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CILA per demolizione opere abusive: non evita l'esproprio!

CILA per demolizione opere abusive: non evita l’esproprio!

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CdS: presentare una CILA per demolizione opere abusive non può fermare l’acquisizione al patrimonio pubblico di quelle stesse opere abusive non demolite in tempo

Dopo un’ordinanza di demolizione di opere abusive è possibile presentare una CILA (comunicazione inizio lavori asseverata) per eseguire la demolizione stessa e scongiurare l'”esproprio”, in caso di non rispetto dei tempi entro i quali va eseguita la demolizione? Il Consiglio di Stato rispondendo a questa domanda, fa delle interessanti considerazioni sulla natura della CILA. Ma prima di scoprire il contenuto della sentenza n. 3674/2023, vorrei ricordarti che un abuso edilizio non va in prescrizione con la conseguenza che un’ordinanza di demolizione potrebbe piombare sul manufatto non autorizzato anche a distanza di anni; vale la pena, quindi, sottolineare che a monte di questa spiacevole sorpresa ci potrebbe essere stata una inconsapevole ed errata scelta del titolo edilizio più adatto. Tutto ciò può essere scongiurato attraverso l’ausilio del software per i titoli abilitativi in edilizia che ti aiuta nella gestione dei molteplici moduli da compilare, presentare e successivamente archiviare.

CILA e acquisizione al patrimonio pubblico di opere abusive non demolite in tempo. Il caso

Ad una coppia di privati veniva notificato dal Comune un’ordinanza di demolizione per la seconda volta (la prima ordinanza era già stata contestata presso il Tar con esito negativo) di alcune opere abusive (una tettoia e un’abitazione) e per la cui ottemperanza decidevano di presentare una CILA. Ma sebbene la CILA indicasse i termini di inizio lavori e di conclusione, l’inizio dei lavori si era protratto per la necessità di acquisire il consenso del confinante interessato dalle demolizioni.

Nel frattempo l’amministrazione  effettuava un sopralluogo, accertando la mancata demolizione degli immobili abusivi e di conseguenza adottava il provvedimento di acquisizione al patrimonio comunale e di irrogazione della sanzione pecuniaria per inottemperanza dell’ordine demolitorio.

I privati decidevano di fare ricorso al Tar lamentando che l’art. 6 del D.P.R. 380/2001 non avrebbe assoggettato la CILA a termini di inizio e di fine lavori, con la conseguenza che il termine indicato nella comunicazione presentata dai ricorrenti doveva ritenersi meramente indicativo, come tale inidoneo, in caso di sua decorrenza, a determinare decadenze a carico delle parti private.

Ma il Tar concludeva che la CILA non era ostativa all’adozione del provvedimento di acquisizione del Comune, al che i ricorrenti rispondevano che il Comune avrebbe dovuto, dunque, valutare la possibilità di procedere all’ottemperanza dell’ordinanza di demolizione a mezzo di una CILA, procedendo, in caso negativo, ad adottare un provvedimento inibitorio.

La questione arrivava in ricorso d’appello presso il CdS.

Il Consiglio di Stato sulla natura della CILA: essa non costituisce un titolo abilitativo alla demolizione di opere abusive

I giudici di Palazzo Spada si soffermano in premessa a chiarire i presupposti di adozione del provvedimento di acquisizione gratuita al patrimonio comunale (art. 31, comma 3, D.P.R. 380/01), evidenziando come, secondo l’orientamento giurisprudenziale consolidato, si sia in presenza di un atto dichiarativo di effetti giuridici (acquisitivi al patrimonio comunale) già prodottisi sul piano sostanziale, assunto sulla base della mera constatazione della mancata tempestiva ottemperanza di un pregresso ordine di demolizione. In poche parole, l’acquisizione gratuita al patrimonio pubblico delle opere abusive:

costituisce una misura sanzionatoria che consegue automaticamente all’inottemperanza dell’ordine di demolizione, non potendo essere opposta né una qualsivoglia rilevanza del tempo trascorso dalla realizzazione dell’abuso, né l’affidamento riposto eventualmente dall’interessato sulla legittimità delle opere da realizzare, né l’assenza di motivazione specifica sulle ragioni di interesse pubblico perseguite con l’acquisizione stessa.

Il provvedimento di acquisizione rappresenta quindi una sanzione avente come presupposto la mancata ottemperanza all’ordine di demolizione entro il termine fissato dalla legge.

I chiarimenti sulla CILA

I giudici spiegano che la CILA rappresenta uno strumento di liberalizzazione delle attività economiche, non più sottoposte ad un controllo amministrativo di tipo preventivo, ma avviabili sulla base di una mera comunicazione da sottoporre al successivo controllo amministrativo: l’attività viene consentita direttamente per effetto della dichiarazione con cui il privato attesta la sussistenza dei presupposti prescritti dalla legge.

Perché possa produrre effetti giuridici, la comunicazione di parte deve rispondere al modello tipizzato dal legislatore, occorrendo, pertanto, che le attività in concreto avviate siano riconducibili alle fattispecie astratte per cui è ammesso l’utilizzo del relativo istituto.

Si è, dunque, in presenza di un ulteriore titolo (non avente natura amministrativa) abilitativo all’esecuzione di interventi edilizi, teso a permettere lo svolgimento di attività non obbligatorie, che la parte intende avviare per la realizzazione di un proprio interesse concreto.

Alla luce di tali rilievi, i giudici sostengono che devono ritenersi infondate le censure dei ricorrenti tendenti a valorizzare la presentazione di una CILA in dichiarata ottemperanza di un pregresso ordine di demolizione, trattandosi di una comunicazione inefficace:

  • sia perché posta in essere da soggetti che non potevano più ritenersi titolari dei beni in parola,
  • sia perché impiegata al di fuori del proprio ambito applicativo tipico, non riguardante opere di demolizione in esecuzione di una pregressa sanzione ripristinatoria.

In particolare, come osservato, l’ingiustificata inottemperanza, nel termine di novanta giorni, dell’ordine di demolizione comporta, quale conseguenza automatica, l’acquisizione dell’immobile al patrimonio comunale.

Nel caso in esame l’amministrazione aveva assunto un ordine di demolizione precedente al secondo: tale ordine era certamente conosciuto dagli odierni appellanti, in quanto dagli stessi già impugnato (una prima volta) dinnanzi al Tar.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

Quanto detto sin qui è utile ad evidenziare come la scelta del titolo abilitativo più appropriato per la realizzazione di un manufatto edilizio costituisca spesso motivo di facile inciampo con serie conseguenze amministrative e penali, ma la stessa gestione del titolo edilizio scelto correttamente potrebbe risultare confusa tra molteplici moduli da compilare, presentare e successivamente archiviare. E’ per questo che ti suggerisco il software titoli abilitativi edilizia che può rendere il tuo lavoro più veloce e al riparo da errori, supportato da una procedura guidata che ti mette a disposizione tutti i modelli unici (compreso il modello CILA Superbonus) per l’edilizia sempre aggiornati e a portata di mano.

 

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