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CER e autoconsumo: il vademecum ANCI per i Comuni

Tempo di lettura stimato: 10 minuti

La guida per i Comuni che vogliono sfruttare le opportunità legate all’autoconsumo e alle Comunità energetiche rinnovabili

Con l’entrata in vigore del Decreto CACER, ogni Comune può ridurre e razionalizzare i costi legati al consumo di energia facendo ricorso ad una delle configurazioni di autoconsumo, a seconda che l’obiettivo sia quello di agire in forma individuale, oppure di avviare sul territorio un percorso partecipato e aperto a tutta la cittadinanza finalizzato alla costituzione di una o più CER.

Per scegliere e pianificare le configurazioni più in linea con le esigenze dell’Amministrazione è comunque importante avviare una ricognizione degli asset e degli spazi pubblici e privati vocati alla realizzazione di impianti a fonti energetiche rinnovabili.

Inoltre, è importante sviluppare una solida conoscenza delle opportunità offerte dalla normativa di riferimento, inclusi i contributi pubblici per interventi complementari allo sviluppo dell’autoconsumo, quali gli incentivi previsti dal Conto Termico per l’efficientamento e l’elettrificazione dei consumi negli edifici pubblici.

ANCI, in collaborazione con il GSE, ha realizzato il vademecum per i comuni “Autoconsumo Individuale a Distanza e Comunità di Energia Rinnovabile” allo scopo di fornire, con linguaggio chiaro, semplice e immediato, informazioni in merito ai meccanismi di sostegno previsti per le Pubbliche Amministrazioni, e a favore delle comunità locali, nell’ambito delle Configurazioni per l’autoconsumo diffuso.

In questo articoli trovi una sintesi del vademecum e il documento PDF disponibile per il download gratuito.

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Autoconsumo e CER: le opportunità per i Comuni

Con il decreto CACER gli spazi comunali potenzialmente utili all’installazione di nuovi impianti a fonti rinnovabili possono essere valorizzati in base ad un ventaglio di possibilità:

  • autoconsumatore individuale a distanza che utilizzano la rete di distribuzione, configurazione utile a valorizzare aree e superfici comunali anche lontano dai principali centri di consumo dell’ente locale, spesso localizzati in aree vincolate come i centri storici;
  • gruppo di autoconsumatori, utilizzabili dove una o più utenze comunali siano ubicate all’interno di un edificio o condominio in cui siano presenti altri clienti finali/produttori diversi dal Comune, come nel caso di un edificio misto pubblico-privato con più utenze;
  • comunità di energia rinnovabile, che prevedono il coinvolgimento di diversi altri clienti finali e/o produttori del territorio

L’autoconsumo individuale a distanza ha un impatto compensativo sui costi energetici degli enti locali e, insieme all’autoconsumo fisico, ha un impatto diretto sul contenimento della bolletta energetica del Comune, utile ad alleggerire il bilancio dagli oneri energetici e a liberare risorse per finalità diverse.

I gruppi di autoconsumatori e le comunità di energia rinnovabile sono un’opportunità per gli Enti che non dispongano di risorse e/o di un patrimonio utile allo sviluppo di propri impianti da fonti rinnovabili, cosicché possano compartecipare come consumatori ai benefici generati dalle configurazioni.

Come scegliere la configurazione di autoconsumo

Per scegliere e pianificare le configurazioni più in linea con le esigenze dell’Amministrazione, è comunque importante avviare una ricognizione degli asset e degli spazi pubblici e privati vocati alla realizzazione di impianti a fonti energetiche rinnovabili.

Per inserire l’autoconsumo diffuso nella programmazione, è opportuno raccogliere in modo strutturato diverse tipologie di dati, utili ad orientare le scelte:

  • un inventario del proprio patrimonio edilizio, completo delle caratteristiche di ciascun immobile e dei consumi elettrici e termici, comprese le superfici potenzialmente in grado di ospitare impianti fotovoltaici;
  • un inventario dei propri asset infrastrutturali (impianti di illuminazione, sistemi di pompaggio, colonnine di ricarica, CED, etc.), completo di una ricognizione dello stato tecnologico e dei consumi elettrici e termici;
  • un quadro statistico quanto più completo possibile dei consumi elettrici e termici del territorio, aggregato per tipologia di utenza (cittadini o imprese) e, nel rispetto della privacy degli utenti, aggregato per unità territoriali amministrative minime (quartiere, circoscrizioni, frazioni etc.);
  • un quadro degli impianti di produzione da fonti rinnovabili presenti sul territorio con relativa tipologia e potenza, desumibile anche dalla partecipazione alle attività di autorizzazione energetica e alla gestione delle autorizzazioni edilizie;
  • un quadro dei programmi di sviluppo delle infrastrutture di rete, elettrica e gas, rispetto ai quali i Comuni hanno compiti autorizzativi;
  • un quadro delle aree potenzialmente “idonee” ai fini dell’installazione di rinnovabili presenti sul territorio, in coerenza con la disciplina nazionale e regionale vigente.

Sulla base di quei dati è possibile sviluppare una diagnostica energetica sullo stato dei propri asset ed effettuare un’analisi delle strutture pubbliche dal punto di vista elettrico e termico, e definire un masterplan degli investimenti necessari basato su una corretta analisi costi/benefici:

  • analisi qualitativa e quantitativa dei consumi energetici a carico del proprio bilancio;
  • edifici e asset energivori il cui efficientamento è prioritario;
  • superfici che possono essere valutate come risorsa per installare impianti e produrre energia rinnovabile per il proprio fabbisogno e/o per il fabbisogno del territorio.

A tal fine, ANCI metterà a disposizione un kit, che si integra con le check-list per l’individuazione delle superfici utili all’installazione di impianti fotovoltaici allegate al vademecum e consente al Comune di effettuare, con proprie risorse interne e una minima cognizione tecnica, un primo percorso di diagnostica energetica.

Come elaborare il masterplan degli investimenti

In sintesi, un masterplan deve prevedere l’elaborazione di studi di fattibilità basati sulla diagnostica che tengano conto di:

  • interventi di efficientamento realizzabili sul patrimonio e sugli asset, a partire dagli edifici e dai servizi maggiormente energivori, inclusa l’introduzione di tecnologie di building automation, abbinati a interventi di produzione/autoproduzione di energia, per elettrificare i consumi relativi a riscaldamento e ACS;
  • stima del fabbisogno energetico prospettico dell’ente, in virtù di possibili usi finali decarbonizzabili, come ad esempio, la mobilità, la flotta TPL e la ricarica di altri veicoli, a partire da quelli utilizzati per i servizi pubblici;
  • possibili benefici dell’autoconsumo fisico e virtuale alla luce della disponibilità di superfici e aree
    pubbliche vocate allo sviluppo di impianti a fonti rinnovabili.

Comuni e Autoconsumo

Per i Comuni che optano per l’autoconsumo e quindi sull’avvio di investimenti per la valorizzazione energetica del patrimonio comunale e la realizzazione di impianti, l’ANCI fornisce nel vademecum istruzioni su:

  • localizzazione degli impianti e reperimento delle risorse;
  • realizzazione e manutenzione degli impianti;
  • incentivi per l’autoconsumo individuale a distanza e qualifica GSE;
  • contrattualizzazione degli impianti e contabilizzazione a bilancio.

Comuni e CER: percorsi, strategie e ruoli

Oltre ad operare come autoconsumatore individuale, il Comune può avviare uno o più percorsi partecipati con la cittadinanza finalizzati alla realizzazione di configurazioni di autoconsumo collettivo.

La configurazione di maggior interesse per gli enti locali è la comunità di energia rinnovabile (CER), rispetto alla quale il Comune può scegliere di ricoprire uno o più dei seguenti ruoli:

  • creare le condizioni di contesto e regole favorevoli all’autoconsumo diffuso a partire dai propri strumenti di pianificazione settoriali e urbanistici;
  • informare e sensibilizzare a più livelli gli attori del territorio, con azioni diversificate e anche basate su modelli di sussidiarietà orizzontale, ad esempio, mediante la creazione di sportelli energia dedicati e attingendo alle competenze sviluppate degli organismi istituzionali e imprese operanti sul territorio per agevolare il processo di costituzione della CER;
  • mettere a disposizione superfici vocate alla realizzazione di impianti e/o impianti già realizzati per favorire l’aggregazione di comunità energetiche;
  • favorire l’organizzazione della cittadinanza in comunità, coinvolgendola fin dalle fasi iniziali, rendendo il processo di formazione ed evoluzione della CER quanto più aperto e inclusivo possibile;
  • selezionare partner tecnici tramite il ricorso a procedure a evidenza pubblica o altri strumenti di collaborazione tra pubblico e privato, previsti dalla disciplina vigente, in grado di garantire una opportuna pubblicità e partecipazione del pubblico.

Il Comune può:

  • proporsi come soggetto abilitante, rimuovendo gli eventuali ostacoli alla realizzazione di impianti sul proprio territorio dovuti alla stratificazione di atti amministrativi e normativi;
  • essere un soggetto promotore e contribuire in modo ulteriormente proattivo alla costituzione di Comunità energetiche mettendo a disposizione i propri asset;
  • scegliere di aderire a una o più comunità già costituite o costituende sul proprio territorio, promosse da associazioni di cittadini, altre istituzioni pubbliche e/o società partecipate, stakeholder locali;
  • essere aggregatore di una CER

Comuni e CER: la checklist dell’ANCI

Il vademecum offre una check-list per gli amministratori locali interessati a promuovere una o più CER di iniziativa comunale basandosi sull’esperienza dei Comuni italiani che hanno già realizzato una CER e ne approfondisce le fasi operative fondamentali:

  • pianificazione;
  • programmazione;
  • scelta del partner tecnico;
  • progettazione;
  • coinvolgimento dei partecipanti;
  • creazione del soggetto giuridico;
  • realizzazione degli impianti e gestione.
Comunità energetiche rinnovabili Comune-ecco le fasi

Comunità energetiche rinnovabili Comune-ecco le fasi

 

Comuni e CER: statuto e forma giuridica

Per la costituzione di una CER è importante redigere lo statuto che dovrà essere strutturato in modo tale da includere almeno 2 membri o soci che partecipano come clienti finali e/o produttori, e almeno due punti di connessione distinti, ognuno collegato a un’utenza di consumo e a un impianto di produzione.

Le norme di riferimento non impongono una determinata forma giuridica, ma sono tutte coerenti nel prescrivere obiettivi e caratteristiche essenziali che indirizzano alla scelta e circoscrivono il campo.

Lo Statuto o l’atto costitutivo di una CER regolarmente costituita deve avere i seguenti elementi essenziali:

  • l’oggetto sociale primario della comunità è la fornitura di benefici ambientali, economici o sociali alla comunità stessa o alle aree locali in cui opera, non mirando a ottenere profitti finanziari;
  • la comunità è autonoma e accetta partecipanti in modo volontario, purché le imprese siano PMI e la partecipazione alla comunità non costituisca la loro attività commerciale o industriale principale;
  • il diritto di ingresso è riconosciuto per tutti coloro che possiedono i requisiti indicati dalle norme;
  • le condizioni economiche di ingresso e partecipazione (es. quote associative) non eccessivamente gravose;
  • i membri o soci mantengono i diritti di cliente finale, incluso il diritto di recesso in ogni momento fatto salvo il pagamento, preconcordato, di oneri per la compartecipazione agli investimenti sostenuti, comunque equi e proporzionati;
  • un soggetto delegato – il referente – sarà il responsabile della gestione dell’energia condivisa;
  • eventuali fondi eccedentari rispetto alla tariffa base di energia condivisa saranno destinati ai consumatori non aziendali o utilizzati per scopi sociali che beneficiano dei territori in cui sono collocati gli impianti di condivisione.

Prima di scoprire come costituire una comunità energetica rinnovabile è opportuno chiarire alcuni aspetti fondamentali su:

  1. referente;
  2. produttore;
  3. clienti finali;
  4. punti di connessione.

Comuni e CER: i casi studio

Il Vademecum dell’ANCI riporta 2 casi studio di esperienze di creazione di una CER, una per ciascuna forma giuridica.

La comunità energetica rinnovabile “CommOn Light” operante nel Comune di Ferla nasce da una collaborazione tra l’ente locale e il progetto di ricerca TREPESL (Transizione Energetica e nuovi modelli di Partecipazione e Sviluppo Locale) dell’Università degli studi di Catania. La CER costituita a Ferla si inserisce nell’ambito delle azioni e dei programmi promossi dal Comune di Ferla in campo ambientale, che nel tempo ha saputo dotarsi di un buon contingente di potenza fotovoltaica installata sugli edifici pubblici, generando importanti benefici sul bilancio comunale, dati dal risparmio in bollette dell’energia autoconsumata on-site e dalla vendita dell’energia eccedentaria immessa in rete, ma soprattutto sviluppando competenze specifiche in-house che gli hanno permesso di gestire in autonomia i rapporti con il GSE.
La CER “CommOn Light” nasce nella cornice del regime transitorio dell’art. 42-bis del D.L. 162/2019, circostanza che ha ristretto a soli 20 kWp la potenza rinnovabile cui si è potuto attingere per avviare la comunità. L‘impianto fotovoltaico, collocato sulla copertura del palazzo comunale, è stato realizzato dal Comune di Ferla nell’ambito di un progetto di riqualificazione energetica dell’edificio, ed è entrato in esercizio in data 18/10/2021. Parimenti ristretto è stato il perimetro urbano chiamato a partecipare al progetto-pilota, sebbene la notizia abbia sin da subito registrato un’ampia eco, suscitando l’interesse dell’intera cittadinanza.
Il dato di partenza a partire dal quale sono state condotte le successive valutazioni era pertanto quello di doversi muovere all’interno del perimetro della cabina secondaria di consegna ove risultava ricompreso il POD dell’edificio del Comune che ospita l’impianto fotovoltaico. Considerato l’elevato fabbisogno energetico della struttura, la modesta quantità di energia immessa in rete per essere condivisa ha suggerito di restringere la partecipazione a un numero di consumatori tale da non eccedere detta disponibilità, di modo da non pregiudicare la consistenza dei benefici da ripartire tra gli associati.
Conseguentemente, la scelta della forma giuridica da adottare è ricaduta sullo schema dell’associazione non riconosciuta, tenuto conto dei limiti dettati dal regime transitorio e della dimensione ristretta che ha potuto assumere l’iniziativa in fase di avvio. La scelta del modello giuridico adottato è stata inoltre espressione della volontà di collocare su un piano orizzontale il rapporto tra cittadini e ente locale nel percorso di transizione energetica.
L’Università di Catania ha accompagnato il Comune di Ferla sotto un duplice piano: nell’individuare, sul piano amministrativo, l’itinerario che ha consentito all’ente di attivare gli strumenti necessari a promuovere in prima persona l’iniziativa mettendo a disposizione risorse del proprio organico e finanziarie; nella definizione di un modello giuridico di CER che tiene conto della dotazione di partenza e che, al contempo, è in grado di rispondere alle aspettative di sviluppo future nel contesto territoriale di riferimento.

Nel corso dei lavori alle presenti Linee Guida, il Comune di Frinco, il cui segretario comunale fa parte del gruppo di lavoro, ha espresso la volontà di sperimentare il percorso congiunto ANCI-GSE alla base di questo lavoro, costituendo la CER sotto una delle forme discusse e ritenute idonee alla comunità, effettuando tutti i passi richiamati.
Il Comune di Frinco, provincia di Asti, unitamente ad altri Comuni limitrofi, ha da tempo avviato un progetto di Coesione Territoriale che include nella propria mission anche l’autonomia energetica a livello di aree di coesione. Da qui la necessità avvertita dall’Amministrazione di Frinco di avviare un percorso finalizzato alla creazione di una Comunità di Energia Rinnovabile.
Il primo passo è stato quello di coinvolgere altri Enti sottesi alla stessa cabina primaria.
Si annoverano i Comuni di Corsione, Viarigi, Villa San Secondo, Grana, Castell’Alfero, Calliano, Tonco, Castagnole Monferrato e Portacomaro. Per un totale di 10 Comuni.
In una fase successiva sono state poi individuate le aree in proprietà/ disponibilità dei diversi comuni, utili all’installazione di impianti di energia a fonte rinnovabile, per un totale di 9.365 mq di superficie disponibile e 1.368 KW installabili. Nello stesso tempo sono state raccolte diverse disponibilità di privati, sia cittadini che imprese, pronti ad investire su nuovi impianti FER.
È stato pertanto perimetrato un primo insieme di Enti fondatori della CER e individuate le aree idonee ed i KW disponibili; quindi, si è posto il problema relativo alla forma giuridica da utilizzare per la costituzione della Comunità.
La scelta originaria è ricaduta sulla forma cooperativa. Tuttavia, alla luce della volontà delle Amministrazioni coinvolte di procedere quanto più celermente possibile alla costituzione della suddetta CER, anche per cogliere l’imminente opportunità del D.M. CACER, insieme al Gruppo di Lavoro, si è ipotizzata l’opportunità di costituirsi, in prima battuta, come associazione non riconosciuta e provvedere, poi, una volta superata la fase di rodaggio, al mutamento nella forma giuridica riconosciuta.
Infatti l’insieme di Comuni ha costituito la comunità energetica del Monferrato – CER Monferrato, aderendo ad una rete più ampia, la CER Solar Valley.

Comuni e CER: piramide per la decarbonizzazione negli edifici pubblici

In appendice, il vademecum ANCI sintetizza le priorità che l’ente territoriale deve tenere a mente per decarbonizzare i consumi energetici dei propri edifici pubblici secondo obiettivi di breve periodo, con la finalità di contribuire alle riflessioni dei singoli Comuni e degli enti territoriali nel momento in cui si apprestano a scegliere le azioni e realizzare tutte le attività necessarie alla decarbonizzazione, in particolare:

  • consumare meno – eliminare sprechi;
  • contratti verdi – stipulare nuovi contratti di energia certificata “verde” consentendo un azzeramento immediato delle emissioni dei consumi elettrici;
  • elettrificazione tattica – installare pompe di calore che possono essere efficacemente utilizzate per il riscaldamento invernale;
  • fotovoltaico – installazioni predisposte per le CACER;
  • riqualificazione profonda – interventi per ridurre le dispersioni termiche dell’edificio;
  • autoconsumo collettivo – configurazione comunità energetiche rinnovabili.
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CER e Comuni: il vademecum in PDF

Qui trovi il vademecum ANCI per i comuni “Autoconsumo Individuale a Distanza e Comunità di Energia Rinnovabile“.

 

Per sapere nel dettaglio cosa sono le CER, da chi possono essere costituite e come funzionano, leggi i nostri approfondimenti:

Comunità Energetiche: come accedere agli incentivi, guida completa;

Comunità energetiche: cosa sono e come funzionano;

Comunità energetiche rinnovabili: tutte le FAQ del GSE;

Come creare una comunità energetica rinnovabile;

Comunità energetiche in condominio: come crearle, i vantaggi;

Autoconsumo collettivo: cos’è e come funziona.

 

Solarius-PV

 

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