Decoro urbano e facciate ammalorate: il Comune può imporre il ripristino estetico?

Decoro urbano e facciate ammalorate: il Comune può imporre il ripristino estetico?

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Nessuna norma abilita un’amministrazione ad imporre ai proprietari di un immobile a ricondurlo in uno stato esteticamente accettabile. I chiarimenti del Tar Liguria

Entro quali limiti un’amministrazione comunale può imporre il ripristino della facciata di un edificio?

A questa domanda risponde il Tar Liguria con la sentenza n. 1020/2021.

Il caso

I condomini di un fabbricato venivano raggiunti da un’ordinanza del Comune che ne imponeva il ripristino estetico della facciata ammalorata, al fine di ricondurla ad uno stato di decoro compatibile con il contesto urbano circostante secondo le prescrizioni del regolamento edilizio vigente.

Ma i condomini decidevano di far ricorso al Tar con la richiesta di annullamento di quella parte del regolamento edilizio del Comune che abilitava l’amministrazione ad imporre ai consociati proprietari di fabbricati di compiere attività edilizie al solo scopo di tutelare l’ornato dell’abitato.

La sentenza del Tar Liguria

Il Tar cita sé stesso con una precedente sentenza emessa su un caso simile in cui proprio il regolamento edilizio di un’amministrazione veniva dichiarato illegittimo per la violazione della previsione dell’art. 23 della CostituzioneNessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge“.

Anche in quel caso, specificano i giudici, si trattava di una vicenda relativa al rilievo estetico di un immobile ubicato in area centrale, e in quella sede venne ritenuto che nessuna norma abilitasse un comune a costituire un’obbligazione in capo ai proprietari, al fine di costringerli a ricondurre il bene a situazioni esteticamente accettabili.

Diversa sarebbe stata probabilmente la soluzione ove si fosse trattato di idoneità igienica o di sicurezza socio-ambientale e cioè di agibilità, posto che ricorrendo tali situazioni le norme denunciate avrebbero potuto essere ricollegate ad altre disposizioni poste a tutela della salute e della sicurezza pubblica, in tal caso l’amministrazione avrebbe potuto agire in tali modi per ottenere il risultato ritenuto necessario.

A parere del Tar non valgono nemmeno le motivazioni della difesa del Comune basate sul fatto che la violazione dell’art. 23 della Costituzione sarebbe stata ovviata dalle previsioni degli artt. 2 (Competenze delle regioni e degli enti locali) e 4 (Regolamenti edilizi comunali) del dpr 380/2001.

Va infatti notato che le norme del testo unico per l’edilizia hanno genericamente abilitato i comuni ad introdurre il regolamento edilizio, a renderlo possibilmente analogo per tutto il territorio nazionale, ma nelle norme di legge allegate non si rinviene alcun riferimento alla possibile attribuzione del potere di costituire un’obbligazione di fare a favore del Comune in capo ai privati e in modo unilaterale.

Il ricorso è, quindi, accolto.

 

Per maggiore approfondimento leggi anche questo articolo di BibLus-net: “Il Comune può entrare nel merito del decoro della facciata?

 

 

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