Direttore dei lavori e difetti dell’opera: quali sono le sue responsabilità?

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Per la Cassazione il direttore dei lavori è responsabile solo dei propri inadempimenti che potrebbero influire sui difetti dell’opera

Le figure che concorrono alla realizzazione di un’opera edilizia sono diverse e ciascuna, secondo la propria competenza, svolge un ruolo fondamentale affinché un manufatto sia realizzato “a regola d’arte”.

L’ordinanza n. 1842/2021 della Corte di Cassazione chiarisce quali siano le responsabilità del direttore dei lavori e del costruttore, nel caso ci fossero dei difetti d’opera.

Il caso

Gli acquirenti di alcuni immobili residenziali decidevano di fare causa all’impresa edile che li aveva realizzati dopo aver riscontrato vizi e difformità catastali.

Gli attori chiedevano un risarcimento dei danni (o una riduzione del prezzo di acquisto) all’impresa e decidevano di chiamare in causa il direttore dei lavori che era anche il progettista.

La società ed il direttore dei lavori venivano condannati (con giudizio finale della Corte di Appello) ad un parziale risarcimento, secondo le proprie responsabilità.

Gli appellanti non si ritenevano tuttavia soddisfatti, sostenendo che il direttore dei lavori dovesse rispondere per un risarcimento maggiore, a nulla rilevando la specificità delle sue responsabilità contrattuali.

La vicenda giungeva dinanzi la Corte di Cassazione.

Il giudizio della Corte di Cassazione

La Cassazione chiarisce che:

Il vincolo di responsabilità solidale fra l’appaltatore ed il progettista e direttore dei lavori, ai sensi dell’art. 2055 c.c. […], opera, infatti, solo se e nella misura in cui i cui rispettivi inadempimenti abbiano concorso in modo efficiente a produrre il medesimo evento dannoso: e non si estende, quindi, agli ulteriori danni che siano stati arrecati da un inadempimento commesso dall’appaltatore al quale, sulla base dell’accertamento in fatto operato dal giudice di merito, il direttore dei lavori e progettista non abbia, in alcun modo causalmente rilevante, concorso.

Ricordiamo che l’art. 2055 del Codice civile recita che:

Se il fatto dannoso è imputabile a più persone, tutte sono obbligate in solido al risarcimento del danno.

Colui che ha risarcito il danno ha regresso contro ciascuno degli altri, nella misura determinata dalla gravità della rispettiva colpa e dall’entità delle conseguenze che ne sono derivate.

Nel dubbio, le singole colpe si presumono uguali.

I giudici precisano che l’accertamento del “fatto dannoso” imputabile alla responsabilità solidale degli autori dell’illecito è volto a rafforzare la garanzia del danneggiato e non ad alleviare la responsabilità degli autori dell’illecito.

Ne consegue (spiegano gli ermellini) che il giudice, ove l’illecito sia stato cagionato da più soggetti, è tenuto a verificare con motivazione le responsabilità di ciascuno.

Nel caso in esame, conclude la Cassazione, la perizia tecnica d’ufficio ha accertato le singole responsabilità imputabili al costruttore e al direttore dei lavori, dalle quali è stato stabilito l’ammontare dei risarcimenti dovuti da ciascuno.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

 

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Clicca qui per scaricare l’ordinanza della Cassazione

 

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