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Home » Approfondimenti » Impiantistica e Antincendio » Compartimentazione antincendio: norme e guida Inail

Compartimentazione antincendio: norme e guida Inail

Compartimentazione antincendio: cos'è e cosa indica la guida pubblicata dall’Inail riguardo al capitolo S.3 del Codice antincendio

Tempo di lettura stimato: 10 minutidi Redazione BibLus / 24 Ottobre 2024/0 Commenti/in Impiantistica e Antincendio /di
Compartimentazione antincendio

La normativa in materia di compartimentazione antincendio si inserisce nell’ambito delle strategie di prevenzione e protezione dal rischio di incendio, essenziali per garantire la sicurezza delle persone e la tutela delle strutture.

La compartimentazione antincendio di un’opera di ingegneria civile consiste nella suddivisione della stessa in “celle” stagne, le une rispetto alle altre, nei confronti degli effetti di un incendio che dovesse principiarsi in una zona qualsiasi del manufatto.

In questo articolo, è proposto un inquadramento dell’argomento sul piano tecnico e normativo.

Grazie al software antincendio puoi creare i compartimenti e controllare che la compartimentazione sia corretta e che rispetti la normativa vigente.

Indice

  • Compartimentazione antincendio: la normativa
  • Cos’è una compartimentazione antincendio?
  • Compartimento antincendio: come funziona?
  • Cosa si intende per capacità di compartimentazione?
  • Continuità dei compartimenti
  • Compartimentazione “interna” ed “esterna”
  • Compartimentazione antincendio orizzontale e verticale
  • Compartimentazione antincendio nelle autorimesse
  • La guida Inail sulla compartimentazione antincendio

Compartimentazione antincendio: la normativa

In Italia, la regolamentazione della compartimentazione antincendio si sviluppa attraverso una serie di decreti, leggi e norme tecniche che forniscono linee guida precise per la progettazione e la realizzazione degli edifici, con l’obiettivo di limitare la propagazione del fuoco e del fumo all’interno di specifiche aree o compartimenti.

Il principale quadro normativo di riferimento è il Codice di Prevenzione Incendi, introdotto dal D.M. del 03/08/2015, che ha riformato e modernizzato il sistema di prevenzione incendi in Italia, disciplina molteplici aspetti della sicurezza antincendio, tra cui la compartimentazione.

Il codice è strutturato in modo flessibile, consentendo approcci personalizzati basati sul rischio e sulla specificità dell’edificio.

Il capitolo S.3 riguarda nello specifico la compartimentazione ed individua i criteri per la suddivisione degli edifici, definendo il carico d’incendio, la resistenza al fuoco (indicata con i parametri REI: Resistenza, Ermeticità, Isolamento) e i limiti di propagazione del fumo e delle fiamme.

Ulteriori prescrizioni sono contenute nella sezione V del Codice, con riferimento alle Regole Tecniche Verticali vigenti.

Importanti indicazioni sono contenute anche nel D.Lgs. 81/2008 e nel D.M. 16/02/2007 che stabilisce i requisiti di resistenza al fuoco e i criteri di compartimentazione, e nella UNI EN 13501,  che specifica le modalità di classificazione e verifica delle prestazioni antincendio di prodotti e sistemi costruttivi.

Cos’è una compartimentazione antincendio?

Cosa si intende con il termine “compartimentazione“? Di sicuro si tratta di un vocabolo preso dal lessico dell’ingegneria navale: “compartimentare lo scafo di una nave” significa proprio suddividerne la struttura in celle stagne rispetto all’afflusso di acqua nel caso in cui si dovesse danneggiare la chiglia per effetto di impatti eccessivamente severi. Il limite alla galleggiabilità del natante è ovviamente fornito dal numero massimo di compartimenti allagabili, stabilito a priori in fase progettuale.

La compartimentazione antincendio è una delle misure di protezione passiva più importante all’interno della prevenzione incendi. Essa ha l’obiettivo di limitare la propagazione di un incendio all’interno di un edificio o di una struttura, controllando la diffusione di fumo, calore e fiamme. In questo modo si garantisce una protezione più sicura per le persone e i beni, migliorando le possibilità di evacuazione e facilitando l’intervento dei soccorsi.

Compartimento antincendio: come funziona?

La funzione del compartimento è quella di limitare la progressione dell’incendio all’interno delle opere da costruzione, relegandone gli effetti a spazi circoscritti per un lasso temporale prestabilito. Nello specifico, il compartimento antincendio funge da “cella” continua, progettata per contenere l’incendio al suo interno senza che le sue prestazioni di resistenza al fuoco si degradino, almeno per il periodo previsto dalla classe di resistenza, anche in caso di un incendio diffuso.

La progettazione antincendio effettuata con Codice di Prevenzione Incendi (D.M. 03/08/201) pone un limite al numero massimo di compartimenti “incendiabili”: esso è pari ad uno.

La misura di compartimentazione S.3 ha la funzione di suddividere l’opera da costruzione in volumi, ciascuno dei quali consentirà di mantenere al proprio interno l’eventuale incendio per un tempo prefissato.

Tale assunzione comporta una serie di conseguenze estremamente rilevanti che sia i progettisti che i gestori di attività devono tenere ben presenti:

  • i compartimenti antincendio pensati e progettati per essere a ridotto rischio di incendio, quali le scale antincendio o gli spazi che, nel Codice, sono denominati “filtri”, devono conservare questa loro caratteristica nel corso del tempo: gli occupanti che, abbandonando l’opera da costruzione li dovessero attraversare, non devono imbattersi in incendi in essi presenti. Tali “ambiti” devono essere pertanto particolarmente curati sia in fase progettuale, mediante la scelta di materiali dalle ottime caratteristiche di reazione al fuoco (ossia difficilmente infiammabili) o l’impiego di prodotti dal basso contributo al carico di incendio (ossia incombustibili), che in fase di esercizio attraverso un buon controllo di gestione;
  • in fase progettuale il sistema delle vie d’esodo deve essere concepito in maniera tale da minimizzare i percorsi di esodo verso i compartimenti adiacenti o i luoghi sicuri, configurandoli secondo geometrie il più possibile naturali;
  • in fase di esercizio deve essere garantita sempre la possibilità agli occupanti di abbandonare, nel minore tempo possibile, il compartimento di primo innesco a favore del primo compartimento o luogo sicuro confinante disponibile. Ciò significa che le chiusure tra i compartimenti devono essere sempre efficaci ed i percorsi di esodo brevi e, siccome non sono noti a priori il luogo e l’istante in cui si verificherà un incendio, la gestione della sicurezza antincendio (GSA) deve essere orientata ad un controllo continuo rivolto a tali obiettivi in tutta l’attività. Ulteriore conseguenza logica è la limitazione della dimensione massima di ciascun compartimento antincendio.

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Cosa si intende per capacità di compartimentazione?

La capacità di compartimentazione si riferisce all’efficacia di un compartimento antincendio nel contenere la propagazione dell’emergenza, limitandone la diffusione a una determinata area per un tempo specifico. Questo concetto implica che il compartimento deve essere in grado di garantire:

  • resistenza al fuoco: il compartimento deve poter resistere alle alte temperature e alle sollecitazioni generate dall’incendio senza perdere la sua integrità strutturale o funzionale. Ciò significa che le pareti, i solai, le chiusure tagliafuoco e gli altri elementi devono mantenere la loro resistenza meccanica e impedire il collasso;
  • tenuta al fumo e alle fiamme: il compartimento deve essere progettato per evitare la fuoriuscita di fiamme e gas caldi attraverso eventuali fessure, aperture o attraversamenti (es. condotte, tubi o cavi elettrici). La tenuta è fondamentale per proteggere le vie di esodo e ridurre l’impatto dell’incendio sugli occupanti e sui beni situati nelle aree adiacenti;
  • isolamento termico: un altro aspetto critico della capacità di compartimentazione è la capacità di limitare il trasferimento di calore. Gli elementi costruttivi che separano i compartimenti devono impedire che il calore generato dall’incendio si propaghi ai locali confinanti, evitando che materiali infiammabili possano accendersi anche in assenza di fiamme dirette;
  • durata dell’efficacia: la capacità di compartimentazione è anche definita dal tempo durante il quale il compartimento mantiene le sue proprietà protettive. Questo è indicato dalla classificazione REI (Resistenza, Ermeticità, Isolamento) con un numero che esprime i minuti di durata (es. REI 60, 120, ecc.). Ad esempio, un compartimento con classificazione REI 120 è in grado di mantenere la sua capacità di resistere al fuoco, bloccare le fiamme e isolare termicamente per almeno 120 minuti.

Quali sono gli elementi deboli della barriera di compartimentazione?

Il Codice di prevenzione incendi sottolinea l’importanza di prestare particolare attenzione a determinati elementi considerati “vulnerabili” all’interno della barriera di compartimentazione. Questi includono:

  • le “giunzioni” tra i vari elementi di compartimentazione;
  • i passaggi degli impianti tecnologici o di processo;
  • le canalizzazioni che attraversano i compartimenti;
  • i camini destinati all’esaustione o all’estrazione dei fumi;
  • gli ascensori e altri condotti verticali, come i cavedi per gli impianti.

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Continuità dei compartimenti

Per consentire le normali attività all’interno dell’edificio, il compartimento deve essere dotato di aperture, solitamente porte, che permettano l’uso funzionale degli spazi.

Le comunicazioni tra compartimenti differenti vengono realizzate mediante porte che, quando chiuse, garantiscono lo stesso livello di isolamento e tenuta al fuoco del compartimento stesso.

Questo è il caso delle porte resistenti al fuoco, omologate secondo la normativa nazionale o marcate CE in conformità al Regolamento Prodotti da Costruzione (CPR 305/2011), che offrono prestazioni di tenuta al fuoco (E) e isolamento termico (I), oltre alle nuove prestazioni relative alla tenuta ai fumi freddi (Sa3, Sa4 o S200) introdotte dal Codice. Anche gli attraversamenti degli impianti tecnologici e di servizio rappresentano punti di “discontinuità” nella compartimentazione.

Il Codice di Prevenzione Incendi dedica un’intera sezione alla “Continuità dei compartimenti” (par. S.3.7.3), stabilendo che tutte le chiusure orizzontali e verticali devono formare una “barriera continua e uniforme” per prevenire la propagazione degli effetti dell’incendio.

Il compartimento antincendio rappresenta, pertanto, una “cella” continua per la quale le prestazioni di contenimento dell’incendio al suo interno non degradano, almeno per il tempo stabilito dalla classe, in caso di sviluppo di incendio generalizzato.

Compartimentazione “interna” ed “esterna”

La compartimentazione “interna” serve al progettista ed al gestore dell’attività per limitare gli effetti dell’incendio, consentendo il contenimento dei danni alle cose, favorendo l’esodo in sicurezza degli occupanti e semplificando il lavoro alle squadre di lotta all’incendio che possono operare da posizioni relativamente sicure.

La compartimentazione “esterna” risiede nell’obbligo prevista da nuovo Codice di limitazione della progressione di un eventuale incendio ad altre opere da costruzione.

La compartimentazione esterna è attuabile mediante un opportuno distanziamento fisico tra differenti manufatti o la predisposizione di schermi o barriere resistenti al fuoco.

Alla compartimentazione interna ed esterna si affianca quella di “frontiera”: il Codice pone in capo al progettista l’obbligo di predisporre quanto necessario per limitare la diffusione dell’incendio attraverso le chiusure d’ambito dell’opera di costruzione.

Non è infatti ritenuto ammissibile che un incendio possa propagarsi attraverso la facciata o la copertura di un edificio, vanificando, di fatto, gli accorgimenti di compartimentazione interna o esterna

Compartimentazione antincendio orizzontale e verticale

La compartimentazione antincendio può essere suddivisa in compartimentazione orizzontale e compartimentazione verticale, a seconda di come vengono suddivisi gli spazi all’interno di un edificio. Entrambe le tipologie svolgono un ruolo fondamentale nella protezione degli occupanti, limitando la propagazione del fuoco e del fumo e facilitando l’evacuazione. Analizziamole nello specifico.

Compartimentazione orizzontale

La compartimentazione orizzontale riguarda la separazione delle aree su uno stesso piano, all’interno di uno o più livelli dell’edificio. Viene realizzata principalmente con pareti tagliafuoco che dividono spazi come uffici, sale o appartamenti, creando barriere resistenti al fuoco che impediscono la propagazione orizzontale del fumo e delle fiamme. Le pareti hanno la funzione di creare delle barriere fisiche che limitano la propagazione di fumo e fiamme, garantendo al tempo stesso una resistenza certificata al fuoco per un determinato periodo (ad esempio, REI 60 o REI 120, dove i numeri indicano i minuti di resistenza). Un altro elemento fondamentale sono le porte tagliafuoco, installate nelle aperture delle pareti compartimentate. Queste porte, oltre ad essere resistenti al fuoco, devono chiudersi automaticamente in caso di incendio per mantenere l’integrità della compartimentazione. Infine, le sigillature antincendio svolgono un ruolo essenziale: esse impediscono che il fuoco si diffonda attraverso i passaggi tecnici o impiantistici presenti nelle pareti, come canalizzazioni e cavi, sigillando efficacemente tali aperture.

Lo scopo principale della compartimentazione orizzontale è quello di limitare la diffusione del fuoco all’interno dello stesso piano, mantenendo così alcune aree sicure e intatte. In questo modo, si garantisce che l’incendio rimanga confinato, consentendo alle persone di evacuare l’edificio in sicurezza. Questo tipo di compartimentazione è particolarmente importante in ambienti di grande affollamento, come uffici, centri commerciali o scuole, dove la gestione dell’emergenza deve essere il più possibile efficiente e rapida.

Compartimentazione verticale

La compartimentazione verticale riguarda la suddivisione tra i diversi piani dell’edificio, impedendo la propagazione verticale del fuoco tra i vari livelli. Si realizza principalmente con solai resistenti al fuoco e barriere verticali. I solai devono essere progettati per resistere alle alte temperature e al fuoco per un determinato lasso di tempo, mantenendo l’isolamento e la separazione tra i diversi livelli. Anche le scale di emergenza svolgono un ruolo importante: devono essere racchiuse in vani scala compartimentati, ovvero protetti da pareti e porte resistenti al fuoco, per impedire che fumo e fiamme invadano le vie di fuga verticali. Un altro elemento fondamentale sono le barriere tagliafumo e i condotti di ventilazione protetti, progettati per evitare che fumo e gas si propaghino attraverso i condotti tecnici verticali, come cavedi, ascensori o condutture impiantistiche.

La compartimentazione verticale ha lo scopo principale di impedire che l’incendio si diffonda da un piano all’altro, limitando così i danni a una specifica area dell’edificio. In particolare, questo tipo di compartimentazione protegge le vie di fuga verticali, come le scale e gli ascensori, rendendole sicure e accessibili per l’evacuazione. Inoltre, confinare il fuoco a un singolo piano permette di proteggere le persone che si trovano ai piani superiori o inferiori, fornendo tempo prezioso per mettersi in salvo e facilitando le operazioni di soccorso.

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Compartimentazione antincendio nelle autorimesse

Secondo la regola tecnica verticale relativa alle autorimesse (D.M. 15/05/2020), esse devono costituire compartimento autonomo. È ammessa la presenza di aree o locali destinati a depositi di materiali combustibili (con esclusione di sostanze o miscele pericolose, di superficie lorda complessivamente minore o uguale a 25 m2 e con carico di incendio specifico qf minore o uguale a 300 MJ/m2, non classificati come aree a rischio specifico) nello stesso compartimento di autorimesse classificate come:

  • autorimesse private;
  • autorimesse con una superficie da 300 m2 a 1000 m2;
  • autorimesse con un’altezza antincendio del fabbricato compresa tra – 6 metri e 12 metri.

Devono, inoltre, costituire compartimento autonomo:

  • le aree aree destinate anche a depositi di materiali combustibili (con esclusione di sostanze o miscele pericolose in quantità significative, con carico di incendio specifico e qf  minore o uguale a 1200 MJ/m2 non classificate come aree a rischio specifico come ad esempio un’area destinata a deposito di attività di vendita);
  • i locali tecnici rilevanti ai fini della sicurezza antincendio come ad esempio cabine elettriche, centrali termiche, gruppi elettrogeni, ecc.

La guida Inail sulla compartimentazione antincendio

La pubblicazione contiene un focus sulla misura S.3 del Codice di prevenzione incendi con una sintesi delle soluzioni fornite per:

  • Livelli di prestazione
  • Criteri di attribuzione dei livelli di prestazione
  • Soluzioni progettuali
  • Caratteristiche generali
  • Progettazione dei compartimenti antincendio
  • Realizzazione dei compartimenti antincendio
  • Distanza di separazione per limitare la propagazione dell’incendio
  • Ubicazione
  • Comunicazioni tra attività
  • Metodi per la determinazione della distanza di separazione

Il documento contiene inoltre vari esempi di progettazione di alcune attività, redatti focalizzando l’attenzione sulla misura S.3, in relazione alla quale sono state applicate sia soluzioni conformi che una o più soluzioni alternative, anche applicando i metodi suggeriti dal Codice.

ILLUSTRAZIONE S.3-2: DETERMINAZIONE DELLE PIASTRE RADIANTI, VISTA IN PIANTA E FRONTALE

I casi studio riguardano:

  • la valutazione dell’irraggiamento termico verso un bersaglio esterno all’edificio sorgente;
  • la valutazione delle distanze di separazione tra materiali combustibili all’interno di uno stabilimento per attività di produzione, lavorazione e stoccaggio di materiale plastico;
  • la valutazione delle distanze di separazione tra materiali combustibili all’interno di uno stabilimento per attività di lavorazione e stoccaggio di olii vegetali;
  • la dimostrazione dell’efficienza di una scala protetta benché priva di una chiusura di tipo E-Sa all’interno di un edificio storico adibito ad ufficio;
  • la gestione della compartimentazione interna di un’attività ufficio rispetto all’attività secondaria (34.2.C) sita ai piani interrati;
  • la compartimentazione di un fienile adottando una soluzione con tecnologia innovativa;
  • la compartimentazione in un immobile nel quale sono inseriti uffici facenti capo a diversa titolarità;
  • la dimostrazione dell’efficienza della parete di separazione tra due manufatti nell’ambito di un magazzino automatico;
  • la dimostrazione del raggiungimento degli obiettivi di sicurezza antincendio all’interno di una warehouse di grandi dimensioni posta all’interno di un unico compartimento multipiano.

SCENARIO DI INCENDIO PER LA COMPARTIMENTAZIONE – FIAMME E WALL TEMPERATURE A 2230 S

I contenuti della guida

La prima parte della guida, più teorica, tratta i seguenti aspetti:

  • i livelli di prestazione;
  • i Criteri di attribuzione dei livelli di prestazione;
  • le soluzioni progettuali;
  • la progettazione e la realizzazione dei compartimenti antincendio;
  • la distanza di separazione per limitare la propagazione dell’incendio;
  • l’ubicazione;
  • i metodi per la determinazione della distanza di separazione.

Successivamente vengono riportati i seguenti casi studio:

  • Caso studio 1: valutazione irraggiamento termico verso un bersaglio esterno all’edificio sorgente;
  • Caso studio 2: stabilimento per attività di produzione e stoccaggio di materiale plastico;
  • Caso studio 3: stabilimento per attività di lavorazione e stoccaggio di olii vegetali;
  • Caso studio 4: edificio storico adibito ad ufficio;
  • Caso studio 5: edificio pluripiano adibito ad ufficio;
  • Caso studio 6: compartimentazione di un fienile soluzione con tecnologia innovativa;
  • Caso studio 7: magazzino automatico e annesso corpo servizi;
  • Caso studio 8: edificio storico adibito ad uffici facenti capo a diversa titolarità;
  • Caso studio 9: deposito logistico e smistamento merci.

Caso studio sito produttivo

L’Inail ritiene che l’utilizzo della metodologia del caso studio, normalmente adottata nel campo della ricerca empirica come tecnica che ha la funzione di approfondimento di una questione, nello specifico, possa favorire l’apprendimento dei metodi e degli strumenti offerti dal Codice, illustrandone l’applicazione pratica in contesti reali.

Icona

Download Gratuito Guida INAIL (capitolo S.3 del Codice antincendio - compartimentazione)

Leggi anche l’articolo: “UNI EN 1125: maniglioni antipanico”

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La redazione di BibLus non fornisce risposte a chiarimenti su casi specifici né offre consulenza di carattere tecnico o legale sugli argomenti trattati negli articoli.
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