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Condono edilizio: no al silenzio assenso

Condono edilizio: no al silenzio assenso in area vincolata

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Per il condono edilizio è difficile la formazione del silenzio assenso, mai in area vincolata. Lo chiarisce il Tar Lazio

Il Tar Lazio, con la sentenza n. 16585/2023, puntualizza sulla natura retroattiva del condono edilizio e di come l’istituto del silenzio assenso non possa valere, a prescindere, per questa legge speciale in caso di abuso in area vincolata. Ma attenzione, in generale, anche in zone non vincolate, il silenzio assenso non va d’accordo con la legge speciale di condono edilizio, è difficile che si formi, se non in caso della presenza accertata dall’amministrazione competente di tutti i requisiti sostanziali soggettivi ed oggettivi.

L’ultima legge speciale sul condono edilizio risale al 2003, ma non è escluso che in futuro il Governo possa valutare la messa in campo di una quarta legge di condono, per cui sarebbe il caso di non farsi trovare impreparati. Valuta, quindi, l’utilizzo di un efficace strumento di lavoro per la gestione della pratica di sanatoria edilizia attraverso una piattaforma per la gestione delle pratiche e dell’ufficio tecnico on line dove organizzare, redigere e condividere facilmente tutta la documentazione, in prova gratuita.

Un condono può perfezionarsi per il semplice decorrere del tempo?

Un privato presentava istanza di condono edilizio per la regolarizzazione di un fabbricato ad uso abitativo realizzato in area successivamente vincolata. Fermo restando che in area già vincolata la creazione di volume abusivo non può essere mai condonato, nel caso in esame, invece, di creazione di volume prima del vincolo, il Comune aveva rigettato la pratica trascorsi oltre 36 mesi dalla richiesta, in forza di una legge regionale sopraggiunta successivamente, che vietava il condono per manufatti abusivi sorti su area ancor prima dell’apposizione dei vincoli paesaggistici.

Per l’istante non solo la legge regionale non avrebbe potuto applicarsi retroattivamente, ma dopo i 36 mesi si sarebbe formato il silenzio-assenso alla domanda di condono, per cui decideva di fare ricorso al Tar.

Tar Lazio: ai fini del condono in area vincolata, la legge regionale retroattiva non rileva, ma non rileva nemmeno il tempo trascorso

I giudici premettono che la legge regionale, che vieta il condono in aree dove il vincolo è stato apposto successivamente al compimento dell’abuso, non rileva.

Essi spiegano che le leggi sul condono edilizio consentono, del tutto eccezionalmente, la sanatoria di opere realizzate senza titolo o in difformità dal titolo:

L’istituto del condono ha quindi, ontologicamente, un carattere retroattivo rispetto al fatto disciplinato (la realizzazione dell’abuso), proprio in quanto finalizzata a legittimarlo ex post. Si tratta, del resto, di una retroattività favorevole, escludendo la quale le opere manterrebbero la qualificazione di abusività propria della disciplina vigente al momento della loro esecuzione.

Insomma, laddove il ricorrente ha tacciato di incostituzionalità la retroattività della legge regionale, i giudici fanno notare come la stessa legge del condono edilizio abbia natura retroattiva, senza la quale non potrebbe agire su un abuso compiuto nel passato, prima della stessa legge di condono.

Deve poi escludersi che le opere siano da considerarsi condonate per il trascorrere di 36 mesi della domanda di condono, senza che l’amministrazione vi abbia dato espresso riscontro. Secondo la giurisprudenza consolidata, la formazione del silenzio-assenso sulle istanze di condono è condizionata alla ricorrenza di tutti requisiti sostanziali, di carattere soggettivo e oggettivo.

Pertanto, nell’ipotesi di abusi commessi su aree soggette a vincoli, il mero decorso dei termini non equivale mai ad assenso (vedi Cons. St., sez. VI, 18 novembre 2022, n. 10189).

Nel caso in esame, la collocazione dell’intervento nell’area del parco, sottoposta a vincolo paesaggistico, unitamente alla natura dell’intervento – di nuova costruzione – precludono senz’altro l’ottenimento del condono, essendo contrari non solo la legge regionale, ma soprattutto l’art. 32, comma 26, del D.L. 269/2003 cd. terzo condono, che in area vincolata consente la sanatoria dei soli “abusi minori”.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

 

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