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Dichiarazione smaltimento rifiuti edili

Dichiarazione smaltimento rifiuti edili

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La dichiarazione smaltimento rifiuti edili: cos’è, contenuti, disposizioni. Tutto quello che devi sapere per essere in regola

La dichiarazione dello smaltimento dei rifiuti edili va fatta al termine dei lavori dall’impresa esecutrice. In questo articolo analizziamo cos’è esattamente la dichiarazione, cosa contiene, come sono classificati i rifiuti e nello specifico i rifiuti edili. Scopriamo, poi, qual è la procedura corretta per lo smaltimento dei rifiuti da costruzione e cosa sono i codici CER.

Cos’è la dichiarazione dello smaltimento dei rifiuti edili

La dichiarazione smaltimento rifiuti edili è un’attestazione da parte dell’impresa esecutrice, fatta al termine dei lavori, dello smaltimento dettagliato dei rifiuti edili prodotti. L’impresa è tenuta a fornire i dettagli di tutti i rifiuti derivanti dall’attività edilizia e le relative quantità effettive. Per ogni rifiuto smaltito bisogna fare una breve descrizione e bisogna specificare:

  • il codice CER di riferimento;
  • l’unità di misura;
  • la quantità smaltita.

Si tratta di una dichiarazione dettagliata e importante che sottintende grandi responsabilità penali da parte dell’impresa che assevera. Ti consiglio, quindi, di affidarti al software di modulistica, dichiarazioni e relazioni per l’edilizia per redigerla secondo la normativa vigente senza possibilità di errore.

Dichiarazione smaltimento rifiuti edili

Dichiarazione smaltimento rifiuti edili PriMus-C

Dichiarazione di smaltimento rifiuti edili

Nella dichiarazione di smaltimento rifiuti edili l’impresa deve dichiarare che la gestione dei rifiuti prodotti dall’attività edilizia sia avvenuta:

  • nella tutela della salute dell’uomo;
  • nella salvaguardia dell’ambiente, ossia senza determinare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo, nonché per la fauna e la flora, e senza danneggiare il paesaggio ed i siti di particolare interesse;
  • senza causare inconvenienti da rumori o odori;
  • conformemente ai principi di precauzione, di prevenzione, di sostenibilità, di proporzionalità, di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell’utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti;
  • nel rispetto del principio di concorrenza e del principio chi inquina paga.

Deve dichiarare inoltre che la gestione dei rifiuti è avvenuta rispettando la seguente gerarchia:

  • prevenzione;
  • preparazione per il riutilizzo (specificare i materiali riutilizzati);
  • riciclaggio;
  • recupero di altro tipo (specificare i materiali recuperati);
  • smaltimento.

Secondo il D.Lgs. 152/2006 lo smaltimento dei rifiuti deve essere garantito in condizioni di sicurezza e costituisce la fase residuale della gestione dei rifiuti, previa verifica, da parte della competente autorità, della impossibilità tecnica ed economica di esperire le operazioni di recupero di cui all’articolo 181. I rifiuti destinati allo smaltimento finale devono essere il più possibile ridotti sia in massa che in volume, potenziando la prevenzione e le attività di riutilizzo, di riciclaggio e di recupero e prevedendo, ove possibile, la priorità per quei rifiuti non recuperabili generati nell’ambito di attività di riciclaggio o di recupero. Le attività di smaltimento in discarica dei rifiuti sono disciplinate secondo le disposizioni del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, di attuazione della direttiva 1999/31/CE.

Come si smaltiscono i rifiuti edili?

I rifiuti edili devono essere smaltiti seguendo una procedura:

  • classificazione: la prima fase consiste nella corretta classificazione dei rifiuti. I materiali edili possono essere molto vari, quindi è essenziale separarli in categorie come legno, metallo, plastica, vetro, materiali edili inerti, ecc. Questo passo è fondamentale perché alcuni materiali possono essere riciclati, mentre altri devono essere smaltiti in discariche specializzate;
  • raccolta differenziata: dopo la classificazione, i rifiuti devono essere raccolti in modo differenziato. Questo significa che i materiali devono essere separati in base alla loro categoria. Ad esempio, il legno dovrebbe essere separato dalla plastica o dal metallo. Questo permette di ottimizzare il riciclo e il recupero dei materiali;
  • trasporto: una volta che i rifiuti sono stati separati, devono essere trasportati in modo sicuro alle strutture di smaltimento o riciclaggio. È fondamentale utilizzare veicoli autorizzati e aziende di trasporto che rispettino le normative vigenti;
  • riciclo: i materiali che possono essere riciclati devono essere individuati, separati e predisposti per il riciclo;
  • smaltimento in discariche autorizzate: i materiali che non possono essere riciclati devono essere smaltiti in discariche autorizzate. Queste discariche sono appositamente progettate per contenere i rifiuti in modo sicuro per l’ambiente. È importante rispettare le leggi locali e nazionali per garantire che il processo di smaltimento sia conforme alle normative;
  • documentazione e dichiarazione: è richiesta la dichiarazione smaltimento rifiuti edili. Per la gestione dei rifiuti sono, inoltre, necessari i seguenti documenti: i registri di carico e scarico dei rifiuti, il formulario rifiuti, il MUD (Modello Unico di Dichiarazione ambientale), il documento di trasporto, fatture, ecc.;
  • penali: evitare sanzioni penali ed amministrative connesse con lo smaltimento abusivo di rifiuti, previste dal quadro normativo vigente in materia D.Lgs. 152/2006 s.m.i.;
  • educazione e formazione: il personale coinvolto nei progetti edili deve essere adeguatamente formato sulla gestione dei rifiuti edili. L’educazione sulle procedure corrette può aiutare a prevenire errori fatali.

Ai sensi dell’art. 188 del D.Lgs. 152/2006 il produttore iniziale o altro detentore di rifiuti può procedere direttamente al loro trattamento, o, in caso contrario, delegare l’attività a soggetti terzi quali un ente, un’impresa, addetti alla raccolta o al trasporto dei rifiuti, regolarmente iscritti all’Albo dei Gestori Ambientali. Il produttore o detentore è responsabile delle operazioni di effettivo recupero o smaltimento.

È necessario precisare che ai sensi dell’art. 183, comma 6, lett. f) ed h) del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. si definisce:

  • produttore di rifiuti: il soggetto la cui attività produce rifiuti e il soggetto al quale sia giuridicamente riferibile detta produzione (produttore iniziale) o chiunque effettui operazioni di pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura o la composizione di detti rifiuti (nuovo produttore);
  • detentore: il produttore dei rifiuti o la persona fisica o giuridica che ne è in possesso.

Rifiuti edili e codice CER

Secondo l’articolo 184 del D.Lgs. 152/2006, i rifiuti prodotti dalle attività di costruzione e demolizione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo sono considerati rifiuti speciali. Per poter smaltire correttamente i rifiuti edili bisogna classificarli in base ai codici CER. Cosa sono? Il Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER) classifica i rifiuti in base a determinate tipologie così come stabilito dalla direttiva 75/442/CEE.

Il CER codifica ogni tipologia di rifiuto (urbano, speciale non pericoloso e speciale pericoloso) in base alle caratteristiche chimico-fisiche ed al processo di produzione che lo caratterizza. La classificazione dei rifiuti è volta alla corretta attribuzione del codice CER.

I codici CER sono sequenze numeriche di 6 cifre in 3 coppie (es. 17 04 05) che identificano un rifiuto in base al processo produttivo da cui è originato. La prima coppia è il settore industriale di riferimento: per quanto riguarda i rifiuti di costruzioni e demolizioni (compresa la costruzione di strade) il numero da cercare è il 17.

Quando un rifiuto cessa di essere tale?

Un rifiuto cessa di essere tale quando è stato sottoposto a un’operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo e soddisfa criteri specifici, da adottare nel rispetto di determinate condizioni, quali:

  • la sostanza o l’oggetto sono destinati a essere utilizzati per scopi specifici;
  • esiste un mercato o una domanda per tale sostanza o oggetto;
  • la sostanza o l’oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti;
  • l’utilizzo della sostanza o dell’oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana.

Che differenza c’è tra recupero e smaltimento? 

Per avere un quadro completo sulla differenza tra recupero e smaltimento di un rifiuto, diamo una definizione di riutilizzo, recupero, smaltimento e trasporto di rifiuti. Secondo l’art. 183 del D.Lgs. 152/2006 si parla di riutilizzo dei rifiuti quando si verifica qualsiasi operazione attraverso la quale prodotti o componenti che non sono rifiuti vengono reimpiegati per la stessa finalità per la quale erano stati concepiti; si parla di recupero per qualsiasi operazione il cui principale risultato è quello di permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile, sostituendo altri materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati per assolvere una particolare funzione o di prepararli ad assolvere tale funzione, all’interno dell’impianto o nell’economia in generale; lo smaltimento, invece, si verifica in occasione di qualsiasi operazione diversa dal recupero anche quando l’operazione ha come conseguenza secondaria il recupero di sostanze o di energia; infine il trasporto fa parte della gestione dei rifiuti insieme alla raccolta, al recupero (inclusi la cernita e lo smaltimento dei rifiuti, compresi la supervisione di tali operazioni e gli interventi successivi alla chiusura dei siti di smaltimento, nonché le operazioni effettuate in qualità di commerciante o intermediari).

 

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