Da un condono edilizio non deriva automaticamente l’agibilità dell’immobile

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CdS: dal rilascio di un titolo edilizio in sanatoria a seguito di un condono non deriva automaticamente l’agibilità dell’immobile

Con la sentenza n. 2575/2021 il Consiglio di Stato chiarisce il rapporto che intercorre tra il rilascio di un titolo edilizio in sanatoria (attraverso istanza di condono) e la Segnalazione Certificata di Agibilità.

Il caso

Un privato realizzava senza titolo edilizio una fusione con cambio di destinazione d’uso di due unità immobiliari ad uso garage (site al piano terra di un fabbricato condominiale), al fine di ricavarne un’abitazione.

Successivamente il privato presentava al Comune domanda di condono (legge n. 47/1985), che veniva accolto con rilascio del titolo edilizio in sanatoria.

Seguiva la presentazione da parte del privato di una SCA (Segnalazione Certificata di Agibilità), la quale dopo il silenzio-assenso formatosi per decorso termine, veniva annullata in autotutela dal Comune.

L’Ente si era mosso in autotutela a causa delle sollecitazioni di alcuni condomini che lamentavano il mancato rispetto dell’altezza minima di 2,70 m prescritta per i vani abitabili, a fronte dei reali 2,18 m riscontrati dal sopralluogo del Comune.

Il proprietario decideva di fare ricorso al Tar, lamentando la violazione dell’art. 35 (Procedimento per la sanatoria) della legge n. 47/1985, il quale recita che:

 A seguito della concessione o autorizzazione in sanatoria viene altresì rilasciato il certificato di abitabilità o agibilità anche in deroga ai requisiti fissati da norme regolamentari, qualora le opere sanate non contrastino con le disposizioni vigenti in materia […]

Il Tribunale amministrativo respingeva il ricorso con la motivazione che le deroghe per i procedimenti in sanatoria non riguardavano le norme sui requisiti di abitabilità degli edifici.

La vicenda approdava presso il CdS.

La sentenza del Consiglio di Stato

Palazzo Spada condivide il giudizio del Tar e chiarisce che l’agibilità di un fabbricato, conseguente al condono edilizio, può legittimamente avvenire in deroga solo ad autonome e autosufficienti disposizioni regolamentari e non anche quando ci siano carenti condizioni di salubrità.

Per i giudici, in base ad un giudizio espresso anche dalla Corte Costituzionale:

deve escludersi una automaticità assoluta nel rilascio del certificato di abitabilità […] a seguito di concessione in sanatoria, dovendo invece il Comune verificare che al momento del rilascio del certificato di abitabilità siano osservate non solo le disposizioni di cui all’art. 221 T.U. delle leggi sanitarie (rectius, di cui all’art. 4 del d.P.R. n. 425/94), ma, altresì quelle previste da altre disposizioni di legge in materia di abitabilità e servizi essenziali relativi e rispettiva normativa tecnica

Ne deriva che, mentre potrebbero essere al più derogate disposizioni regolamentari non integrative di precetti della normazione primaria, non possono esserlo disposizioni di natura primaria, in quanto, rispetto ad esse, la deroga di cui all’art. 35, della legge n. 47/1985 non è ammessa.

Esclusa quindi la configurabilità di un’autonoma corrispondenza tra condono ed agibilità, i giudici concludono che nel caso in esame ad essere violate sono le norme in materia di altezza minima (non derogabili).

Per tali motivi il ricorso non è accolto.

 

Per maggiore approfondimento leggi anche questo articolo di BibLus-net: “L’abuso fa decadere l’agibilità?

 

Clicca qui per scaricare la sentenza del CdS

 

praticus-ta
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