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Differenza tra appalto e contratto d'opera

Differenza tra contratto d’appalto e contratto d’opera

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Qual è la differenza tra il contratto d’appalto ed il contratto d’opera? Ecco tutto quello che devi sapere

Secondo l’articolo 1655 del codice civile il contratto d’appalto nel settore privato implica che una delle parti (l’appaltatore) si assuma l’incarico di completare un’opera o un servizio con l’organizzazione dei mezzi necessari e a proprio rischio, in cambio di un pagamento in denaro dal committente. Nel caso in cui il committente sia di natura pubblica o se l’opera sia destinata a soddisfare un interesse pubblico, si applica il dlgs 36/2023. Spesso è difficile distinguere questo tipo di contratto dal contratto d’opera.

Fare la differenza tra i 2 contratti significa prima analizzarli, mettendo in luce gli aspetti peculiari. In questo articolo ci soffermiamo su uno e sull’altro, delineando così un quadro di confronto.

Il contratto d’opera

All’interno della sezione del codice civile che si occupa del lavoro autonomo, si trova una disciplina specifica per il contratto d’opera. Secondo quanto stabilito dall’articolo 2222 c.c., il contratto d’opera si verifica quando una persona si impegna a svolgere un’opera o un servizio in cambio di un compenso, utilizzando principalmente le proprie capacità senza essere legato da un rapporto di subordinazione nei confronti del committente. La caratteristica predominante del contratto d’opera professionale è l’importanza dell’attività personale svolta da chi presta il servizio, piuttosto che l’eventuale utilizzo di strumenti o mezzi o la collaborazione con altri soggetti, che possono essere ausiliari nell’esecuzione dell’attività.

Si tratta, quindi, di un’attività lavorativa caratterizzata dall’assenza dei requisiti dell’abitualità, professionalità, continuità e coordinazione.

Da questa definizione emerge chiaramente il carattere oneroso del contratto, con la previsione di un corrispettivo per l’opera o il servizio. L’esecutore utilizza principalmente le proprie risorse, escludendo così l’organizzazione tipica delle medie o grandi imprese, comune invece al contratto di appalto.

Cosa contiene il contratto d’opera?

Il contratto d’opera, pur non richiedendo formalmente la forma scritta, solitamente si formalizza attraverso un contratto di prestazione d’opera. Questo documento, essenziale in caso di contenzioso, dovrebbe includere una serie di elementi, tra i quali:

  • una descrizione dell’opera o del servizio richiesti;
  • i tempi di consegna stabiliti dal committente;
  • l’elenco dei materiali necessari per la progettazione o la realizzazione;
  • i tempi di consegna del lavoro;
  • il prezzo concordato;
  • i termini di pagamento;
  • la data e le modalità di recesso.

La disciplina contrattuale

La disciplina del contratto d’opera condivide molti aspetti con quella dell’appalto. Questo include il potere implicito di verifica durante lo svolgimento dell’opera da parte del committente e il diritto di recedere se il prestatore d’opera non rispetta le condizioni contrattuali (art. 2224 c.c.). Analogamente, le disposizioni per difformità e vizi dell’opera (con un termine di denuncia di otto giorni e prescrizione annuale dell’azione, art. 2226 c.c.); il recesso unilaterale del committente (art. 2227 c.c.); l’impossibilità sopravvenuta di esecuzione dell’opera (art. 2228 c.c.).

L’unica differenza riguarda i criteri per stabilire il compenso. Anche in questo caso, le priorità sono la pattuizione, le tariffe, gli usi e infine la decisione del giudice, che terrà conto del risultato ottenuto e del lavoro necessario (art. 2225 c.c.).

Il contratto d’appalto

Nei settori delle costruzioni, l’interpretazione dei contratti richiede una chiarezza definita da elementi come accordo, causa, oggetto e forma, i cui requisiti sono definiti dal nuovo codice appalti.

L’art. 1322 del codice civile stabilisce che: “Le parti possono liberamente determinare il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla legge e dalle norme corporative. Le parti possono anche concludere contratti che non appartengano ai tipi aventi una disciplina particolare, purché siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico”.

Per alcuni contratti la legge richiede una forma scritta specifica (ad substantiam) per la validità degli stessi, mentre per altri, in base al principio di libertà della forma, l’intento negoziale può essere espresso con qualsiasi mezzo legalmente valido.

Il contratto si ritiene concluso quando risulti evidente l’intenzione delle parti di voler concludere il contratto stesso, ovverosia quando il proponente è a conoscenza dell’accettazione dell’altra parte (art. 1326 c.c.). La revoca della proposta è legittima fino alla conclusione del contratto e non ha effetto se l’accettazione è già giunta al proponente, come confermato dalla giurisprudenza.

La buona fede è fondamentale (art. 1337 c.c.) durante le trattative contrattuali e nella loro formazione. La violazione di questo principio può comportare responsabilità extracontrattuali, soprattutto in caso di recesso anticipato, con l’onere probatorio che ricade sull’altra parte per dimostrare il rispetto dei canoni di correttezza.

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Recesso e differenze contrattuali

L’art. 2227 c.c. disciplina il recesso del committente dal contratto, anche dopo l’inizio dell’esecuzione dell’opera, garantendo l’indennizzo al prestatore per le spese, il lavoro svolto e il mancato guadagno.

Secondo l’art. 1671 c.c., il committente ha il diritto di recedere in qualsiasi momento senza giustificazione, anche in caso di inadempienza. L’interesse principale dell’appaltatore è il corrispettivo, non un diritto a proseguire l’opera, che invece spetta al committente.

È importante notare che l’onere di dimostrare il profitto derivante dall’esecuzione dell’opera, ovvero la differenza tra il prezzo stabilito e le spese sostenute, ricade sull’appaltatore che richiede l’indennizzo.

Differenze tra contratto d’appalto e contratto d’opera

Non esistono criteri assoluti che consentono di distinguere in maniera netta il contratto d’appalto dal contratto d’opera. Tuttavia, la giurisprudenza ha delineato delle linee guida utili per risolvere casi specifici.

Ad esempio l’appalto si differenzia dal contratto d’opera in quanto richiede che l’appaltatore sia necessariamente un’impresa di dimensioni medie o grandi. L’articolo 1655 del codice civile fa riferimento alla struttura interna del soggetto che sta svolgendo la prestazione. È stato considerato rilevante, ai fini della configurazione di un appalto, l’organizzazione dell’attività in forma imprenditoriale, ma non è indispensabile che l’appaltatore abbia la qualifica di imprenditore nel senso tecnico definito dall’articolo 2082 del codice civile.

Si nota una differenza significativa nella preminenza del lavoro individuale, che non implica un’organizzazione di risorse esterne o l’utilizzo del lavoro altrui. L’appalto, essenzialmente, è associato alle imprese di dimensioni medio-alte, mentre il contratto d’opera si riferisce più comunemente alla piccola impresa o all’artigianato, come ad esempio pittori, falegnami o orafi.

Rispetto alla vendita di beni futuri, il contratto d’opera si distingue per la predominanza dell’azione (cioè il lavoro svolto) rispetto alla consegna di beni materiali.

 

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