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Comunità energetiche

Comunità energetiche: cosa sono e come funzionano

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Le comunità energetiche sono associazioni di enti pubblici e privati che si uniscono per condividere l’energia prodotta localmente da fonti rinnovabili

Il Decreto Milleproroghe 162/2019 ha introdotto nel nostro Paese le CER (comunità energetiche rinnovabili) conformemente alla Direttiva Europea RED II (2018/2001/UE).

La comunità energetica rinnovabile nasce dal coinvolgimento di una serie di soggetti privati e/o pubblici che scelgono di produrre e impiegare collettivamente energia elettrica pulita.

Le comunità energetiche rappresentano un’opportunità che consente di migliorare l’impatto ambientale dei singoli e della collettività, di ridurre i costi in bolletta, contribuire allo sviluppo di reti energetiche sostenibili e accedere agli incentivi per l’energia condivisa. Per non perdere questa occasione, puoi usare gratuitamente per 30 giorni il software fotovoltaico che ti consente la progettazione tecnica ed economica di qualsiasi tipo di impianto connesso alle rete elettrica.

Cosa sono le comunità energetiche rinnovabili?

Le comunità energetiche rinnovabili sono associazioni tra cittadini, attività commerciali, pubbliche amministrazioni locali o piccole e medie imprese che decidono di unirsi con l’obiettivo di dotarsi di impianti per la produzione, l’autoconsumo e la condivisione di energia rinnovabile.

In sostanza, due o più soggetti si uniscono al fine di produrre energia che può essere auto-consumata, scambiata e, in casi di surplus, ceduta alla rete.

La produzione di energia elettrica determina il beneficio di incentivi e la cessione di energia viene pagata ai prezzi di mercato; questo grazie all’entrata in vigore del decreto-legge 162/19 (articolo 42 bis) e dei relativi provvedimenti attuativi, quali la delibera 318/2020/R/eel dell’ARERA e il D.M. 16 settembre 2020 del MìSE.

Chi può far parte delle comunità energetiche?

I membri delle comunità energetiche sono persone fisiche, piccole e medie imprese (PMI), enti territoriali, autorità locali, amministrazioni comunali, enti di ricerca e formazione, enti religiosi, enti del terzo settore, associazioni.

Una CER è una comunità che aggrega produttori da fonti rinnovabili e consumatori di energia.

Ciascun partecipante è membro o azionista, è un cliente finale intestatario di un’utenza, di una bolletta energetica e di un codice POD; tutti devono essere collegati a punti di connessione ubicati su reti elettriche sottese alla stessa cabina primaria.

È quindi possibile partecipare alla CER in qualità di:

  1. produttore di energia rinnovabile, soggetto che realizza un impianto fotovoltaico (o di altra tipologia);
  2. autoconsumatore di energia rinnovabile, soggetto che possiede un impianto di produzione da fonte rinnovabile e che produce energia per soddisfare i propri consumi e condividere l’energia in eccesso con il resto della comunità;
  3. consumatore di energia elettrica, soggetto che non possiede alcun impianto di produzione di energia, ma che ha una propria utenza elettrica, i cui consumi possono essere in parte coperti dall’energia elettrica rinnovabile prodotta dagli altri membri della comunità. Rientrano in tale casistica anche i clienti cosiddetti “Vulnerabili” e le famiglie a basso reddito.

Per le imprese private la partecipazione alla comunità energetica non deve costituire l’attività commerciale e/o industriale principale.

L’ingresso e l’uscita alle comunità energetiche rinnovabili è su base volontaria.

Come creare una comunità energetica rinnovabile

Per fondare una comunità energetica rinnovabile è necessario:

  • la creazione di un soggetto giuridico (un’associazione, una cooperativa, ecc.) che rappresenti i futuri soci della comunità (persone fisiche, piccole o medie imprese, enti territoriali, amministrazioni pubbliche locali);
  • l’individuazione dell’area in cui installare l’impianto (o gli impianti) di produzione, che si deve trovare in prossimità dei consumatori stessi (non è necessario che l’impianto sia di proprietà della comunità; può essere messo a disposizione da uno solo dei membri partecipanti o più di uno, se non addirittura da un soggetto terzo);
  • l’installazione da parte di ogni membro della comunità di uno smart meter, ossia un contatore intelligente che riesce a rilevare in tempo reale le informazioni sulla produzione, l’autoconsumo, la cessione e il prelievo dalla rete dell’energia.

Come funziona una Comunità energetica

Una volta che l’impianto è operativo, la comunità ha la possibilità di richiedere, anche attraverso un’azienda esterna delegata a questo scopo, gli incentivi previsti dalla legge per l’energia condivisa al Gestore dei Servizi Energetici (GSE). È fondamentale sottolineare che tali incentivi non si applicano all’intera produzione di energia, ma soltanto a quella consumata all’interno della comunità, ovvero da parte dei membri nella stessa fascia oraria di produzione.

Nel caso in cui la produzione superi il consumo, la comunità riceverà solamente un compenso economico per l’energia in eccesso, senza ulteriori agevolazioni. Questa energia può essere immagazzinata in sistemi di accumulo per essere utilizzata quando le fonti rinnovabili non sono disponibili, come di notte nel caso dei pannelli solari.

La comunità energetica produce energia ed alimenta le utenze dei suoi partecipanti attraverso uno o più impianti di produzione energetica rinnovabile, installati in prossimità delle stesse utenze che dipendono dal suo/loro funzionamento.

Gli impianti possono essere:

  • nuovi o già esistenti;
  • potenziati o adeguati;
  • di proprietà di uno o più membri della comunità energetica o di enti terzi.

Possono essere inclusi gli impianti rinnovabili costituiti prima del 15 dicembre 2021 (in misura non superiore al 30% della potenza complessiva della comunità energetica) mentre sono esclusi gli impianti ibridi.

Gli ultimi aggiornamenti normativi in materia prevedono che l’impianto oggetto delle agevolazioni debba essere di nuova costruzione, la potenza complessiva non deve superare 1 Mw (in precedenza era di 200 Kw) e l’impianto deve essere connesso alla rete elettrica attraverso la stessa cabina primaria (corrispondente territorialmente a circa tre o quattro comuni oppure due o tre quartieri di una grande città) sulla quale insistono anche tutti gli iscritti alla comunità energetica, utilizzando la stessa cabina di trasformazione per il prelievo e la cessione dell’energia elettrica con la rete.

Comunità energetiche: vantaggi

I vantaggi associati alle comunità energetiche sono molteplici. Oltre a non dover pagare l’energia prodotta dai propri impianti, le comunità energetiche ricevono un incentivo statale per ogni kilowattora prodotto (condiviso tra i membri della comunità) fino alla riduzione di emissioni inquinanti.

Nello specifico i vantaggi sono:

  • bollette più basse: più energia si consuma, minori sono i costi delle componenti variabili della bolletta. Ogni membro della comunità mantiene il contratto con il proprio fornitore di energia elettrica, al quale paga la tradizionale bolletta; in compenso, riceve periodicamente dalla propria comunità un importo per la condivisione dei benefici a favore della stessa. Non essendo tassato, tale compenso si trasforma in una riduzione di bolletta;
  • costi più bassi e incentivi più alti: aderendo a una CER si ha la possibilità di ottenere le detrazioni fiscali sugli impianti fotovoltaici, che aumentano fino al 110% se si accede al Superbonus. Inoltre, il GSE applica tariffe speciali per 20 anni sull’energia condivisa;
  • benefici per l’ambiente: si evita di produrre energia da fonti fossili e si riduce l’utilizzo di inquinanti e climalteranti;
  • consapevolezza dei consumatori sull’importanza delle risorse, promuovendo comportamenti virtuosi e in grado di contrastare la povertà energetica.

Le CER possono accedere ai contributi economici previsti facendo richiesta di accesso al servizio per l’autoconsumo diffuso al GSE.

I contributi economici spettanti sono riconosciuti in relazione a ciascun impianto di produzione/UP la cui energia elettrica rilevi per la configurazione di CER, e sono:

  • il corrispettivo di valorizzazione, definito dall’ARERA a rimborso di alcune componenti tariffarie, riconosciuto sull’energia elettrica autoconsumata
  • la tariffa premio riconosciuta sull’energia condivisa incentivata

I produttori degli impianti possono inoltre valorizzare tutta l’energia immessa in rete vendendola a mercato o richiedendone il ritiro al GSE tramite il servizio del Ritiro Dedicato (RID).

Per le sole CER i cui impianti di produzione sono ubicati in Comuni con una popolazione inferiore a 5.000 abitanti, è previsto un contributo in conto capitale, fino a un massimo del 40% del costo di investimento, a valere sulle risorse del PNRR.

Comunità energetiche: la normativa di riferimento

La legislazione italiana adotta le raccomandazioni sulle comunità energetiche rinnovabili presenti nella Direttiva Europea n. 2001 datata 11 dicembre 2018, conosciuta come RED II (Rinnovabile Energy Directive Recast):

  • art. 42-bis del Decreto Milleproroghe 162/2019
  • D.m. 16 settembre 2020 (tariffa incentivante per la remunerazione degli impianti a fonti rinnovabili inseriti nelle configurazioni sperimentali di autoconsumo collettivo e comunità energetiche rinnovabili)
  • D.lgs. 199/2021, che dà attuazione alla Direttiva Europea RED II sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili)
  • Testo Integrato Autoconsumo Diffuso – TIAD
  • D.m. 414/2023, il Decreto CER o CACER recente criteri e le modalità per la concessione di incentivi per sostenere l’energia elettrica prodotta da impianti a fonti rinnovabili inseriti in configurazioni di autoconsumo
  • D.d. 23/02/2024, le Regole attuative GSE per CER e autoconsumo

 

Leggi anche:

Comunità energetiche: le regole operative per chiedere i contributi CER

Decreto CER: incentivi per le Comunità Energetiche Rinnovabili

Comunità energetiche rinnovabili: tutte le FAQ del GSE

Autoconsumo collettivo: cos’è e come funziona

Comunità energetiche e Superbonus: in Gazzetta il decreto con le tariffe incentivanti

 

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