demolire e ricostruire con stessa sagoma in area paesaggisticamente vincolata

Demolizione e ricostruzione con vincolo paesaggistico

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Attenzione: in area con vincolo paesaggistico la demolizione e ricostruzione con modifiche alla sagoma è nuova costruzione. Lo chiarisce la Cassazione

In generale, demolire e ricostruire un fabbricato, anche con diversa sagoma, sedime e volumetria, può rientrare nel caso di “ristrutturazione edilizia” come chiarito dalle modifiche intervenute ad opera della legge Semplificazioni (legge n. 120/2020) sull’art. 3 (Definizioni degli interventi edilizi) del dpr 380/2001 (Testo unico dell’edilizia), salvo che sull’immobile non gravi un vincolo specifico di tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al dlgs n. 42/2004, come riportato dallo stesso articolo 3, comma 1, lett. d del TUE.

Su questo tema è intervenuta la Corte di Cassazione con una recente sentenza penale n. 47426/2021.

Il caso di demolizione e ricostruzione di un fabbricato con modifiche alla sagoma in area tutelata

La Corte di appello condannava (nel 2020) al risarcimento danni un privato che aveva demolito e ricostruito (con un permesso di costruire rilasciato nel 2003) un fabbricato di proprietà sito in area paesaggisticamente vincolata, senza rispettare la sagoma del manufatto originario demolito.

Il fabbricato ricostruito con tali modifiche in area vincolata, a parere dei giudici, costituiva “nuova costruzione” e non “ristrutturazione edilizia”.

Il privato a sua difesa sosteneva il contrario, essendo stato applicato a suo avviso maldestramente l’art. 3, comma 1, lett. d del dpr 380/2001, infatti:

  • il vincolo riguardava una “zona” ma non il fabbricato demolito sul quale non gravava alcuna legge specifica di tutela;
  • aveva beneficiato di una legge regionale che consentiva in quell’area di demolire e ricostruire con diversa sagoma come ristrutturazione edilizia, a condizione di mantenere altezza e volume originari della vecchia costruzione.

Per tali motivi l’uomo decideva di ricorrere in Cassazione.

La decisione della Corte di Cassazione: in area vincolata la demolizione e ricostruzione di un fabbricato che varia la sagoma, è nuova costruzione

A parere degli ermellini, la tesi del ricorrente secondo cui l’articolo 3 del TUE faccia riferimento soltanto agli immobili sottoposti a vincoli (mentre nel caso in esame il vincolo riguarderebbe una “zona”) è infondata, poiché:

in materia edilizia, al fine di poter escludere la configurabilità del reato di costruzione abusiva in zona vincolata, […] la condizione del rispetto, oltre che della volumetria, anche della medesima sagoma dell’edificio preesistente – imposta dalla seconda parte dell’art. 3 del citato dpr per qualificare, in deroga al regime ordinario, gli interventi di demolizione e ricostruzione come “ristrutturazione edilizia” – opera anche quando il vincolo paesaggistico riguarda una zona e non un singolo immobile.

La Cassazione chiarisce che per sagoma deve intendersi la forma della costruzione complessivamente intesa e, cioè, la conformazione planivolumetrica della costruzione ed il suo perimetro considerato in senso verticale ed orizzontale, e, quindi, tutte le strutture perimetrali come gli aggetti e gli sporti, così che solo le aperture che non prevedano superfici sporgenti vanno escluse dalla nozione stessa di sagoma; inoltre, anche la forma e le dimensioni del tetto sono parte del concetto di “sagoma”.

Nel caso in esame, le opere realizzate hanno comportato:

  • nuova sagoma planimetrica variata da una forma rettangolare ad una forma geometricamente più complessa in proiezione orizzontale,
  • nuova sagoma altimetrica dell’edificio in senso verticale con realizzazione di quattro livelli in luogo dei preesistenti due livelli,
  • nuova copertura curvilinea in luogo della preesistente copertura di tipo tradizionale,

che rendono indubbio il mancato rispetto della sagoma dell’edificio preesistente.

Le disposizioni regionali non devono prevalere su quelle statali

Infine, i giudici ribadiscono che in merito ai rapporti tra disciplina regionale e la normativa statale contenuta nel dpr 380\2001 la stessa Corte di Cassazione ha già chiarito più volte che, in ogni caso, le disposizioni introdotte da leggi regionali devono rispettare i principi generali fissati dalla legislazione nazionale e, conseguentemente, devono essere interpretate in modo da non collidere con i detti principi.

Il ricorso, per tali motivi, è ritenuto inammissibile.

 

ndr.  La sentenza penale n. 47426/2021 della Corte di Cassazione del 31/12/2021 potrebbe sollevare un acceso dibattito, poiché pare porsi in contrasto con un recente chiarimento del CSLLPP (Consiglio superiore dei lavori pubblici) n. 7944 dell’11 agosto 2021 di poco anteriore alla sentenza della Cassazione, ed in merito al quale rimandiamo il lettore ad un precedente articolo di BibLus-net.

 

Per un maggiore approfondimento leggi anche questo articolo di BibLus-net: “Superbonus 110%, demolizione e ricostruzione

 

 

praticus-ta
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