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Conformità urbanistica e conformità catastale, l'ultima non prova la prima

Conformità urbanistica e catastale: quest’ultima può provare la prima?

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Il dato catastale non può provare la conformità urbanistica essendo il primo parte di un adempimento fiscale-tributario. Lo ribadisce il Tar Campania

Parliamo di conformità catastale quando i dati forniti da grafici e altre dichiarazioni in merito siano aderenti alla realtà nella descrizione di un manufatto edilizio. Ma questi dati che servono ad inquadrare ciascun bene immobile ai fini fiscali, sono altrettanto validi a comprovarne la conformità urbanistica? Il quesito questa volta è raccolto dal Tar Campania, che ne fornisce risposta con interessanti chiarimenti all’interno della sentenza n. 525/2023. A questo punto vorrei solo ricordarti, prima di procedere oltre, che un abuso edilizio non va in prescrizione, anche dopo innumerevoli anni dal suo compimento, magari a causa dell’omessa richiesta o di un’errata scelta del titolo edilizio più appropriato! Meglio allora prevenire spiacevoli sorprese di ordine economico e giuridico, per cui desidero suggerirti il software per i titoli abilitativi in edilizia, perché il tuo lavoro possa essere più veloce e al riparo da errori, supportato da una procedura guidata che ti mette a disposizione tutti i modelli unici (compreso il modello CILA Superbonus) per l’edilizia sempre aggiornati e a portata di mano.

Conformità urbanistica e conformità catastale, le differenze ci sono! Il caso

Ad un privato venivano contestati diversi abusi edilizi riscontrati dal Comune su un immobile in muratura di proprietà, piuttosto datato e ad uso abitazione, sito in area vincolata.

In particolare, la questione nasceva da una volumetria di vecchia realizzazione (prima dell’apposizione del vincolo paesaggistico) destinata a cucina. Quest’ultima pur presentando caratteristiche murarie e costruttive (appurate da Comune stesso) che la datavano alla stessa epoca di realizzazione dell’intero fabbricato nella parte non abusiva, non risultava indicata nei grafici catastali, per cui per il Comune tutto ciò avrebbe costituito prova di abusivismo.

Al contrario, a parere del privato, che faceva ricorso al Tar, i grafici catastali di natura fiscale non avrebbero potuto provare la irregolarità di quel volume sul piano edilizio ed urbanistico.

La sentenza del Tar Campania: i grafici catastali non hanno valore topografico

I giudici in merito alla sostenuta abusività della realizzazione del locale adibito a cucina, sottolineano che:

per consolidata giurisprudenza, i dati catastali non possono ritenersi, neppure dal punto di vista topografico, fonte di prova certa della situazione di fatto esistente sul piano immobiliare, rappresentando l’accatastamento un adempimento di tipo fiscale-tributario che fa stato ad altri fini, senza assurgere a strumento idoneo, al di là di un mero valore indiziario, ad evidenziare la reale consistenza degli immobili interessati e la relativa conformità alla disciplina urbanistico-edilizia;

nel caso in esame, il Comune, pur riconoscendo la “vecchia realizzazione” del locale cucina, risulta essersi ricreduto erroneamente circa la sua datazione unicamente in base al fatto che esso non sarebbe rappresentato nella planimetria catastale.

Il ricorso, per tali motivi, risulta quindi accolto.

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