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Come progettare un impianto di allarme antifurto per la casa

Come progettare un impianto di allarme per la casa

Tempo di lettura stimato: 6 minuti

La norma CEI 79-3 definisce standard e requisiti tecnici per progettare un impianto di allarme antifurto a regola d’arte

Gli impianti antifurto sono dispositivi necessari per aumentare la sicurezza delle abitazioni e dei luoghi di lavoro, ridurre i rischi di intrusione e arginare il problema dei furti, a patto che siano progettati a regola d’arte.

In questa guida analizziamo la norma CEI 79-3 che si applica alla progettazione, pianificazione, esercizio, installazione, messa in servizio e manutenzione di impianti di allarmi intrusione e rapina installati negli edifici.

Sistema antifurto: la normativa di riferimento

Il Comitato Tecnico Italiano (CTI) ha individuato tutti gli impianti di allarme e sorveglianza per la protezione di edifici, fra i quali:

  • i sistemi antintrusione e videosorveglianza;
  • i sistemi di controllo accessi;
  • gli impianti di rivelazione e segnalazione incendio;
  • i centri di monitoraggio e ricezione allarmi;
  • gli apparati citofonici e videocitofonici.

Gli impianti sopraelencati rientrano, comunque, nella categoria degli impianti elettronici di cui all’art. 1 comma 2 lett b) del D.M. 37/08, nello specifico:

impianti radiotelevisivi, antenne, impianti elettronici deputati alla gestione e distribuzione dei segnali tv, telefono e dati, anche relativi agli impianti di sicurezza compresi gli impianti in fibra ottica, nonché le infrastrutture necessarie ad ospitare tali impianti.

In questo focus ci concentriamo sui sistemi antintrusione. Sono 2 le norme di riferimento per la progettazione di impianti antifurto:

  • la norma CEI 79-3, “Sistemi di allarme – Prescrizioni particolari per gli impianti di allarme intrusione”, che definisce i requisiti tecnici e gli standard di sicurezza da rispettare durante il processo di realizzazione, verifica e manutenzione dell’impianto;
  • la norma CEI 64-8, che regolamenta la progettazione, l’implementazione e la verifica degli impianti elettrici operanti a bassa tensione. Il documento fornisce una serie di disposizioni relative alla selezione dei componenti elettrici, alla progettazione e all’installazione dell’impianto, nonché alle procedure di verifica e all’ottimizzazione dell’efficienza energetica.

Quando è richiesto e cosa deve prevedere un progetto di impianto antifurto

Per l’installazione, la trasformazione e l’ampliamento degli impianti antiurto deve essere redatto un progetto elaborato da un professionista iscritto negli albi professionali secondo la specifica competenza tecnica richiesta.

Il progetto deve essere elaborato secondo la regola dell’arte, in conformità alla vigente normativa e alle indicazioni delle guide e alle norme dell’UNI, del CEI o di altri Enti di normalizzazione appartenenti agli Stati membri dell’Unione europea o che sono parti contraenti dell’accordo sullo spazio economico europeo, si considerano redatti secondo la regola dell’arte.

In assenza di prescrizioni più rigorose in materia di progettazione, il progetto deve essere predisposto nel caso di impianti elettronici in genere quando coesistono con impianti elettrici con obbligo di progettazione.

Il progetto di un allarme antifurto deve contenere almeno:

  • gli schemi dell’impianto;
  • i disegni planimetrici;
  • una relazione tecnica sulla consistenza e sulla tipologia dell’installazione, della trasformazione o dell’ampliamento dell’impianto stesso, con particolare riguardo alla tipologia e alle caratteristiche dei materiali e componenti da utilizzare e alle misure di prevenzione e di sicurezza da adottare.

Al termine dei lavori, previa verifica (compresa quelle di funzionalità dell’impianto) l’impresa installatrice rilascia al committente la dichiarazione di conformità degli impianti realizzati.

Impianto antifurto secondo la norma CEI 79-3: gradi di rischio e livelli di prestazione

Non si può progettare un impianto antifurto se prima non si fa una valutazione del rischio. Quest’ultima deve tener conto di una serie di fattori tra i quali la destinazione d’uso del luogo in cui viene installato l’impianto d’allarme e il valore dei beni da proteggere.

In questo modo si può classificare il tipo di impianto tra uno dei quattro gradi di rischio individuati dalla norma:

  • rischio basso (grado 1): gli intrusi hanno una conoscenza bassa degli impianti di sicurezza e non hanno una grande quantità di attrezzi tra quelli facilmente reperibili;
  • rischio medio-basso (grado 2 ): gli intrusi non conoscono bene gli impianti, ma hanno a disposizione strumenti portatili tali da disattivare il sistema;
  • rischio medio-alto (grado 3): gli intrusi hanno una discreta conoscenza degli impianti di sicurezza, con a disposizione una vasta gamma di strumenti e apparecchi elettronici portatili;
  • rischio alto (grado 4): gli intrusi hanno capacità e risorse per pianificare un’intrusione o una rapina del dettaglio, oltre che strumenti e attrezzature per metterla in atto, anche quelli per sostituire i componenti dell’impianto di sicurezza.
Gradi di rischio sistema di allarme antifurto

Gradi di rischio sistema di allarme antifurto

In base al rischio la norma CEI 79-3 analizza i livelli di prestazione dell’impianto.

L’impianto da progettare può avere 4 livelli di prestazione: dal livello 1 (quello più basso se il rischio valutato è basso) al livello 4 (livello di prestazione più alto se il rischio valutato è alto). Quindi bisognerà fare una valutazione sul grado di rischio prima di procedere con l’installazione di una tipologia di allarme: se ad esempio voglio proteggermi da rapinatori che non hanno una buona conoscenza del sistema, ma che hanno gli strumenti necessari per poterlo disattivare, allora procederò ad installare un sistema di allarme di grado 2.

Quando ci si appresta a progettare un impianto di allarme occorre fare numerosi calcoli, schemi e relazioni al fine di realizzare un sistema sicuro e in linea con le norme in vigore. Eventuali errori di progettazione potrebbero causare futuri incidenti elettrici e mettere a rischio la sicurezza dell’edificio e delle persone.
Per semplificarti questa fase, ti suggerisco di utilizzare il software per la progettazione di impianti elettrici, che ti aiuta e ti supporta passo passo nella realizzazione del tuo progetto e nella verifica degli impianti elettrici civili e industriali secondo le norme vigenti.

 

Analisi del luogo: i beni da proteggere con un impianto antifurto

Dopo aver fatto una valutazione del rischio, bisogna procedere con l’analisi del luogo in cui dovrà essere installato il sistema antifurto: è la seconda parte dell’analisi del rischio. Deve essere eseguito un sopralluogo per fare una valutazione delle aree da proteggere e determinare il livello di prestazione dell’impianto di allarme e la scelta dei componenti da utilizzare. Devono essere presi in considerazione i beni da proteggere, i beni che sono considerati a rischio rapina.

Ecco alcuni esempi di aspetti da considerare.

  • Tipo
    • facilità di smercio;
    • attrattività per il ladro;
    • pericolo di rapina.
  • Valore
    • massimo valore probabile di una perdita singola;
    • costi conseguenti alla perdita;
    • valore affettivo.
  • Volume o dimensioni
    • facilità di asportazione e trasporto;
    • facilità di smercio e di commercio;
    • facilità di accesso ai locali.
  • Storico dei furti
    • metodi di attacco usati in furti e rapine precedenti.
  • Pericolo
    • per l’ambiente;
    • di uso improprio di beni;
    • per le persone.
  • Danni
    • vandalismo sui beni;
    • rischio di incendio doloso dei beni;
    • problemi psicologici derivanti dalla rapina.

Analisi del luogo: l’area da proteggere

Nel considerare l’elemento di rischio nella progettazione di un impianto di allarme intrusione e rapina, la struttura dei locali da proteggere costituisce un fattore determinante. Gli aspetti da considerare sono:

  • Costruzione
    • delle pareti, del tetto, dei pavimenti e dei locali interrati (se presenti).
  • Aperture
    • costruzione delle finestre, porte, lucernai, condotti di ventilazione e qualsiasi altra apertura nell’edificio suscettibile di facilitare un ingresso non autorizzato.
  • Occupazione
    • periodi prolungati di mancato presidio dei locali;
    • presenza di guardie di sicurezza;
    • eventuale accesso del pubblico ai locali protetti.
  • Possesso delle chiavi
    • possibilità e disponibilità degli utenti in possesso delle chiavi dell’impianto ad operare sullo stesso (Es. attivazione/disattivazione).
  • Località
    • eventuale ubicazione dei locali protetti in una zona a elevato rischio di criminalità;
    • presenza di edifici o strutture adiacenti suscettibili di aiutare uno scassinatore;
    • velocità e qualità della reazione dell’impianto di allarme;
    • vicinanza di locali adiacenti occupati.
  • Sistemi di sicurezza esistenti
    • qualità ed estensione di qualsiasi dispositivo fisico di sicurezza esistente;
    • qualità ed estensione di qualsiasi impianto di allarme.
  • Storico di furti, rapine e minacce
    • numero di furti, rapine e minacce precedenti nei locali protetti;
    • metodi di attacco rapina o minaccia utilizzati nei furti precedenti.
  • Leggi o regolamenti locali
    • prescrizioni di sicurezza suscettibili di influenzare la progettazione dell’impianto di allarme;
    • prescrizioni antincendio suscettibili di influenzare la progettazione dell’impianto allarme;
    • costruzione dell’edificio suscettibile di influenzare la progettazione dell’impianto di allarme.
  • Sicurezza dell’area
    • eventuale ubicazione dell’edificio in un’area urbana;
    • eventuale ubicazione dell’edificio in un’area rurale.

Composizione degli impianti di allarme: i 3 sottosistemi

Per poter determinare il livello di prestazione, gli impianti d’allarme vengono considerati composti da 3 sottosistemi:

  1. sottosistema rivelatori (Sottosistema A);
  2. sottosistema apparati essenziali ed opzionali (Sottosistema B);
  3. sottosistema dispositivi di allarme (Sottosistema C).

Le 5 tipologie di impianti antifurto

Si delineano, così, 5 tipologie impiantistiche che sono lo specchio di contesti operativi omogenei con requisiti di installazione diversificati:

  1. unità abitativa non isolata con accessi praticabili (appartamenti in condomini, ospedali, scuole, uffici, banche, negozi, ecc.);
  2. unità abitativa isolata (ville, musei, uffici, banche, negozi, ecc.);
  3. insediamento industriale (insediamenti industriali, centri commerciali, ecc.);
  4. locale corazzato (caveau, ecc.);
  5. cassaforte (locale cassaforte, ATM, ecc.).

Per determinare il livello di prestazione dell’impianto bisogna tenere in considerazione il grado di sicurezza dei componenti che compongono il sistema stesso.

Bonus sicurezza: detrazioni del 50% per le spese di installazione

La progettazione di impianti di allarme e antifurto tramite il bonus sicurezza, noto anche come bonus allarme o bonus antifurto, costituisce una detrazione fiscale del 50% sull’impianto di allarme. Questo beneficio rientra nell’ambito degli incentivi noti come “bonus ristrutturazioni“, applicabili alle abitazioni.

Secondo quanto dichiarato sul sito dell’Agenzia delle Entrate, il bonus ristrutturazioni si estende anche agli interventi volti a prevenire atti illeciti da parte di terzi, come furti e aggressioni. La proroga del contributo è valida fino alla fine del 2024, garantendo una detrazione del 50% su una spesa massima di 96.000 €.

La detrazione fiscale del 50% può essere ottenuta in 10 anni. Alcuni esempi di misure ammissibili per il bonus sicurezza includono apparecchi rilevatori di prevenzione antifurto con relative centraline, fotocamere o cineprese collegate a centri di vigilanza privati, l’installazione di rilevatori di apertura e di effrazione sui serramenti, nonché il rafforzamento, la sostituzione o l’installazione di cancellate o recinzioni murarie degli edifici e porte blindate o rinforzate.

Per seguire anche l’aspetto delle agevolazioni fiscali, ti consiglio di affidarti ad un software per la gestione dei bonus edilizi che offre strumenti per l’analisi di fattibilità, il calcolo e la ripartizione delle spese e tanto altro.

 

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1 commento
  1. gianluca caldari
    gianluca caldari dice:

    Bellissimo articolo. Volevo sapere se effettivamente dopo le modifiche al DM 37/08 gli impianti di rivelazione e segnalazione incendio essendo sistemi di sicurezza ricadono nella lettera B senza confusione con la lettera G del DM 37/08 grazie mille

    Rispondi

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