Opere edili

Conflitto di interessi nella P.A.: nuovo parere dell’Anac

Sotto la lente dell’Autorità un caso di conflitto di interessi nell’Amministrazione Pubblica. Le norme che prevedono l’obbligo di astensione

Nell’ambito dell’Amministrazione Pubblica, le questioni legate al conflitto di interessi costituiscono un tema molto sentito.

Il conflitto d’interesse si verifica quando un interesse privato di un pubblico funzionario influisce sul soddisfacimento degli interessi pubblici, compromettendo così l’imparzialità richiesta nel processo decisionale.

Esso può riguardare non solo situazioni esplicitamente descritte dalla legge, ma anche altre situazioni che possono compromettere l’imparzialità.

L’articolo 16 del nuovo codice appalti ha modificato le regole sui conflitti di interesse, affermando che il conflitto può coinvolgere chiunque partecipi alla procedura di aggiudicazione ed esecuzione, anche se non dipende formalmente dalla stazione appaltante o dall’ente concedente.

L’ANAC (Autorità nazionale anticorruzione) è intervenuta spesso sull’argomento. Di recente, si è pronunciata su due casi emblematici:

  • il funzionario comunale a monte di un’ordinanza di demolizione, citato in giudizio dal destinatario
  • il candidato sindaco che rinnova l’incarico di responsabile di area tecnica alla propria moglie

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Si configura un conflitto d’interessi se un candidato sindaco intende rinnovare l’incarico di responsabile di area tecnica alla propria moglie

La richiesta di parere da parte del Segretario Comunale di un’amministrazione del Nord-Italia ha evidenziato una problematica riguardante il rinnovo dell’incarico di responsabile dell’area tecnica. In particolare, il caso riguarda un candidato sindaco che intende rinnovare l’incarico di responsabile di un’area tecnica al proprio coniuge. Si evidenzia che, poiché questo incarico comporta un aumento della retribuzione, il coniuge del candidato sindaco avrebbe un interesse privato nel rinnovo dell’incarico. Inoltre, il rapporto di coniugio potrebbe potenzialmente compromettere l’imparzialità della decisione.

L’ANAC ha risposto con l’atto del Presidente del 26 marzo 2024.

Se un candidato sindaco intende rinnovare l’incarico di responsabile di area tecnica alla propria moglie, si configura un evidente conflitto d’interessi.

Questo perché l’incarico comporta un aumento della retribuzione, creando un interesse privato per il coniuge coinvolto nel processo decisionale. La relazione coniugale, inoltre, potrebbe compromettere l’imparzialità della decisione, anche solo potenzialmente.

Tuttavia, l’ANAC non si limita ad identificare il problema, ma invita attivamente tutti i comuni di rafforzare le misure di prevenzione dei conflitti d’interesse degli amministratori locali. Questi non sono direttamente vincolati al rispetto del Codice di comportamento nazionale, ma l’ANAC suggerisce la possibilità di un’auto-vincolazione mediante una dichiarazione di impegno al momento del conferimento dell’incarico.

Infine, l’ANAC suggerisce la pubblicazione delle dichiarazioni nella sezione “Amministrazione trasparente” e la costituzione di un organo di controllo terzo per valutare la presenza di conflitti d’interesse e l’obbligo di astensione.

Il funzionario comunale a monte di un’ordinanza di demolizione, citato in giudizio dal destinatario, può continuare ad occuparsi di quella pratica?

Il caso specifico riguarda un funzionario incaricato dell’emanazione di provvedimenti sulla vigilanza edilizia ed urbanistica, il quale è stato citato personalmente in giudizio con una richiesta di risarcimento danni da parte del destinatario di un ordine di demolizione. La domanda chiave è se tale situazione configuri effettivamente un conflitto di interessi per il funzionario che ha applicato quell’ordine, nel caso debba continuare a formulare decisioni in merito, e quali siano, appunto, le implicazioni per l’attività amministrativa futura.

Alla richiesta di parere da parte del Comune ha risposto con l’atto del Presidente del 6 marzo 2024.

Per l’ANAC la citazione in giudizio crea conflitto d’interessi e quindi il funzionario deve astenersi.

L’analisi della normativa vigente rivela che il legislatore ha stabilito chiaramente gli obblighi di astensione per i dipendenti pubblici in presenza di conflitti di interessi. L’art. 6-bis della Legge 241/1990, introdotto dalla Legge 190/2012, sancisce che i responsabili dei procedimenti e i titolari degli uffici competenti devono astenersi in caso di conflitto di interessi, segnalando ogni situazione di conflitto, anche potenziale.

È fondamentale considerare che l’astensione è un principio cruciale per garantire l’imparzialità nell’azione amministrativa. La violazione di tali norme può non solo compromettere l’integrità dell’Amministrazione, ma anche comportare responsabilità disciplinari per i dipendenti pubblici coinvolti.

Nel caso specifico, la citazione in giudizio del funzionario responsabile sembra integrare un chiaro conflitto di interessi, richiedendo quindi un obbligo di astensione. La giurisprudenza ha già confermato questa interpretazione, annullando provvedimenti adottati da funzionari in situazioni simili.

Tuttavia, è importante osservare che l’astensione non dovrebbe essere negata anche solo in presenza di un potenziale conflitto di interessi. L’obiettivo è preservare l’imparzialità e l’efficienza dell’Amministrazione, evitando qualsiasi rischio di interferenza esterna.

In conclusione, affrontare efficacemente le questioni legate al conflitto di interessi richiede un’attenta valutazione delle normative vigenti e una chiara comprensione dei principi fondamentali che regolano l’azione amministrativa. Solo attraverso un approccio trasparente e responsabile sarà possibile garantire la correttezza e l’affidabilità delle decisioni pubbliche.

 

 

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Pubblicato da Redazione Tecnica

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