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CILAS, abusi edilizi e modalità d'intervento del Comune

CILAS e abusi edilizi: il Comune come può intervenire?

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Nel caso di CILAS e abusi edilizi, il Comune può mettere in dubbio i lavori agevolati fermo restando il suo potere repressivo verso gli abusi stessi. Lo chiarisce il Tar Veneto

Il Comune, per quel che gli compete, come può contrastare lavori agevolati tramite Superbonus all’indomani della presentazione di una CILAS relativa ad un immobile con abusi edilizi? Può opporsi fermo restando il suo potere repressivo verso l’illecito edilizio? A questa interessante domanda risponde il Tar Veneto con l’ordinanza n. 128/2023. L’incompatibilità delle agevolazioni fornite dai bonus edilizi con gli abusi non costituisce l’unico impedimento per poter fruire delle agevolazioni: diversi altri fattori dovuti ad una cattiva gestione della pratica potrebbero inficiarne il buon esito! Ma oggi puoi stare tranquillo, puoi utilizzare il software per la gestione della pratica Superbonus e gli altri bonus edilizi, sempre aggiornato alle modifiche introdotte dalla legge. Ti ricordo che questo supporto informatico, sicuro e semplice da usare, è a tua disposizione in prova gratuita per 30 giorni.

Superbonus e abusi edilizi: il Comune risponde alla CILAS

All’indomani della presentazione di una CILAS Superbonus 110% da parte di un privato, il Comune rispondeva con una nota sull’impossibilità di eseguire i lavori descritti nella CILAS a causa della inconciliabilità di questi con la presenza di abusi edilizi sul fabbricato oggetto dei lavori.

Successivamente, il privato faceva ricorso al Tar, lamentando i danni subiti a causa del “divieto” posto dall’amministrazione.

Il giudizio del Tar Veneto: trattasi di una comunicazione avviso a prescindere dal dovere di vigilanza e di repressione del Comune verso l’abuso edilizio

A parere dei giudici, gli atti impugnati sembrano avere una mera valenza informativa e appaiono inidonei ad arrecare una lesione certa e definitiva degli interessi della ricorrente. Innanzitutto premettono che, come chiarito in giurisprudenza, l’attività assoggettata a CILA (di cui la CILA-Superbonus costituisce una specifica variante) non solo è libera, come nei casi di SCIA, ma a differenza di quest’ultima non è sottoposta a un controllo sistematico, da espletare sulla base di procedimenti formali e di tempistiche perentorie.

L’atto contestato costituisce pertanto un atto privato di mera comunicazione, a fronte del quale l’Amministrazione conserva il generale potere-dovere di esercitare, in ogni tempo, i poteri di vigilanza e sanzionatori previsti dall’art. 27 “Vigilanza sull’attività urbanistico-ediliziaD.P.R. 380/2001, quindi:

eventuali pronunciamenti anticipati dell’ente in ordine alla ammissibilità degli interventi comunicati con CILA/CILAS non hanno carattere provvedimentale, ma meramente informativo, non rispondendo gli stessi ad un potere legislativamente tipizzato (Consiglio di Stato parere 4.08.2016, n. 1784; TAR Veneto, sez. II, 27.3.2020; T.A.R. Toscana, Sezione III, 10 novembre 2016, n.1625, T.A.R. Napoli, sez. II, 08/05/2019, n. 2469; TAR Veneto, sez. II, 27.3.2020, n. 307; TAR Puglia, Lecce, sez. I, 26.4.2022 n. 649).

L’eliminazione dell’obbligo di attestare lo stato legittimo dell’immobile, introdotta dal D.L. 31 maggio 2021, n. 77, convertito con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108, appare finalizzata solo a semplificare la presentazione delle “pratiche” relative al Superbonus 110 e potrebbe assumere rilevanza a meri fini tributari, ma non incide sul potere-dovere del Comune di reprimere gli abusi edilizi che, per regola generale, vanno sempre rimossi o sanati, esclusa ogni forma di legittimazione del fatto compiuto.

Sul piano del diritto amministrativo, che in questa sede maggiormente rileva, resta fermo il principio generale secondo cui affinché gli interventi edilizi possano essere lecitamente realizzati, è necessario non soltanto il possesso del relativo titolo edilizio (ove prescritto), ma anche la loro afferenza ad immobili non abusivi, tenuto conto che altrimenti le opere aggiuntive avrebbero comunque le stesse caratteristiche di abusività dell’opera principale, con un effetto di propagazione dell’illecito.

CILA/CILAS e potere di controllo del Comune

Il Tar ribadisce che la natura essenzialmente privatistica della CILA/CILAS non preclude al Comune di esercitare il proprio potere di controllo in materia edilizia. Pur non sussistendo, in materia di CILA/CILAS, un controllo sistematico, da espletare sulla base di procedimenti formali e di tempistiche perentorie, restano intatti i poteri di vigilanza contro gli abusi edilizi (o la loro propagazione) previsti in via generale dall’art. 27, D.P.R. 380/2001, come conferma lo stesso art. 119, comma 13 quater, del D.L. 34/2020, laddove dispone che fermo restando quanto previsto al comma 13-ter (ovvero che la presentazione della CILA-Superbonus non richiede l’attestazione dello stato legittimo),”resta impregiudicata ogni valutazione circa la legittimità dell’immobile oggetto di intervento“.

In conclusione, non sembra neppure sussistere il requisito del pregiudizio grave e irreparabile, ben potendo gli interessati ovviare al prospettato danno, con la rimozione degli abusi o con la presentazione di una istanza di sanatoria (sinora mai proposta), che il Comune, in sede di discussione orale, ha dichiarato di poter esaminare celermente, in tempi compatibili con la realizzazione dei lavori di efficientamento energetico oggetto di agevolazione perseguiti dalla parte ricorrente.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

Per maggiore approfondimento, leggi anche questo articolo di BibLus-net: “CILA Superbonus: può essere negata o inibita?

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Potrebbe interessarti anche un approfondimento su “CILAS per demolizione e ricostruzione“.

 

 

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