it/content/sogei-ng/it/it/Interventi/dnsh.html.

Come leggere la guida DNSH?

La nuova guida aggiornata si compone di 360 pagine, suddivisa in:

  • applicazione del principio del DNSH nelle diverse fasi del ciclo di vita della misura;
  • mappatura 1 di correlazione fra investimenti – riforme e schede tecniche;
  • mappatura 2 di correlazione fra Investimenti – riforme e schede tecniche;
  • schede Tecniche;
  • appendice 1 – criteri DNSH generici per l’adattamento ai cambiamenti climatici;
  • appendice 2 – CAM e DNSH.

Tuttavia, come abbiamo descritto nei paragrafi precedenti la guida aggiornata ha lo scopo di assistere tutte le amministrazioni preposte alla gestione degli investimenti e delle riforme nel processo di indirizzo, raccolta di informazioni e verifica, fornendo tutte le indicazioni sui requisiti, sulla normativa corrispondente e sugli elementi utili per documentare il rispetto di tali requisiti nei singoli settori di intervento del PNRR.

Ma come leggere tale guida?

La guida è composta da:

  • schede tecniche;
  • check list di verifica e controllo;
  • mappature;
  • appendici.

Vediamo nel dettaglio ogni singolo elemento.

Schede tecniche

Le schede tecniche ripercorrono la normativa vigente e i vincoli DNSH, fornendo una sintesi organizzata delle informazioni e delle liste di controllo. Sono utilizzate per l’attestazione relativa alla selezione dei progetti, alle gare d’appalto e ai singoli stati di avanzamento lavori. Se il rispetto del principio DNSH è essenziale per la valutazione dei milestone e target, devono essere prodotte evidenze documentali a supporto.

Check list e verifiche

Ciascun settore di intervento, che riassume in modo sintetico i principali elementi di verifica richiesti nella corrispondente scheda tecnica ex ante ed ex post;

Mappature

La prima mappatura suggerisce che l’associazione delle singole misure del PNRR a una o più schede tecniche selezionate in base agli ambiti di attività prevalenti per ciascun intervento, mentre, la seconda mappatura riporta le misure cui è anche attribuito un ulteriore Regime 1 definito alternativamente “Risorsa idrica” (RI) o “Economia circolare” (EC) nei casi in cui le attività svolte forniscano un contributo sostanziale all’obiettivo dell’uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine o all’obiettivo economia circolare, associando alle misure le schede tecniche in cui sono illustrati i requisiti specifici.

Appendici

L’appendice 1 riassume la metodologia per lo svolgimento dell’analisi dei rischi climatici e integra il Regolamento (UE) 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio, mentre l’appendice 2 fornisce un ulteriore strumento per favorire il rispetto del principio del non arrecare danno significativo all’ambiente, in particolare nella definizione delle procedure di approvvigionamento o affidamento e individua i CAM (Criteri Ambientali Minimi) di cui all’articolo 57 del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023) che consentono di assicurare i vincoli DNSH di interesse.

Valutazione ex-ante di conformità al principio DNSH dei progetti PNRR

Tutti i progetti e le riforme inclusi nel PNRR sono stati soggetti a un’attenta valutazione basata sui criteri del principio DNSH. Questa valutazione ha preso in considerazione gli effetti previsti a lungo termine, sia diretti che indiretti ed ha condotto all’identificazione di 4 possibili scenari:

  • la misura ha impatto nullo o trascurabile sull’obiettivo;
  • la misura sostiene l’obiettivo con un coefficiente del 100%;
  • la misura contribuisce all’obiettivo ambientale in maniera sostanziale;
  • la misura richiede una valutazione DNSH complessiva.

I CAM e il principio DNSH

I Criteri Ambientali Minimi (CAM) rappresentano le specifiche misure volte all’integrazione delle esigenze di sostenibilità ambientale per varie categorie di appalti della pubblica amministrazione e si inseriscono tra gli strumenti di politica per i cosiddetti “appalti pubblici verdi” (green public procurement).

Il ricorso ai CAM è richiamato dal nuovo codice dei contratti pubblici (decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36) in particolare dall’art. 57, comma 2.

I Criteri Ambientali Minimi (CAM) sono quindi un utile e necessario riferimento nell’ambito dell’attuazione del PNRR in quanto hanno lo scopo di selezionare i prodotti, i servizi o i lavori migliori sotto il profilo ambientale, tenuto conto della disponibilità in termini di offerta.

L’applicazione dei CAM può assicurare il rispetto del requisito tassonomico del DNSH. Per far emergere come l’applicazione dei criteri ambientali minimi, assieme al rispetto della normativa ambientale nazionale ed europea, possa in molti casi essere determinante per l’assolvimento del principio DNSH, nella Guida operativa sono stati messi a confronto i CAM con gli item di controllo indicati nelle check list associate alle schede tecniche.

Criteri DNSH generici per l’adattamento ai cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici rappresentano una sfida significativa per il settore edilizio, influenzando le attività economiche attraverso rischi climatici fisici. È essenziale per le aziende del settore valutare attentamente questi rischi e implementare strategie di adattamento adeguate. La seguente procedura, basata sulle linee guida della sezione II dell’appendice A, offre un quadro per una solida valutazione del rischio climatico e della vulnerabilità.

Fase 1: esame dell’attività

Il primo passo consiste nell’esaminare l’attività economica per identificare quali rischi climatici fisici elencati nella sezione II dell’appendice possono influenzarne l’andamento durante il ciclo di vita previsto. Questo richiede un’analisi dettagliata dei diversi fattori climatici, come temperature estreme, precipitazioni intense, inondazioni e altri eventi meteorologici severi che potrebbero impattare sulle operazioni.

Fase 2: valutazione del rischio e della vulnerabilità

Se l’attività è considerata a rischio per uno o più dei rischi climatici fisici identificati, è necessaria una valutazione approfondita del rischio climatico e della vulnerabilità. Questa valutazione deve esaminare la rilevanza di tali rischi per l’attività economica specifica, tenendo conto delle condizioni locali e delle caratteristiche specifiche del progetto.

La valutazione deve essere proporzionata alla portata dell’attività e alla sua durata prevista:

  • attività con durata prevista inferiore a 10 anni – la valutazione deve essere effettuata utilizzando proiezioni climatiche sulla scala appropriata più ridotta possibile;
  • attività con durata superiore a 10 anni – la valutazione deve utilizzare proiezioni climatiche avanzate alla massima risoluzione disponibile, basate su scenari futuri esistenti che coprano periodi da 10 a 30 anni, specialmente per grandi investimenti.

Fase 3: valutazione delle soluzioni di adattamento

Successivamente, è necessaria una valutazione delle soluzioni di adattamento che possono ridurre i rischi climatici fisici individuati. Queste soluzioni possono essere sia fisiche (ad esempio, miglioramento delle infrastrutture) che non fisiche (ad esempio, piani di emergenza e politiche di gestione del rischio).

Implementazione delle soluzioni di adattamento

Per le attività esistenti e quelle nuove che utilizzano beni fisici esistenti, l’operatore economico deve attuare soluzioni di adattamento per un periodo massimo di cinque anni, volte a ridurre i rischi climatici più significativi individuati. È essenziale elaborare un piano di adattamento dettagliato per l’implementazione di queste soluzioni.

Nel caso di nuove attività o attività esistenti che utilizzano beni fisici di nuova costruzione, le soluzioni di adattamento devono essere integrate fin dall’inizio per garantire la riduzione dei rischi climatici principali.

Linee guida e metodologie

Le proiezioni climatiche e la valutazione degli impatti devono basarsi sulle migliori pratiche e sugli orientamenti disponibili, tenendo conto delle conoscenze scientifiche più attuali. Questo include l’analisi della vulnerabilità e del rischio secondo le relazioni del Gruppo Intergovernativo di Esperti sul Cambiamento Climatico (IPCC), pubblicazioni scientifiche peer-reviewed e i modelli climatici più recenti, sia open source che a pagamento.

Quando è obbligatoria la relazione DNSH

La relazione DNSH è obbligatoria per tutti gli investimenti e le riforme finanziati dal PNRR e dal Fondo di Ripresa e Resilienza dell’Unione Europea, in relazione a ciascuna misura finanziata.

La relazione deve essere redatta dalle amministrazioni preposte alla gestione degli investimenti e delle riforme, in collaborazione con gli esperti ambientali e i soggetti attuatori delle misure, in conformità con le linee guida e le metodologie definite dalla Commissione Europea e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

La relazione DNSH deve essere presentata in diverse fasi del processo di attuazione delle misure, a partire dalla selezione dei progetti fino alla rendicontazione. In particolare, la relazione deve essere presentata al momento della presentazione del progetto, della valutazione della fattibilità, della selezione del progetto, della definizione del piano di attuazione, della rendicontazione e della verifica finale.

Un esempio di relazione DNSH per progetti PNRR

La relazione DNSH è obbligatoria per tutti gli investimenti e le riforme finanziati dal PNRR e dal Fondo di Ripresa e Resilienza dell’Unione Europea.

I modelli di relazione DNSH hanno lo scopo di descrivere e motivare le scelte progettuali in conformità al principio del DNSH con indicazione dei documenti da allegare alla stessa e delle verifiche da effettuare.

Con il software per relazioni, documenti e capitolati per i lavori pubblici hai a disposizione tutte le schede DNSH e le checklist di verifica e controllo per ciascun settore di intervento che ti aiuteranno nella corretta attuazione dell’intervento stesso.

Le schede tecniche individuano:

  • codice NACE di riferimento (se applicabile) delle attività economiche;
  • campo di applicazione della scheda, per inquadrare il tema trattato, le eventuali esclusioni specifiche e le eventuali altre schede tecniche collegate;
  • principio guida che rappresenta il presupposto ambientale per il quale è necessario adottare la tassonomia; in questa sezione sono specificate le modalità previste per il contributo sostanziale, il cosiddetto regime 1;
  • vincoli DNSH con gli elementi di verifica per dimostrare il rispetto dei principi richiesti dalla tassonomia, per ciascuno dei sei obiettivi ambientali;
  • perché i vincoli;
  • normativa di riferimento DNSH comunitaria e nazionale, con evidenziate le specificità introdotte dal Regolamento sulla tassonomia e il Regolamento Delegato che lo integra.

Per ogni misura, identificata tramite missione e componente, il MEF ha preliminarmente individuato una mappatura, come sopra specificato, degli interventi indicando il tipo di investimento (id + nome), il regime applicabile (1 o 2) e la scheda tecnica relativa all’attuazione dello specifico intervento.

Ciascuna scheda individua, inoltre, il regime valutativo dell’intervento, differenziandolo tra:

  • regime 1: l’investimento contribuisce sostanzialmente al raggiungimento dell’obiettivo della mitigazione dei cambiamenti climatici;

relazione DNSH regime 1

Relazione DNSH regime 1- PriMus-C

  • regime 2: l’investimento si limita a non arrecare un danno significativo all’ambiente.

relazione DNSH regime 2

Relazione DNSH regime 2 – PriMus-C

Principio DNSH – FAQ

Qual è la differenza tra Regime 1 e Regime 2 nel contesto del principio DNSH?

Nel contesto del principio DNSH, il Regime 1 si applica a misure che contribuiscono sostanzialmente agli obiettivi climatici o ambientali. Ad esempio, un intervento con un coefficiente di sostegno climatico pari al 100% rientra nel Regime 1. Il Regime 2, invece, si applica a misure che non contribuiscono sostanzialmente agli obiettivi ma devono comunque assicurare di non arrecare danno significativo a nessuno dei sei obiettivi ambientali.

Cosa prevede la mappatura 1 e la mappatura 2 nella Guida operativa per il principio DNSH?

La mappatura 1 associa le misure del PNRR alle schede tecniche in base agli ambiti di attività, come nuove costruzioni o efficienza energetica, e indica il Regime attribuito alle misure in relazione al loro contributo alla mitigazione dei cambiamenti climatici. La mappatura 2 riporta le misure con un ulteriore Regime definito “Risorsa idrica” (RI) o “Economia circolare” (EC), indicando le schede tecniche con i requisiti specifici per l’uso sostenibile e la protezione delle risorse idriche e marine, o per l’economia circolare.

Qual è il ruolo della metodologia per lo svolgimento dell’analisi dei rischi climatici nell’ambito del principio DNSH?

La metodologia per l’analisi dei rischi climatici, descritta nell’Appendice 1 della Guida, fornisce le linee guida per valutare i rischi climatici fisici che potrebbero minacciare un intervento. Questo è necessario per molti investimenti previsti dal PNRR e serve a garantire che le misure adottate siano resilienti ai cambiamenti climatici e non compromettano gli obiettivi climatici dell’Unione Europea.

Gli audit DNSH: cosa sono e come si svolgono?

Si tratta di audit condotti per assicurare che le misure e gli investimenti PNRR siano conformi ai requisiti ambientali e alle normative stabilite. Durante gli audit DNSH vengono esaminati i documenti, i processi e le attività legate all’attuazione delle misure, al fine di valutare il rispetto dei vincoli DNSH e l’impatto ambientale complessivo delle iniziative. Gli audit possono essere condotti da enti di controllo, autorità competenti o enti terzi incaricati di verificare la conformità ambientale dei progetti.

Guida operativa DNSH: il testo integrale in PDF

Scarica la “Guida operativa per il rispetto del principio di non arrecare danno significativo all’ambiente” pubblicata dalla Ragioneria Generale dello Stato con la Circolare n. 22 del 14 maggio 2024.

Conclusioni: DNSH e responsabilità coinvolte

In conclusione, il principio del DNSH deve accompagnare l’intero processo di predisposizione e attuazione del PNRR: le amministrazioni titolari delle misure sono responsabili del raggiungimento di traguardi intermedi e finali (milestones e target), mentre gli enti locali, durante la redazione dei propri progetti, hanno la responsabilità di realizzare opere nel rispetto del principio del DNSH.

Nel caso in cui le opere non siano conformi si avrebbe come conseguenza il mancato raggiungimento degli obiettivi a monte prefissati. Dunque, è onere degli enti locali raccogliere tutta la documentazione comprovante il rispetto del tagging ambientale, a valle di controlli e verifiche.

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