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Compatibilità paesaggistica postuma e fabbricati ante 1967

Compatibilità paesaggistica postuma: quali i presupposti?

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Opere che aumentano la volumetria di un fabbricato in area vincolata, seppur costruito prima del ’67, non possono essere spacciate per risanamento conservativo. Lo chiarisce il Tar Lazio

Il Tar Lazio torna a distinguere tra opere di conservazione e risanamento ed opere di nuova costruzione eseguite su un edificio datato che insiste in area vincolata senza richiedere le necessarie autorizzazioni. Quali sono, quindi, le condizioni ed i presupposti per una compatibilità paesaggistica postuma secondo il Codice dei beni culturali?

Lo scopriremo nella sentenza n. 9071/2024, ma non prima di ricordarti che un territorio prezioso come il nostro ricco di memorie storiche, di tradizioni, dei paesaggi più svariati ed incantevoli va adeguatamente protetto e salvaguardato, infatti la legge punisce severamente e penalmente chi deturpa tali tesori attraverso gli abusi edilizi! Oggi però puoi disporre di un valido aiuto con il software per la relazione paesaggistica che ti consentirà di ottenere, in pochi minuti ed in maniera guidata, la documentazione per:

  • l’autorizzazione paesaggistica ordinaria ai sensi dell’art. 146 del D.Lgs. 42/04 (norma nazionale) e quella per le regioni Lazio, Friuli, Lombardia, Piemonte ed Umbria;
  • l’autorizzazione paesaggistica semplificata per gli interventi ricadenti nell’allegato B di cui al D.P.R. 31/2017.

Quando è sanabile un abuso edilizio realizzato in area paesaggisticamente vincolata?

Il protagonista del caso di oggi presentava una richiesta di permesso di costruire in sanatoria ai sensi dell’art. 36 del D.P.R. 380/2001. Questa richiesta era relativa alla realizzazione di volumi che si presumevano essere stati realizzati circa 13 anni prima, asseritamente ricavati da un ampliamento e ristrutturazione di un preesistente fabbricato costruito dal padre prima del 1967.

Il Comune ne aveva disposto la demolizione, però annullata dal Tar in una precedente sentenza. Questa sentenza aveva ritenuto fondato il ricorso in opposizione alla demolizione di meri lavori di risanamento conservativo, non richiedenti permesso di costruire e inerenti ad un manufatto preesistente sull’area plurivincolata per paesaggio, vincolo idrogeologico ed ente parco.

Ma con il più recente provvedimento di diniego del permesso di costruire in sanatoria, il Comune censurava un manufatto di 5×5,60 alto 2,20 m che il proprietario sosteneva essere ricompreso tra i lavori oggetto della precedente sentenza del Tar (forse in buona fede o forse tramite un tentativo di mischiare le carte in tavola).

Per il Comune si sarebbe trattato di un ampliamento di volumetria in area vincolata, non sanabile, ma il proprietario del bene insisteva nel qualificare il manufatto contestato come ricompreso nelle opere accertate come risanamento conservativo dalla precedente sentenza del Tar. Per questo decideva di intraprendere un nuovo ricorso.

La decisione del Tar Lazio ed i chiarimenti sulle condizioni per una compatibilità postuma in area paesaggistica

Il Tar premette che il ricorrente non ha dimostrato la pretesa identità dei lavori giudicati dalla prima sentenza del Tar e quelli contestati attualmente dal Comune.

Secondo i giudici, l’opera realizzata non costituisce un mero risanamento conservativo di edificio preesistente (in tesi anteriore al 1967), ma è un’opera nuova, la quale, contrariamente a quanto affermato dal ricorrente, crea una volumetria non esigua e non insignificante, trattandosi di un manufatto di m 5 x 5,60, alto m 2,20; ne consegue che l’opera ricade nella previsione di inedificabilità assoluta prevista dalle N.T.A.

In relazione al vincolo paesaggistico e sismico, l’opera è stata realizzata senza richiedere preventivamente il parere delle autorità preposte alla tutela del vincolo. Il provvedimento impugnato specifica che, in base al decreto legislativo n. 42 del 2004, l’autorizzazione dell’autorità preposta alla tutela del vincolo può essere richiesta prima della realizzazione dell’opera, non dopo. In questo contesto, il Tar ritiene che l’opera oggetto del presente giudizio, essendo una nuova opera che crea nuova volumetria, non rientra in alcuna delle ipotesi di sanatoria postuma previste dall’articolo 167, comma 4, del decreto legislativo n. 42 del 2004. Questo articolo stabilisce che la valutazione postuma della compatibilità paesaggistica è possibile solo per:

  • lavori realizzati in assenza o difformità dall’autorizzazione paesaggistica che non hanno determinato la creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati;
  • impiego di materiali in difformità dall’autorizzazione paesaggistica;
  • lavori di manutenzione ordinaria o straordinaria: lavori configurabili come interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria ai sensi dell’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380.

Nel caso in esame, l’opera non rientra in nessuna di queste ipotesi, quindi non è possibile valutare la sua compatibilità paesaggistica postuma.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

 

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