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Compensi percepiti dagli eredi e autofattura del committente

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Per le Entrate il committente può emettere autofattura elettronica entro 5 anni dalla cessazione della partita iva del professionista defunto

Con la risposta all’interpello n. 344/2021 l’Agenzia delle Entrate chiarisce le modalità di fatturazione nel caso di decesso di un professionista e dei compensi percepiti dagli eredi.

L’interpello

Il curatore fallimentare di una società nell’atto di assolvere il debito maturato dalla stessa società verso un professionista deceduto, chiedeva agli eredi la relativa fattura.

Gli eredi, tuttavia, si trovano nell’impossibilità di emettere la fattura necessaria ai fini del pagamento del compenso professionale, poiché la partita IVA del professionista defunto risulta cessata.

Il curatore ritiene sia suo obbligo emettere autofattura, al fine di non incorrere nelle sanzioni ivi prescritte (art. 6, comma 8, del dlgs 18 dicembre 1997, n. 471).

Considerato che, a partire dal 1° gennaio 2019, vige l’obbligo di fatturazione elettronica, il curatore chiede con quale modalità assolvere l’obbligo disposto dal predetto comma 8 dell’articolo 6, dal momento che l’assenza di una partita IVA attiva del professionista preclude, a suo avviso, l’emissione dell’autofattura attraverso il Sistema di Interscambio (SDI).

Il parere dell’Agenzia delle Entrate

Il Fisco premette che, nel caso di omessa fattura da parte del cedente/prestatore o di ricezione di una fattura irregolare, il cessionario/committente previo versamento dell’IVA con F24 ove richiesto, deve emettere un’autofattura.

Tale autofattura di “Tipo Documento” TD20 (autofattura per regolarizzazione e integrazione delle fatture), deve indicare l’imponibile, la relativa imposta e gli importi per i quali non si applica l’imposta.

Le Entrate osservano che nel caso in esame, la partita IVA del cedente/prestatore risulta già cessata; a tal proposito, con la FAQ n. 17, pubblicata il 27 novembre 2018 sul sito internet dell’Agenzia è stato precisato che:

Nel caso in cui la fattura elettronica riporti un numero di partita IVA ovvero un codice fiscale del cessionario/committente inesistente in Anagrafe Tributaria, il SdI scarta la fattura in quanto la stessa non è conforme alle prescrizioni dell’articolo 21 del DPR n. 633/1972.

Nel caso in cui la fattura elettronica riporti un numero di partita IVA cessata ovvero un codice fiscale di un soggetto deceduto ma entrambi esistenti in Anagrafe Tributaria, il SdI non scarta la fattura e la stessa sarà correttamente emessa ai fini fiscali […],

mentre con la successiva FAQ 136, pubblicata il 19 luglio 2019, è stato chiarito che:

Attualmente se la fattura elettronica viene compilata con una partita IVA del cedente/prestatore esistente in AT ma cessata, alla data riportata in fattura, la fattura elettronica viene scartata.

Il Fisco spiega che i chiarimenti sopra richiamati sono validi anche quando l’emittente del documento elettronico sia il cessionario/committente.

Ciò significa che se si utilizza il “tipo documento” TD20 è possibile indicare nel campo “cedente/prestatore” una partita IVA non più esistente alla data di emissione del documento, purché non sia cessata da più di 5 anni.

In tale evenienza, il Sistema di Interscambio non scarta la fattura e la stessa si considera correttamente emessa ai fini fiscali.

Nel caso di specie, dunque, se la partita IVA del cedente/prestatore non è cessata da più di cinque anni il curatore potrà emettere un’autofattura elettronica tramite SDI; diversamente dovrà ricorrere all’autofattura cartacea, con le modalità prescritte dall’art. 6, comma 8, del dlgs n. 471 del 1997.

L’agenzia ricorda, infine, che la regolarizzazione (art. 6, comma 8, del dlgs n. 471 del 1997), esige che, oltre all’emissione dell’autofattura, il cessionario/committente versi all’erario l’IVA relativa al compenso pagato, con la conseguenza che agli eredi andrà versato il corrispettivo al netto dell’imposta.

 

Clicca qui per scaricare l’interpello dell’Agenzia delle Entrate

 

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